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La prima pagina dell'Ordine

L'Ordine del commissario (in tedesco: Kommissarbefehl) venne emesso dall'alto comando della Germania nazista (OKW) il 6 giugno 1941, prima dell'avvio dell'Operazione Barbarossa.

Il suo nome ufficiale era Linee guida per il trattamento dei commissari politici (Richtlinien für die Behandlung politischer Kommissare). Ordinava alla Wehrmacht che ogni commissario politico sovietico identificato fra le truppe catturate, doveva essere sottoposto ad esecuzione sommaria come sostenitore dell'ideologia giudaico-bolscevica nelle forze armate.

Secondo questo ordine, tutti quei prigionieri che potessero essere identificati come "profondamente bolscevizzate o come rappresentanti attivi dell'ideologia bolscevica" dovevano essere uccisi .[1] L'ordine fu accolto da diverse proteste in seno alla Wehrmacht, per motivi umanitari, legalistici (portando la divisa e partecipando ai combattimenti i Commissari non sarebbero dovuti essere considerati diversi dagli altri combattenti) o pratici (fu notato che tale ordine aumentava la determinazione al combattimento e alienava le simpatie della popolazione civile): tra gli alti gradi che espressero lamentele si possono ricordare il Feldmaresciallo Fedor von Bock e il Capo dell'Abwehr Wilhelm Canaris.[2]

Durante il processo di Norimberga su uno dei fatti che l'accusa usò per dimostrare la colpa degli imputati nel terzo capo d'accusa, quello di Crimini di guerra.[3]

NoteModifica

  1. ^ Soviet Prisoners of War: Forgotten Nazi Victims of World War II Archiviato il 30 marzo 2008 in Internet Archive.
  2. ^ Chris Bellamy, Guerra assoluta, Torino, Luigi Einaudi editore, 2010, pp. 34-36, ISBN 9788806195601.
  3. ^ Telford Taylor, Anatomia dei Processi di Norimberga, Bergamo, Rizzoli Libri, 1993, pp. 567-569, ISBN 9788817338608.

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