Opere architettoniche e artistiche del Vittoriano

1leftarrow blue.svgVoce principale: Vittoriano.

Scorcio delle opere artistiche e architettoniche del Vittoriano

Le opere architettoniche e artistiche del Vittoriano, complesso monumentale nazionale italiano situato a Roma in piazza Venezia sul versante settentrionale del colle del Campidoglio, hanno un preciso simbolismo[1] e rappresentano, tramite metafore, le virtù e i sentimenti, molto spesso resi come personificazioni allegoriche, che hanno animato gli italiani durante il Risorgimento, periodo della storia italiana durante il quale l'Italia ha conseguito la propria unità nazionale e la liberazione dalla dominazione straniera[2]. Per tale motivo il Vittoriano è considerato uno dei simboli patri italiani[3].

Il Vittoriano è stato architettonicamente ideato come un grande e moderno foro[4] aperto ai cittadini, organizzato come un'agorà su tre livelli collegati da gradinate, sulla cui sommità è presente un maestoso portico caratterizzato da un lungo colonnato e da due imponenti propilei[5]. Centro architettonico del Vittoriano è la statua equestre di Vittorio Emanuele II, che è l'unica rappresentazione non simbolica presente nel monumento, dato che è la raffigurazione di re Vittorio Emanuele II di Savoia, personaggio storico realmente esistito[3][6]. Il termine "Vittoriano" deriva proprio dal nome Vittorio Emanuele II di Savoia, primo re dell'Italia unita, protagonista del Risorgimento e fautore del processo di unificazione italiana, tant'è che viene indicato dalla storiografia come "Padre della Patria"[3].

Indice

Pianta del VittorianoModifica

  1. Ingresso del Vittoriano con cancellata artistica di Manfredo Manfredi;
  2. Gruppo scultoreo Il Pensiero di Giulio Monteverde;
  3. Gruppo scultoreo L'Azione di Francesco Jerace;
  4. Fontana dell'Adriatico di Emilio Quadrelli;
  5. Gruppo scultoreo La Forza di Augusto Rivalta;
  6. Gruppo scultoreo La Concordia di Lodovico Pogliaghi;
  7. Fontana del Tirreno di Pietro Canonica;
  8. Gruppo scultoreo Il Sacrificio di Leonardo Bistolfi;
  9. Gruppo scultoreo Il Diritto di Ettore Ximenes;
  10. Una statua per lato del gruppo scultoreo
    Leone alato di Giuseppe Tonnini;
  11. Scalinata d'ingresso;
  12. Vittoria alata su rostro di Edoardo Rubino;
  13. Vittoria alata su rostro di Edoardo De Albertis;
  14. Altare della Patria, dov'è situata la tomba del Milite Ignoto;
  15. Statua della Dea Roma di Angelo Zanelli;
  16. Statue di quattordici città d'Italia di Eugenio Maccagnani;
  17. Statua equestre di Vittorio Emanuele II di Enrico Chiaradia;
  18. Vittoria alata su colonna trionfale di Nicola Cantalamessa Papotti;
  19. Vittoria alata su colonna trionfale di Adolfo Apolloni;
  20. Propileo con colonnato sulla cui sommità è presente
    la Quadriga dell'Unità di Carlo Fontana;
  21. Vittoria alata su colonna trionfale di Mario Rutelli;
  22. Vittoria alata su colonna trionfale di Cesare Zocchi;
  23. Propileo con colonnato sulla cui sommità è presente
    la Quadriga della Libertà di Paolo Bartolini;
  24. Sommoportico con colonnato il cui cornicione superiore è decorato
    dalle statue rappresentanti le regioni d'Italia. Di fronte
    allo stilobate, verso la statua equestre di Vittorio Emanuele II,
    è presente la terrazza delle città redente.

GeneralitàModifica

 
La scalinata d'ingresso al Vittoriano, che porta all'Altare della Patria, visibile al centro dell'immagine, sotto la statua equestre di Vittorio Emanuele II. Sulla sommità del Vittoriano si possono notare i due propilei laterali e l'imponente colonnato centrale del sommoportico

Il Vittoriano, trovandosi sul colle del Campidoglio, è situato nel centro simbolico della Roma antica ed è collegato a quella moderna grazie a strade che dipartono a raggiera da piazza Venezia[7]. Il complesso monumentale del Vittoriano è alto 70 metri (81 metri se si comprendono le quadrighe di coronamento dei due propilei), largo 135 metri, profondo 130 metri, occupa una superficie di 17 550 metri quadrati e possiede, grazie al cospicuo sviluppo degli spazi interni, una superficie calpestabile di 717 000 metri quadrati[3][8][9].

La scalinata d'ingresso è larga 41 metri e lunga 34 metri, mentre la terrazza dove è situato l'Altare della Patria è larga 66 metri[8]. La profondità massima dei sotterranei del Vittoriano raggiunge la quota di 17 metri sotto il livello stradale[9]. Il colonnato è formato da colonne alte 15 metri, mentre la lunghezza porticato è pari 72 metri[9]. Dal giugno 2007 è possibile salire alla terrazza delle quadrighe usufruendo di un ascensore[10]: questa terrazza, che è la più alta del monumento, è anche raggiungibile tramite 196 scalini che partono dal sommoportico[11].

Uno degli elementi architettonicamente preponderanti del Vittoriano sono le scalinate esterne, che sono costituite nel complesso da 243 gradini, e il portico situato sulla sommità del monumento, che è inserito tra due propilei laterali[9]. Il portico del Vittoriano è chiamato "sommoportico" per la sua posizione sopraelevata: "sommo", in italiano, significa infatti "alto", "grande", "parte più elevata"[12]. Altro elemento architettonicamente rilevante è l'ampio colonnato di ordine corinzio che caratterizza il sommoportico e i due propilei[13].

 
La basilica dell'Ara Coeli. Sulla sinistra si intravede il Vittoriano

Le allegorie (ovvero i concetti astratti espressi attraverso immagini concrete) che sono presenti nelle opere artistiche del Vittoriano rappresentano perlopiù le virtù e i sentimenti, molto spesso resi come personificazioni, che hanno animato gli italiani durante il Risorgimento, ovvero dai moti del 1820-1821 alla presa di Roma (1870), grazie ai quali è stata realizzata l'unità nazionale[2]. Nel Vittoriano è cospicua la presenza di statue rappresentanti Vittorie alate, sia in marmo che in bronzo, che simboleggiano il buon auspicio avuto per la realizzazione dell'unità nazionale italiana[14].

Sono numerose anche le opere artistiche che richiamano la storia dell'antica Roma[13]. Fin dalla sua inaugurazione il complesso del Vittoriano celebra infatti anche la grandezza e la maestà di Roma, che è eletta al ruolo di legittima capitale d'Italia[15]. Diversi poi sono i simboli vegetali presenti, fra i quali la palma, che simboleggia la "vittoria", la quercia (la "forza"), l'alloro (la "pace vittoriosa"), il mirto (il "sacrificio") e l'ulivo (la "concordia")[3]. Tutte le opere d'arte realizzate per il Vittoriano hanno impegnato i maggiori artisti allora attivi in Italia[16].

 
Il Vittoriano innevato

Nel Vittoriano sono diffusi significati allegorici che avrebbero dovuto essere chiari e univoci, perlomeno secondo le intenzioni dei loro realizzatori[17]. Questo obiettivo non fu però raggiunto, visto che le opere contenute nel Vittoriano hanno spesso subito delle interpretazioni ambigue[17]. L'ambivalenza intrinseca del Vittoriano va ricercata nel Risorgimento, che fu caratterizzato da una natura duale: da una parte i patrioti, dall'altra parte la maggioranza silenziosa formata principalmente da contadini e dalla classe media che era indifferente al processo di unificazione italiana[17]. Anche gli stessi patrioti non erano unitari: fin dall'inizio furono infatti divisi in centralisti e federalisti, in monarchici e in repubblicani, ecc.[17].

A questo va aggiunta l'ambivalenza acquisita dal Vittoriano durante la sua storia, visto che è stato utilizzato come simbolo da due classi dirigenti molto differenti, soprattutto nel modo con cui comunicavano i loro messaggi politici: l'Italia liberale quella fascista[17]. Entrambe avevano l'obiettivo di forgiare una "nuova Italia", ed ambedue avevano tendenze imperialistiche coloniali[18].

 
Il Vittoriano di notte

Ciò che invece li differenziava maggiormente era il modo con cui volevano perseguire questo obiettivo: l'Italia liberale lasciando il libero arbitrio ai cittadini, il regime fascista con la coercizione e le violenze[18]. Se l'Italia liberale vedeva nel Vittoriano un tempio laico dedicato metaforicamente – grazie al richiamo della figura di Vittorio Emanuele II di Savoia – all'Italia libera e unita, e celebrante il sacrificio per la patria e per gli ideali ad essa collegati[19][20][21], il fascismo considerava il monumento principalmente come un palcoscenico dove ostentare la potenza militare aggressiva del Paese[22].

