Opera nazionale del dopolavoro

Gita a Littoria nel 1933 di un gruppo dell'OND

L'Opera nazionale del dopolavoro (in acronimo OND) è un'associazione istituita in Italia il 1º maggio 1925 dal regime fascista,[1] alle dirette dipendenze del capo del governo,[1] col compito di occuparsi del tempo libero dei lavoratori.

StoriaModifica

Con l'istituzione di questo ente, infatti, il partito fascista ebbe sempre più la possibilità di penetrare nel tessuto sociale,[1] riducendo lo spazio di manovra delle opposizioni al regime. L'OND offriva dei servizi reali e concreti alla popolazione che così tendeva sempre meno a contestare il regime. Allo stesso tempo, gli stessi vertici del Partito Fascista riuscivano tramite l'OND a tenere sotto controllo in maniera abbastanza capillare l'umore della popolazione.

I nuovi intrattenimenti fascisti tuttavia non riuscirono a sovrastare del tutto la vecchia sociabilità popolare (bocciofile, corali, ecc), che continuarono ad avere il maggior numero di praticanti iscritti.[senza fonte]

Con la caduta della Repubblica Sociale Italiana, nel 1945, l'OND venne trasformata in Ente nazionale assistenza lavoratori (ENAL), mutando, oltre al nome, fini e modalità organizzative.[1]

AttivitàModifica

Per definizione statutaria "cura l'elevazione morale e fisica del popolo, attraverso lo sport, l'escursionismo, il turismo, l'educazione artistica, la cultura popolare, l'assistenza sociale, igienica, sanitaria, ed il perfezionamento professionale". L'Opera nazionale del dopolavoro rientrava in quel piano di orientamento dei costumi e delle abitudini tesa a plasmare l'"uomo nuovo", avviato dal regime nel corso del ventennio: l'obbiettivo era costruire stili di vita generalizzati che fossero d'uopo nell'opera di "polarizzazione nazionale".[senza fonte]

Il dopolavoro ferroviario romano dell'ATAG ebbe un successo particolarmente vasto, con 6000 tesserati all'inizio degli anni Trenta che svolgevano attività sportive, artistiche, teatrali, o anche visite turistiche a prezzi popolari, dando opportunità e sbocchi nuovi ai lavoratori comuni; un altro aspetto è la conoscenza reciproca tra classi di lavoratori differenti anche per ruolo gerarchico al di fuori della stretta attività lavorativa, fermo restando le necessità dell'organizzazione gerarchica nel lavoro[2].

Attraverso il Dopolavoro, l'Italia vide il primo sviluppo di turismo interno di massa.

È stato anche affermato che, grazie alle attività ricreative del dopolavoro, i lavoratori non avrebbero potuto dedicare il proprio tempo a recarsi in taverna ed associarsi con individui pericolosi.[3]

GradiModifica

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Grado Presidente
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Grado Segretario Generale Segretario Nazionale Sindaci - Presidenti Consiglio Disciplina
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Grado Capo Servizi Amministrativi Capo Servizio - Ispettori di I categoria Capo Ufficio - Ispettori di II categoria
Controspallina      
Grado I segretario - Ispettori di III categoria Segretario Vice Segretario
Controspallina        
Grado Primo Archivista Archivista Applicato Alunno d'ordine - Dattilografo di I categoria
Controspallina        
Grado Presidente Dopolavoro Provinciale Direttorio Provinciale e Consiglio del Direttorio delle Federazioni Sportivo Nazionale Presidente delle Federazioni Provinciali Filodrammatiche - Sindaci del Dopolavoro Provinciale Direttore Tecnico Provinciale - Direttrice Tecnica Provinciale - Ispettore Federale di Zona

NoteModifica

  1. ^ a b c d Fonte: Enciclopedie on line, riferimenti in Collegamenti esterni.
  2. ^ Talamo, Giuseppe, Gaetano Bonetta. Roma nel novecento: da Giolitti alla Repubblica., Cappelli, 1987.
  3. ^ De Grazia, Victoria. The culture of consent: mass organisation of leisure in fascist Italy. Cambridge University Press, 2002.

BibliografiaModifica

  • AA. VV., «Opera nazionale dopolavoro», in Dizionario di Storia, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
  • Victoria de Grazia, Consenso e cultura di massa nell'Italia fascista. L'organizzazione del dopolavoro, Roma/Bari, Laterza, 1981.

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