Apri il menu principale

Oratorio della Compagnia di San Bernardino

museo ed ex-oratorio a Siena
Oratorio della Compagnia di San Bernardino
449SienaSBernardino.JPG
La facciata
StatoItalia Italia
RegioneToscana Toscana
LocalitàSiena
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareBernardino da Siena
Arcidiocesi Siena-Colle di Val d'Elsa-Montalcino
Inizio costruzioneseconda metà del XV secolo
Completamentoseconda metà del XV secolo

Coordinate: 43°19′18.91″N 11°20′04.24″E / 43.321919°N 11.33451°E43.321919; 11.33451

L'oratorio della Compagnia di San Bernardino a Siena è un luogo di culto in piazza San Francesco, dove è stato sistemato, grazie ad alcune sale attigue, il Museo diocesano di arte sacra.

Indice

StoriaModifica

 
L'oratorio superiore

La confraternita, già detta di Santa Maria e San Francesco (1273) e della Madonna della Veste Nera di San Francesco (XIV secolo), assunse il titolo di San Bernardino nel 1450, dopo la canonizzazione del religioso senese. Qui il santo era solito predicare, come ricorda anche un dipinto nel Museo dell'Opera del Duomo di Siena. Fu proprio nella seconda metà del XV secolo che la confraternita decise di intraprendere la costruzione dell'oratorio. Entro la fine del secolo i lavori di innalzamento dell'edificio erano già terminati e si procedette alla realizzazione di stucchi e decorazioni lignee (fine del XV secolo), alla decorazione a fresco del piano superiore (prima metà del XVI secolo) e del piano inferiore (fine del XVI secolo - inizi del XVII secolo).

Nel 1925 papa Pio XI ha elevato la chiesa alla dignità di basilica minore[1].

DescrizioneModifica

L'oratorio presenta una facciata a capanna in mattoni, abbellita da un portale in travertino datato 1574 e, in alto, da un disco raggiato con il trigramma bernardiniano.

È organizzato su due livelli: quello superiore è il più antico. Ha il soffitto a cassettoni, decorato da teste con cherubini, e le pareti in legno con decorazioni a stucco di Ventura Turapilli (1496-1512). Tra i pilastri inoltre si trova un celebre ciclo di affreschi con Storie della Vergine, del Sodoma, di Girolamo del Pacchia e del Beccafumi, realizzato tra il 1518 e il 1532. Evidenti sono nel ciclo le memorie delle opere romane di Michelangelo e Raffaello, in particolare la volta della Cappella Sistina e le Stanze Vaticane.

 
Beccafumi, Morte della Vergine, dettaglio

Le scene si leggono dall'angolo sinistro della parete di fronte all'ingresso:

Img Soggetto Autore Data Note
  San Ludovico Sodoma
  Natività della Vergine Girolamo del Pacchia
  Presentazione di Maria al Tempio Sodoma
  Sposalizio della Vergine Beccafumi 1518 Forse il primo ad essere concluso.
  San Bernardino Girolamo del Pacchia
  Arcangelo Gabriele Girolamo del Pacchia
  Madonna in gloria e santi Beccafumi 1518 È su tavola e, secondo Vasari, colorita a tempera.. Un tempo dotata di predella oggi dispersa.
  Vergine annunciata Sodoma 1532
  Sant'Antonio da Padova Sodoma 1518
  Visitazione Sodoma
  Transito di Maria Beccafumi 1518 Evidenti influenze leonardesche e di Raffaello, filtrate probabilmente dal Sodoma.
  Assunzione della Vergine Sodoma 1532
  San Francesco d'Assisi Sodoma
  Incoronazione della Vergine Sodoma

Al piano inferiore, il primo che si incontra entrando dall'esterno, è presente sul soffitto la Madonna che protegge Siena, San Bernardino e Santa Caterina, affresco di Arcangelo Salimbeni portato a termine da Francesco Vanni (1580). Le lunette presentano scene della vita di san Bernardino cui parteciparono Ventura Salimbeni, Rutilio Manetti, e molti altri artisti della prima metà del Seicento. A lato si trova una quattrocentesca Madonna col Bambino di Sano di Pietro, mentre la tavola dell'altare è di un pittore della seconda metà del XVI secolo, vicino al Brescianino.

L'androne di collegamento tra i due piani presenta tavole seicentesche di Bernardino Mei.

Museo diocesanoModifica

Il Museo diocesano permette di ammirare una panoramica della pittura senese a cavallo tra il XIII e il XVII secolo.

Nel vestibolo che comunica con l'oratorio superiore ci sono alcune tavolette di Sano di Pietro ed altri autori e un rilievo di Giovanni d'Agostino raffigurante la Madonna col Bambino e due angeli (1330-1340 circa), unica sua opera firmata.

L'opera più antica è la Madonna di Tressa (1235 circa), opera eponima del Maestro di Tressa. Della fine del secolo è invece il tondo con la Madonna e il Bambino del Maestro degli Aringhieri.

Alcuni affreschi trecenteschi, provenienti dalla chiesa di San Francesco, sono opera di Pietro Lorenzetti e Ambrogio Lorenzetti, quest'ultimo autore anche della Madonna del Latte. Dello stesso secolo sono anche le tavole di Segna di Bonaventura, Naddo Ceccarelli, Bartolomeo Bulgarini, Andrea di Bartolo e Niccolò di Buonaccorso, Taddeo di Bartolo, Andrea Vanni, Benedetto di Bindo, Luca di Tommé.

Il Vecchietta dipinse nel XV secolo una pala del Cristo in pietà, completato da un gruppo in legno policromo dello stesso autore. A Sano di Pietro sono attribuite il San Cristoforo e San Giorgio e il Drago. Notevole è la tavoletta in bassorilievo in marmo con la Madonna del Latte di Antonio Federighi. È presente anche un busto in terracotta dipinta con la Madonna e il Bambino di Jacopo della Quercia (ca. 1420).[2]

Al Cinque-Seicento risalgono le pale di una piccola quadreria: un Cristo portacroce di Domenico Beccafumi, alcune piccole tavole da del Sodoma e del Riccio, oltre ad opere di Ventura Salimbeni, Alessandro Casolani, Rutilio Manetti, Deifebo Burbarini, Bernardino Mei.

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Toscana. Guida d'Italia (Guida rossa), Touring Club Italiano, Milano 2003. ISBN 88-365-2767-1
  • Anna Maria Francini Ciaranfi, Beccafumi, Sadea Editore/Sansoni, Firenze 1967.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica