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Nigel Owens
Nigel Owens Welsh Rugby Union Referee.JPG
Dati biografici
Paese Regno Unito Regno Unito
Rugby a 15 Rugby union pictogram.svg
Federazione Galles Galles
Carriera arbitrale
Iscrizione 1989
Attività internazionale
Internazionale dal 2005
Esordio Giappone - Irlanda
(Osaka, 12 giugno 2005)
Test match diretti 70
Coppe del Mondo maschili 3
Championship 6
Sei Nazioni maschili 8
Statistiche aggiornate al 16 aprile 2016

Nigel Owens (Mynyddcerrig, 18 giugno 1971) è un arbitro di rugby a 15 gallese appartenente alla federazione gallese, internazionale dal 2005, noto anche per essere il primo direttore di gara nel rugby a essersi dichiarato omosessuale. Al Sei Nazioni 2016 detiene in coppia con il sudafricano Jonathan Kaplan il record mondiale di 70 test match diretti.

Considerato tra gli arbitri più esperti a livello mondiale, nonché direttore di gara nella finale di Coppa del Mondo di rugby 2015,[1] Owens è considerato tra gli arbitri più famosi a livello mediatico nel mondo della palla ovale per via del suo spiccato senso dell'umorismo e del suo sarcasmo, utilizzato anche in occasione delle partite che dirige.

BiografiaModifica

Nato nel villaggio di Mynyddcerrig in Galles (circa 10 km da Llanelli) Owens crebbe parlando solo cymraeg e imparò l'inglese al momento di iniziare la scuola dell'obbligo[2].

Intorno ai 16 anni si dedicò al rugby, ma uno dei suoi allenatori lo reputò inadatto per il gioco («e aveva ragione»[2], disse in seguito lo stesso Owens) e decise quindi di optare per l'arbitraggio.

A livello europeo debuttò in Challenge Cup nel gennaio 2001; un anno più tardi diresse pure il suo primo match di Heineken Cup.

Il suo primo test match internazionale fu tre anni più tardi, nel 2005, a Osaka, quando diresse Giappone e Irlanda.

Nell'aprile 2007 fu l'unico gallese designato a dirigere nel corso dell'imminente Coppa del Mondo[3]; poco dopo, in un'intervista a Wales On Sunday, Owens fece il suo coming out omosessuale, ammettendo di avere sempre esitato a rivelarlo perché temeva per la sua carriera arbitrale, data l'immagine maschilista del suo gioco, anche ironizzando: «Fossi stato un giocatore forse sarebbe stato più facile per me … I tifosi li amano per quello che fanno in campo … Voglio dire, già di loro gli arbitri non sono certo popolari»[4], aggiungendo tuttavia di aver meditato il suicidio al momento di parlarne ai suoi genitori[4].

Le reazioni al suo coming out furono positive[5] e, dopo la Coppa del Mondo di rugby 2007, nella quale diresse tre incontri, fu dichiarato "Sportivo gay dell'anno" dal movimento per i diritti degli omosessuali Stonewall e premiato durante una cerimonia pubblica a Londra[6].

A livello di competizioni di club la sua prima finale europea fu quella di Heineken Cup 2008-09 a Edimburgo tra Leinster e Leicester.

Owens vanta anche direzioni di gara nel Championship (esordio ad Auckland il 21 giugno 2007, Nuova Zelanda - Australia) e nel Sei Nazioni (esordio il 10 febbraio 2007 a Londra, Inghilterra - Italia). Il picco della sua carriera arbitrale fu la designazione a dirigere la finale della Coppa del Mondo di rugby 2015 tra Nuova Zelanda e Australia[7].

NoteModifica

  1. ^ Nigel Owens, non un arbitro qualsiasi, su Il Post, 30 ottobre 2015. URL consultato il 22 aprile 2019.
  2. ^ a b (EN) Nigel Owens - A Ref with a Song and a Laugh, in Planet Rugby. URL consultato il 24 agosto 2009 (archiviato dall'url originale il 29 settembre 2007).
  3. ^ (EN) Welsh ref Owens on World Cup list, in Wales Online, 27 aprile 2007. URL consultato il 24 agosto 2009 (archiviato dall'url originale il 10 dicembre 2008).
  4. ^ a b (EN) Nathan Bevan, Ref's gay torment, in Wales on Sunday, 20 maggio 2007. URL consultato il 24 agosto 2009 (archiviato dall'url originale il 17 marzo 2014).
  5. ^ L’arbitro gay che ha spiazzato lo sport più maschio, in il Giornale, 1º marzo 2009. URL consultato il 24 agosto 2009.
  6. ^ World Cup rugby ref's gay award, in BBC, 2 novembre 2007. URL consultato il 24 agosto 2009.
  7. ^ (EN) Nigel Owens to referee New Zealand-Australia Rugby World Cup final, in The Guardian, 27 ottobre 2015. URL consultato il 16 aprile 2016.

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Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN103338679 · LCCN (ENno2009000925 · WorldCat Identities (ENno2009-000925