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L'onnivorismo è un'alimentazione basata sul bilanciamento tra cibi di origine animale e cibi di origine vegetale.[1] Il termine è spesso contrapposto a diete più ristrette: classico esempio la dieta vegana. Il termine pertanto è spesso utilizzato per indicare una dieta classica, senza limitazioni, in contrapposizione ad altri modelli alimentari.

Mentre il termine onnivoro ha una connotazione biologica, legata alla capacità alimentari di una specie, il termine onnivorismo ha una valenza culturale, legata a delle specifiche abitudini alimentari.

Graffiti dei cacciatori-raccoglitori di Cro-Magnon, Grotta di Lascaux

EtimologiaModifica

La parola onnivorismo indica la pratica di chi è onnivoro. Il termine onnivoro deriva dal latino ed è composto dalle parole omnis ("tutto") e vorus ("mangiare").[1]

CaratteristicheModifica

L'onnivorismo, essendo un regime alimentare che comprende il contemporaneo consumo di cibi di origine vegetale ed animale, consente di coprire con più facilità il fabbisogno di tutti quei nutrienti, tra cui proteine amminoacidi vitamine minerali ed acidi grassi, detti essenziali.[2] Questi nutrienti indispensabili vengono così chiamati perché, non essendo l'organismo umano in grado di sintetizzarli, devono essere introdotti necessariamente attraverso la dieta. L'onnivorismo è stato l'unico regime alimentare praticato da tutte le comunità umane vissute prima della rivoluzione industriale ed oggi è adottato stabilmente dalla maggioranza della popolazione mondiale.

L'onnivorismo nell'evoluzione umanaModifica

Durante l'evoluzione delle specie, gli ominidi hanno subito una variazione degli schemi alimentari dovuti ad una molteplicità di fattori. Dalla sua origine il genere umano è onnivoro, in grado di consumare una grande varietà di materiali vegetali e animali. Si rileva, addirittura che l'onnivorismo risale all'indietro nel tempo, accomunando panini e ominini a questa dieta, differenziandoli da altre linee evolutive[3][4]. In questo senso, già dalle origini Homo è assimilato all'onnivorismo di scimpanzé e bonobo, e relativamente distante dal vegetarianismo degli oranghi.

Durante diverse fasi del paleolitico le varie specie ominine impiegavano caccia, pesca e raccolta quali fonti primarie di cibo,[5] alternando ai vegetali spontanei le proteine animali, e precedendo nella storia evolutiva il reperimento di tali proteine tramite comportamenti saprofagi[6] (etologia largamente diffusa in H. habilis). Si è provato che il genere Homo abbia usato il fuoco sin dal tempo della predominanza dalla specie Homo erectus[7] che del fuoco faceva documentato uso, probabilmente anche per preparare e cucinare cibo prima di consumarlo. Secondo Lewis Binford il nutrirsi di carogne animali si è esteso a generi successivi all'habilis, coinvolgendo il cosiddetto Uomo di Pechino (H. erectus).

L'uso del fuoco è diventato comunque documentatamente regolare nelle specie H. sapiens e H. neanderthalensis. Si ipotizza, su basi scientifiche, che un motore evolutivo per H. erectus, il primo ominide documentamente in grado di cuocere i cibi sia stato costituito dal ricavare, con la cottura, più calorie dalla dieta, diminuire le ore dedicate all'alimentazione superando le limitazioni metaboliche che negli altri primati non hanno permesso un'encefalizzazione e uno sviluppo neuronale legato alle dimensioni del cervello in proporzione alle dimensioni corporee.[8] Questo, unito ad un crescente consumo di proteine animali, documentatamente ascritto alla separazione Homo-Australopithecus, o H. habilis-H. erectus,[9][10] avrebbe costituito un potente impulso evolutivo.

Il costume onnivoro modernoModifica

Circa diecimila anni fa, all'inizio del Neolitico,[11][12] l'uomo ha sviluppato l'agricoltura e l'allevamento che hanno sostanzialmente rivoluzionato il tipo di cibo che l'uomo assume, passando velocemente ad una dieta base ricca di carboidrati amilacei da cereali, proteine vegetali da legumi e proteine animali, probabilmente in minore quantità, da latte, uova, e carne di specie allevate, lipidi da semi. Si trattava di calorie a reperibilità facilitata rispetto all'ottenimento degli stessi nutrienti dalle attività di caccia e raccolta. La disponibilità di calorie per un sempre più elevato numero di individui ha contribuito allo sviluppo di popolazioni, città e, a causa dell'aumento della densità della popolazione, a una maggiore diffusione delle malattie infettive epidemiche, nonché a variazioni nella costituzione fisica e nei caratteri antropometrici. Progressivamente vennero introdotti nella dieta sempre nuovi cibi.

Il tipo di cibo che si consuma e il modo in cui si prepara dipende molto dalla cultura e dall'ambiente di ogni popolazione, contemplando popoli come gli Inuit, praticamente carnivori, e vasti strati di popolazioni tropicali pressoché vegetariane[senza fonte]. Un certo numero di persone consuma comunque cibi non cotti, altri si astengono dal consumo di carne in toto, o di alcuni tipi solamente, altri ancora non consumano prodotti derivanti da animali, e ciò per diversi motivi, quali la religione, l'etica o per motivi di salute.

Lo studio della dieta ha prodotto lo sviluppo di una vera e propria scienza alimentare. In genere, gli uomini possono sopravvivere da due a otto settimane senza cibo, a seconda del grasso depositato nel corpo. La sopravvivenza senz'acqua è invece limitata a tre o quattro giorni. La carenza di cibo resta tuttavia un serio problema, con circa 300.000 morti per fame ogni anno.[13] In realtà esiste anche il problema contrario alla fame, l'obesità, che nei paesi industrializzati cresce in maniera quasi epidemica, portando problemi di salute e aumentando la mortalità.

La progettazione di viaggi interplanetari all'interno del sistema solare vede nella realizzazione di una alimentazione onnivora per gli astronauti una delle maggiori sfide bio-tecnologiche da risolvere. Esistono diversi studi tra cui quelli delle agenzie spaziali statunitense e cinese per la coltivazione di piante[14] e l'allevamento di insetti[15] per la futura alimentazione al di fuori della terra.

Le diete onnivore iperproteicheModifica

Nessuna dieta umana è caratterizzata dalla totale esclusione dei vegetali. Alcune popolazioni umane però hanno sviluppato, per ragioni di sopravvivenza, delle diete sbilanciate in favore di cibi di origine animale. Diete siffatte si trovano ad esempio in quei popoli che hanno colonizzato zone della terra ostili. È il caso dei Masai e dei Tutsi, in Africa, e dei Mongoli e dei Tartari, in Asia, nomadi in territori semi-aridi perché questi ultimi non permettono l'agricoltura ma solo la transumanza del bestiame. Gli alimenti tradizionali principali di queste popolazioni sono i prodotti lattiero-caseari, come yogurt e formaggi, insieme alla carne[16][17], integrati con tuberi o altri vegetali. Il caso limite è quello degli Inuit stanziali nel circolo polare artico per i quali l'alimentazione è quasi interamente carnivora, basandosi sulle carni derivate dalla pesca dei cetacei e dei pesci[18], integrate con il consumo di alghe muschi e licheni.

Lo Statunitense Derek Nance sostiene di avere eliminato dalla dieta ogni cibo di origine vegetale e di alimentarsi per motivi salutistici di sola carne cruda o macerata avendone tratto benefici[19].

Il ruolo della vitamina B12Modifica

 
Tavolette di spirulina in commercio con analoghi di vitamina B12 non utili

La vitamina B12 è prodotta in natura da solo da alcuni microrganismi (alcuni archei e batteri), viene quindi prodotta anche da certi ceppi batterici presenti nel nostro intestino. Questi batteri intestinali sono situati però in zone dove il fattore intrinseco non arriva, per cui l'assorbimento di quest'ultima è irrisorio, ma non nullo. È presente in forma biologicamente attiva nelle carni, nei latticini e nelle uova, mentre nessun cibo di origine vegetale può essere considerato una fonte affidabile di questa vitamina. Alcuni cibi vegetali vengono a volte consigliati come fonte di B12, come l'alga spirulina, l'alga klamath e altre alghe marine, contengono B12 e analoghi della B12.[20][21][22][23] Tuttavia, diversi studi hanno dimostrato che la vitamina B12 contenuta nelle alghe azzurro-verdi, come la spirulina e la klamath, risulta non biodisponibile nell'uomo e pertanto gli integratori alimentari a base di tali alghe non sono efficaci come fonte di vitamina B12.[24][25] Altri cibi proposti contengono vitamina B12 attiva ma in quantità inadeguate e per di più molto variabili, come alcune alghe che possono contenere quantità di B12 differenti a seconda del luogo di origine[26]. Infine, in alcuni prodotti fermentati a base di soia, come il tempeh e il miso, anch'essi a volte consigliati, in realtà questa vitamina risulta praticamente assente[27]. Questa forte confusione nasce dall'utilizzo di metodiche d'indagine che non sono in grado di discriminare correttamente tra vitamina B12 biologicamente attiva e suoi analoghi (biologicamente inattivi). Alcuni analoghi inoltre sono in grado di competere nell'assorbimento con la vera vitamina B12 all'interno dell'organismo, accelerando ulteriormente l'instaurarsi di una carenza. Nel tentativo di ottenere cibi vegetali fonti di B12, nel 2003 dei ricercatori dell'Università di Hiroshima hanno sviluppato metodi sperimentali per la coltivazione di piante ricche di vitamina B12[28].

Il ruolo della vitamina DModifica

Meno noto rispetto alla vitamina B12 è il ruolo della vitamina D nell'alimentazione onnivora umana. La vitamina D è un nutriente essenziale per il metabolismo dell'homo sapiens. Le fonti di approvvigionamento possibili sono due: l'assunzione attraverso la dieta alimentare, con il ricorso a cibi di origine animale, e la produzione endogena attraverso l'esposizione della cute ai raggi solari. Il diverso grado di copertura della pelle dovuto all'abbigliamento indossato e il diverso grado di efficacia della radiazione utile del sole ricevuta fa si che per assicurare il fabbisogno di vitamina D nelle popolazioni che vivono al di sotto dei tropici prevalga la fonte solare mentre nelle popolazioni che vivono al di sopra dei circoli polari prevalga la fonte alimentare. Per gli Inuit, ad esempio, la fonte primaria di vitamina D proviene dall'alimentazione[29].

SaluteModifica

Numerose evidenze mostrano che l'onnivorismo sia la migliore forma di alimentazione per il mantenimento del buono stato di salute. Infatti tanto le diete prive di fonti vegetali quanto quelle prive di fonti animali comportano gravi carenze associate ad altrettante gravi patologie. È noto, per esempio, che in passato i marinai si ammalavano di scorbuto in mancanza di cibi vegetali fonti di adeguate quantità di vitamina C[30], allo stesso modo in cui, ad esempio, i vegani, privandosi di cibi di origine animale, si ammalano di anemia megaloblastica senza l'uso di integratori farmacologici fonti di adeguate quantità di vitamina B12.[31]

NoteModifica

  1. ^ a b Definizione e significato di Onnivoro, su dizionari.corriere.it. URL consultato il 18 giugno 2017.
  2. ^ I nutrienti indispensabili per stare bene, su alimentazione.pazienti.it. URL consultato il 18 giugno 2017.
  3. ^ Haenel H, Phylogenesis and nutrition, in Nahrung, vol. 33, nº 9, 1989, pp. 867–87, PMID 2697806.
  4. ^ Cordain, Loren, Implications of Plio-pleistocene diets for modern humans, in Peter S. Ungar (a cura di), Evolution of the human diet: the known, the unknown and the unknowable, 2007, pp. 264–5.
    «"Since the evolutionary split between hominins and pongids approximately 7 million years ago, the available evidence shows that all species of hominins ate an omnivorous diet composed of minimally processed, wild-plant, and animal foods.».
  5. ^ F. W. Marlowe, Hunter-gatherers and human evolution, in Evolutionary Anthropology: Issues, News, and Reviews, vol. 14, nº 2, 2005, pp. 54–67, DOI:10.1002/evan.20046.
  6. ^ Bramble DM, Lieberman DE, Endurance running and the evolution of Homo (PDF), in Nature, vol. 432, nº 7015, novembre 2004, pp. 345–52, DOI:10.1038/nature03052, PMID 15549097.
  7. ^ Francesco Berna, Paul Goldberg, Liora Kolska Horwitz, James Brink, Sharon Holt, Marion Bamford,and Michael Chazan; PNAS Plus: Microstratigraphic evidence of in situ fire in the Acheulean strata of Wonderwerk Cave, Northern Cape province, South Africa PNAS 2012 109 (20) E1215–E1220; published ahead of print April 2, 2012, doi:10.1073/pnas.1117620109
  8. ^ Karina Fonseca-Azevedo, Suzana Herculano-Houzel, Metabolic constraint imposes tradeoff between body size and number of brain neurons in human evolution, PNAS 2012 109 (45) 18571-18576; published ahead of print October 22, 2012, doi:10.1073/pnas.1206390109
  9. ^ Ungar, Peter S. Dental topography and diets of Australopithecus afarensis and early Homo. Journal of Human Evolution, 46: 605-622, 2004.
  10. ^ David Holzman, Meat eating is an old human habit, newscientist, September 2003
  11. ^ (EN) Earliest agriculture in the Americas, su archaeology.org. URL consultato il 18 giugno 2017.
  12. ^ (EN) Ancient fig clue to first farming, su news.bbc.co.uk, 2 giugno 2006. URL consultato il 18 giugno 2017.
  13. ^ Death and DALY estimates for 2002 by cause for WHO Member States World Health Organisation. Accessed 29 Oct 2006
  14. ^ Colonie spaziali per vegani, su media.inaf.it.
  15. ^ Gli astronauti mangeranno larve - I test in Cina durati 105 giorni, su corriere.it.
  16. ^ A pranzo coi Masai, su focus.it.
  17. ^ Tradizioni Cibo - Il rapporto tra i Mongoli e gli animali, su mongolia.it.
  18. ^ La dieta degli Eschimesi, su nutrizione.com.
  19. ^ Quest'uomo mangia solo carne cruda da cinque anni, su vice.com.
  20. ^ (EN) Messina MJ, Messina VL. The Dietitian's Guide to Vegetarian Diets: Issues and Applications. Gaithersburg, MD: Aspen Publishers; 1996. (cit. in: Position of the American Dietetic Association and Dietitians of Canada: Vegetarian diets. Journal of the American Dietetic Association, June 2003; Volume 103: Pages 748-765. (IT) Traduzione a cura di Luciana Baroni).
  21. ^ (EN) Donaldson MS. Metabolic vitamin B12 status on a mostly raw vegan diet with follow-up using tablets, nutritional yeast, or probiotic supplements. Annals of Nutrition and Metabolism, 2000; Volume 44 (5-6): Pages 229-234. (cit. in: Position of the American Dietetic Association and Dietitians of Canada: Vegetarian diets. Journal of the American Dietetic Association, June 2003; Volume 103: Pages 748-765. (IT) Traduzione a cura di Luciana Baroni).
  22. ^ (EN) Watanabe F, Takenaka S, Kittaka-Katsura H, Ebara S, Miyamoto E. Characterization and bioavailability of vitamin B12-compounds from edible algae. Journal of Nutritional Science and Vitaminology (Tokyo), October 2002; Volume 48 (5): Pages 325-331. (cit. in: John McDougall. Vitamin B12 Deficiency—the Meat-eaters' Last Stand. The McDougall Newsletter, November 2007; Vol. 6, No. 11. (IT) Traduzione Archiviato il 29 febbraio 2012 in Internet Archive. a cura di Luciana Baroni).
  23. ^ (EN) Stephen Walsh. Algae and B12 Archiviato l'11 maggio 2012 in Internet Archive.. Published online: 7 June 2002. (IT) Traduzione a cura di Luciana Baroni.
  24. ^ Fumio Watanabe, Vitamin B12 Sources and Bioavailability, Experimental Biology and Medicine, N. 232(10), 2007, pp. 1266-1274
  25. ^ Emi Miyamoto, Yuri Tanioka, Tomoyuki Nakao, Florin Barla, Hiroshi Inui, Tomoyuki Fujita, Fumio Watanabe, Yoshihisa Nakano, Purification and Characterization of a Corrinoid-Compound in an Edible Cyanobacterium Aphanizomenon flos-aquae as a Nutritional Supplementary Food, Journal of Agricultural and Food Chemistry, January 2007
  26. ^ Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, La vitamina B12 nelle diete vegetariane, Scienzavegetariana.it. URL consultato il 16 luglio 2010.
  27. ^ (EN) Fumio Watanabe, Vitamin B12 sources and bioavailability, in Experimental Biology and Medicine, 232(10), novembre 2007, pp. 1266-1274. URL consultato il 15 giugno 2017 (archiviato dall'url originale il 24 luglio 2011). (cit. in: (EN) John McDougall, Vitamin B12 Deficiency—the Meat-eaters' Last Stand, vol. 6, nº 11, The McDougall Newsletter, novembre 2007. | Copia archiviata, su scienzavegetariana.it. URL consultato il 1º marzo 2012 (archiviato dall'url originale il 29 febbraio 2012). Traduzione] a cura di Luciana Baroni)
  28. ^ (EN) Hiroshima University. Kazuyoshi Sato. Seed andplant containing vitamin B12 and method of producing the same. June 2003. Canadian Intellectual Property Office. CA 2431442.
  29. ^ Eskimos evolved to get and limit Vitamin D from food, su vitamindwiki.com.
  30. ^ Carenze vitaminiche e scorbuto, su alimentazione.doctissimo.it.
  31. ^ Anemia da carenza di vitamina B12, su pazienti.it. URL consultato il 18 giugno 2017.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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