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Nicola Di Girolamo

politico, avvocato e imprenditore italiano
Nicola Di Girolamo
Nicola Di Girolamo datisenato 2008.jpg

Senatore della Repubblica Italiana
Legislature XVI (fino al 3/03/2010)
Gruppo
parlamentare
Popolo della Libertà
Circoscrizione ESTERO A (Europa)
Incarichi parlamentari
  • Membro della 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione)
  • Membro del Comitato per le questioni degli italiani all'estero
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Popolo della Libertà
Titolo di studio laurea in giurisprudenza
Professione politico; avvocato; imprenditore

Nicola Di Girolamo (Roma, 25 giugno 1960) è un politico, avvocato e imprenditore italiano, senatore del Popolo della Libertà dal 2008 al 2010. Compare nella lista dei Panama Papers[1].

Indice

Studi e attività forenseModifica

Orfano dall'età di tre mesi di Nicola Maria Di Girolamo[3], è coniugato con due figli.

Dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza all'Università La Sapienza di Roma, ha svolto l'attività di avvocato fondando lo studio professionale "Di Girolamo-Straffi & Associati" di Roma.

Tra i suoi titoli professionali, oltre quello di avvocato, annovera quello di revisore ufficiale dei conti e patrocinante in Cassazione. Oltre che socio fondatore e titolare del predetto studio professionale, Di Girolamo è Presidente del consiglio direttivo della Fondazione Porfiri Onlus riconosciuta con DPR; Vice Presidente dell'Associazione promozione tecnologie e sviluppo Roma; Vice Presidente del consiglio direttivo Europartners; sindaco effettivo del Gruppo Net S.p.A.; sindaco effettivo dell'Assisi Project S.p.A.; Presidente del collegio dei revisori Nicola's Foundation Onlus.

Senatore PDL (2008-2010)Modifica

Di Girolamo in gioventù fu vicino alle posizioni del MSI.

Nelle elezioni del 2008 si candida per il Popolo della Libertà nella circoscrizione estero dove viene eletto con oltre 25.000 preferenze.

Membro della commissione Esteri e del Comitato per le questioni degli italiani all'estero, Di Girolamo nella legislatura ha presentato due disegni di legge: "Disposizioni di attuazione dell'articolo 51, comma secondo, della Costituzione, in materia di parificazione ai cittadini italiani degli italiani non appartenenti alla Repubblica ai fini dell'accesso ai pubblici uffici e alle vicende elettive" e «Disposizioni in materia di riacquisto della cittadinanza italiana da parte degli italiani residenti negli Stati ex comunisti dell'Europa orientale e nella ex Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche». È inoltre cofirmatario di altri 37 ddl. Ha presentato poi 11 interrogazioni a risposta scritta[4].

Contestazione dell'elezione, prima richiesta di arresto e mancata decadenzaModifica

Successivamente all'elezione Raffaele Fantetti, il primo dei non eletti nella circoscrizione esteri Europa, propone un ricorso alla Giunta delle Elezioni del Senato sostenendo che Di Girolamo non risulterebbe, all'atto della candidatura, residente all'estero, come previsto dalla legge Tremaglia.

Sul presupposto della mancanza dei requisiti per l'elezione, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma ha chiesto per Di Girolamo gli arresti domiciliari con le accuse di:[5]

  • attentati contro i diritti politici del cittadino;
  • falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri;
  • falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici determinata dall'altrui inganno;
  • concorso in falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici;
  • concorso in falsità in atti destinati alle operazioni elettorali determinata dall'altrui inganno;
  • concorso in abuso d'ufficio;
  • falsità in atti destinati alle operazioni elettorali;
  • false dichiarazioni sulla identità o su qualità personali proprie o di altri.

Secondo il GIP, Di Girolamo "ha dichiarato falsamente di essere residente in Belgio, nel Comune di Etterbeek, Avenue de Tervueren n. 143. Tale affermazione, si è subito rivelata falsa in quanto, tra l'altro, nel territorio del Comune di Etterbeek non esiste alcuna Avenue de Tervueren n. 143.[…] Il Di Girolamo risultava assolutamente sconosciuto all'anagrafe belga". In Avenue de Tervueren 143, nel comune belga di Woluwe Saint Pierre, periferia di Bruxelles, abita invece Oronzo Cilli[6].

Il 24 giugno 2008 la Giunta per le elezioni e le immunità parlamentari del Senato della Repubblica approva la relazione Sanna (Partito Democratico), che nega l'autorizzazione all'arresto.

Il 24 settembre 2008 il Senato approva a scrutinio segreto (con 204 sì, 43 no e 11 astenuti) la relazione Sanna, negando quindi definitivamente l'arresto richiesto dalla Procura.

Sempre su sollecitazione del primo dei non eletti la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato, presieduta dal senatore Marco Follini, prosegue nell'attività di verifica sull'ipotesi di decadenza dal seggio e propone che l'Assemblea di palazzo Madama annulli l'elezione con una relazione bipartisan[7].

