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La definizione di nuova classe viene usata all'interno delle polemiche dei critici appartenenti ai paesi governati secondo il modello sovietico del comunismo per descrivere la classe dirigente privilegiata formata dai burocrati e dai funzionari dei partiti comunisti locali. Il termine era stato precedentemente applicato anche ad altri strati emergenti della società.

La teoria della "nuova classe" concepita dal politico jugoslavo Milovan Gilas venne ampiamente utilizzata dai commentatori anticomunisti occidentali nelle loro critiche agli stati socialisti del blocco orientale durante la guerra fredda.

Secondo Milovan GilasModifica

La teoria sulla nuova classe venne concepita da Milovan Gilas, braccio destro di Josip Broz Tito nonché influente figura politica che partecipò alla guerra di liberazione del popolo jugoslavo, ma successivamente purgato quando iniziò a criticare durante il regime.[1] Questa teoria può essere considerata in contrasto con le teorie di alcuni leader comunisti dell'epoca, come Iosif Stalin, che sostenevano come le loro riforme sociali avrebbero comportato l'estinzione di qualsiasi classe dominante in quanto tale.[2][3] Fu proprio grazie all'osservazione di Gilas come membro di un governo comunista che i membri del Partito entrarono nel ruolo della classe oligarchica[4] che "usa, gode e dispone della proprietà nazionalizzata".[5] Gilas completò il lavoro principale sulla sua teoria a metà degli anni cinquanta e il suo libro venne pubblicato in occidente nel 1957, mentre era in prigione, con il titolo La nuova classe: un'analisi del sistema comunista.

Gilas affermava che la relazione specifica della nuova classe con i mezzi di produzione era quella del controllo politico collettivo e che la forma della proprietà della nuova classe era rappresentata dal controllo politico. Così per Gilas la nuova classe (che ormai non rappresentava più la classe operaia)[4] non solo cercava una riproduzione materiale espansa per giustificare politicamente la propria esistenza alla classe operaia, ma cercava anche una riproduzione espansa del controllo politico come forma di proprietà stessa. Ciò può essere paragonato al capitalista in cerca di un valore espanso attraverso maggiori quote di mercato, anche se la stessa quota non riflette necessariamente un aumento del valore delle merci prodotte. Gilas usò questa argomentazione sulle forme di proprietà per indicare il motivo per cui la nuova classe abbia ricercato parate, marce e spettacoli nonostante queste attività abbassino i livelli della produttività materiale.

Gilas pensò che la nuova classe arrivasse lentamente alla propria coscienza di classe e una volta raggiunta, il progetto iniziale intrapreso sarebbe consistito in una massiccia industrializzazione al fine di cementare la sicurezza esterna del governo della nuova classe contro le classi dominanti straniere o alternative. Nello schema di Gilas, questo si avvicinava molto all'URSS di Stalin. Durante questo periodo, mentre la nuova classe sottometteva tutti gli altri interessi alla propria sicurezza, agiva ed eliminava liberamente i propri membri al fine di raggiungere il suo principale obiettivo di sicurezza come classe dominante.

Non appena veniva raggiunta la sicurezza, la nuova classe perseguiva una politica di moderazione nei confronti dei propri membri, garantendo in modo efficace delle ricompense materiali e la libertà di pensiero e di azione all'interno della nuova classe, purché questa libertà non venisse utilizzata per minare il dominio della nuova classe. A causa dell'emergere di conflitti politici all'interno della nuova classe, si sarebbe formato un clima favorevole ai colpi di stato o alle rivoluzioni.

Infine Gilas prevedette un periodo di declino economico, poiché il futuro politico della nuova classe si era consolidato attorno a un programma di corruzione e interesse personale a spese delle altre classi sociali. Questo può essere interpretato come una predizione della cosiddetta stagnazione avvenuta con il governo di Leonid Brežnev.

Il libro del 1993 Balkan Ghosts: A Journey through history di Robert Kaplan, contiene anche una discussione con Gilas,[6] che usò il suo modello per anticipare molti degli eventi che si sono verificati successivamente nell'ex Jugoslavia.

Marxisti come Ernest Mandel hanno criticato Gilas per aver ignorato l'esistenza di un nuovo sistema socio-economico, che non poteva essere riconciliato con il vecchio sistema delle classi.[7]

Somiglianza con altre analisiModifica

Le nozioni specifiche di Gilas sono state sviluppate da lui stesso, tuttavia l'idea che i burocrati in un tipico stato marxista-leninista diventino una nuova classe non è del tutto originale. Michail Bakunin aveva sottolineato questo punto nei dibattiti dell'Associazione internazionale dei lavoratori con Marx nella seconda metà del XIX secolo. Questa idea venne riproposta dopo la rivoluzione russa da anarchici come Kropotkin e Machno, nonché da alcuni marxisti. Nel 1911 Robert Michels propose per la prima volta la legge ferrea dell'oligarchia, che descriveva lo sviluppo di gerarchie burocratiche in presunti partiti socialisti egualitari e democratici. In seguito la legge venne riproposta da Lev Trockij, attraverso la sua teoria dello stato operaio degenerato. Più avanti, anche Mao Zedong sviluppò una propria versione di questa idea durante il Movimento per l'educazione socialista per criticare il Partito Comunista Cinese sotto la direzione di Liu Shaoqi. Naturalmente, questa serie di statisti ha avuto nel corso dei decenni diverse prospettive in materia, ma vi è stato anche un certo punto d'incontro su questa idea.

A occidente, il lavoro di Friedrich von Hayek aveva anche anticipato molte delle critiche alla nuova classe secondo il pensiero di Gilas, senza però inserirle in un contesto marxista (come illustrato nel suo libro La via della schiavitù del 1948). I neoconservatori statunitensi adattarono l'analisi della nuova classe all'interno della loro teoria dello stato manageriale. Le critiche di Karl Popper alle attività sociali utopistiche presenti nel saggio La società aperta e i suoi nemici sono molto simili alle idee di Gilas, sviluppate comunque in modo indipendente.

John Kenneth Galbraith e la sociologia postindustrialeModifica

L'economista liberale canadese John Kenneth Galbraith scrisse anche di un fenomeno simile presente nel sistema capitalista, ovvero l'emergere di uno strato tecnocratico descritto in Il nuovo stato industriale e La società opulenta.

Il modello della "Nuova classe" come teoria dei nuovi gruppi sociali nelle società postindustriali ha guadagnato attenzione negli anni settanta, quando sociologi e politologi hanno notato come i gruppi della "Nuova classe" erano stati modellati da orientamenti post-materiali nel perseguimento di obiettivi politici e sociali.[8] Le tematiche della nuova classe "non hanno più una relazione diretta con gli imperativi della sicurezza economica".[9]

NoteModifica

  1. ^ Il grande accusatore della 'nuova classe', su la Repubblica, 22 aprile 1984. URL consultato il 31 luglio 2019.
  2. ^ van Ree, p. 138.

    «Stalin saw the Soviet state after the demise of classes as a classless institution.»

  3. ^ van Ree, p. 141.

    «[...] "in essence" there was "no dictatorship of the proletariat now either. We have a Soviet democracy". The reason was that there were only external enemies to suppress. (quote from Stalin, May, 1946)»

  4. ^ a b (EN) A. V. Sherman, The New Class, by Milovan Djilas, su Commentary, 1957. URL consultato il 31 luglio 2019.
  5. ^ William B. Ballis, Milovan Đilas, The New Class, in American Slavic and East European Review, vol. 17, nº 2, 1958, pp. 237, DOI:10.2307/3004172. URL consultato il 31 luglio 2019.
  6. ^ (EN) Conversations With Milovan Djilas, su ralphmag.org.
  7. ^ (EN) Ernest Mandel, Why The Soviet Bureaucracy is not a New Ruling Class (1979), su Ernest Mandel Internet Archive, 1979.
  8. ^ B. Bruce-Briggs, New Class?, New Brunswick, NJ, Transaction, 1979.
  9. ^ Ronal Inglehart, The Silent Revolution in Europe: Intergenerational Change in Post-Industrial Societies, in The American Political Science Review, vol. 65, nº 4, 1971, pp. 991-1017.

BibliografiaModifica

  • Erik van Ree, The Political Thought of Joseph Stalin: A Study in Twentieth Century Revolutionary Patriotism, 1stª ed., Routledge, October 28, 2002, ISBN 978-0700717491.
  • Milovan Đilas, The New Class: An Analysis of the Communist System, San Diego, Harcourt Brace Jovanovich, 1983 [1957], ISBN 0-15-665489-X.
  • Milovan Đilas, The Unperfect Society: Beyond the New Class, a cura di Dorian Cooke, New York, Harcourt, Brace & World, 1969, ISBN 0-15-693125-7.
  • Milovan Đilas, Fall of the New Class: A History of Communism's Self-Destruction, Alfred A. Knopf, 1998, ISBN 0-679-43325-2.. (La recensione del New York Times: (EN) Adam B. Ulam, An Unconventional Communist, su The New York Times, 10 maggio 1998.)
  • Lev Trockij, La rivoluzione tradita: Cos'è l'Unione Sovietica e dove sta andando?, 1937. (La famosa opera di Trockij considera la sospetta corruzione e il tradimento della Rivoluzione russa da parte di Stalin e della nuova casta burocratica al potere)
  • Marian Sawer, Socialism and the New Class: Towards the Analysis of Structural Inequality Within Socialist Societies, Bedford Park, Australia, Australasian Political Studies Association, 1978, ISBN 0-7258-0074-7.
  • Friedrich Hayek, La via della schiavitù, 1944.
  • Robert D. Kaplan, Balkan Ghosts: A Journey through History[collegamento interrotto], New York, St. Martin's Press, 1993, ISBN 0-312-08701-2. [permanent dead link]
  • Richard Barbrook, The Class of the New, Londra, OpenMute, 2006, ISBN 0-9550664-7-6. URL consultato il 12 settembre 2019 (archiviato dall'url originale il 1º agosto 2018).
  • George Orwell, 1984, 1949.
  • Alvin Ward Gouldner, The Future of Intellectuals and the Rise of the New Class: A Frame of Reference, Theses, Conjectures, Arguments, and an Historical Perspective on the Role of Intellectuals and Intelligentsia in the International Class Contest of the Modern Era, New York, Seabury Press, 1979, ISBN 0-8164-9358-8.
  • Kellner (a cura di), Hidden Technocrats: The New Class and New Capitalism, New Brunswick, Transaction Publishers, 1992, ISBN 0-88738-443-9.
  • Christopher Lasch, The Revolt of the Elites and the Betrayal of Democracy, New York, W.W. Norton, 1995, ISBN 0-393-03699-5.
  • Grace Budrys, When Doctors Join Unions, Ithaca, ILR Press/Cornell University Press, 1997, ISBN 0-8014-8354-9.
  • Carlos Pérez Soto, Comunistas otra vez, para una crítica del poder burocrático, Santiago del Cile, ARCIS - LOM, 2008 [2001], ISBN 978-956-282-988-5.

ArticoliModifica

Voci correlateModifica

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