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DescrizioneModifica

 
Tavola botanica di
Orchis militaris, specie tipo.

L'apparato radicale è costituito da 2 o 3 rizotuberi di forma tondeggiante o, raramente, appena bilobata.
Il fusto è eretto; presenta da 2 a 9 foglie basali, a volte maculate, riunite a rosetta, e 1 o 2 foglie cauline che inguainano il fusto e rivestono l'infiorescenza prima della fioritura.
Il fiore si sviluppa in spighe con sepali tutti uguali, petali piccoli e labello intero o a tre lobi (trilobato); è quasi sempre dotato di sperone, con la sola eccezione della Orchis anthropophora. Il loro colore va dal lilla al viola, più raramente dal bianco al giallo.
I fiori della maggior parte delle specie di Orchis non producono nettare (con alcune eccezioni, come p.es. Orchis coriophora), ma attraggono le api e i bombi grazie all'aspetto dei fiori, simile a quello di altre specie nettarifere.

DistribuzioneModifica

Le specie appartenenti a questo genere sono orchidee terricole diffuse in Europa, nel Nord Africa e in Nord America.

Tutte quante le specie di questo genere sono rustiche, in special modo in Italia, dove altre invece non riescono ad acclimatarsi perché richiedono una temperatura estiva più fredda.

Alcune specieModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Specie di Orchis.

Tra le specie e sottospecie spontanee della flora italiana vi sono [1]:

Sinonimi e binomi obsoletiModifica

Alcune specie che in passato erano attribuite al genere Orchis sono attualmente assegnate ad altri generi della sottotribù Orchidinae [2]:

ImpollinazioneModifica

Quasi tutte le specie di Orchis sono impollinate da imenotteri della famiglia Apidae. Solo questi insetti sono in grado di perforare con la ligula lo sperone, avendo così accesso al nettare (nelle specie in cui esso è presente). Durante tale operazione le masse polliniche si attaccano alla testa dell'insetto e vengono trasportate al fiore successivo.

ColtivazioneModifica

Le specie del genere Orchis richiedono terriccio fibroso e ben drenato composto di terra ben concimata, pietrisco e sabbia, mentre alcune di esse necessitano di una grande umidità. La posizione per le specie spontanee che crescono in Italia è anche di pieno sole, mentre la posizione dovrà essere ombreggiata per quelle che provengono dai climi più freddi, per cui andranno posizionate al riparo tra le radure degli alberi.

La moltiplicazione avviene per divisione delle piante durante il loro periodo di riposo; tuttavia la pianta risente di questa manovra per cui la ripresa sarà molto difficile. I coltivatori più esperti consigliano infatti la coltivazione in vaso per poi porre tutto il ceppo interrato a dimora in piena terra. Se invece si procederà ad una divisione prima che la pianta abbia il suo ciclo vegetativo si avrà una difficile fioritura, in special modo durante il primo anno.

Caratteristica peculiare è la simbiosi che stabiliscono i semi di queste ultime con funghi simbiontici dei generi Rhizoctomia e Armillaria. I semi infatti sono privi di sostanze di riserva, essendo di dimensioni ridottissime, pertanto con tali funghi formano delle endomicorrize, che suppliscono alle necessità nutritive del seme e che sono indispensabili per la germinazione. Una volta che la pianta ha germinato il rapporto simbiontico cessa.

CuriositàModifica

Il nome Orchis deriva dal greco ὄρχις che significa testicolo. Fu Plinio il Vecchio ad attribuirle questo nome, dopo aver notato che molte specie avevano per radici due tuberi somiglianti appunto ai testicoli. Questo, paradossalmente ha creato dei problemi alla diffusione della pianta perché, specialmente nel medioevo ci fu una caccia alla essiccazione dei tuberi secondo la teoria dei segni di Paracelso per cui alcune specie erano divinamente segnate per indicare all'uomo le proprietà medicinali. Quindi venivano ricercate per le potenti capacità afrodisiache.

NoteModifica

  1. ^ GIROS 2009, op. cit., pp.98-116
  2. ^ Bateman R.M., Molecular phylogenetics and evolution of Orchidinae and selected Habenariinae (Orchidaceae) (PDF), in Bot. J. Linn. Soc. 2003; 142(1): 1-40 (archiviato dall'url originale il 7 luglio 2011).

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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