Il 29 gennaio 2009 l'Assemblea del Senato - respinta la proposta di rinvio della discussione sulla decadenza dal seggio - ha però preferito capovolgere la proposta della Giunta, a cui è stato ordinato di riesaminare il caso e di riportarlo in Assemblea solo dopo una eventuale sentenza penale definitiva.

Secondo mandato d'arrestoModifica

Il 23 febbraio 2010 viene richiesto l'arresto di Nicola di Girolamo nell'ambito di una inchiesta sul riciclaggio di capitali della 'Ndrangheta. Le accuse mosse al senatore del PDL sono di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e al reimpiego di capitali illeciti, nonché la violazione della legge elettorale con l'aggravante mafiosa[8].

Di Girolamo è accusato di aver partecipato ad un sodalizio criminale che, tra il 2003 e il 2006, avrebbe riciclato oltre 2 miliardi di euro. Inoltre, la sua elezione nel collegio estero di Stoccarda sarebbe stata favorita da un broglio elettorale realizzato dalla famiglia Arena, della 'ndrangheta di Isola Capo Rizzuto. La 'ndrangheta avrebbe acquistato numerose schede elettorali tra gli immigrati calabresi a Stoccarda, apponendo sulle schede il voto per Di Girolamo[4].

L'accusa si basa sulle telefonate intercettate tra il senatore e Gennaro Mokbel, un uomo legato ad Antonio D’Inzillo, considerato l'omicida del boss della Magliana Enrico De Pedis. Così Mokbel si rivolgeva a Di Girolamo: "M'hai scassato il cazzo, te lo dico papale papale a' Nicò", lo apostrofava il primo aprile 2008, quando era ancora candidato, diceva: "Se t'è venuta la candidite Nicò e se t'è venuta già a' senatorite è un problema tuo, però sta attento che ultimamente te ne sei uscito tre volte che io sono stato zitto ma oggi mo' m'hai riempito proprio le palle Nicò. Capito? A 'n’ altro je davo ‘na capocciata ma a te siccome te voglio bene, Nicò, abbozzo ‘na volta, due, tre volte. Mo basta"[9].

Vengono anche pubblicate delle foto che ritraggono il senatore con l'affiliato agli Arena Franco Pugliese[10].

In connessione con la richiesta d'arresto per Nicola Di Girolamo si dimette da Presidente dell'AMA servizi ambientali di Roma anche Stefano Andrini, figura vicina al Sindaco di Roma Gianni Alemanno e già condannato a 4 anni ed 8 mesi di reclusione per un pestaggio naziskin al Cinema Capranica di Roma nel giugno 1989. In quella vicenda fu coinvolto (ma prosciolto) anche Mario Andrea Vattani, poi diventato consigliere di Alemanno per le questioni internazionali[11].

Le dimissioni dal mandato parlamentareModifica

Dopo che a Bruxelles il presidente della Camera Gianfranco Fini dichiara il 25 febbraio che, se fosse senatore, voterebbe per la concessione dell'arresto[12], il 26 febbraio il presidente del Senato, Renato Schifani, esprime l'opinione che si debba procedere all'annullamento dell'elezione[13]. Si tratta di una proposta che comporta un passaggio procedurale che il presidente della Giunta, senatore Marco Follini, ha così illustrato: "L'Aula del Senato è chiamata oggi a rivedere e correggere una decisione - presa oltre un anno fa - che portò a capovolgere, per evidenti ragioni di parte, una proposta di decadenza del senatore Di Girolamo dal mandato parlamentare, formulata dall'intera Giunta che presiedo. Mi dolgo del fatto che, fino ad oggi, gli esiti del lavoro di questa Giunta siano stati disattesi"[14].

Il 1º marzo 2010 Di Girolamo ha presentato le dimissioni da senatore con una lettera al presidente Renato Schifani[15]. Al presidente del Senato, che in una sua dichiarazione rivendicava a suo merito l'accelerazione così data alla soluzione della questione, lo stesso Follini ha poi replicato: L'Aula del Senato voterà domani su Di Girolamo tredici mesi dopo aver smentito la giunta che aveva proposto la sua decadenza. Questi sono i fatti e queste le date[16].

L'Aula di palazzo Madama, il 3 marzo 2010, ha accolto a scrutinio segreto (con 259 sì, 16 no e 12 astenuti) le dimissioni presentate dal senatore. Tutti i gruppi parlamentari avevano dichiarato di votare a favore dell'accoglimento delle dimissioni, ma, nel voto segreto, non tutti i senatori hanno seguito le indicazioni del partito[17]. In tale frangente, Di Girolamo ha ricevuto gli applausi e la solidarietà dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord, dei senatori Manfred Pinzger e Helga Thaler Ausserhofer del Südtiroler Volkspartei e dei senatori Guido Galperti e Paolo Rossi del Partito Democratico[18].

È stato sostituito al Senato da Raffaele Fantetti[19]

Patteggiamento per riciclaggio e violazione della legge elettorale con aggravante mafiosaModifica

Nella serata dello stesso giorno della decadenza dal seggio Di Girolamo si è costituito presso una caserma dei Carabinieri di Roma ed è stato condotto in carcere, a Rebibbia.

Nel processo per associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di ingenti somme di danaro effettuato a livello internazionale e violazione della legge elettorale e di scambio elettorale aggravato dal metodo mafioso, si fa assistere dagli avvocati Carlo Taormina e Pierpaolo Dell'Anno[20]. Nel primo interrogatorio di garanzia, svoltosi dinanzi al GIP nel carcere di Regina Coeli, s'è avvalso della facoltà di non rispondere.

Il 17 settembre 2010 concorda con la Procura della Repubblica di Roma il patteggiamento di una pena di anni cinque di reclusione e la restituzione di 4 milioni e 700mila euro. Dallo stesso giorno è agli arresti domiciliari per riciclaggio e violazione della legge elettorale[21].

Il 22 aprile 2011 il Giudice dell'udienza preliminare di Roma rigetta la richiesta di patteggiamento, ritenendo non congrua la pena di 5 anni e la restituzione di 4,7 milioni di euro[22].

Il 15 luglio 2011 arriva da parte del giudice del GUP di Roma, Massimo Battistini, la condanna con patteggiamento a 5 anni di reclusione e la restituzione di 4,2 milioni di euro.[23][24]

NoteModifica

  1. ^ Panama Papers: Nicola Di Girolamo, ex senatore, in L'Espresso, 7 aprile 2016 (archiviato il 17 gennaio 2018).
  2. ^ [1][collegamento interrotto]
  3. ^ Il quale, al dire del figlio, in una fase della sua vita fu consulente di Alcide De Gasperi: [2]
  4. ^ a b Chi è Nicola Di Girolamo, Sole 24 Ore, 23 febbraio 2010
  5. ^ Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari Seduta n. 6, su senato.it, 17 giugno 2008. URL consultato il 25 settembre 2016.
  6. ^ crimeblog.it
  7. ^ [2].
  8. ^ "La 'ndrangheta avrebbe messo il nome del senatore pdl Di Gerolamo sulle schede bianche", in Corriere della Sera, 23 febbraio 2010.
  9. ^ "Il senatore e le ‘ndrine: "Nicò, sei schiavo mio"", in Antefatto, 24 febbraio 2010 (archiviato dall'url originale il 30 settembre 2009).
  10. ^ Di Girolamo, ecco le foto Archiviato il 26 luglio 2010 in Internet Archive. L'Espresso, 24 febbraio 2010
  11. ^ La Stampa del 26 febbraio 2010. " I cativi ragazzi vicini ad AN"
  12. ^ [3].
  13. ^ Il Giornale: "Schifani prepara l'espulsione di Di Girolamo"
  14. ^ Il Sole 24 Ore: La lettera di Follini a Schifani
  15. ^ Di Girolamo scrive a Schifani: "Mi dimetto da senatore", in Corriere della Sera, 1º marzo 2010.
  16. ^ ASCA, 2 marzo 2010; a conforto di tale lettura degli eventi, il Comites (Comitati italiani all'estero) di Bruxelles, Brabante e Fiandre in una nota ha sottolineato il suo sdegno per il comportamento del Senato italiano nei confronti di Di Girolamo e della sua falsa dichiarazione di residenza all'estero, che gli permise l'elezione nella circoscrizione elettorale stero. "In questo modo - nota il Comites - il Senato considera Di Girolamo, almeno per i 18 mesi passati, eletto a tutti gli effetti, malgrado i gravissimi fatti di cui si sarebbe reso colpevole" (DI GIROLAMO: COMITES BRUXELLES, DOVEVA DECADERE. PIU' REGOLE VOTO ESTERO, ASCA 9 marzo 2010, pubblicato anche alla URL http://www.corritalia.de/Dettaglio.26+M54e7fd7fee5.0.html[collegamento interrotto]).
  17. ^ Di Girolamo: «Io un untore, mi dimetto», in Corriere della Sera, 03 marzo 2010.
  18. ^ Il Politico.it
  19. ^ Nicola Di Girolamo, su Senato.it - XVI legislatura, Parlamento italiano.
  20. ^ [4], TGcom, 05.03.2010
  21. ^ Di Girolamo patteggia 5 anni e restituisce quasi 5 milioni, in repubblica.it, 17 settembre 2010. URL consultato il 17 settembre 2010.
  22. ^ Di Girolamo, no al patteggiamento L'ex senatore torna davanti al gup, in la Repubblica, 22 aprile 2011. URL consultato il 22 aprile 2011.
  23. ^ Riciclaggio, ex senatore Pdl Di Girolamo patteggia cinque anni, su it.reuters.com. URL consultato il 15 luglio 2011.
  24. ^ Riciclaggio: ex senatore Di Girolamo patteggia 5 anni, su ansa.it. URL consultato il 15 luglio 2011.

Voci correlateModifica

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