Lo stile architettonico che influenzò di più l'architettura del Vittoriano fu quello in voga durante il Secondo Impero francese, regime bonapartista di Napoleone III instaurato in Francia dal 1852 al 1870, tra la Seconda e la Terza Repubblica francese, che fu assai comune nei nuovi edifici costruiti a Parigi in questo periodo storico portando poi alla completa trasformazione della capitale francese[23]. Da un punto di vista stilistico, l'architettura e le opere d'arte che impreziosiscono il Vittoriano sono state concepite con l'obiettivo di creare uno "stile nazionale" da replicare anche in altri ambiti[19].

Il nuovo "stile nazionale" usato nel Vittoriano, che doveva comunicare i fasti imperiali di Roma, si è ispirato alle forme utilizzate anche in ambito coloniale da diverse nazioni imperialiste dell'epoca come il Regno Unito, la Francia, l'Impero tedesco e il Belgio[13]. In particolare, Giuseppe Sacconi, per la realizzazione del Vittoriano, prese spunto dall'architettura neoclassica dell'antica Grecia e dell'antica Roma, nella loro versione italica, a cui sono state aggiunte delle influenze eclettiche[24].

Le fontane dei due mariModifica

Addossate al basamento esterno del Vittoriano, ai lati della cancellata d'ingresso di piazza Venezia, si trovano le "fontane dei due mari", che sono dedicate, rispettivamente, al mare Adriatico e al mar Tirreno. Entrambe le fontane sono inserite in un'aiuola e possiedono, fin dall'origine, un sistema idraulico che ne ricicla l'acqua evitando gli sprechi[25]. Un tempo era anche attiva una cisterna da cinquecentomila litri d'acqua, poi abbandonata, che si trova nei sotterranei del monumento[25].

La presenza delle fontane dei due mari ai fianchi dell'ingresso è simbolica, visto che rappresentano i due mari italiani maggiori, il mare Adriatico e il mar Tirreno, costeggianti le rive laterali della penisola italiana, che è invece simboleggiata dal Vittoriano[19]. Il questo modo è rappresentato, anche geograficamente, l'intero Paese[19]. A destra della fontana dell'Adriatico si osservano i resti del Sepolcro di Gaio Publicio Bibulo, monumento dell'epoca repubblicana, importante punto di riferimento per la toponomastica romana antica[26].

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Fontana dell'Adriatico Si trova a sinistra dell'ingresso al Vittoriano. È una personificazione allegorica che rappresenta il mare Adriatico, con un braccio rivolto a Oriente e quell'altro che poggia su un Leone di San Marco, che simboleggia la città di Venezia[3] Emilio Quadrelli  
Fontana del Tirreno Si trova a destra dell'ingresso al Vittoriano. È una personificazione allegorica che rappresenta il mar Tirreno, sdraiato sulla lupa capitolina e con un braccio poggiante su una scultura su cui è scolpita la sirena Partenope a simboleggiare, rispettivamente, le città di Roma e Napoli[3] Pietro Canonica  

Le scalinate esterne e le terrazzeModifica

GeneralitàModifica

 
La cancellata artistica che chiude l'ingresso del Vittoriano

Le scalinate esterne del Vittoriano si adattano ai fianchi ascendenti del versante settentrionale del colle del Campidoglio e conducono, partendo dall'ingresso di piazza Venezia, alla terrazza dell'Altare della Patria, poi alla terrazza delle città redente, che è quella immediatamente al di sotto del colonnato del sommoportico, e infine alle terrazze dei due propilei, che si affiancano al sommoportico costituendone i due ingressi[5][27][23].

Il Vittoriano è stato ideato come un grande foro aperto ai cittadini, una sorta di piazza sopraelevata nel cuore della capitale organizzata come un'agorà su tre livelli dove sono ampi gli spazi riservati al transito e alla sosta dei visitatori, di cui le scalinate e le terrazze ne costituiscono l'elemento fondamentale[23][28].

Il monumento, nel complesso, appare come una sorta di rivestimento marmoreo del versante settentrionale del colle del Campidoglio[5]: è stato quindi pensato come un luogo dov'è possibile compiere una passeggiata patriottica ininterrotta (il percorso non ha infatti una fine architettonica, dato che gli ingressi alla parte più elevata sono due, una per ciascun propileo) tra le opere presenti, che hanno quasi tutte significati allegorici legati alla storia d'Italia[29].

 
La terrazza dell'Altare della Patria, situato al termine della scalinata d'ingresso al Vittoriano, che si scorge sulla sinistra, tra i due pennoni su cui sventolano altrettante bandiere italiane. La scalinata d'accesso all'Altare della Patria si intravede invece sulla destra

Il percorso lungo la scalinata continua anche oltre la tomba del Milite Ignoto a rappresentare simbolicamente un corteo di italiani continuo e senza interruzioni che prosegue la sua camminata fino al punto più elevato della costruzione, ovvero il sommoportico e i propilei[19]. Il Vittoriano è stato pensato come un luogo dov'è possibile compiere una passeggiata patriottica ininterrotta (il percorso non ha infatti una fine architettonica, dato che gli ingressi alla parte più elevata sono due, una per ciascun propileo) tra le opere presenti, che hanno quasi tutte significati allegorici legati alla storia d'Italia[29].

All'ingresso, come già accennato, è presente un'imponente scalinata che porta alla terrazza dell'Altare della Patria e del Milite Ignoto e che rappresenta la prima piattaforma sopraelevata del Vittoriano nonché il suo centro simbolico[27]. Il percorso lungo la scalinata continua anche oltre la tomba del Milite Ignoto a rappresentare simbolicamente un corteo di italiani continuo e senza interruzioni che prosegue la sua camminata fino al punto più elevato della costruzione: il sommoportico e i propilei[19].

La cancellata artistica d'accesso al Vittoriano, che è opera di Manfredo Manfredi, ha la particolarità di essere "a scomparsa", ossia di poter scorrere verticalmente nel sottosuolo grazie a dei binari[25]. L'impianto che permette l'abbassamento dell'inferriata, originariamente idraulico, era considerato all'epoca della sua costruzione tra i più avanzati tecnologicamente al mondo[25]. La cancellata d'ingresso ha una lunghezza di 40 metri e un peso di 10 500 tonnellate[25].

La scalinata d'ingressoModifica

Su entrambi i lati della scalinata d'ingresso si trovano una serie di sculture che accompagnano il visitatore verso l'Altare della Patria[27]. Le prime sculture che si incontrano sono due gruppi scultorei in bronzo dorato[3], con soggetti ispirati al pensiero di Giuseppe Mazzini[19], Il Pensiero e L'Azione (rispettivamente, a sinistra e a destra della scalinata per chi proviene da piazza Venezia), a cui seguono due gruppi scultorei (anche in questo caso uno per parte) che raffigurano altrettanti Leoni alati e infine, sulla sommità della scalinata, prima dell'inizio della terrazza dell'Altare della Patria, due Vittorie alate[27][26].

La presenza di queste figure non è casuale, visto che hanno un preciso significato simbolico[14]. Il Pensiero e L'Azione sono stati infatti fondamentali nel processo di unificazione italiana, visto che sono necessari per far cambiare il corso della storia e per trasformare una società[14]. La forma complessiva dei due gruppi scultorei richiama le caratteristiche intrinseche dei due concetti: L'Azione ha un profilo triangolare e spigoloso, mentre Il Pensiero ha una foggia circolare[14].

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Il Pensiero Si trova a sinistra della scalinata. Un Genio alato bronzeo rappresenta Il Pensiero, che poggia una mano sulla personificazione de La Saggezza, da cui prende allegoricamente ispirazione, e che aiuta Il Popolo a risollevarsi incitato dalla dea Minerva[14][30]. La composizione è completata dal Genio della Guerra che affila le armi pronto alla lotta, e da La Discordia, che ha in mano una torcia e un flagello, grazie ai quali mette in fuga La Tirannide, che ormai è allo stremo[14]. Giulio Monteverde  
L'Azione Si trova a destra della scalinata. L'Azione, resa allegoricamente da un gruppo di soldati dell'esercito sabaudo, solleva la bandiera d'Italia su cui sono riportati i termini "Italia" e "Vittorio", mentre un Leone di Venezia schiaccia l'oppressore, una donna con in mano una clava è pronta a gettarsi contro il nemico e un giovane garibaldino (unica figura di tutto il Vittoriano, oltre alla statua equestre di Vittorio Emanuele II, avente abiti contemporanei[31]) si prepara all'assalto e un popolano grida alla riscossa[14][30]. Francesco Jerace  
Leone alato Sono due statue marmoree che rappresentano un Leone alato accovacciato sulla balaustra. I due Leoni alati rappresentano l'iniziazione dei patrioti che decidono di unirsi all'impresa di unificazione italiana motivati da ardore e forza, le quali controllano anche il loro lato istintivo: diversamente i patrioti scivolebbero verso l'ottenebramento delle loro capacità se l'istinto fosse lasciato completamente libero[14][32]. Giuseppe Tonnini[26]  
 
Vittoria alata Sono due statue bronzee che rappresentano una Vittoria alata svettante su un basamento decorato da rostri[19]. Le Vittorie alate, oltre a richiamare i successi militari e culturali dell'epoca romana, simboleggiano allegoricamente il buon auspicio avuto per la realizzazione dell'unità nazionale[14]. Edoardo Rubino (quella di sinistra)[26]  
Edoardo De Albertis (quella di destra)[26]  

Il terrazzo dell'Altare della PatriaModifica

Al termine della scalinata d'ingresso, subito dopo le statue delle Vittorie alate, si apre il terrazzo dell'Altare della Patria, prima piattaforma sopraelevata del Vittoriano, che è dominata centralmente dalla statua della dea Roma e dal sacello del Milite Ignoto[27]. Sul terrazzo dell'Altare della Patria si trovano anche i gruppi scultorei in marmo botticino che simboleggiano i valori morali degli italiani, ovvero i principi ideali che rendono salda la nazione[3].

I quattro gruppi hanno un'altezza di 6 metri e sono situati a destra e a sinistra dell'ingresso alla terrazza dell'Altare della Patria (due per parte), lateralmente alle statue de Il Pensiero e de L'Azione e in corrispondenza delle fontane dei due mari, lungo i parapetti che si affacciano su piazza Venezia[27]. Ciò non è un caso: i concetti espressi da queste quattro gruppi scultorei, La Forza, La Concordia, Il Sacrificio e Il Diritto, sono l'emanazione tangibile de Il Pensiero e de L'Azione[14].

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La Forza Si trova a sinistra del parapetto che sovrasta la fontana dell'Adriatico[19][3]. Il gruppo scultoreo è formato da un giovane centurione romano che domina un balestriere medievale (epoca in cui l'Italia era divisa in molteplici Stati: durante l'epoca romana la penisola era invece sotto un'unica insegna, quella di Roma) e un lavoratore con in mano un piccone avente una posa riflessiva. Il concetto di "forza" è espresso dalla massa muscolare del centurione romano, che è imponente e che ha un piglio michelangiolesco (quindi possente e maestoso[33]), e dalla forma complessiva del gruppo scultoreo, che è triangolare e spigolosa[14]. Augusto Rivalta  
La Concordia Si trova a destra del parapetto che sovrasta la fontana dell'Adriatico[19][3]. Il gruppo scultoreo è formato da una figura centrale, La Concordia nella forma di una donna con cornucopia, che fa da paciere accompagnando l'abbraccio tra un senatore romano, che rappresenta Il Principato, ovvero la monarchia sabauda, e un giovane, che invece simboleggia Il Popolano, ovvero il popolo italiano, accompagnando un abbraccio tra i due[14][30]. Altra figura presente è La Famiglia nella forma di una donna con in braccio un bambino che simboleggia la nascita del nuovo Stato[14]. Complessivamente il gruppo scultoreo comunica allegoricamente la nascita del Regno d'Italia come un'intesa tra la monarchia sabauda e il popolo italiano[14]. Lodovico Pogliaghi  
Il Sacrificio Si trova a sinistra del parapetto che sovrasta la fontana del Tirreno[19][3]. Il gruppo scultoreo è formato da quattro figure con al centro un giovane combattente morente che è sorretto da un uomo che porta le catene da schiavo spezzate ai polsi, simbolo della riconquista della libertà e della dignità, che sono state ottenute grazie al sacrificio del guerriero[30]: quest'ultimo concetto è comunicato da un'altra figura, il Genio della Libertà, che è proteso verso il combattente nell'atto di dargli un bacio[14]. Completa il gruppo scultoreo una donna che impersonifica La Famiglia: le donne, durante il periodo risorgimentale, erano infatti viste come uno degli esempi più importanti del sacrificio, che era indirizzato verso la famiglia e i figli[14]. Il gruppo scultoreo Il Sacrificio è legato alla precedente scultura La Forza, visto che quest'ultima è fondamentale per avere quell'energia spirituale necessaria per compiere sacrifici[14]. Leonardo Bistolfi  
Il Diritto Si trova a destra del parapetto che sovrasta la fontana del Tirreno[19][3]. Il gruppo scultoreo è formato da quattro figure[14]. Al centro è presente La Libertà che rinfodera la spada dopo aver sconfitto La Tirannia, che è stesa a terra e che lascia la scena a Il Diritto[30]. Quest'ultimo volge lo sguardo verso La Tirannia comunicando il fatto che è anche suo garante nonostante i regimi dispotici lo rifiutino[14]. Sullo sfondo, dietro La Libertà e IL Diritto, è presente Il Popolo, che è sostenuto nella sua lotta per la causa nazionale dai primi due[14]. Ettore Ximenes  

I portoni che conducono agli spazi interniModifica

Ai lati dell'Altare della Patria la scalinata riprende dividendosi in due rampe simmetriche e parallele alla tomba del Milite Ignoto[34]. Entrambe giungono a un pronao dove si aprono due grandi portoni (uno per lato, entrambi posizionati simmetricamente e lateralmente al Milite Ignoto e ciascuno in corrispondenza di uno dei due propilei) che conducono agli spazi interni del Vittoriano[35].

Sopra ciascun portone sono collocate due statue: sul portone di sinistra rappresentano allegoricamente La Politica e La Filosofia, mentre sul portone di destra sono collocate due statue raffiguranti metaforicamente la La Guerra e la La Rivoluzione[35]:

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La Politica Questo concetto è allegoricamente reso come una donna seduta che volge il suo sguardo a sinistra, verso l'altra statua che si trova sul medesimo portone, La Filosofia[14]. Impugna un globo, un libro e una spada che ha la punta verso terra: questi ultimi due simboleggiano la forza, l'universalità e l'elevamento della politica che ha poi ispirato la Rivoluzione americana, la Rivoluzione francese e il Risorgimento italiano[14]. Nicola Cantalamessa Papotti  
La Filosofia La filosofia è metaforicamente rappresentata da una donna avente un atteggiamento riflessivo con la mano destra appoggiata sul mento e la testa abbassata[14]. La donna è a seno scoperto a simboleggiare la libertà di pensiero, concetto reso anche dalla presenza di alette posizionate sull'acconciatura[14]. Eugenio Maccagnani
La Guerra La guerra è allegoricamente resa come una donna vestita da antica romana che impugna una spada sguainata mentre difende metaforicamente la libertà, concetto caro agli illuministi[14]. Ettore Ferrari  
La Rivoluzione La rivoluzione è metaforicamente rappresentata da una donna seminuda nell'atto di alzarsi[14]. Nella mano destra impugna un'ascia, mentre sulla testa indossa un berretto frigio, simbolo della Rivoluzione francese[14]. Il suo atteggiamento è minaccioso e aggressivo[14].

La terrazza della statua equestre di Vittorio Emanuele IIModifica

 
La statua equestre di Vittorio Emanuele II, sul cui basamento marmoreo sono scolpite le statue delle città nobili

Dai due ripiani dove si aprono i portoni che danno accesso agli spazi interni partono due ulteriori rampe di scale che convergono, esattamente dietro all'Altare della Patria, verso il basamento della statua equestre di Vittorio Emanuele II: quest'ultima è situata sulla seconda grande piattaforma sopraelevata, in ordine di altezza, del Vittoriano[27].

Dietro la statua equestre di Vittorio Emanuele II la scalinata riprende la sua ascesa in direzione del sommoportico giungendo a un piccolo ripiano, da cui partono lateralmente due scalinate che portano, ciascuna, all'ingresso di un propileo[34].

Prima di giungere agli ingressi dei propilei ciascuna delle due scalinate si interrompe creando un piccolo ripiano intermedio, che consente l'accesso alla terrazza delle città redente, terza grande e ultima piattaforma sopraelevata del Vittoriano, che si trova esattamente dietro alla statua equestre di Vittorio Emanuele II e immediatamente sotto il colonnato del sommoportico[34].

La terrazza delle città redenteModifica

 
Panoramica della terrazza delle città redente

Le città "redente" sono le città unite all'Italia in seguito al trattato di Rapallo (1920) e al trattato di Roma (1924), accordi di pace a conclusione della prima guerra mondiale: queste municipalità sono Trieste, Trento, Gorizia, Pola, Fiume e Zara[36].

In seguito ai trattati di Parigi (1947), accordi di pace firmati dalle nazioni partecipanti alla seconda guerra mondiale, Pola, Fiume e Zara sono passate alla Jugoslavia e – dopo la dissoluzione di quest'ultima – alla Croazia[37].

Dopo il secondo conflitto mondiale Gorizia è stata divisa in due: una parte è restata all'Italia mentre l'altra, che è stata ribattezzata "Nova Gorica", è passata prima alla Jugoslavia e poi alla Slovenia[37]. Ogni città redenta è rappresentata da un altare addossato alla parete di fondo che reca scolpito lo stemma comunale corrispondente[19][36]. I sei altari sono stati collocati sulla terrazza tra il 1929 e il 1930[36].

Nel dettaglio, la descrizione degli altari è la seguente[36]:

Città Descrizione Immagini
Trieste Sono sei altari riportanti il nome di altrettante città redente, che sono sormontati dal rispettivo stemma comunale[36].  
Trento  
Gorizia  
Pola  
Zara  
Fiume  

Al centro della fila degli altari delle città redente, incisa sullo stilobate, ovvero sulla parete verticale su cui poggia il colonnato del sommoportico, è collocata una monumentale iscrizione scolpita in occasione della solenne cerimonia di tumulazione del Milite Ignoto (4 novembre 1921) che riporta il testo del Bollettino della Vittoria, documento ufficiale scritto dopo l'armistizio di Villa Giusti con il quale il generale Armando Diaz, comandante supremo del Regio Esercito, annunciò, il 4 novembre 1918, la resa dell'Impero austro-ungarico e la vittoria dell'Italia nella prima guerra mondiale[38].

Alla base del testo del Bollettino della Vittoria si trovano altri due altari simili a quelli delle città redente ma che hanno, in luogo dello stemma comunale delle municipalità delle municipalità, un elmetto:

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Altari del
Bollettino della Vittoria
Questi due altari recano la scritta: "Et Facere Fortia " (altare di sinistra della scritta) "Et Pati Fortia " (altare di destra) riecheggiante la locuzione latina Et facere et pati fortia romanum est (Tito Livio, Storia di Roma, 11: nell'opera di Livio la frase è pronunciata da Muzio Scevola nei confronti di Porsenna), ossia "È da Romano compiere e patire cose forti"[27]  
 

Invece la monumentale iscrizione che riporta il Bollettino della Vittoria recita:

« Regnando Sva Maestà il Re Vittorio Emanvele III di Savoia

 
Il testo del Bollettino della Vittoria scolpito sul marmo e i due altari che riportano la scritta "Et Facere Fortia " (a sinistra) "Et Pati Fortia " (a destra) riecheggiante la locuzione latina Et facere et pati fortia romanum est, ossia "È da Romano compiere e patire cose forti"

La gverra contro l'Avstria-Vngheria che, sotto l'alta gvida di S.M. il Re, dvce svpremo, l'Esercito Italiano, inferiore per nvmero e per mezzi, inizio' il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condvsse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta. La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso ottobre ed alla qvale prendevano parte cinqvantvno divisioni italiane, tre britanniche, dve francesi, vna cecoslovacca ed vn reggimento americano, contro settantatre' divisioni avstrovngariche, è finita. La fvlminea e arditissima avanzata del XXIX Corpo d'Armata sv Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle trvppe della VII armata e ad oriente da qvelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale del fronte avversario. Dal Brenta al Torre l'irresistibile slancio della XII, della VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre piv' indietro il nemico fvggente. Nella pianvra, S.A.R. il Dvca d'Aosta avanza rapidamente alla testa della sva invitta III armata, anelante di ritornare svlle posizioni da essa già vittoriosamente conqvistate, che mai aveva perdvte. L'Esercito Avstro-Vngarico è annientato: esso ha svbito perdite gravissime nell'accanita resistenza dei primi giorni e nell'insegvimento ha perdvto qvantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i svoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecentomila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinqvemila cannoni. I resti di qvello che fv vno dei piv' potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicvrezza.

IV novembre MCMXVIII, Comando Svpremo Diaz »

Analogamente fu firmato, dall'ammiraglio Paolo Thaon di Revel, comandante supremo della Regia Marina, il Bollettino della Vittoria Navale. Non fu mai redatto un analogo bollettino per le forze aeree, visto che queste ultime all'epoca facevano capo al Servizio Aeronautico, reparto facente parete del Regio Esercito destinato agli aeromobili: la Regia Aeronautica, terza forza armata del Regno d'Italia, fu infatti istituita nel 1923, dopo la fine della prima guerra mondiale.

Sulla terrazza delle città redente si trova anche un macigno proveniente dal Massiccio del Grappa, per un anno teatro del fronte italiano della prima guerra mondiale, a rappresentare tutti i luoghi dove i soldati italiani hanno combattuto durante questo conflitto[19].

L'Altare della PatriaModifica

 
L'Altare della Patria al Vittoriano, con la guardia d'onore del Milite Ignoto sovrastata dalla statua della dea Roma. Più in alto si riconosce la parte inferiore della statua equestre di Vittorio Emanuele II. A sinistra e a destra della statua della dea Roma si scorgono i bassorilievi ispirati alle Bucoliche e alle Georgiche di Virgilio

L'Altare della Patria è la parte più nota del Vittoriano ed è quella con cui esso viene spesso identificato[39]. Situato sulla sommità della scalinata d'ingresso, venne disegnato dallo scultore bresciano Angelo Zanelli, che vinse un concorso appositamente indetto nel 1906[3][27]. È formato dal lato della tomba del Milite Ignoto che dà all'esterno dell'edificio (l'altro lato, quella dà all'interno del Vittoriano, è situato, come già accennato, in una cripta), dal sacello della statua della dea Roma (che si trova esattamente sopra la tomba del Milite Ignoto) e da due rilievi marmorei verticali che scendono dai bordi dell'edicola che contiene la statua della dea Roma e che corrono verso il basso, lateralmente alla tomba del Milite Ignoto[3].

 
Uno dei due bracieri che ardono perennemente ai lati della tomba del Milite Ignoto. Alla loro base è presente una targa riportante la scritta "Gli italiani all'estero alla Madre Patria"

La statua della dea Roma presente al Vittoriano ha interrotto una consuetudine in voga fino al XIX secolo che voleva la rappresentazione di questo soggetto con tratti esclusivamente guerreschi: Angelo Zanelli, nella sua opera, decise di caratterizzare ulteriormente la statua prevedendo anche il richiamo ad Atena, dea greca della sapienza, delle arti oltre che della guerra[14]. La grande statua della dea Roma emerge da uno sfondo dorato[40]. La presenza nel Vittoriano della dea Roma vuole rimarcare l'irrinunciabile volontà dei patrioti risorgimentali di avere la Città eterna come capitale d'Italia, concetto indicato come tale, secondo il sentore comune, da tutta la storia d'Italia[19][41].

Il Milite Ignoto, militare italiano morto nella prima guerra mondiale la cui identità resta sconosciuta, come già accennato, fu trasferito all'Altare della Patria il 4 novembre 1921[3]. L'epigrafe della parte esterna della pietra sepolcrale del Milite Ignoto riporta la scritta latina "Ignoto Militi" e gli anni di inizio e di fine della partecipazione italiana al primo conflitto mondiale, ovvero "Mcmxv" (1915) e "Mcmxviii" (1918)[42].

La sua tomba, è un sacello simbolico che rappresenta tutti i caduti e i dispersi in guerra[3]. Il lato della tomba del Milite Ignoto che dà verso l'esterno in corrispondenza dell'Altare della Patria è sempre vigilata da una guardia d'onore e da due fiamme che ardono perennemente su dei bracieri[43]. Alla guardia provvedono militari delle varie armi delle forze armate italiane, che avvicendano ogni dieci anni[44].

Il significato allegorico delle fiamme che ardono perennemente è legata alla loro simbologia, che è antica di secoli, dato che affonda le sue origini nell'antichità classica, in particolar modo nel culto dei morti. Un fuoco che brucia eternamente simboleggia il ricordo, in questo caso del sacrificio del Milite Ignoto mosso da amor patrio, e la sua imperitura memoria negli italiani, anche in quelli che sono lontani dal loro Paese: non a caso sui due bracieri perenni a fianco della tomba del Milite Ignoto è collocata una targa il cui testo recita "Gli italiani all'estero alla Madre Patria" in ricordo alle donazioni fatte dagli emigrati italiani tra la fine del XIX secolo e l'inizio XX secolo[45].

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Dea Roma La statua rappresenta la dea Roma vestita con un peplo e un mantello di pelle di capra. Sul capo ha un elmo e una corona impreziosita da teste di lupo. Nella mano destra impugna una lancia mentre in quella sinistra una statuetta di Vittoria alata[14]. Da un punto di vista allegorico la statua, visti i tratti che richiamano la dea greca Atena, è legata ad altre sculture del Vittoriano Il Pensiero e L'Azione, che si trovano all'ingresso del monumento[14]. Atena è infatti la dea della sapienza, delle arti e della guerra. Angelo Zanelli  

La concezione generale dei bassorilievi situati lateralmente alla statua della dea Roma, uno alla sua sinistra e l'altro alla sua destra, richiama le Bucoliche e le Georgiche di Virgilio, che completano con la statua della divinità romana il trittico dell'Altare della Patria[27]. Il significato allegorico dei bassorilievi che sono ispirati alle opere di Virgilio è legato alla volontà di rendere concettualmente l'animo italiano[46]. Nelle Georgiche è infatti presente il richiamo all'Eneide, che narra la leggendaria storia di Enea, progenitore del popolo romano, mentre in entrambe le opere di Virgilio è rievocata l'operosità nel lavoro degli italiani[19][46].

Il bassorilievo a sinistra dell'Altare rappresenta il Trionfo del Lavoro e converge scenograficamente verso la dea Roma[19] con le seguenti allegorie (da sinistra a destra)[3][47]:

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Agricoltura Concetto rappresentato da tre figure: l'Allevamento, la Mietitura, la Vendemmia e l'Irrigazione Angelo Zanelli  
Genio alato del Lavoro Rappresentato da una figura che sale su un grande aratro trionfale.
Industria Rappresentato da una trave da cui pende una pesante incudine, su di cui una mano femminile posa una corona di quercia, simbolo della forza.

Il secondo bassorilievo, a destra della statua della dea Roma, simboleggia il Trionfo dell'amor patrio e converge anch'esso scenograficamente verso la statua della divinità romana[19]. Esso è composto dalle seguenti allegorie (da sinistra a destra)[3][47]:

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Figure femminili che portano corone onorarie a Roma Sono tre figure seguite dai labari e dalle insegne legionarie. Angelo Zanelli  
Il Genio dell'Amore di Patria e l'Eroe L'Eroe, il cui mantello è sollevato da due figure femminili, si appoggia alla grande spada dei Titani; entrambe le figure si trovano su una biga trionfale.
Braciere del fuoco sacro della Patria Raffigura un braciere appeso a una trave, elemento presente simmetricamente anche nel corteo del Trionfo del Lavoro.

La tomba del Milite Ignoto è scenario di cerimonie ufficiali durante le celebrazioni dell'Anniversario della liberazione d'Italia (25 aprile), della Festa della Repubblica (2 giugno) e della Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate (4 novembre), occasioni in cui il Presidente della Repubblica Italiana e le massime cariche dello Stato le rendono solenne omaggio.

La statua equestre di Vittorio Emanuele IIModifica

 
La statua equestre di Vittorio Emanuele II, che si trova al centro architettonico del Vittoriano, sopra l'Altare della Patria

Dopo aver superato l'Altare della Patria, continuando a salire la scalinata, si incontra la statua equestre di Vittorio Emanuele II, opera bronzea di Enrico Chiaradia e centro architettonico del Vittoriano[48]. Sul basamento marmoreo della statua equestre sono scolpite le personificazioni delle città italiane nobili[19]. La statua equestre di bronzo, che è alta 12 metri e lunga 10, pesa cinquanta tonnellate[49]. Compreso il basamento marmoreo, l'intero gruppo scultoreo è alto 24,80 metri[8].

La statua equestre di Vittorio Emanuele II è l'unica rappresentazione non simbolica del Vittoriano, dato che è la raffigurazione di un personaggio storico, re Vittorio Emanuele II di Savoia[3]. La scelta di raffigurare Vittorio Emanuele II a cavallo non è casuale, visto che le statue equestri hanno, fin dai tempi più antichi, un simbolismo preciso[50]. Nell'antichità classica le statue equestri erano finalizzate all'esaltazione del soggetto ritratto, di cui venivano sottolineate le virtù guerresche[50]. Inoltre, cavalcando e controllando un destriero, si comunicava la capacità del personaggio a controllare gli istinti primordiali: in tale modo si riconoscevano al soggetto anche virtù civiche[50].

Anche la collocazione della statua equestre di Vittorio Emanuele II al centro architettonico del Vittoriano, sopra l'Altare della Patria e davanti al colonnato del sommoportico, non è fortuito: nell'antichità classica le statue equestri erano spesso situate di fronte a colonnati, piazze pubbliche e più generale in luoghi centrali dal cospicuo significato simbolico, come lungo le vie trionfali oppure di fronte ai templi[50]. Anche la presenza di un basamento su cui sono scolpite le personificazioni delle città nobili non è casuale: le statue equestri, nell'antichità, erano sempre erette su basamenti marmorei completati da iscrizioni o da figure[50].

La descrizione dettagliata della statua equestre di Vittorio Emanuele II è la seguente:

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Statua equestre di Vittorio Emanuele II È una statua bronzea che rappresenta re Vittorio Emanuele II di Savoia a cavallo di un destriero[3]. Enrico Chiaradia  

Le statue delle città nobiliModifica

 
Il basamento della statua equestre di Vittorio Emanuele II, su cui sono scolpite le statue delle città nobili

Sul basamento della statua equestre di Vittorio Emanuele II, come già accennato, si trovano le raffigurazioni scultoree di quattordici città nobili, ovvero delle capitali di Stati nobiliari italiani fondati precedentemente alla monarchia sabauda, dinastia che si pose a capo del Risorgimento nazionale con Vittorio Emanuele II di Savoia[51].

Non si tratta perciò delle statue delle città più importanti d'Italia, ma di quelle un tempo capitali di antiche monarchie italiane preunitarie, oppure di repubbliche marinare, tutte precedenti, e quindi storicamente convergenti verso la monarchia sabauda: per tale motivo sono reputate le "madri nobili" dell'Italia risorgimentale[51].

Le quattordici raffigurazioni scultoree delle città nobili sono poste volutamente alla base della statua equestre a Vittorio Emanuele II: metaforicamente tale scelta simboleggia il fatto che queste quattordici antiche capitali siano le fondamenta dell'Italia[30]. In senso più ampio rappresentano anche il concetto che l'unità della patria, nel complesso, sia poggiato su una base costituita dai comuni[30]. Al contrario di quelle rappresentanti le regioni d'Italia, le statue raffiguranti le quattordici città sono tutte opera di uno stesso scultore: Eugenio Maccagnani[3].

Quello che segue è invece l'elenco delle statue che si riferiscono alle città nobili italiane. Ogni città è rappresentata, sul basamento marmoreo della statua equestre di Vittorio Emanuele II, con lo scudo del proprio stemma e con la simbologia ad essa storicamente associata (l'elenco comincia dalla statua posta sulla fronte del basamento e prosegue in senso antiorario)[35]:

Città Descrizione Autore Immagini
Torino La tradizione bellicosa della città è simboleggiata dall'armatura (la statua è situata anteriormente, al centro del basamento, poiché fu la prima capitale d'Italia); sullo stemma è presente il toro araldico Eugenio Maccagnani  
Venezia Porta la corona e l'abito dei Dogi di Venezia; nel suo stemma il leone marciano è in molèca, ossia nella posizione del granchio  
Palermo Il serpente intorno al braccio è uno dei simboli più antichi della città; sullo scudo è presente l'altro simbolo della città: l'aquila  
Mantova Indossa la corona ducale e incorona di quercia la targa con l'iscrizione "Vittorio Emanuele II Padre della Patria"; nel suo scudo crociato è raffigurato di profilo di Virgilio  
Targa con l'iscrizione "Vittorio Emanuele II Padre della Patria"  
Urbino Poggia un ramo di alloro sulla targa con l'iscrizione "Vittorio Emanuele II Padre della Patria" e indossa abiti rinascimentali per ricordare il periodo d'oro della città marchigiana, patria di Raffaello Sanzio e di Bramante Eugenio Maccagnani  
Napoli Indossa la collana di dignità e un abito regale che ricorda il ruolo di capitale che la città ebbe per secoli  
Genova In mano regge il caduceo di Mercurio, simboleggiante il commercio, e indossa l'abito dei Dogi di Genova  
Milano Lo scudo presenta il biscione, simbolo dei Visconti, e la croce comunale, che è legata al Carroccio  
Bologna Porta la corona dottorale e i codici del Diritto che ricordano la l'università di Bologna, la più antica del mondo occidentale[52][53].  
Ravenna Porta in mano un ramo di pino per ricordare la celebre pineta di Classe e indossa gli abiti regali tipici dell'esarcato bizantino  
Pisa Porta il berretto frigio e appoggia un ramo d'alloro sulla targa con l'iscrizione "Per legge del 16 maggio 1878"  
Targa con l'iscrizione "Per legge del 16 maggio 1878"  
Amalfi Appoggia una foglia di palma sulla targa con l'iscrizione "Per legge del 16 maggio 1878"; nello stemma è raffigurata la bussola di Flavio Gioia, che ricorda l'antica Repubblica di Amalfi Eugenio Maccagnani  
Ferrara La lira, sacra ad Apollo, rappresenta la colta corte degli estensi, che ospitò il Torquato Tasso e Ludovico Ariosto  
Firenze È incoronata con il lauro come Dante Alighieri, e il suo aspetto ricorda Beatrice; sullo stemma è presente il giglio fiorentino  

