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Obbligo formativo in Italia

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Istruzione obbligatoria.

L'obbligo formativo in Italia (detto genericamente obbligo scolastico e spesso impropriamente obbligo d'istruzione), nel lessico giuridico, indica l'obbligo di assolvere determinati doveri in tema di istruzione.

L'istruzione obbligatoria è una misura introdotta in molti Paesi del mondo, al fine di garantire una scolarizzazione di massa. È inteso come obbligo di frequenza, non compatibile col lavoro minorile, e come obbligo di conseguire un titolo di studio. Gli oneri della scuola dell'obbligo sono totalmente o prevalentemente a carico dello Stato. Talora l'obbligo scolastico è associato a un'iscrizione gratuita agli istituti e a un sostegno economico per i ceti meno abbienti. Per la scuola dell'obbligo, il sostegno è in molti paesi basato esclusivamente sul reddito, non su criteri meritocratici, secondo il principio per il quale un'istruzione di base è un diritto fondamentale del cittadino.

Nella maggior parte dei paesi l'obbligo dura 10 anni, quindi fino a 16 anni (es: Italia e Francia); in altri è di 9, in altri ancora di 12, permettendo tuttavia negli ultimi 2 anni la frequenza con tempo parziale (es: Polonia e Germania). In Europa l'obbligo scolastico non è ancora uniforme.[1] Inizia dal compimento del 6º anno d'età, ad eccezione di alcuni paesi dell'Est Europa e del Portogallo, dove inizia dal 5°, e della Svezia, la Bulgaria e la Finlandia dove inizia dal 7°. In Ungheria l'obbligo scolastico dura 13 anni, da 5 anni a 18 anni.

StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Istruzione in Italia e Storia dell'istruzione in Italia.

L'istruzione obbligatoria venne introdotta in Italia durante l'epoca napoleonica: nelle repubbliche giacobine italiane e poi nel Regno italico e nel Regno di Napoli la scuola cercò di modellarsi su quella francese. In particolare nel 1810, Gioacchino Murat decretò l'obbligatorietà della scuola primaria[2]. L'istruzione primaria fu concepita come pubblica, obbligatoria e gratuita: tutti i cittadini, sia maschi che femmine, dovevano accedervi; per i livelli superiori non doveva esserci invece uguaglianza dell'istruzione (la quale deve valorizzare i talenti), ma uguaglianza di opportunità. La scuola, bandendo qualsiasi insegnamento religioso, deve essere laica, basata da una parte sulla trasmissione di capacità professionali utili, contenuti verificabili e metodi razionali e dall'altra sulla formazione civile.

Durante l'unità d'Italia, la legge Casati del 1859 istituì una scuola elementare articolata su due bienni, il primo dei quali obbligatorio. Di fatto, al censimento del 1871 si attestò un notevole peggioramento dell'analfabetismo rispetto alla situazione pre-unitaria, cosicché la legge Coppino del 1877 portò la durata delle elementari a cinque anni ed introdusse l'obbligo scolastico nel primo triennio delle elementari stesse, definendo anche sanzioni per i genitori degli studenti che non avessero adempiuto a tale obbligo. La legge Orlando prolungò l'obbligo scolastico fino al dodicesimo anno di età, prevedendo l'istituzione di un "corso popolare" formato dalle classi quinta e sesta, che si innestava subito dopo la scuola elementare; impose altresì ai Comuni di istituire scuole almeno fino alla quarta classe, nonché di assistere gli alunni più poveri, elargendo fondi ai Comuni con modesti bilanci.

La riforma Gentile del 1923 portò l'obbligo scolastico fino ai 14 anni d'età per aderire ad una convenzione internazionale di alcuni anni prima, tuttavia di fatto rimase lettera morta per la stragrande maggioranza degli studenti italiani fino al 1962-1963, quando fu avviata la riforma dell'unificazione della scuola media. Nel frattempo, l'articolo 34, comma secondo della Costituzione italiana, entrata in vigore nel 1948, aveva stabilito che "L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita".

Dagli anni settanta del XX secolo, l'obbligo scolastico in Italia valeva fino al conseguimento della licenza di scuola media inferiore e, in ogni caso, fino a 14 anni di età (il vincolo era quindi di tipo anagrafico). Lavori a qualunque titolo e tipologia contrattuale per persone di età inferiore ai 14 anni erano dunque una forma di lavoro minorile, che costituiva reato.

Attualmente in Italia si distingue tra obbligo scolastico e diritto dovere all'istruzione/formazione o obbligo formativo. Il primo richiede la permanenza nel sistema di istruzione per dieci anni, indipendentemente dagli esiti e che dunque non termina a sedici anni, ma dieci anni dopo aver iniziato (indipendentemente dalle promozioni conseguite), il secondo, invece, non è un traguardo temporale ma richiede il raggiungimento di una qualifica pari almeno al II livello EQF. L'obbligo formativo è stato introdotto dal ministro Luigi Berlinguer insieme all'innalzamento da 8 a 10 anni dell'obbligo scolastico. Tale innalzamento si sarebbe dovuto compiere nell'arco di alcuni anni, infatti inizialmente l'obbligo veniva prolungato solo fino ai 9 anni. La legge De Mauro-Berlinguer prevedeva anche un riordino dei cicli che avrebbe portato una unificazione tra scuola elementare e scuola media accorciando la durata di tale percorso di un anno.
In tal modo l'obbligo scolastico di 10 anni avrebbe messo gli studenti nella condizione di frequentare 3 anni di scuola superiore ottenendo una qualifica.

All'interno di tale quadro venne progettato il "NOF", nuovo obbligo formativo, che prevede il diritto dovere di permanere nei vari canali della formazione-istruzione fino al conseguimento di una qualifica di II livello EQF.

Con la riforma Moratti l'innalzamento dell'obbligo scolastico venne annullato, mentre venne mantenuto l'obbligo formativo. Tale obbligo prevedeva che gli studenti, dopo il conseguimento del diploma di scuola secondaria inferiore, si iscrivessero o alle scuole secondarie superiori o a un corso di formazione o che mettessero in atto forme di alternanza tra formazione e lavoro (apprendistato).

Con il passaggio del ministero a Giuseppe Fioroni, attraverso l'art. 1 comma 622 della 27 dicembre 2006 n. 296 (legge finanziaria per l'anno 2007), l'obbligo scolastico è stato nuovamente innalzato a 10 anni e, in ogni caso, fino al sedicesimo anno di età. Di conseguenza l'età per l'accesso al lavoro è stata elevata a 16 anni.

Meno di due anni dopo il governo Berlusconi IV, modificando la legge 296/2006,[3] contemplò la possibilità che l'obbligo scolastico, nel rispetto degli obiettivi di apprendimento generali e specifici, fosse assolvibile anche attraverso percorsi di istruzione o formazione professionale. La maggioranza presentò un disegno di legge nuovamente dedito all'introduzione dei giovani nel mondo del lavoro. Questi avrebbero potuto infatti trascorrere l'ultimo anno di obbligo di istruzione (ovvero, di norma, il sedicesimo anno di età) in aziende del territorio, tramite contratti di apprendistato.[4][5] Quest'ultimo disegno si scontrò con grandi critiche da parte di vari sindacati, del Partito Democratico e dell'Italia dei Valori;[6] e nonostante un lunghissimo iter parlamentare non venne approvato.

Con la nuova riforma Gelmini del 2010 si fece un tentativo di riduzione dell'obbligo scolastico che, tuttavia, non andò in porto.

Assolvimento dell'obbligo scolastico in ItaliaModifica

Data di nascita Obbligo formativo
Nati fino al 31 dicembre 1951 Licenza di quinta elementare o frequenza di 8 anni di studio al compimento dei 14 anni
Nati dal 1º gennaio 1952 al 31 dicembre 1984 Licenza di scuola media inferiore o frequenza di 8 anni di studio al compimento dei 15 anni
Nati dal 1º gennaio 1985 al 31 dicembre 1992 Ammissione al 2º anno di scuola media superiore o frequenza di 9 anni di studio al compimento dei 15 anni
Nati dal 1º gennaio 1993 Ammissione al 3º anno di scuola secondaria di secondo grado o frequenza di 10 anni di studio al compimento dei 18 anni

NoteModifica

  1. ^ L'obbligo scolastico in Europa, pubblicazione del MIUR
  2. ^ Decreto legge del 15/09/1810.
  3. ^ Art. 64 legge 133/2008
  4. ^ Scuola, l'obligo può finire a 15 anni
  5. ^ da archiviostorico.corriere.it, 21 gennaio 2010
  6. ^ Dati dal sito della Camera dei Deputati, su dati.camera.it. URL consultato il 2 febbraio 2013 (archiviato dall'url originale il 22 febbraio 2014).

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica