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Ordinariato militare per l'Italia
Chiesa latina
Monti - Chiesa di S. Caterina a Magnanapoli e Torre delle Milizie b.jpg
Stemma della diocesi
Arcivescovo Santo Marcianò
Vicario generale Angelo Frigerio
Sacerdoti 162 di cui 143 secolari e 19 regolari
Religiosi 19 uomini, 8 donne
Erezione 6 marzo 1925
Rito romano
Cattedrale Chiesa principale di Santa Caterina da Siena a Magnanapoli
Santi patroni Giovanni XXIII
Indirizzo Salita del Grillo 37, 00184 Roma
Sito web www.ordinariatomilitare.chiesacattolica.it
Dati dall'Annuario pontificio 2017 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia

L'Ordinariato militare per l'Italia (OMI) è una circoscrizione personale della Chiesa cattolica, assimilata ad una diocesi ed equiparata ad un ufficio dello Stato; ha giurisdizione su tutti i militari delle forze armate italiane (Esercito, Marina militare, Aeronautica, Carabinieri, insieme alla Guardia di Finanza, in quanto corpo di polizia ad ordinamento militare), sui loro familiari conviventi e sul personale civile in servizio presso le forze armate. È retto dall'arcivescovo Santo Marcianò.

Indice

StoriaModifica

Prima della nascita del Regno d'Italia, negli Stati preunitari in Italia la cura spirituale dei militari era affidata a cappellani militari facenti parte dell'organizzazione castrense. Nel Regno Lombardo-Veneto, prima delle guerre del Risorgimento, era in vigore l'Ordinamento austriaco; nel 1803 la Repubblica Italiana napoleonica ripristinò i cappellani militari nell'Esercito. Nel Ducato di Parma e Piacenza dal 1816 il Reggimento di linea aveva un Cappellano Tenente; nel 1839 nel Granducato di Toscana vi erano tre cappellani; nello Stato della Chiesa l'ufficio di Cappellano Maggiore fu istituito da Papa Pio IX nel 1850; nel Regno delle Due Sicilie, fino al 1861, era il Re a nominare i cappellani e il Cappellano Maggiore aveva giurisdizione quasi episcopale.

Con l'Unità d'Italia, il ruolo dei cappellani militari fu regolarmente introdotto nelle neonate forze armate unitarie, e nel 1865 l'organico del clero castrense del Regno d'Italia era di 189 cappellani. Dopo la Presa di Roma le leggi italiane portarono ad una progressiva, e nel 1878 definitiva, eliminazione dei cappellani.

Fu la circolare del 12 aprile 1915 firmata dal generale Luigi Cadorna, nell'imminenza dell'entrata dell'Italia nella Prima guerra mondiale, a reintrodurre i cappellani militari. In seguito a ciò, la Congregazione per i vescovi, con decreto del 1º giugno 1915 nominò il primo Vescovo di Campo, ponendolo al vertice di tutti i cappellani militari d'Italia, Angelo Bartolomasi. Il governo italiano assegnò al Vescovo castrense il grado di maggiore generale ed ai cappellani quello di tenente.[1] Nel 1918 i cappellani militari erano 2.738: 1350 operanti al fronte, 742 dislocati negli ospedali territoriali, 18 nella riserva, 591 “aiuto-cappellani” negli ospedali territoriali, 37 in Marina. Ben 435 cappellani militari furono insigniti di una Medaglia al valor militare; 110 sacerdoti seguirono i propri reparti nei campi di prigionia, ne morirono 93.[2]
Al termine del conflitto, mons. Bartolomasi chiese ad ogni cappellano una relazione finale sulla propria attività. Di queste se ne conservano ancora 180[3], raccolte recentemente in un volume sul ruolo dei cappellani militari nel primo conflitto mondiale[4]. Giovanni Minozzi, cappellano militare anche durante la guerra italo-turca, diede vita nel 1918 all'Opera Nazionale per il Mezzogiorno d'Italia, insieme al barnabita padre Giovanni Semeria, per ospitare i bambini orfani di guerra.

Nel 1922 il ruolo del cappellano militare fu nuovamente soppresso, ad eccezione del servizio svolto per la raccolta delle salme dei caduti e la sistemazione dei cimiteri di guerra.

In seguito a trattative tra la Santa Sede e il governo italiano, il 6 marzo 1925 nacque l'Ordinariato militare per l'Italia, con Decreto della Congregazione per i vescovi e approvato dalla legge italiana n. 417 dell'11 marzo 1926, assegnando ad esso il compito dell'Assistenza Spirituale nelle forze armate. I Patti lateranensi nel 1929 e la successiva legge n. 77 del 16 gennaio 1936 ribadirono il riconoscimento. Durante la Seconda guerra mondiale, furono numerosi i cappellani militari morti nell'esercizio del loro ministero sacerdotale e vari coloro che furono insigniti di onorificenze, e alcuni di essi furono coinvolti anche nella Resistenza, come Ettore Accorsi e Giuseppe Morosini. Oltre ad essi, cappellani come Giulio Facibeni e Carlo Gnocchi (proclamato Beato dalla Chiesa cattolica) si impegnarono in opere assistenziali per coloro i quali avevano subito i gravi segni della guerra.

Con la nascita della Repubblica Italiana, l'Ordinariato fu assimilato dalla legislazione repubblicana inizialmente con la legge n. 1118 del 9 novembre 1955, recante modifiche alla legge 77/1936[5], poi con la legge n. 512 del 1º giugno 1961, con le sue successive modifiche, fino all'incorporamento nel vigente Codice dell'ordinamento militare del 2010, modificato ulteriormente nel 2012.[6]

Nel 1986 Papa Giovanni Paolo II, con la Costituzione Apostolica Spirituali militum curae, ha elevato le organizzazioni castrensi a peculiari circoscrizioni ecclesiastiche con statuti propri, assimilate a diocesi, con la possibilità di erigere un proprio seminario. In seguito a ciò, il 6 agosto 1987 la Santa Sede ha approvato gli statuti dell'Ordinariato militare italiano.[7]

Dal 1996 al 1999 si è tenuto il Primo Sinodo della Chiesa Ordinariato Militare.[8] Nel 1998 è stato fondato il seminario castrense, con sede a Roma.

StrutturaModifica

Il clero dell'Ordinariato militare italiano è arruolato nelle forze armate, e i sacerdoti sono equiparati agli ufficiali. Per meglio prestare il proprio servizio, l'Ordinariato italiano è suddiviso oggi in sedici zone pastorali geografiche. La giurisdizione ecclesiastica dell'Ordinariato riguarda territorio e persone; dall'Ordinariato dipende una struttura gerarchica che ricomprende anche il personale degli ospedali militari.

L'Ordinario militareModifica

 
L'Ordinario militare in carica, Santo Marcianò.

L'Ordinariato è guidato da un arcivescovo ordinario militare, designato dal papa e nominato con decreto del presidente della Repubblica, su proposta del presidente del Consiglio dei ministri e dei ministri della Difesa e dell'Interno.

Il conferimento dell'ufficio di assistenza spirituale alle forze armate comporta che la provvista (ovvero l'atto di conferimento dell'ufficio) spettante, di solito, all'autorità ecclesiastica sia sostituita da un paritario diritto dello Stato poiché l'ufficio in questione non può essere considerato sic et simpliciter come ecclesiastico, ma piuttosto ufficio dello Stato, cui la pubblica autorità concede l'annessa potestà giurisdizionale ecclesiastica[9].

La designazione dell'Ordinario avviene mediante una consultazione confidenziale tra Santa Sede (che propone nominativi) e il Governo italiano (che deve procedere alla nomina). In caso di disaccordo sul nome proposto, si procede a nuova designazione confidenziale finché non si raggiunge un accordo.

L'attuale Ordinario militare è Santo Marcianò, in carica dal 10 ottobre 2013.

I CappellaniModifica

L'Ordinario militare (che assume il grado militare di generale di corpo d'armata[10]) è assistito nella sua attività da un Vicario generale (che sostituisce l'Ordinario nelle sue funzioni in via rappresentativa, lo coadiuva nell'azione, fa le sue veci in caso di impedimento o assenza; assume il grado di generale di divisione[10]) e dagli Ispettori (con il grado di generale di brigata). A livello territoriale, le funzioni di assistenza spirituale sono svolte dai primi cappellani capi (con il grado di maggiore), dai cappellani capi (con il grado di capitano) e dai cappellani addetti (con il grado di tenente). I cappellani hanno giurisdizione di tipo parrocchiale.

Gradi militariModifica

I gradi militari previsti sono:

Scuola Allievi Cappellani MilitariModifica

L'8 dicembre 1998 è stato istituito il Seminario Maggiore dell'Ordinariato Militare per l'Italia, denominato “Scuola Allievi Cappellani Militari”, dall'allora Ordinario militare Mons. Giuseppe Mani, che è il seminario della diocesi castrense in cui dei giovani possono prepararsi a essere sacerdoti a servizio pieno dell'Ordinariato, incardinati in esso. Esistono così due categorie di cappellani militari: quelli che sono parte integrante dell'Ordinariato, essendo incardinati in esso, e quelli che prestano servizio nell'Ordinariato, restando però legati alle proprie diocesi di provenienza o agli istituti religiosi di cui fanno parte.

Il Seminario, collocato all'interno della città militare della Cecchignola, in Roma, e la cui struttura è stata ricavata da alloggi ceduti dalla vicina Scuola del Genio, conobbe un notevole impulso grazie all'opera instancabile dell'Ordinario fondatore, che le diede l'assetto definitivo, tuttora perdurante.[13]

Associazione per l'assistenza spirituale alle Forze Armate - P.A.S.F.A.Modifica

Nel contesto istituzionale dell'Ordinariato Militare per l'Italia opera come componente interna, in qualità di organismo pastorale, l'Associazione per l'assistenza spirituale alle Forze Armate (P.A.S.F.A.).

Sin dal 1915 l'Associazione agisce in quanto Ente a base associativa, coadiuvando i Cappellani militari ovvero promuovendo un'assistenza spirituale, morale, materiale, culturale ai militari e relativi famigliari. Secondo gli Statuti dell'Ordinariato Militare per l'Italia emanati nel 1987 con approvazione della Santa Sede, i soci dell'Associazione sono inseriti nell'Ordinamento militare in quanto laici collaboratori.

Al vertice di questa componente laica rappresentata dai soci del P.A.S.F.A. vi è l'Ordinario Militare, in quanto guida spirituale e la Presidente Nazionale supportata dalle Sezioni Territoriali in tutta Italia.

Disciplina normativaModifica

Dal punto di vista canonico, l'ordinariato militare è disciplinato dalla costituzione apostolica Spirituali militum curae del 21 aprile 1986 e dagli statuti propri, approvati dalla Santa Sede il 6 agosto 1987.

Dal punto di vista civile, il Decreto legislativo n. 66 del 15 marzo 2010[14], Codice dell'ordinamento militare, modificato dal D.Lgs n. 20 del 24 febbraio 2012[15], disciplina anche lo stato giuridico, l'avanzamento di carriera e il trattamento economico dell'Ordinario, del Vicario generale, degli ispettori e dei cappellani militari. Esso ha recepito, e dunque abrogato, le precedenti leggi:

  • legge 11 marzo 1926 n. 417;
  • legge 16 gennaio 1936 n. 44, modificata dalla legge 9 novembre 1955 n. 1118;
  • legge 1º giugno 1961 n. 512, modificata dalla legge 22 novembre 1973 n. 873, dall'art. 69 del D.Lgs. 30 dicembre 1997 n. 490, a norma dell'art. 1, comma 97, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e dall'art. 29 del D.Lgs. 28 giugno 2000 n. 216, a norma dell'art. 9, comma 2, della legge 31 marzo 2000, n. 78.

Per decreto del 24 febbraio 1987 del Ministro dell'Interno, l'ordinariato militare italiano ha la qualifica di ente ecclesiastico civilmente riconosciuto.

Chiese dell'OrdinariatoModifica

Alle suddette chiese si aggiunge la Basilica di Santa Maria ad Martyres (Pantheon) della quale l'Ordinario militare è preposto.

Cronotassi dei vescoviModifica

Vescovi castrensiModifica

Ordinari militariModifica

UniformiModifica

 
Le stellette delle divise delle forze armate italiane.

Le uniformi per i cappellani militari sono:

  • Abiti talare e religioso;
  • Clergyman;
  • Uniformi ordinaria e di servizio;
  • Uniforme da "campagna";
  • Uniforme da cerimonia.

Composizione e uso degli abiti talare e religiosoModifica

 
Angelo Bagnasco, quand'era ordinario militare, con le stellette apposte sull'abito talare.

Composizione: per i sacerdoti diocesani l'abito talare "romano"; per i sacerdoti religiosi l'abito talare previsto dall'Ordine religioso di appartenenza. Vengono indossati con l'aggiunta, sul colletto, di due stellette a cinque punte: dorate, per l'arcivescovo ordinario militare per l'Italia, per il vicario generale militare e per gli ispettori; argentate: per i cappellani militari. Quando si indossa questo abito, è possibile portare il copricapo militare di colore nero (basco) con applicato il fregio dei cappellani militari. È possibile indossare, sopra gli abiti Talare o Religioso, il soprabito, il cappotto o il mantello ecclesiastici, su quest'ultimo vengono apposte stellette come per gli abiti talare o religioso.

Uso: vanno indossati sempre in alternativa al clergyman, salvo quanto previsto negli artt. 44-45. Possono essere inoltre indossati in qualsiasi situazione, per motivi liturgici.

Composizione e uso del clergymanModifica

Composizione: completo di colore, preferibilmente, nero oppure grigio-scuro (abito: giacca, pantaloni e camicia ecclesiastica dello stesso colore, calze e scarpe nere. Viene indossato con l'aggiunta del distintivo metallico (croce latina in argento, con sfondo interno smaltato di colore bleu e crocetta interna in argento), applicato sulla parte alta del bavero sinistro della giacca.

Uso: va indossato sempre in alternativa agli abiti talare o religioso, salvo quanto previsto negli artt. 44-45.

Composizione e uso delle uniformi ordinaria e di servizio per i cappellani militariModifica

Composizione: si identificano con gli stessi capi di vestiario previsti per gli ufficiali delle FF.AA. comprese mostrine, alamari o fiamme proprie della Forza armata, dell'Arma, del Corpo o del Reparto che amministra il cappellano militare. Vengono indossate con l'aggiunta del distintivo metallico (croce latina in argento, con sfondo interno smaltato di colore bleu e crocetta interna in argento), applicato sulla parte alta del bavero sinistro della giacca.

Uso: è possibile indossarle durante l'orario di servizio, nei luoghi specificatamente militari e per motivi strettamente connessi con il servizio di cappellano militare. Rimane preminente quanto previsto negli artt. 42-43.

Composizione e uso dell'uniforme da campagnaModifica

 
Distintivo da petto in stoffa

Composizione: si identifica con lo stesso capo di vestiario prescritto per il personale militare del Corpo, Arma, Reparto che amministra il cappellano militare. Viene indossata con l'aggiunta del distintivo in stoffa a stretch (Croce latina ricamata argento con sfondo interno ricamato di colore bleu, su campo esterno di colore verde, per le uniformi verdi o mimetiche, e di colore bleu per le uniformi bleu, con bordo perimetrale ricamato argento) applicato nella parte centrale sopra il petto sinistro.

Uso: va indossata quando si partecipa direttamente a esercitazioni, operazioni e missioni, in patria e all'estero, salvo quanto previsto negli artt. 42-43.

Composizione e uso dell'uniforme da cerimoniaModifica

Fa testo quanto stabilito negli artt. 42-43 circa l'utilizzo delle uniformi in abito talare e/o religioso e clergyman.

FregiModifica

Due rami di olivo con la croce latina al centro caricati della corona turrita, costituiscono il fregio dei cappellani militari. Tale insegna si porta soltanto sul basco. Sugli altri copricapo i Cappellani portano, sul fregio dell'unità presso cui prestano servizio, un tondino con impressa la croce.

GradiModifica

Corpi dello Stato italiano Esercito Italiano Marina Militare Aeronautica Militare Arma dei Carabinieri Guardia di Finanza
Stemma araldico        
ordinamento militare militare militare militare militare
Dipendente da Ministero della difesa Ministero della difesa Ministero della difesa Ministero della difesa Ministero dell'Economia e delle Finanze
Codici NATO Ufficiali generali[18]
OF-8 ordinario militare per l'Italia
(generale di corpo d'armata)
ordinario militare per l'Italia
(ammiraglio di squadra)
ordinario militare per l'Italia
(generale di squadra aerea)
ordinario militare per l'Italia
(generale di corpo d'armata)
ordinario militare per l'Italia
(generale di corpo d'armata)
OF-7 vicario generale militare
(generale di divisione)
vicario generale militare
(ammiraglio di divisione)
vicario generale militare
(generale di divisione aerea)
vicario generale militare
(generale di divisione)
vicario generale militare
(generale di divisione)
OF-6 ispettore
(generale di brigata)
ispettore
(contrammiraglio)
ispettore
(generale di brigata aerea)
ispettore
(generale di brigata)
ispettore
(generale di brigata)[18]
Ufficiali superiori[19]
OF-5 3º cappellano militare capo
(colonnello)
3º cappellano militare capo
(capitano di vascello)
3º cappellano militare capo
(colonnello)
3º cappellano militare capo
(colonnello)
3º cappellano militare capo
(colonnello)
OF-4 2º cappellano militare capo
(tenente colonnello)
2º cappellano militare capo
(capitano di fregata)
2º cappellano militare capo
(tenente colonnello)
2º cappellano militare capo
(tenente colonnello)
2º cappellano militare capo
(tenente colonnello)
OF-3 1º cappellano militare capo
(maggiore)
1º cappellano militare capo
(capitano di corvetta)
1º cappellano militare capo
(maggiore)
1º cappellano militare capo
(maggiore)
1º cappellano militare capo
(maggiore)
Ufficiali inferiori[19]
Ufficiali inferiori[19]
OF-2 cappellano militare capo
(capitano)
cappellano militare capo
(tenente di vascello)
cappellano militare capo
(capitano)
cappellano militare capo
(capitano)
cappellano militare capo
(capitano)
Ufficiali inferiori subalterni[19]
OF-1 cappellano militare addetto
(tenente)
cappellano militare addetto
(sottotenente di vascello)
cappellano militare addetto
(tenente)
cappellano militare addetto
(tenente)
cappellano militare addetto
(tenente)
Sottufficiali[20][21]
Sottufficiali - Ruolo marescialli[20][21]
OR-9 suora
(maresciallo)
suora
(capo di terza classe)
suora
(maresciallo di terza classe)
suora
(maresciallo)
suora
(maresciallo)
Codici NATO Esercito Italiano Marina militare Aeronautica militare Arma dei Carabinieri Guardia di Finanza

StatisticheModifica

anno sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
totale secolari regolari uomini donne
1999 245 187 58 58 50
2000 235 170 65 65 80
2001 215 167 48 48 75
2002 209 162 47 47 61
2003 200 161 39 39 55
2004 194 159 35 35 58
2013 177 153 24 24 11
2016 162 143 19 19 8

Cappellani militari famosiModifica

NoteModifica

  1. ^ I cappellani militari, su grandeguerra.ccm.it. URL consultato l'8 febbraio 2015.
  2. ^ Cristina Siccardi, I «soldati di Dio», in Radici cristiane, marzo 2014.
  3. ^ Gli ecclesiastici eugubini nella Grande Guerra, su cimeetrincee.it. URL consultato l'8 febbraio 2015.
  4. ^ Nelle lettere e nelle relazioni dei cappellani militari italiani durante la prima guerra mondiale - Dir messa in trincea, su news.va. URL consultato il 3 marzo 2015.
  5. ^ Legge del 9 novembre 1955 n. 1118, su normattiva.it. URL consultato il 3 marzo 2015.
  6. ^ D.Lgs. 15 marzo 2010 n. 66, Codice dell'ordinamento militare e successive modifiche (PDF), su difesa.it. URL consultato il 3 marzo 2015.
  7. ^ Statuti dell'Ordinariato militare per l'Italia, su ordinariatomilitare.chiesacattolica.it. URL consultato il 4 marzo 2015.
  8. ^ Presentazione. Primo Sinodo della Chiesa Ordinariato Militare, su ordinariatomilitare.chiesacattolica.it. URL consultato il 3 marzo 2015 (archiviato dall'url originale il 19 settembre 2015).
  9. ^ F. Del Giudice, F. Mariani Diritto ecclesiastico p. 127, VIII edizione Simone editore 2005
  10. ^ a b Decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, articolo 1533, in materia di "Codice dell'ordinamento militare"
  11. ^ Codice dell'ordinamento militare. Decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, articolo 1533 e seguenti
  12. ^ Salvatore Berlingò; Giuseppe Casuscelli, Codice del diritto ecclesiastico, Giuffrè Editore, 2009, p. 222, ISBN 978-88-14-15126-2.
  13. ^ La Curia. Seminario, su ordinariatomilitare.chiesacattolica.it. URL consultato il 27 gennaio 2015 (archiviato dall'url originale il 4 febbraio 2015).
  14. ^ D.Lgs. 15 marzo 2010 n. 66, Codice dell'ordinamento militare, su normattiva.it. URL consultato il 3 marzo 2015.
  15. ^ D.Lgs. 24 febbraio 2012 n. 20, Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, recante codice dell'ordinamento militare, a norma dell'articolo 14, comma 18, della legge 28 novembre 2005, n. 246., su normattiva.it. URL consultato il 3 marzo 2015.
  16. ^ Il 17 maggio 1997 è stato nominato arcivescovo di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela.
  17. ^ L'11 ottobre 2014 è stato nominato arcivescovo di Foggia-Bovino.
  18. ^ a b Articolo n. 1533 - Comma n. 2 del Decreto Legislativo n. 66 del 15 marzo 2010
  19. ^ a b c d Articolo n. 1546 - Comma n. 1 del Decreto Legislativo n. 66 del 15 marzo 2010
  20. ^ a b Articolo n. 1533 - Comma n. 4 del Decreto Legislativo n. 66 del 15 marzo 2010
  21. ^ a b Articolo n. 1624 - Comma n. 1 del Decreto Legislativo n. 66 del 15 marzo 2010

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Siti ufficialiModifica

StoriaModifica

PersonaggiModifica

AltriModifica