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Logo dell'Operazione Sostegno Risoluto

Operazione Sostegno Risoluto (in inglese: Resolute Support Mission) è il nome dell'operazione militare guidata dalla Nato in Afghanistan cominciata il 1º gennaio 2015 dopo la fine della precedente missione International Security Assistance Force ISAF[1].

Indice

StoriaModifica

Nel giugno 2014 è stato approvato il piano della missione Sostegno Risoluto dai ministri degli esteri dei Paesi membri della Nato[2]. Il piano è stato poi approvato con il successivo Status of Forces Agreement (SOFA), firmato il 30 settembre 2014 dal Presidente della Repubblica dell'Afghanistan Ashraf Ghani e dal NATO Senior Civilian Representative in Afghanistan Maurits Jochems. Il SOFA, ratificato dal Parlamento nazionale afghano il 27 dicembre 2014, è stato adottato all'unanimità dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con la risoluzione 2189 che ha autorizzato l'avvio di una nuova missione in Afghanistan.

Il 28 dicembre 2014 termina la missione ISAF e il 1º gennaio 2015 ha inizio la missione Resolute Support[3].

ObiettivoModifica

La missione Resolute Support comprende attualmente poco più di 16.000 militari provenienti da 41 Paesi alleati e partner della NATO.

Lo scopo della missione è contribuire all'addestramento, assistenza e consulenza in favore delle Istituzioni e delle Forze di Sicurezza afgane, al fine di facilitare le condizioni per la creazione di uno stato di diritto, Istituzioni credibili e trasparenti e, soprattutto, di Forze di Sicurezza autonome e ben equipaggiate, in grado di assumersi autonomamente il compito di garantire la sicurezza del Paese e dei propri cittadini.

A differenza della missione ISAF, i militari di Resolute Support non sono coinvolti in azioni di combattimento[4], benché nel novembre 2014, secondo quanto riportato dal New York Times, il Presidente degli Stati Uniti d'America Barack Obama avrebbe autorizzato le truppe americane a partecipare attivamente nei combattimenti in caso di minaccia diretta da parte dei Talebani[5][6]. Il quartiere generale della Missione è situato a Camp RS, Kabul, sotto la guida dello statunitense Generale Austin Scott Miller[7], dal quale dipendono i quattro comandi di Mazar-e-Sharif (nord), Herat (ovest), Kandahar (sud) e Laghman (est).

L'Italia ha garantito alla NATO e alla Repubblica dell'Afghanistan il proprio supporto e partecipa alla missione con un impiego massimo di 800 militari, 148 mezzi terrestri e 8 mezzi aerei, suddivisi tra personale con sede a Kabul e un contingente militare italiano dislocato a Herat presso il Train Advise Assist Command West (TAAC-W), nell'ovest del Paese. Il personale di stanza a Kabul ricopre prevalentemente incarichi di staff presso il Comando di Resolute Support (RS HQ) e nell'alveo dei Comandi di vertice della missione RS, garantendo la funzionalità del Comando e Controllo in ambito multinazionale e il supporto ai Ministeri, Comandi e Scuole di addestramento afgani ubicati nella capitale. Il Senior National Representative (IT-SNR) è il Generale di Corpo d'Armata dell'Esercito Italiano Salvatore Camporeale[8] che, dal 10 novembre 2018, riveste anche l'incarico di Vicecomandante (Deputy Commander) della Missione.

Riguardo all'area di Herat, dal 15 dicembre 2018, il Comandante del Contingente (National Contingent Commander - NCC) e Comandante del TAAC-W è il Generale di Brigata Salvatore Annigliato. L'area di responsabilità italiana in cui opera il TAAC-W è un'ampia regione dell'Afghanistan occidentale (grande quanto il Nord Italia) che comprende le quattro province di Herat, Badghis, Ghor e Farah. La componente principale delle forze nazionali è attualmente costituita da personale dell'Esercito Italiano proveniente dalla Brigata Aeromobile "Friuli", con un significativo contributo di personale e mezzi della Marina Militare, Aeronautica Militare e Arma dei Carabinieri[9].

Paesi contributoriModifica

A dicembre 2018 risultano 16.910 i militari presenti in Afghanistan, provenienti da 41 Paesi contributori. Gli Stati Uniti d'America hanno il maggior numero di militari (8.475), seguiti da Germania (1.300), Regno Unito (1.100), Italia (895), Georgia (870) e Romania (693).

NoteModifica

  1. ^ Afghanistan, dopo 13 anni si conclude la missione ISAF, euronews, 28 dicembre 2014. URL consultato il 6 gennaio 2015.
  2. ^ Resolute Support - Afghanistan
  3. ^ NATO-led Resolute Support Mission in Afghanistan, NATO, 6 gennaio 2015. URL consultato il 6 gennaio 2015.
  4. ^ Missione ISAF in Afghanistan, il giorno dell'addio: un Paese in ginocchio e ancora senza governo, RaiNews, 28 dicembre 2014. URL consultato il 6 gennaio 2015.
  5. ^ Afghanistan, Obama proroga 'Enduring Freedom': ancora un anno di truppe in missione, LaRepubblica, 22 novembre 2014. URL consultato il 18 gennaio 2015.
  6. ^ In a Shift, Obama Extends U.S. Role in Afghan Combat, New York Times, 21 novembre 2014. URL consultato il 18 gennaio 2015.
  7. ^ Resolute Support Mission Commander, rs.nato.int.
  8. ^ Afghanistan: Generale Camporeale nuovo Vicecomandante di RS, difesa.it.
  9. ^ Operazioni Militari, Afghanistan, Resolute Support, difesa.it.

Voci correlateModifica

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