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La nobiltà propria dell'Italia è successiva alla proclamazione del Regno d'Italia, che ha coordinato gli ordinamenti araldici vigenti negli Stati preunitari.

Indice

StoriaModifica

Stati preunitariModifica

Regno d'ItaliaModifica

 
Lo stemma della monarchia italiana.

Fonte principale del diritto nobiliare del Regno d'Italia è stato l'articolo 79 dello Statuto albertino: «… i titoli di nobiltà sono mantenuti per coloro che vi hanno diritto; il re può conferirne dei nuovi.» (nobiltà per lettere patenti). I provvedimenti nobiliari venivano suddivisi in due categorie: quelli reali (di grazia) e quelli ministeriali (di giustizia). I primi, ovviamente, discrezionali; i secondi dovuti (a norma della prima parte dell'art. 79 dello Statuto). Un titolo nobiliare era da considerare "esistente" indipendentemente dal "riconoscimento" amministrativo o giurisdizionale, che aveva solo una funzione di accertamento, peraltro necessario al legittimo uso ufficiale dello stesso[1]. Una famiglia che non aveva chiesto riconoscimento, pur possedendo tutte le qualità della nobiltà, finché non otteneva un pubblico attestato, apparteneva di fatto alla nobiltà, ma non ufficialmente, e quindi non poteva usarne gli attributi di onore, mentre una famiglia che aveva ottenuto attestato di riconoscimento era nobile di fatto e di diritto, "nobile di qualità e di titolo"[2].

Con regio decreto n. 313 del 10 ottobre 1869 venne istituita la Consulta araldica del Regno, organo consultivo del governo, competente per le questioni nobiliari e araldiche. Gli interessati, previo espletamento di una procedura di carattere amministrativo avanti gli organi araldici dello Stato, poterono ottenere l'iscrizione nel Libro d'oro della nobiltà italiana e in altri registri araldici, come l'"Elenco ufficiale della nobiltà italiana".

Con i regi decreti n. 1489 del 16 agosto 1926 e n. 1091 del 16 giugno 1927 si volle unificare per tutto il Regno la successione nei titoli nobiliari, sopprimendo le antiche regole successorie ricavabili dalle legislazioni storiche. Principi informatori di quei provvedimenti furono essenzialmente: l'abrogazione delle leggi e consuetudini nobiliari già vigenti negli antichi Stati preunitari e ancora in vigore; l'esclusione delle femmine dalla successione nobiliare e dalla facoltà di trasmettere titoli per linea femminile; la parziale retroattività delle suddette disposizioni.

Il regio decreto n. 61 del 21 gennaio 1929 introdusse nell'ordinamento giuridico italiano l'"Ordinamento dello stato nobiliare italiano", modificato nel 1943.

Durante il Regno d'Italia la nobiltà non ebbe particolari privilegi, o prerogative, o precedenze stabilite dalla legge ma prettamente dettati dallo stato di fatto[3];

Dal secondo dopoguerra a oggiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Falsi titoli di nobiltà.
 
Il Bollettino Ufficiale del Corpo della Nobiltà Italiana dove sono pubblicati i provvedimenti di riconoscimento di titoli nobiliari rilasciati dall'associazione e i provvedimenti nobiliari concessi da Umberto II di Savoia durante l'esilio
 
Nella XXXI edizione dell'Annuario della Nobiltà Italiana (2007-2010) sono stati pubblicati l'elenco completo delle famiglie la cui nobiltà è stata riconosciuta durante il Regno d'Italia, l'elenco completo delle famiglie la cui nobiltà è stata riconosciuta dal Corpo della Nobiltà Italiana e l'elenco completo delle famiglie che hanno ottenuto provvedimenti nobiliari da Umberto II di Savoia durante l'esilio. Nella successiva edizione figurano aggiornamenti e correzioni a schede di famiglie comprese nei predetti elenchi
 
L'Elenco Storico della Nobiltà Italiana edito dal Sovrano Militare Ordine di Malta

In Italia i titoli nobiliari non sono più riconosciuti dal 1948 per effetto dell'articolo 3 e della XIV disposizione finale della Costituzione della Repubblica Italiana e "non costituiscono contenuto di un diritto e, più ampiamente, non conservano alcuna rilevanza" giuridica[4][5]. La disposizione transitoria e finale rimanda invece a una legge ordinaria la soppressione della Consulta araldica, perché si tratta di una regolamentazione di argomento più ampio (le funzioni amministrative nella materia araldica), non solo quello dei titoli nobiliari di cui si occupa tale disposizione della Costituzione. Dalla Costituzione furono terminate solo le funzioni inerenti ai titoli nobiliari.[4] Infine, il d.l. 112/2008 (conv. in l. 133/2008) ed il d.lgs. 66/2010 hanno espressamente abrogato, rispettivamente, il r.d. 651/1943 ed il r.d. 652/1943, che regolavano i titoli nobiliari e la Consulta araldica. Dunque, ora non è più in vigore alcuna disposizione relativa a detta Consulta.

Sempre la XIV disposizione finale della Costituzione prevede che i predicati[6] di quelli esistenti prima del 28 ottobre 1922 (marcia su Roma) valgono come parte del nome[4][7], al quale vengono aggiunti con specifica sentenza di "cognomizzazione". Pertanto se i predicati sono "parti del nome", il titolare può trasmetterli per legge dello Stato a tutti i suoi discendenti (legittimi e naturali) e anche al figlio adottivo, come qualsiasi cognome e vengono regolarmente tutelati dai tribunali della Repubblica Italiana, applicando a tale tutela le norme di tutela del nome (non quelle di tutela dei titoli nobiliari, cessati con la Costituzione repubblicana[4]).

Dopo il 1950 Umberto II di Savoia riprese l'esercizio della Sovrana Prerogativa e, da allora, emanò numerosi provvedimenti nobiliari sia di grazia sia di giustizia, i cosiddetti titoli nobiliari umbertini[8].

Il gran magistero del Sovrano militare ordine di San Giovanni di Gerusalemme detto di Malta nel marzo 1960 pubblicò un Elenco storico della nobiltà italiana che venne dichiarato essere, da lettera del sottosegretario alla Presidenza del consiglio dei ministri pubblicata ad introduzione del volume[9], sostanzialmente quello che sarebbe stata l'edizione aggiornata dell'"Elenco ufficiale della nobiltà italiana" se l'attuale ordinamento costituzionale ne avesse consentito la pubblicazione d'ufficio[10]. Tuttavia tale dichiarazione non tiene in considerazione i massimari nobiliari approvati dopo la pubblicazione dell'"Elenco ufficiale nobiliare" del 1933, secondo i quali negli Elenchi ufficiali successivi sarebbero state riportate solo quelle famiglie che ottennero l'iscrizione nel Libro d'oro della nobiltà italiana, mentre tutte le altre famiglie, o rami di famiglie, pur già elencate negli Elenchi nobiliari ufficiali a stampa sarebbero state cancellate[senza fonte].

Anche se non avvengono, come per il passato, riconoscimenti nobiliari da parte dello Stato, essi possono ottenersi per la nobiltà generica in particolare dal gran magistero del Sovrano militare ordine di San Giovanni di Gerusalemme, detto di Malta, che, fedele alle sue secolari tradizioni, continua ad ammettere nelle sue file cavalieri che provino la loro nobiltà[10], anche se nella categoria di "cavaliere di grazia magistrale" sono ammessi anche i non nobili, che costituiscono ormai la maggioranza dei membri dell'Ordine[11].

L'antica diatriba tra Ordine di Malta e riconoscimento nobiliare verte su un perno centrale che è dato dalla reale possibilità dell'Ordine di poter concedere o meno nobiltà o titoli nobiliari. Da un punto di vista legislativo dal 1948 in poi, la nobiltà italiana non è più riconosciuta dallo Stato, e la rivendica di diritti, seppur da legittimi titolari ante 1946, non è di iniziativa privata[ma l'ordine di Malta non è un'associazione privata]. L'Ordine di Malta può, per suoi propri interessi, accertare l'eventuale discendenza ma, secondo alcuni, non può attribuire titoli in assenza di una legislazione che ne garantisca prima di tutto l'esistenza e successivamente il diritto alla successione ed al possesso[senza fonte]. Inoltre, il riconoscimento gerosolimitano di status nobiliare viene riconosciuto anche per sola parentela con membri dell'Ordine dei Vescovi o altre figure ecclesiastiche, cosa non sempre accettata negli antichi ordinamenti nobiliari italiani.

Altri ordini cavallereschi rimasti in Italia che richiedono prove nobiliari per l'ammissione negli stessi sono l'Ordine di Santo Stefano papa e martire e l'Ordine costantiniano di San Giorgio (sia nella branca detta di Napoli sia in quella detta di Spagna)[12]; nell'Ordine Costantiniano di San Giorgio esiste però la categoria di "Cavaliere di merito", a cui possono accedere coloro che non sono nobili di nascita[13], mentre il Gran Maestro può concedere per grazia l'iscrizione nelle classi nobiliari anche in assenza di documentazione idonea.

Il Corpo della nobiltà italiana è un'associazione costituita a Torino nel 1958 da alcuni studiosi italiani di storia, diritto, araldica e genealogia, che si sono assunti la funzione di accertare e di difendere i diritti storici di coloro che avrebbero avuto diritto a un titolo nobiliare e a uno stemma gentilizio o anche solo a utilizzare uno stemma di cittadinanza secondo l'ordinamento dello stato nobiliare italiano del 1943, nei limiti delle disposizioni legislative vigenti, in assenza della disciolta Consulta araldica[14]. Lo stesso aveva ottenuto il riconoscimento delle proprie funzioni da Umberto II di Savoia[15] e rivendica una continuità ideale con la Consulta araldica[16][17]. Il Corpo della nobiltà italiana è un'associazione privata.

La più antica istituzione nobiliare italiana, fondata nel 1951, è però l'Unione della nobiltà d'Italia, poi fusa nel Corpo della nobiltà italiana. Un'associazione omonima, che ha sede a Torino, aggiorna sui propri libri i titoli nobiliari degli aventi diritto.

Alcuni dati statistici sulla nobiltà italianaModifica

 
Copertina del periodico "Libro d'oro della nobiltà italiana", Collegio araldico - Roma, edizione 2010-1014

Un'approssimativa indagine[18], riportata da Enrico Genta nell'Enciclopedia del diritto[19], compiuta sulla diciottesima edizione del Libro d'oro della nobiltà italiana, permetteva di individuare in Italia la permanenza di circa quattromila famiglie nobili[20], delle quali circa un terzo di nobiltà semplice, priva cioè di titoli al di sopra di quello di nobile e due terzi dotate di titoli nobiliari superiori: questi sono, in ordine gerarchico decrescente, senza che ciò però implichi una correlazione tra importanza del titolo nobiliare e importanza del casato, i titoli di:

  • principe (circa il 6,5 per cento sugli altri titolati),
  • duca (circa il 4 per cento),
  • marchese (circa il 24 per cento),
  • conte (oltre il 52 per cento),
  • visconte (lo 0,1 per cento),
  • barone (circa il 13 per cento).[21].

Come si legge tale stima prese in esame tutte le famiglie presenti nel Libro d'oro della nobiltà italiana, non soltanto, cioè, quelle iscritte negli Elenchi ufficiali nobiliari (che ottennero cioè un riconoscimento del loro status nobiliare con l'iscrizione negli Elenchi durante il periodo monarchico), bensì tutte quelle, a vario titolo, presenti in quella edizione del periodico: a tale numero della stima è necessario togliere quindi circa 500 famiglie per basare il calcolo solo sui casati effettivamente iscritti negli elenchi ufficiali nobiliari italiani[senza fonte].

Un altro computo delle famiglie ancora con qualche membro vivente è stato pubblicato nella XXX edizione dell'Annuario della nobiltà italiana[22], e sposta il numero di famiglie sussistenti, e sempre discendenti dalle sole iscritte negli Elenchi ufficiali nobiliari, a oltre 7.500, per un totale di oltre 78.000 persone, evidenziando l'erronea stima, per difetto, del precedente calcolo pur lasciando sostanzialmente immutate le proporzioni per la distribuzione dei titoli[23][24].

NoteModifica

  1. ^ Sentenza n. 101 del 1967 della Corte costituzionale
  2. ^ Giovanni Maresca di Serracapriola, "Nobiltà", in: Antonio Azara e Ernesto Eula Novissimo Digesto Italiano, vol. XI, Torino 1976, p. 288.
  3. ^ Enrico Genta, Titoli nobiliari, in AA.VV., "Enciclopedia del diritto", Varese, 1992, vol. XLIV, p. 680.
  4. ^ a b c d Sentenza n. 101 del 1967 della Corte costituzionale.
  5. ^ Carlo Mistruzzi di Frisinga, Trattato di diritto nobiliare italiano, Vol. I, Giuffrè, Milano, p. 23: «La Costituzione repubblicana del 1948 non ha - si noti bene - né abolito né proibito i titoli nobiliari. Si è limitata a non riconoscerli ufficialmente e a togliere di conseguenza quella protezione legale di cui essi godevano in regime monarchico. Per contro protegge in pieno i predicati nobiliari che vengono a far parte del nome con funzione "individuatoria"».
  6. ^ Un "predicato di nobiltà" è la denominazione di luogo associata a un titolo nobiliare che ne indica la giurisdizione. Per esempio: per il conte "di Macerata" la parte "di Macerata" è il predicato del titolo di conte.
  7. ^ La sentenza costituzionale n. 101/1967 aggiunse interpretativamente in base al combinato disposto dell'art. 3/1º della Costituzione con l'art. XIV/1º delle disposizioni transitorie e finali, il requisito che i predicati fossero già stati riconosciuti dalla Consulta araldica del Regno d'Italia
  8. ^ I provvedimenti nobiliari di Umberto II di Savoia adottati e perfezionati successivamente al 2 giugno 1949
  9. ^ L'Elenco storico della nobiltà italiana era stato compilato in conformità dei decreti e delle lettere patenti originali e sugli atti ufficiali di archivio della Consulta araldica dello Stato italiano.
  10. ^ a b Giovanni Maresca di Serracapriola, "Nobiltà", in: Antonio Azara e Ernesto Eula, Novissimo Digesto Italiano, volume XI, Torino 1976, p. 286, nota n. 1
  11. ^ Sito ufficiale dell'Ordine di Malta
  12. ^ Schede bliografiche di A. Borella , Annuario della nobiltà italiana e Libro d'oro della nobiltà italiana Archiviato il 3 marzo 2016 in Internet Archive.; Pier Felice degli Uberti La storia della tua famiglia, Giovanni De Vecchi editore, Milano 1995, pp. 129-131 (Sacro militare ordine costantiano di San Giorgio).
  13. ^ Pier Felice Degli Uberti, Ordini cavallereschi e onorificenze, De Vecchi, 1993
  14. ^ Lorenzo Caratti di Valfrei, Araldica, Mondadori editore, Milano, 2008, pp .143-152.
  15. ^ AA.VV., "Nobiltà" Anno XIX Marzo-Aprile 2012 Milano Numero 107 pag. 156.
  16. ^ Enrico Genta, Titoli nobiliari, in AA.VV., "Enciclopedia del diritto", Varese 1992, vol. XLIV, p. 680
  17. ^ Elenco delle famiglie che hanno avuto un riconoscimento di titoli o attributi nobiliari dal Corpo della Nobiltà Italiana
  18. ^ Il riscontro è stato fatto calcolando le famiglie nobili iscritte nel Libro d'oro della nobiltà italiana (periodico), vol. XIX, 1981-1985, con stato personale; nel caso di famiglia dotata di più titoli, si è considerato solo il titolo più alto
  19. ^ Enrico Genta, Titoli nobiliari, in AA.VV., Enciclopedia del diritto, Varese 1992, vol. XLIV, pp. 679-680
  20. ^ Alle famiglie titolate corrispondono con una certa approssimazione i singoli individui titolati: infatti (a parte alcuni abusi) per molte famiglie titolate è prevista la spettanza del titolo per tutti i maschi (e a volte per le femmine) e non solo per i primogeniti vedi: Enrico Genta, Titoli nobiliari, in AA.VV., "Enciclopedia del diritto", Varese 1992, vol. XLIV, p. 680.
  21. ^ Enrico Genta, Titoli nobiliari, in AA.VV., "Enciclopedia del diritto", Varese 1992, vol. XLIV, pag. 679-680.
  22. ^ Indice completo e generale di tutte le famiglie comprese nella XXXI^ edizione dell'Annuario
  23. ^ Introduzione di Amedeo di Savoia-Aosta alla XXX edizione dell'Annuario della nobiltà italiana.
  24. ^ AA.VV., Statistiche demografiche sulla nobiltà italiana, in Genealogical researches collection, 2008, Salt Lake City, Utah, U.S.A.

BibliografiaModifica

  • Gian Carlo Jocteau, Nobili e nobiltà nell'Italia unita, Laterza (collana Quadrante Laterza), 1997
  • Carlo Mistruzzi di Frisinga, Trattato di diritto nobiliare italiano, Milano, 1961.
  • Anthony L. Cardoza, Aristocrats in Bourgeois Italy: The Piedmontese Nobility, 1861-1930, 0521593034, 9780521593038, 0521522293, 9780521522298, 9780511585227, Cambridge University, 1998
Alcune principali pubblicazioni sulle famiglie nobili italiane
  • Presidenza del Consiglio dei ministri - Consulta Araldica del Regno, Elenco ufficiale della nobiltà italiana, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1934, pp. X, (22), 1033, (2) e il suo ultimo - e unico - supplemento: Presidenza del Consiglio dei ministri - Consulta Araldica del Regno, Elenco Ufficiale della Nobiltà Italiana: Supplemento per gli anni 1934-1936, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1937, pp. VIII, (14), 70, (1).
  • Bollettino ufficiale del Corpo della nobiltà italiana, anni XLIII-XLVII, 2000-2004, Piacenza, Tipografia Arti grafiche, 2005, pp. 186, (3) (include i "Provvedimenti nobiliari di sua maestà Umberto II re d'Italia adottati e perfezionati successivamente al 2 giugno 1946..., nonché i "Provvedimenti nobiliari di giustizia" del CNI dal 1957 al 2004).
  • Sovrano militare ordine di Malta, Elenco storico della nobiltà italiana. Compilato in conformità dei decreti e delle lettere patenti originali e sugli atti ufficiali di archivio della Consulta araldica dello Stato italiano, Roma, Tip. Poliglotta Vaticana, 1960, pp. 586.
  • Enciclopedia storico-nobiliare italiana: famiglie nobili e titolate viventi riconosciute dal R. Governo d'Italia, compresi: città, comunità, mense vescovili, abazie, parrocchie ed enti nobili e titolati riconosciuti: promossa e diretta dal marchese Vittorio Spreti (1928-36), è una raccolta di cenni storici, frutto del lavoro di un notevole numero di collaboratori, su famiglie nobili italiane.
  • Annuario della nobiltà Italiana: ideato nel 1877 e dato alle stampa la prima volta nel 1879 da Giovan Battista di Crollalanza. La prima serie terminò nel 1905. Nel 1998 Andrea Borella diede inizio alla seconda serie dell'opera, dapprima con i tipi della casa editrice S.A.G.I. (dal 2000 al 2014) poi sotto l'egida dell'Annuario della Nobiltà Italiana foundation trust (dal 2014).
  • Libro d'oro: pubblicazione del Collegio araldico ha visto la luce nel 1910 ed è giunta alla edizione XXV (2015-2019). Si tratta della pubblicazione periodica italiana sull'argomento che esce ininterrottamente da più tempo.
  • Albo d'oro delle famiglie nobili e notabili italiane ed europee: pubblicazione del Corpo della nobiltà europea - CNE
  • Francesco Guasco [Gallarati di Bisio], Dizionario feudale degli antichi Stati Sardi e della Lombardia (dall'epoca carolingica ai nostri tempi, 774-1909) (Biblioteca della Società storica subalpina, LIV-LVIII), Tipografia già Chiantore Mascarelli, Pinerolo 1911, 5 volumi (raccoglie dati tratti da fonti documentali, abbraccia una vasta area d'Italia: Piemonte, Valle d'Aosta, Liguria, Lombardia, Nizzardo, Sardegna oltre ai domini transalpini).
  • Antonio Manno, Il patriziato subalpino. Notizie di fatto storiche, genealogiche ed araldiche desunte da documenti…, Firenze, Civelli, 1895-1906, Editi i primi 2 voll. (Dizionario feudale e Dizionario genealogico, famiglie A-B, pp. X, (2), 412; XV, 528); inediti i volumi successivi, Dizionario genealogico, famiglie C-Z[1]. Si tratta di una raccolta che include cenni oltre che su praticamente tutte le famiglie nobili esistite ed esistenti nelle aree subalpine, anche su numerose famiglie italiane che ebbero residenze, ruoli o feudi nelle aree di influenza sabauda.
  • Gustavo Mola di Nomaglio, Feudi e nobiltà negli Stati dei Savoia, materiali, spunti, spigolature bibliografiche per una storia..., Lanzo Torinese, Società Storica delle Valli di Lanzo, 2006, (Pubblicazioni della Società n. XCV), pp. 799, (1)(Incentrato sul Piemonte e la Valle d'Aosta, include spunti e approfondimenti sulle aree subalpine storicamente legate anche alla Lombardia, a Genova, alla Liguria, al Nizzardo e accenni alla nobiltà e feudalità in Sardegna, con alcuni confronti tra la nobiltà dei territori subalpini e savoini in generale e altre italiane).
  • Silvio Mannucci, Nobiliario e blasonario del Regno d'Italia, 5 voll., Roma, [Collegio Araldico] s.a. (ma 1929-1934) (vasta compilazione che si rivela spesso utile sotto il profilo araldico in particolare).
  • Berardo Candida Gonzaga, Memorie delle Famiglie Nobili delle province meridionali d'Italia, vol. VI, pp. 236 - 241 - 248 - 260 - 230 - 245, Napoli, De Angelis, 1875-1882 (ponderosa non meno che scrupolosa miniera di informazioni sulle famiglie dell'Italia del Sud).
  • Elenco dei titolati italiani, pubblicazione dell'Accademia Nobiliare Italiana.

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