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Non so, non ho visto, se c'ero dormivo
Cabaret teatrale in due tempi
AutoreLuigi Lunari
Lingua originaleItaliano
Composto nel1967
Prima assolutaottobre e novembre 1967
Teatro Duse, Bologna, 6 ottobre 1967
Teatro Odeon, Milano, 30 novembre 1967, regia di Carlo Colombo, con il quartetto dei Gufi (Roberto Brivio, Gianni Magni, Lino Patruno, Nanni Svampa)
Personaggi
  • I liberatori - Gli imboscati - I soldati del Regio Esercito - I partigiani - L'operaio, il signore, il prete, l'infermiere - Gli aristocratici alla Scala - I borghesi alla Scala -Il comunista e il democristiano - L'impiccatore e l'impiccando - Etc. Etc.
 

Non so, non ho visto, se c'ero dormivo è un'opera teatrale di Luigi Lunari.

Indice

TramaModifica

Diviso in due tempi, lo spettacolo è dedicato nella prima parte a una rivisitazione della Liberazione e della Resistenza che posero fine - in Italia - alla seconda guerra mondiale. La seconda parte - vent'anni dopo - illustra come si sono realizzati o non realizzati gli ideali e le speranze della nuova Repubblica. Gli sketch di cui il testo si compone vedono - nel primo tempo - l'arrivo dei liberatori inglesi, francesi a americani; i benpensanti milanesi rifugiati in Svizzera in attesa della piega che prenderanno le cose; la fine della guerra guerreggiata in Africa; la guerra partigiana; la Repubblica letteralmente "partorita" tra i compromessi di una prudente Costituzione; l'attentato a Togliatti con l'improvviso pericolo di una rivoluzione; l'acquietarsi del pericolo con la "provvidenziale" vittoria di Bartali al Tour de France. Nel secondo tempo, il quadro di una società tornata alla normalità e ai vizi di sempre, dove alle celebrazioni della Liberazione si contrappongono la diffidenza per la nascente partitocrazia, e il sano ritrovarsi del popolo attorno a un tavolo d'osteria, mentre il vento porta l'eco degli slogan di un lontano comizio celebrativo.

EdizioniModifica

  • In "Non so, non ho visto, se c'ero dormivo" - "Non spingete, scappiamo anche noi", Ed. Booktime, Milano 2014, con antologia critica.

Accoglienza della stampa e della criticaModifica

La seconda parte dello spettacolo continua la polemica essenzialmente antiborghese... per concludere nella visione della realtà contemporanea come di una grande fiera, di un baraccone degli scandali disinvoltamente digeriti, del disimpegno cui invoglia il benessere che ottunde le tensioni morali, delle promesse non mantenute e delle disparità di fondo, Quel che è peggio, è il totale distacco della massa dalla vita politica, il suo adagiarsi nell'appagamento dei desideri più materiali, la sua paura di testimoniare, di farsi responsabile, il suo accettare un clima di compromessi: di surrogati, insomma, di ciò che si chiama civiltà, giustizia, pace.
Odoardo Bertani, "L'avvenire d'Italia", Bologna, 7 ottobre 1967

È un excursus a sequenze, quasi sempre azzeccate, e sempre spiritosamente dialogate, mimate e cantate, in un misto di provocazione e di nostalgia per ciò che avrebbe potuto essere e non fu, della storia nostra degli ultimi venticinque anni: guerra, liberazione, pace, boom ed oblio, Resistenza umiliata, scandali, ingiustizie. L'unico neo sta nel monotono ribadirsi di una prospettiva secondo il manicheismo - mai urtante a vero dire - di sinistra. Ma lo spettacolo è un continuo stimolo all'intelligenza risolta in divertimento.
Terron, "La Notte" Milano, 1 dicembre 1967

Chi non ricorda i Gufi? Anche chi non c'era, certamente sa di quella felice e irriverente stagione del cabaret. Luigi Lunari, drammaturgo e molto altro... raccoglie in questo volumetto "Non so, non ho visto, se c'ero dormivo" e "Non spingete, scappiamo anche noi", composti negli anni '60 per quel quartetto di scapestrati geniali. Non resta che leggerli, inchinarsi alla comicità di Lunari, e fare amari confronti con certi testi sciatti e supponenti che circolano oggidì.
Antonio Bozzo, "Il corriere della sera", Milano 6 aprile 2014

NoteModifica

La canzone "Non maledire questo nostro tempo" oltre che da Lino Patruno per lo spettacolo, è stata musicata anche da Gino Negri per l'interpretazione di Milva, nel disco "Libertà".

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