Il sommoportico e i propileiModifica

Caratteristiche generaliModifica

 
Il propileo di destra del Vittoriano, quello dedicato alla libertà dei cittadini. Sotto il propileo si riconosce uno dei due portoni che conducono agli spazi interni del Vittoriano

Continuando a salire la scalinata oltre la statua equestre di Vittorio Emanuele II si arriva all'elemento architettonicamente più imponente e vistoso del Vittoriano: il grande portico con colonne in stile corinzio, leggermente incurvato, situato sulla sommità del monumento, che è inserito tra due propilei a tempietto e che è chiamato "sommoportico" per la sua posizione sopraelevata[12]. I propilei sono i due piccoli porticati sporgenti rispetto al sommoportico che sono situati alle sue estremità laterali costituendone gli ingressi[9].

Il sommoportico, che è lungo 72 metri[8], è retto centralmente da sedici colonne alte quindici metri che terminano con un capitello corinzio impreziosito dal volto dell'Italia turrita, che è situato nel suo centro, e da foglie d'acanto[35]. Il cornicione sopra il colonnato è invece decorato da statue che rappresentano le sedici personificazioni allegoriche delle regioni italiane: ogni statua si trova in corrispondenza di una colonna[19]. Per realizzare il sommoportico Giuseppe Sacconi si è ispirato al Tempio dei Dioscuri, che si trova nel Foro Romano, area archeologica di Roma situata nei pressi del Vittoriano[35].

Ciascun propileo ha come coronamento due statue bronzee raffiguranti quadrighe, ovvero veloci carri a due ruote trainati da quattro cavalli, che sono sormontate da Vittorie alate riproponenti le sinergie architettoniche ed espressive degli archi di trionfo: il significato allegorico della "quadriga", fin dall'antichità, è infatti quello del trionfo e della vittoria[54]. Questo concetto è rafforzato dalla presenza delle Vittorie alate, il cui significato è legato alla comunicazione metaforica della vittoria in battaglia tramite un messaggio divino, che è allegoricamente consegnato al vincitore da Vittorie alate plananti dal cielo[55].

 
Particolare del colonnato del sommoportico

Le due quadrighe, come dichiarano espressamente le iscrizioni latine poste sui frontoni dei sottostanti propilei, simboleggiano la libertà dei cittadini (rappresentata dalla scritta sul propileo di destra: "Civium Libertati") e l'unità della patria ("Patriae Unitati", che è invece è sul propileo di sinistra), ovvero i due concetti legati metaforicamente, come già accennato, alla figura di re Vittorio Emanuele II di Savoia e allegoricamente all'intero monumento con il concetto di di "Italia libera e unita"[3]. L'utilizzo di quadrighe sormontate da Vittorie alate comunica metaforicamente che l'Italia, dopo aver conquistato l'unità e la libertà, è pronta a diffondere nel mondo (dopo i due periodi in cui la Penisola fu uno dei centri della storia mondiale, ovvero l'antica Roma e la Roma dei papi), grazie a un nuovo Rinascimento, le virtù morali rappresentate allegoricamente nel Vittoriano[20].

I concetti "libertà dei cittadini" e "unità della patria" riassumono anche le tematiche fondamentali[3] che hanno caratterizzato l'inizio e la fine del contributo dato da Vittorio Emanuele II di Savoia al Risorgimento[56]. L'inizio è stato il proclama di Moncalieri (20 novembre 1849), con cui il re, salito al trono da pochi mesi, confermò la sopravvivenza del regime liberale (legato quindi al concetto di "libertà dei cittadini") in un periodo contraddistinto da un diffuso conservatorismo che fu conseguenza della violenta repressione dei moti del 1848, mentre la fine dell'opera politica di Vittorio Emanuele II di Savoia è stata la presa di Roma (20 settembre 1870), con la quale il sovrano concluse i suoi obiettivi: un'Italia unita (a cui però mancavano il Trentino-Alto Adige e la Venezia Giulia, territori annessi in seguito alla prima guerra mondiale, che per tale motivo è chiamata anche "quarta guerra d'indipendenza italiana") con Roma capitale (esprimente il concetto "unità della patria")[56]. Le quadrighe, previste già nel progetto originario, vennero realizzate e posizionate nel 1927[3]. All'interno dei frontoni dei due propilei si trovano gruppi scultorei che hanno lo stesso tema delle rispettive quadrighe sovrastanti[5].

Questa è la descrizione nel dettaglio delle quadrighe:

Opera Descrizione Autore Immagini
Quadriga con vittoria alata
della libertà dei cittadini
Statua bronzea rappresentante una quadriga guidata da una Vittoria alata. Collocata sul propileo di destra, simboleggia metaforicamente la libertà dei cittadini. Paolo Bartolini  
Quadriga con vittoria alata
dell'unità della patria
Statua bronzea rappresentante una quadriga guidata da una Vittoria alata. Collocata sul propileo di sinistra, simboleggia metaforicamente l'unità della patria. Carlo Fontana  

All'interno dei frontoni dei due propilei si trovano gruppi scultorei che hanno lo stesso tema delle rispettive quadrighe sovrastanti[5]:

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Libertà dei cittadini Bassorilievo del propileo di destra formato da cinque figure, di cui una centrale, verso la quale ruotano le altre quattro, che rappresenta allegoricamente la libertà dei cittadini. Emilio Gallori[57]  
Unità della Patria Bassorilievo del propileo di sinistra formato da cinque figure, di cui una centrale, verso la quale ruotano le altre quattro, che rappresenta allegoricamente l'unità della patria. Enrico Butti[57]  

Le statue delle regioniModifica

 
Particolare del colonnato del sommoportico, sul cui cornicione superiore, in corrispondenza di ogni colonna, sono state scolpite le statue delle regioni italiane

La scalinata che conduce alla terrazza delle città redente è il miglior punto di osservazione delle statue delle regioni d'Italia, visto che queste ultime si trovano sul cornicione del sommoportico, ognuna in corrispondenza di una colonna[58]. La presenza di statue rappresentanti metaforicamente le regioni italiane traggono ispirazione dalle personificazioni allegoriche delle province romane che spesso erano collocate sui monumenti celebrativi durante l'epoca imperiale[59]. Il numero di statue collocato sul cornicione del sommoportico è pari a sedici, visto che all'epoca della stesura del progetto di costruzione del Vittoriano erano individuate sedici regioni italiane e non venti come nei tempi moderni; ogni statua, che è alta cinque metri, fu affidata a uno scultore diverso, quasi sempre nativo della regione di cui avrebbe scolpito l'immagine[3]. Il cornicione è impreziosito anche da fregi costituiti da aquile e teste di leone[60].

Dall'epoca in cui venne realizzato il Vittoriano il criterio di individuazione delle regioni italiane, e spesso la loro denominazione, è cambiato nei decenni, sia per motivi storici che per questioni amministrative: negli anni in cui fu steso il progetto del monumento l'Emilia-Romagna era infatti chiamata semplicemente Emilia[61][62], l'Abruzzo e il Molise erano visti come un'unica regione chiamata Abruzzi e Molise (le due regioni distinte nacquero nel 1963[63]), la Basilicata era chiamata Lucania[64] e il Triveneto, che venne simboleggiato come un'unica regione, visto che Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia appartenevano ancora all'Impero austro-ungarico.

La Valle d'Aosta non era all'epoca concepita come entità geografica a sé stante bensì come una delle aree costituenti il Piemonte: la provincia di Aosta fu istituita solo nel 1927, quindi decenni dopo la stesura del progetto del Vittoriano[65]. Durante il fallito tentativo di annessione della Valle d'Aosta alla Francia, che avvenne negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale, il governo italiano ordinò la soppressione della vecchia provincia di Aosta con decreto legislativo luogotenenziale n°545 del 7 settembre 1945 riaccorpandola alla provincia di Torino[66]. Nel 1948, a conflitto terminato, l'ex provincia di Aosta fu ricostituita nella forma di regione autonoma a statuto speciale[67].

Da sinistra a destra le statue delle regioni italiane sono le seguenti[68]:

Regione Descrizione Autore Immagini
Piemonte[N 1] La statua rappresenta le attuali regioni del Piemonte e della Valle d'Aosta. È raffigurata con la corazza, il gladio e un elmo coronato da un'aquila a rappresentare il ruolo fondamentale giocato nelle guerre d'indipendenza e nel Risorgimento. Pier Enrico Astorri  
Lombardia È raffigurata con in capo la Corona ferrea, custodita nella città di Monza, simbolo del regno longobardo e mentre sta per sguainare la spada, per ricordare sia Milano capitale dell'Impero Romano d'Occidente sia l'antico regno italico medievale, anticipazione del nuovo Regno d'Italia per il quale i Lombardi tanto combatterono. Emilio Bisi  
Triveneto[N 2] La statua rappresenta il Triveneto, ovvero le tre moderne regioni del Veneto, del Trentino-Alto Adige e del Friuli-Venezia Giulia. All'epoca di costruzione del Vittoriano, infatti, solo il Veneto e la gran parte del Friuli erano già italiane, mentre il Trentino, l'Alto Adige, la Venezia Giulia e una piccola parte del Friuli facevano parte dell'Impero austro-ungarico. La statua veste gli abiti del Doge e porta lo scudo con il Leone di San Marco e lo scettro della Serenissima Repubblica. Ricorda la potenza marinara di Venezia e le gloriose pagine di storia risorgimentale scritte da tutti gli abitanti dell'Italia nord-orientale Paolo Bartolini  
Liguria La statua porta la corona ducale e al suo fianco è presente la prua rostrata di una nave, a simboleggiare la potenza marinara di Genova e lo spirito intraprendente e avventuroso dei Liguri, primo tra tutti Cristoforo Colombo Antonio Orazio Quinzio  
Emilia[N 3] La statua rappresenta l'attuale regione Emilia-Romagna. La statua porta in capo il berretto frigio, simbolo dell'amore per la libertà; la scritta “Libertas” posta sullo scudo ricorda il Liber Paradisus, con il quale nel 1256 il Comune di Bologna abolì la schiavitù. Il libro con la scritta BONONIA ALMA MATER STUDIORUM e i fasci littori[N 4] sono simboli invece dell'università di Bologna, la più antica del mondo occidentale[52][53] Mauro Benini  
Toscana La statua di questa regione è incoronata di alloro come Dante Alighieri, per ricordare il celebre fiorentino fu il padre della lingua italiana. La fiaccola simboleggia la cultura toscana, che portò luce nell'intera Europa, specie durante il Quattrocento. Lo scudo con il leone di Firenze (detto il marzocco) ricorda il coraggio dei patrioti toscani Italo Griselli  
Marche Con la mano sinistra regge una lira, sacra ad Apollo dio delle arti, per ricordare che le Marche sono una terra di amatissimi poeti, pittori, musicisti come Leopardi, Raffaello, Rossini, Pergolesi e il Bramante. La mano destra poggia su un timone di nave, per ricordare gli avventurosi pescatori marchigiani e l'antica potenza marinara di Ancona Giuseppe Tonnini  
Umbria La statua è caratterizzata da una spada, dal capo velato come i sacerdoti dell'età classica e dalla patera inclinata nel gesto della libagione, per ricordare lo spirito mistico dell'Umbria e i grandi santi di questa regione che illuminarono l'Italia e l'Europa. Sono umbri infatti il patrono d'Italia San Francesco d'Assisi, Santa Chiara d'Assisi e il patrono d'Europa San Benedetto da Norcia Elmo Palazzi  
Lazio La statua della Vittoria in mano simboleggia la responsabilità della regione in cui si trova Roma di conservare e proteggere l'Unità d'Italia con tanti sacrifici conquistata nel Risorgimento Adolfo Pantaresi  
Abruzzi e Molise[N 5] La statua rappresenta le due regioni attuali dell'Abruzzo e del Molise. È vestita con pelle di leone che le copre anche la testa. In una mano porta un ramo di quercia e nell'altra il bastone da viaggio, per rappresentare la natura aspra delle splendide montagne, il carattere forte e gentile degli abitanti e l'antica pratica della transumanza Silvio Sbricoli  
Campania La statua porta una cornucopia ricolma di frutta, antico simbolo di abbondanza e di fortuna, per ricordare l'antico epiteto di Campania Felix, dovuto alla fertilità del suolo vulcanico, e legato alla celebre mitezza del clima, con cieli azzurri e sole splendente Gaetano Chiaromonte  
Puglia La statua ha un abito semplice e capelli sciolti, offre grappoli d'uva e si appoggia su un aratro. Tutto ciò ricorda la fertilità del Tavoliere e di tutto il suolo pugliese, che rifornisce di uva, di grano e di tanti altri saporiti prodotti le altre regioni d'Italia Francesco Pifferetti  
Lucania[N 6] La statua, che rappresenta l'attuale Basilicata, è vestita con una toga e stringe una spada e un bastone. Ciò serve a ricordare il carattere forte e temprato dei Lucani e l'antica civiltà di questa terra, risalente alla colonizzazione greca e fiorente sotto l'Impero romano Luigi Casadio  
Calabria Rivestita di una pelle di animale selvatico, regge una spada e lo scudo della dea Atena. Ciò ricorda la splendida civiltà greca che allignò sulle coste calabre, ma anche l'aspetto selvaggio delle foreste e delle montagne che si trovano al suo interno, in vista dello Ionio e del Tirreno Giovanni Nicolini  
Sicilia La statua porta un fascio di grano, per ricordare la fertilità e la ricchezza della terra siciliana; regge anche uno scudo con l'antico simbolo della Triscele, espressione della forza di questa terra e anche dell'abbondanza di fantastici miti e leggende a essa legate fin dall'epoca più antica Michele Tripisciano  
Sardegna La statua porta lo scettro ed è rappresentata nell'atto di porgere la propria corona, per ricordare che le battaglie che portarono all'unità e all'indipendenza d'Italia partirono proprio dal Regno di Sardegna, e che tanti sardi, fin dall'inizio, combatterono durante il Risorgimento. La corona è generosamente tenuta in mano e non sulla testa per ricordare che dal Regno di Sardegna nacque il Regno d'Italia Luigi Belli  

Gli spazi interniModifica

Agli spazi interni del sommoportico e dei propilei si accede grazie a due scalinate d'ingresso trionfali situate in corrispondenza di ciascun propileo[34]. Le due scalinate d'entrata si trovano su un piccolo ripiano a cui si ha accesso, dopo una breve scalinata, dalla terrazza delle città redente[34]. Alla base della scalinata d'ingresso dei propilei sono situate quattro statue di Vittorie alate su colonne trionfali (due in corrispondenza dell'ingresso del propileo di destra, altrettante all'entrata di quello di sinistra) che sono state realizzate nel 1911[3].

La descrizione delle Vittorie alate su colonne trionfali è la seguente:

Opera Descrizione Autore Immagini
Vittoria alata
con palma e serpente
Situata di fronte al propileo di sinistra, è collocata alla sinistra del suo ingresso. La figura porta palma e serpente. Nicola Cantalamessa Papotti  
Vittoria alata
con spada
Situata di fronte al propileo di sinistra, è collocata alla destra del suo ingresso. La figura porta una spada. Adolfo Apolloni  
Vittoria alata
con corona d'alloro
Situata di fronte al propileo di destra, è collocata alla sinistra del suo ingresso. La figura porta una corona d'alloro. Mario Rutelli  
Vittoria alata
con corona d'alloro
Situata di fronte al propileo di destra, è collocata alla destra del suo ingresso. La figura porta una corona d'alloro. Arnaldo Zocchi  
 
Il Vittoriano, sulla cui sommità svettano il sommoportico e i due propilei, che sono sovrastati da altrettante statue di quadrighe

Superato l'ingresso di ciascun propileo si giunge a un grande vestibolo quadrangolare aperto verso l'esterno grazie alla presenza di un colonnato che permette la visione un ampio panorama su Roma[34]. Dai vestiboli dei propilei si accede poi agli spazi interni del sommoportico[34]. Gli interni dei propilei e del sommoportico sono decorati da mosaici, importanti opere del Liberty floreale e del simbolismo pittorico, che ricoprono le lunette e le due cupole dei propilei[57].

Anche i mosaici degli spazi interni dei propilei hanno come soggetto la rappresentazione metaforica delle virtù e dei sentimenti, molto spesso resi come personificazioni allegoriche, che hanno animato gli italiani durante il Risorgimento[2]. Gli interni del sommoportico sono decorati dalle allegorie delle scienze[57], mentre le porte che mettono in comunicazione i propilei e il sommoportico sono impreziosite da raffigurazioni rappresentanti le arti[57].

La decorazione del soffitto del propileo di sinistra venne affidata a Giulio Bargellini; in questi mosaici egli adottò accorgimenti tecnici innovativi, come l'uso di materiali di varia natura e di tessere di dimensioni diverse e inclinate in modo da creare studiati riflessi luminosi; inoltre è da notare come le linee delle raffigurazioni musive proseguano verso quelle delle colonne sottostanti[57].

 
Scorcio delle decorazioni interne del soffitto di uno dei due propilei

I mosaici del Bargellini raffigurati lungo la parte più elevata delle pareti verticali rappresentano figurativamente la La Fede (che è allegoricamente resa dalla raffigurazione del popolo che consacra i propri figli alla patria, con lo sfondo che è costituito da una città che ricorda Gerusalemme), La Forza (un guerriero che accompagna un giovane all'incontro con una donna armata di spada), Il Lavoro (personificato da una famiglia di agricoltori che si ritrova insieme dopo una giornata sui campi) e La Sapienza (rappresentato da un maestro in cattedra di fronte ai suoi alunni seduti sui banchi)[57].

La decorazione del soffitto del propileo di destra fu invece affidata ad Antonio Rizzi[57]. Rizzi rappresentò, lungo la parte più elevata delle pareti verticali, La Legge (che è composta dalle allegorie della Giustizia seduta sul trono, della Sapienza, della Ricchezza, della Prudenza, della Fortezza e della Temperanza, ognuna con i suoi classici attributi), Il Valore (rappresentata da un giovane che tempra la sua spada sulle ali della Libertà e che è attorniato dai fondatori della stirpe italica, tra cui Enea e Ascanio), La Pace (impersonata da una figura femminile che regge un fascio di grano e da altre figure che portano i frutti della terra, mentre colombe bianche volano verso una fonte d'acqua) e L'Unione (rappresentata dall'incontro tra un giovane e La Poesia)[57].

 
Scorcio delle decorazioni interne della parete frontale al colonnato del sommoportico

Le porte interne che conducono dai due propilei al sommoportico sono ornate di sculture allegoriche rappresentanti le arti: l'Architettura e la Musica, che si trovano nel vestibolo di sinistra e che sono opera di Antonio Garella, e la Pittura e la Scultura, che sono situate nel vestibolo di destra e che sono state realizzate da Lio Gangeri[57]. L'interno del sommoportico ha un pavimento di marmi policromi[26] e un soffitto a cassettoni: quest'ultimo, che è stato progettato da Gaetano Koch, è chiamato "soffitto delle scienze"[57].

Il "soffitto delle scienze" deve il suo nome alle sculture in bronzo di Giuseppe Tonnini collocate all'interno del sommoportico che rappresentano le Allegorie delle Scienze (costituite da figure femminili che rappresentano la Geometria con compasso e squadra, la Chimica con storta e distillatore, la Fisica con lanterna e barometro, la Mineralogia con un cristallo di quarzo, la Meccanica con ruota dentata, la Medicina con coppa e bastone di Asclepio, l'Astronomia con il globo dello zodiaco e sestante e la Geografia con goniometro e globo terrestre)[57]. La parete verticale opposta alle colonne è decorata, nella parte superiore, da mosaici a fondo dorato, realizzati dopo il 1925[26]. Altre sculture presenti all'interno del sommoportico sono i Trofei d'arme (costituiti da un insieme di scudi, corazze, alabarde, lance, bandiere, frecce e faretre; in un trofeo si mostrano gli emblemi della Casa Savoia, ossia la corona d'Italia, l'aquila con lo scudo crociato e il collare dell'Annunziata)[26].

La cripta interna del Milite IgnotoModifica

 
L'arrivo della bara del Milite Ignoto all'Altare della Patria (4 novembre 1921)

La cripta del Milite Ignoto, come già accennato, è un locale situato sotto la statua equestre di Vittorio Emanuele II a cui si accede dal Sacrario delle Bandiere, da cui è possibile vedere il lato del sacello del Milite Ignoto che dà verso gli spazi interni del Vittoriano[69]. Si trova quindi in corrispondenza dell'Altare della Patria, da cui invece si può vedere il lato della tomba del Milite Ignoto che dà verso l'esterno dell'edificio[22].

L'epigrafe della parte interna della pietra sepolcrale del Milite Ignoto riporta la scritta "Ignoto Militi" e le date di inizio e di fine della partecipazione italiana al primo conflitto mondiale, ovvero "Xxiv Maggio Mcmxv" (24 maggio 1915) e "Iv Novembre Mcmxviii" (4 novembre 1918)[42]. Come già accennato, il lato esterno della pietra sepolcrale riporta invece solo gli anni della partecipazione italiana alla guerra[42].

Al Milite Ignoto, il 1º novembre 1921[70], fu conferita la medaglia d'oro al valor militare, massima decorazione militare italiana, con una motivazione che fu riportata anche sul lato del suo sacello che si trova internamente al Vittoriano, nell'omonima cripta[42]:

« Degno figlio di una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senz'altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della Patria »

 
La bara del Milite Ignoto non ancora inumata all'Altare della Patria

Sulla porta del simulacro è invece presente il seguente epitaffio[44], che è stato redatto da re Vittorio Emanuele III di Savoia in persona[71]:

« Ignoto il nome - folgora il suo spirito - dovunque è l'Italia - con voce di pianto e d'orgoglio - dicono - innumeri madri: - è mio figlio »

La medaglia al valor militare, il 12 ottobre 1921, era stata preceduta dalla Medal of Honor, massima decorazione militare assegnata dal Governo federale degli Stati Uniti d'America[72], a cui seguì la Croce della Libertà per il comando militare di I Classe, massima onorificenza militare dell'Estonia, e la Croix de guerre, onorificenza militare francese[73].

 
Il sacello del Milite Ignoto visibile dalla cripta interna al Vittoriano

La cripta del Milite Ignoto è opera dell'architetto Armando Brasini[74]. È un locale a forma di croce greca con volta a cupola a cui si accede tramite due rampe di scale[74]. Dalla cripta si diparte un breve cunicolo che raggiunge la nicchia del sacello del Milite Ignoto[74]. La nicchia è inserita in un arcosolio il cui stile si ispira alle edifici paleocristiani, in particolar modo alle catacombe[74]. Il soffitto della cripta richiama lo stile dell'architettura romana alternando volte a crociera e volte a botte[74]. Il locale, che è stato realizzato in laterizi, è caratterizzato dalla presenza di archi a tutto sesto e di nicchie[69]. È anche presente un piccolo altare per le funzioni religiose[22].

Le pareti della cripta sono decorate da un mosaico di stile bizantino che è opera di Giulio Bargellini[22]. I soggetti ritratti sono a sfondo religioso: la crocifissione di Gesù, che è situata sopra la tomba del Milite Ignoto, e l'immagine dei santi protettori delle forze armate italiane, ovvero la Madonna di Loreto (patrona dell'Aeronautica Militare), che è collocata sulla cupola, san Martino (patrono della fanteria), san Giorgio (patrono della cavalleria), san Sebastiano (patrono della polizia locale) e santa Barbara (patrona della Marina Militare, degli artificieri e dei genieri), tutti rappresentati sulle pareti verticali[22].

Parti della cripta e del sepolcro sono state realizzate con materiali lapidei provenienti dalle montagne che furono teatro degli scontri della prima guerra mondiale: il pavimento è in marmo del Carso mentre il piccolo altare per le funzioni religiose è stato realizzato in unico blocco di pietra proveniente dal monte Grappa[22].

NoteModifica

EsplicativeModifica

  1. ^ Le moderne Piemonte e Valle d'Aosta.
  2. ^ Le moderne Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia.
  3. ^ La moderna Emilia-Romagna.
  4. ^ Questo simbolismo associato all'università di Bologna, risalendo all'età medievale, non ha alcun riferimento con il fascismo.
  5. ^ In seguito separata in due regioni distinte, Abruzzo e Molise.
  6. ^ La moderna Basilicata.

BibliograficheModifica

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  4. ^ Levi, p. 322.
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  6. ^ Levi, p. 323.
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BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica