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Nicola I
Kingnicholas.jpg
Re del Montenegro
Stemma
In carica 19101918
Incoronazione 1910
Predecessore Titolo inesistente
Successore Danilo II
Principe del Montenegro
In carica 1860 –
1910
Predecessore Danilo I del Montenegro
Successore se stesso come re del Montenegro
Nascita Njeguši, 7 ottobre 1841
Morte Montpellier, Francia, 1º marzo 1921 (79 anni)
Luogo di sepoltura Chiesa della Nascita della Vergine, Cettigne
Casa reale Coat of arms of the Kingdom of Montenegro.svg Petrović-Njegoš
Padre Mirko Petrović-Njegoš
Madre Anastasija Martinović
Consorte Milena Vukotić
Religione cristiana ortodossa
Firma Nikola I Crnogorski.JPG

Nicola I Mirkov Petrović-Njegoš (in montenegrino- Kralj Nikola I Mirkov Petrović-Njegoš; Njeguši, 7 ottobre 1841Montpellier, 1º marzo 1921) primo re e fondatore del regno del Montenegro. In un primo tempo fu Knjaz come Nicola I, dal 1860 al 1910, poi re del Montenegro; regnò dal 1910 al 1918, quando fu esiliato in Francia. Poeta, scrisse un popolare inno del Montenegro - Onamo ‘namo - conosciuto come La Marsigliese del Montenegro.

Indice

BiografiaModifica

 
Re Nicola e la regina Milena nel giorno della proclamazione del regno, il 28 agosto 1910
 
Il Palazzo reale di Cettigne, nel 1911

Nicola apparteneva alla casa reale dei Petrović-Njegoš; suo padre era il granduca Mirko Petrović-Njegoš, soldato montenegrino, poeta e diplomatico, fratello maggiore di Danilo I del Montenegro; sua madre era Anastasia Martinović. Dopo il 1696, il potere sovrano era passato alla famiglia Petrović, da zio a nipote, in eredità monastica con il divieto di matrimonio. Con Danilo II però le cose cambiarono, perché egli rinunciò all'ufficio episcopale, dichiarando l'eredità in linea diretta maschile. Non avendo figli però, gli succedette alla morte il nipote Nicola.[1]

Cresciuto a Trieste nella casa di Darinka, moglie dello zio Danilo I, Nicola studiò al liceo Louis-le-Grand di Parigi, essendo la congiunta appassionata di cultura francese. Era nella capitale francese quando lo zio Danilo I fu assassinato. Nel novembre del 1860 sposò Milena, figlia del voivoda Petar Vukotić.

Dopo la sua nomina a principe del Montenegro seguì un breve periodo di pace e Nicola attuò importanti riforme amministrative e militari, ma, dal 1862 al 1878, nella sua terra ci furono scontri con l'Impero Ottomano. Nel 1867 incontrò l'imperatore Napoleone III a Parigi e nel 1868 lo zar Alessandro II di Russia, oltreché visitare le corti di Berlino e Vienna. L'amicizia con la famiglia imperiale russa garantì considerevoli sovvenzioni al Montenegro: armi, munizioni e danaro furono inviati a Cettigne.

Nel 1876 dichiarò guerra alla Turchia in cui, tra il 1877 e il 1878, dopo essere stato sconfitto dalla resistenza albanese a Plavë e a Guci, ma anche a Hotë e Grudë, le grandi potenze gli regalarono le città di Nikšić, Antivari e Dulcigno come ricompensa, nonostante anche in queste città i montenegrini fossero stati battuti dagli albanesi della Lega di Prizren, i quali si piegarono solo sotto l'attacco congiunto delle 5 grandi potenze europee, dell'impero ottomano e dei montenegrini; queste città furono concesse per un periodo di 100 anni, ma una volta sciolto l'impero ottomano i montenegrini non si sentirono in dovere di restituire le città. Con la vittoria della guerra il Montenegro ottenne un'estensione del territorio e l'acquisizione di uno sbocco marittimo sul mare Adriatico. L'indipendenza del Montenegro fu riconosciuta nel 1878 al Congresso di Berlino.

Nel 1900 Nicola acquisì il trattamento di Altezza Reale e il 28 agosto 1910, durante il suo giubileo, fu incoronato sovrano del Montenegro. Quando scoppiò la guerra dei Balcani nel 1912, il re Nicola fu uno dei più entusiasti tra gli alleati, con l'intento di respingere gli Ottomani fuori dall'Europa.[2]

In quanto padre della Regina d'italia Elena, Nicola fu benvoluto dagli italiani e soprattutto dai pugliesi, così vicini al suo regno. A Bari, dove a volte si recava per acquisti, era affettuosamente chiamato zi' Nicole: la città gli ha dedicato un busto in corso Vittorio Emanuele.

Durante la prima guerra mondiale, nel 1914, fu tra i primi a decidere l'invio di truppe in Serbia come sostegno per far ritirare le forze austriache dalla penisola balcanica. La fine del conflitto costò a Nicola la perdita del regno. Nel 1918 fu esiliato ad Antibes, da dove continuò a proclamarsi re fino alla morte, tre anni dopo. I territori del sud-est europeo si unirono nell'unione Serbo-croata e slovena, che prese poi il nome di Jugoslavia nel 1929.

Nicola I era affiliato alla massoneria, membro della loggia "Luce a Est", istituita a Cettigne nel 1877 e rimasta in attività fino al 1906[3].

Nel 1989 le salme di Nicola I e della regina Milena sono state portate dalla chiesa russa ortodossa di Sanremo in patria e inumate nella cappella di Cipur, a Cettigne.

RiformeModifica

Nel 1905 concesse al Montenegro la sua prima costituzione, introducendo la libertà di stampa e un codice di diritto penale. Nel 1906 introdusse la valuta montenegrina, il perpero. Nicola I può essere considerato come un despota benevolo, capo militare e poeta.

DiscendenzaModifica

Cinque delle sue figlie sposarono principi o sovrani europei e ciò gli valse l'appellativo di “suocero d'Europa”, appellativo che fu attribuito anche al re Cristiano IX di Danimarca.

Attualmente l'erede al trono montenegrino è il principe Nicola del Montenegro, figlio del principe Michele morto nel 1986.

OnorificenzeModifica

NoteModifica

  1. ^ Sbutega, p. 34
  2. ^ Sbutega, p. 38
  3. ^ Luigi Pruneti, Aquile e Corone, L'Italia il Montenegro e la massoneria dalle nozze di Vittorio Emanuele III ed Elena al governo Mussolini, Le Lettere, Firenze, 2012, p. 106, n. 214

BibliografiaModifica

  • Antun Sbutega, Storia del Montenegro, Rubbettino 2009.
  • G. Vignoli, "La vicenda italo-montenegrina", Ecig, Genova, 2003.
  • L. Pruneti, Aquile e Corone, L'Italia il Montenegro e la massoneria dalle nozze di Vittorio Emanuele III ed Elena al governo Mussolini, Le Lettere, Firenze, 2012.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN192800917 · ISNI (EN0000 0001 0878 0097 · LCCN (ENn85102264 · GND (DE119230194 · BNF (FRcb12218579k (data)