Non più, tutto ascoltai

Non più, tutto ascoltai
CompositoreWolfgang Amadeus Mozart (testo di Lorenzo Da Ponte)
Tonalitàdo maggiore, si bemolle maggiore
Tipo di composizionerecitativo e aria da concerto
Numero d'operaK 490
Epoca di composizioneVienna, 10 marzo 1786
Prima esecuzioneVienna, Palazzo Auersperg (in Idomeneo), 23 marzo 1786; tenore barone Pulini, violino obbligato August Hartzfeld
PubblicazioneSimrock, Bonn 1805 (con Idomeneo)
AutografoNationalbibliothek di Berlino
Durata media12 minuti
Organico

La scena con rondò Non più, tutto ascoltai K 490, composta in realtà del recitativo citato e dell'aria Non temer, amato bene, fu inserita da Wolfgang Amadeus Mozart come nuovo inizio del secondo atto del suo Idomeneo nel marzo 1786 quando quest'opera doveva essere rappresentata privatamente nel palazzo del principe Auersperg.

In questa rappresentazione privata, il barone Pulini doveva interpretare la parte tenorile; al conte Augus Hartzfeld, più che buon musicista e amico di Mozart, era riservata la parte di violino obbligato. Si trattava quindi di dilettanti ed a questi erano riservate le parti aggiunte all'opera.
Questo fatto è in ogni caso meno importante della maturazione e del conseguente diverso linguaggio raggiunto da Mozart a distanza di cinque anni dalla composizione dell'Idomeneo. Le parti aggiunte sono piuttosto affini a Le nozze di Figaro opera a cui stava lavorando il compositore. Da tutto ciò scaturisce l'odierno rifiuto ad inserire queste parti nella rappresentazione dell'opera risultando le stesse musicalmente poco coerenti con il resto dell'opera. Questi inserti risultano inoltre sufficientemente indipendenti, quasi fossero stati pensati per un concerto vocale ed in questa veste trovano oggi la loro migliore collocazione.

Mozart in una lettera inviata al padre parla di Non più, tutto ascoltai .... come di una scena con rondò. In verità solo la parte più animata può essere ricondotta ad un rondò mentre per il tema principale è senz'altro più consona la definizione di gavotta che più si addice alla teatralità e drammaticità della scena.

La scena vede Idamante che dichiara in suo amore per Ilia che in cuor suo crede che egli ami Elettra alla quale sembrano portarlo le circostanze e la volontà del padre Idomeneo.
Si tratta dunque di un'aria d'amore che inizia con un ampio recitativo in Do maggiore in cui l'orchestra è rappresentata solamente dagli archi. Il sentimento di Idamante si evolve ed il recitativo passa attraverso varie fasi (allegro, adagio, andante, allegro assai, andante) per condurci all'aria in cui agli archi si aggiungono i clarinetti, i fagotti, i corni ed il violino obbligato che introduce il tema principale.
Il violino seguirà la voce con vari arabeschi sino alle parole "Non mi posso ...", momento dal quale rivestirà il ruolo di semplice accompagnamento. Si torna quasi ad un recitativo che introduce la fase più concitata. Il violino solo introdurrà il tema "Alme belle che vedete le mie pene" mantenendo un ruolo primario sino alla fine dell'aria a sostegno e valorizzazione della parte vocale.

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