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Nicola Bonservizi nel busto in marmo (1925) di Adolfo Wildt che venne esposto nel corso della I Mostra del Novecento italiano e oggi conservato al MART di Rovereto.

Nicola Bonservizi (Urbisaglia, 2 dicembre 1890Parigi, 26 marzo 1924) è stato un giornalista italiano. Promotore del primo Fascio di Parigi nel 1922, fu corrispondente estero de Il Popolo d'Italia e fondatore del quotidiano per gli italiani La Nuova Italia (L'Italie Nouvelle) a Parigi. Il suo assassinio a opera dell'anarchico fuoriuscito Bonomini fece sì che la stampa italiana, nel riportare le cronache dell'accaduto, indirettamente rendesse visibili le manifestazioni ostili ai Fasci all'estero.[1]

Indice

BiografiaModifica

Nicola Bonservizi partecipò alla Grande Guerra come tenente di artiglieria nel Regio Esercito. Dopo la guerra collaborò alla rivista Utopia, che Benito Mussolini aveva fondato quando era uscito dal Partito Socialista Italiano. Nel 1920 fu inviato a Parigi come corrispondente dall'estero del Popolo d'Italia, il quotidiano anch'esso fondato da Benito Mussolini.

A Parigi Nicola Bonservizi fondò il primo Fascio di Parigi e la rivista L'Italie Nouvelle, organo ufficiale dei fascisti italiani che risiedevano in Francia, finanziato dal governo italiano. La rivista era scritta sia in italiano, sia in francese.[1]

Nicola Bonservizi scrisse sul Popolo d'Italia circa l'importanza della sua missione a Parigi per fondare i Fasci all'Estero come «centro di attrazione, d'informazione e di propaganda» e strumento della politica estera italiana.[2]

L'assassinioModifica

La sera del 20 febbraio 1924 l'anarchico Ernesto Bonomini, residente in Francia, ferì a morte con colpi di rivoltella Nicola Bonservizi mentre si trovava seduto al tavolo di un ristorante a Parigi. La vittima si spense poi il 26 marzo. La salma fu trasferita in Italia dove fu accolta da Mussolini per le onoranze funebri e sepolta nella Cappella degli Eroi al Cimitero Monumentale del Verano.

Nel frattempo il Bonomini, arrestato dalla polizia francese, fu condannato a 8 anni di lavori forzati. La pena fu poi in parte condonata trasformata in semplice carcerazione. A proposito della mitezza della pena, nel 1928 scriveva Giorgio Pini, nel suo Storia del Fascismo: guerra, rivoluzione, regime che «la giustizia francese si affretta poi a dare all’assassino una leggerissima condanna, che suona incitamento a nuovi delitti».[3]

«Fascista di purissima fede, di coraggio indomito, che ha santificato la causa con la vita e con la morte. Egli praticò la vera, la saggia, la santa disciplina, che consiste nell'obbedire quando ciò dispiace, quando ciò rappresenta sacrificio»

(Il saluto di Benito Mussolini a Bonservizi durante le esequie[4])

In suo onore, nel 1936, la città natale di Bonservizi Urbisaglia cambiò nome, per tutta la durata del fascismo in Italia, da Urbisaglia a Urbisaglia Bonservizi.[5]

NoteModifica

  1. ^ a b Alceo Riosa, op. cit.
  2. ^ Pietro Gorgolini, Il Fascismo nella vita quotidiana, Silvestrelli e Cappelletto Tipografi-editori, 1923, pag. 185-186:
  3. ^ Pini, Giorgio; Bresadola, Federico, Storia del Fascismo: guerra, rivoluzione, regime, Roma, Libreria del Littorio, 1928, p. 381.
  4. ^ Arturo Marpicati, Il partito fascista, Arnoldo Mondadori Editore, 1935, pag. 126:
  5. ^ Ettore RICCI, Giuseppe LUGLI, Giuseppe CASTELLANI, URBISAGLIA Bonservizi, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1937, Enciclopedia Italiana.

BibliografiaModifica

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