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Nunc stans è una locuzione latina che si traduce con «eterno ora» o «eterno presente».

Indica qualcosa (o qualcuno) che non ha né passato né futuro, né oggettivamente né per una mente che tentasse di astrarlo a partire dalla realtà sensibile esterna, oppure di immaginarlo da sola.
Può essere un tempo, grande a piacere: un istante di tempo singolo, un istante di tempo da cui parte un'eternità senza fine. In questo momento nel tempo, tutto accade ed è compreso in un unico, eterno presente.

Gli autori antichi e medioevali associano il nunc stans a Dio, dal XVII secolo comunque è riferito ad un Essere supremo, libero e cosciente.
In una visione escatologica, il nunc stans è anche un istante di tempo, l'ultimo tempo: in cui il nunc stans eterno e trascendente si unifica col mondo terreno, il futuro cessa di esistere (se non per un immutabile ed immobile stato di salvezza o condanna), mentre tutto il passato è rivelato ed è verità compresa dai vivi e dai morti, e interamente presente in Cristo giudice del mondo (Efesini 1:7-10).

OrigineModifica

L'espressione nunc stans si trova utilizzata sia in opere scritte di filosofia che di teologia, due saperi che Patristica e Scolastica mantennero ben distinti:

«AD SECUNDUM SIC PROCEDITUR. Videtur quod Deus non sit aeternus. Nihil onim factum potest dici de Deo.. Sed aeternitas est aliquid factum ; dicit enim Boetius, lib V De consol., pros, vi, col. 858, t. 1, quod « nunc fluens facit tempus, nunc stans facit aeternitatem ; » et Augustinus dicit in lib. LXXXIII Quœstionum , q. ххн, col. 16, t. 0, quod « Deus est auctor aeternitatis. » Ergo Deus non est aeternus.
2. Praeterea, quod est ante aeternitatem, et post aeternitatem, non mensuratur aeternitate. Sed « Deus est ante aeternitatem, ut dicitur (Lib. de eausis, proposit. 2), et post aeternitatem.»

((LT) Tommaso d'Aquino, Summa theologiae (Opera omnia, sive antehac excusa, sive etiam anecdota), su google.it/libri, traduzione di Paul Maré, Stanislas Edouard Fretté, 1871. URL consultato il 30 Marzo 2018.)

La citazione è ora utile a mostrare che l'espressione "Nunc stans" esisteva già nella lingua corrente al tempo di Severino Boezio (475-526 d.c.), poi ripresa dai filosofi del XII secolo e nelle opere latine medioevali.
Era attribuita all'eternità e di conseguenza a Dio, in contrapposizione al tempo che fluisce, diviene.
E il nunc stans era già allora inteso come:

quindi in sintesi personale, dato che Dio è l'autore dell'eternità: inteso in questo modo, dai filosofi medioevali che a riguardo citano Agostino (354-430), ma altrove anche in quest'ultimo autore che visse prima di Boezio: ad esempio, nell'analisi agostiniana del tempo.

In seguito si volle estendere la locuzione latina fino ad intendere la coscienza dell'essere supremo (che nel nome in sé sembra poter anche non essere Trinitario)[1], come in Thomas Hobbes (1588-679)[2]. L'Essere Supremo può anche non essere trascendente, altro dal tempo che è in passato, presente e futuro: nunc stans' è allora inteso come momento nel tempo in cui non esiste, né alla mente è possibile determinare un passato o un futuro; tutto accade ed è compreso in un unico, eterno presente.

Con radicali critiche nei secoli successivi, la filosofia medioevale è arrivata a dimostrare che Dio è, e che se Dio è, Dio è necessariamente uno solo (non si danno due dei).
Se oltre ad essere Uno (e quindi unico) Dio sia anche Trino, questo è un dogma delle fede e un mistero fondamentale della teologia cristiana, ma non dimostrato né dimostrabile in filosofia: quando la filosofia non nega (o ignora) la (fede nella) Trinità, la ragione umana ha la premessa da cui partire nel modo più ricco e più fecondo di conseguenze logiche, etiche ed estetiche.

Nel pensiero cristianoModifica

Nel Medioevo rappresentava una delle qualità del Dio Uno e Trino: Dio è da sempre e per sempre, e sempre nel solito modo di essere:

  • non è creato da alcuno (Creatore increato),
  • non nasce,
  • non muore: eccetto la Incarnazione e temporanea morte di croce cui segue la risurrezione di Gesù Cristo Dio (Seconda Persona della Sacrosantissima Trinità),
  • non invecchia o muta/diviene,

in relazione agli enti creati che vivono nella terra e nel tempo:

  • è fermo immobile: perché al contrario muovendosi avrebbe un prima e un dopo. Non deve spostarsi da un luogo a un altro, ma istantaneamente può apparire dovunque, anche se al contrario può apparire col suo corpo mentre si sposta e cammina.
  • immobile comporta anche inamovibile: nessun altro può muoverlo, oppure costringerlo a muoversi da solo. E in relazione ad un potenziale ente a lui nemico, ciò significa anche che resiste e vince.
  • immobile non significa immobilismo, staticità: assiso dal trono, regna e giudica.

Perciò, è eterno immutabile. A quanto detto, si aggiunge che:

  • Lui è ad ogni singolo uomo più presente del vero Sè (è il Divino Ospite)[3],
  • nello stesso tempo, è totalmente trascendente: non l'altro-da-noi, ma l'oltre la realtà colta coi cinque sensi corporei, così come è trascendente il Paradiso (Padre nostro..), che è il Suo Corpo Mistico.

Per tutte queste proprietà ora dette, è chiamato Nunc Stans, tradotto con Eterno Presente: vivendo anche fuori dallo spazio-tempo, in Lui Onnisciente e Onnipotente, il ricordo del tempo passato e l'attesa del futuro sono da sempre e per sempre presenti già in Atto (Dio è Atto puro): queste non avvengono nei cieli, ma in ogni istante di tempo Dio conosce perfettamente tutto ciò che è accaduto in passato e tutto ciò che è accadrà in futuro, per necessità o per libera scelta.
Gesù Cristo Dio risorto e asceso alla destra del Padre nel corpo anima e spirito della vita terrena (Monte Tabor e Tommaso dubbioso), possiede gli stessi cinque sensi che ha il genere umano dalla nascita alla morte terrena, e continua a conoscere questo passato e questo futuro terreno anche in forma sensibile.

NoteModifica

  1. ^ Dictionary - Definition of Nunc Stans[collegamento interrotto]
  2. ^ (EN) Nunc stans, su oxforddictionaries.com. URL consultato il 30 Marzo 2018.
    «Origin. Mid 17th century; earliest use found in Thomas Hobbes (1588–1679), philosopher».
  3. ^ papa Benedetto XVI, Sant’Agostino. La dottrina. Fede e ragione, su vatican.va, Roma, Libreria Editrice Vaticana, 30 gennaio 2008, Udienza Generale.
    «Tu infatti – riconosce Agostino (Confessioni, III,6,11) rivolgendosi direttamente a Dio – eri all’interno di me più del mio intimo e più in alto della mia parte più alta», interior intimo meo et superior summo meo; tanto che – aggiunge in un altro passo ricordando il tempo antecedente la conversione – «tu eri davanti a me; e io invece mi ero allontanato da me stesso, e non mi ritrovavo; e ancora meno ritrovavo te» (Confessioni V,2,2).».
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