Oreste De Gaspari
NascitaPotenza, 10 dicembre 1864
MorteGenova, 12 novembre 1933
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataRegio Esercito
ArmaFanteria
CorpoBersaglieri
SpecialitàArditi
Anni di servizio1883-1924
GradoBrigadiere generale
GuerrePrima guerra mondiale
CampagneRivolta dei Boxer
Fronte italiano (1915-1918)
BattaglieBattaglia degli Altipiani
Battaglia del solstizio
Battaglia di Vittorio Veneto
Comandante di14º Reggimento bersaglieri
Brigata Como
1º Raggruppamento d'assalto
Brigata Roma,
Decorazionivedi qui
Studi militariRegia Accademia Militare di Fanteria e Cavalleria di Modena
dati tratti da Fiamma Cremisi n.5[1]
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Oreste De Gaspari (Potenza, 10 dicembre 1864Genova, 12 novembre 1933) è stato un generale italiano, decorato di Medaglia d'oro al valor militare nel corso della prima guerra mondiale. Comandante del 14º Reggimento bersaglieri, della Brigata Como, del 1º Raggruppamento d'assalto, e della Brigata Roma, nel 1923, per la riconquista di Agedabia, ricevette la Croce di Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia. Decorato anche di Medaglia d'argento, di bronzo e della Croce di guerra al valor militare.

BiografiaModifica

Nacque a Potenza il 10 dicembre 1864,[1] figlio di Marcello ed Anna Adelaide Speroni.[2] Arruolatosi nel Regio Esercito entrò come Allievo ufficiale nella Regia Accademia Militare di Fanteria e Cavalleria di Modena, da cui uscì nel 1883 con il grado di sottotenente assegnato all'arma di fanteria.[2] Come primo servizio fu assegnato al 53º Reggimento fanteria "Umbria", venendo promosso tenente nel 1887, e poco tempo dopo assunse l'incarico di Ufficiale d'ordinanza del generale di corpo d'armata Lucchino Dal Verme, Sottosegretario alla guerra del governo Di Rudinì.[3] Divenne capitano nel 1898, e fu trasferito al corpo dei bersaglieri, assegnato al 2º Reggimento bersaglieri, partendo quindi per la Cina al seguito del corpo di spedizione italiano che doveva partecipare alla repressione della rivolta dei Boxer nel 1900.[1]

Ricevuto un encomio solenne,[2] fu rimpatriato ed assegnato al 12º Reggimento bersaglieri.[1] Promosso maggiore nel settembre 1910, ritornò in servizio presso il 2º Reggimento bersaglieri nel maggio 1915, quando fu promosso tenente colonnello.[1] All'atto dell'entrata in guerra del Regno d'Italia, avvenuta il 24 dello stesso mese, al comando del II Battaglione oltrepassò il confine al Passo di Cereda, nella Val Cordevole. Qualche mese dopo divenne colonnello assumendo il comando del 138º Reggimento fanteria, e nel mese di novembre venne decorato con la Medaglia di bronzo al valor militare per un'azione sul Monte Sei Busi, sul Carso.[2] Nel maggio 1916 divenne comandante del 14º Reggimento bersaglieri, che comandò nei combattimenti sull'altopiano di Asiago,[2] nel corso della Strafexpedition.[1] Il 6 luglio dello stesso anno, nel corso della controffensiva italiana, rimase gravemente ferito a una gamba sul Monte Zebio, subendo anche l'amputazione della mano sinistra.[1] Decorato di Medaglia d'argento al valor militare, dopo la convalescenza rientrò in zona di operazioni al comando della Brigata Como, venendo decorato della Croce di guerra al valor militare[2] per la difesa dei Solaroli, sul Monte Grappa, nel corso della battaglia del solstizio (giugno 1918).[1] Promosso brigadiere generale nell'ottobre dello stesso anno, assunse il comando del 1º Raggruppamento d'assalto, si distinse durante la battaglia di Vittorio Veneto, superando il corso del fiume Piave.[2] Per questo fatto venne insignito della Medaglia d'oro al valor militare.[1] Dopo la firma dell'armistizio di Villa Giusti e la seguente cessazione delle ostilità, fu mandato in Tripolitania, e nel 1920 divenne comandante delle truppe della Cirenaica.[1] Promosso generale di brigata,[4] nel dicembre 1923 ricevette la Croce di Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia per la conquista di Agedabia.[1] Rientrato in Italia assunse il comandò della Brigata Roma, venendo posto in posizione di riserva nell'ottobre 1924.[2] Si spense a Genova il 12 novembre 1933.[2] La città di Genova gli ha intitolato una via nel quartiere di Albaro.

OnorificenzeModifica

  Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia
— Regio Decreto 26 giugno 1924[5]
  Medaglia d'oro al valor militare
«Comandante di due gruppi d’assalto rinforzati con elementi di artiglieria e genio, li condusse risolutamente al di là del Piave e raggiunse con precisa manovra gli obiettivi assegnatigli. Durante un grave contrattacco nemico, spiegò la più grande energia, manovrando con la più grande opportunità le provate sue truppe. Nel momento più critico, quando maggiormente ferveva la lotta, fu alle sue schiere simbolo di indomito eroismo e inflessibile forza di comando. Dominate con fermissimo imperio le sanguinose vicende vicende del combattimento, non appena possibile riordinò le truppe per la ripresa dell’attacco, che condusse a completo compimento. I suoi arditi, nella gioia della vittoria, provarono la fierezza più grande alla quale potessero aspirare: quella di vedere impersonati nel loro comandante il valore insigne ed i fulgori di eroismo che la battaglia aveva richiesti. Falzè di Piave, 27–28 ottobre 1918
— Decreto Luogotenenziale 29 maggio 1919[6]
  Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante di un reggimento bersaglieri ne curò lodevolmente la preparazione morale, ne diresse vittoriosamente la valorosa azione in numerosi combattimenti per un periodo di 62 giorni, finché, mentre, incurante di ogni pericolo, si trovava in prima linea con due suoi battaglioni, fu doppiamente e gravemente ferito. Sempre ed in tutto mirabile esempio di virtù militari ai suoi dipendenti. Altopiano dei Sette Comuni, 24 maggio-6 luglio 1916
  Medaglia di bronzo al valor militare
«Comandante di un reggimento di fanteria, con aspra assidua, energica e piena di fede, seppe infondere nelle truppe dipendenti disciplina e spirito combattivo. Di tale efficace opera raccolse poi i frutti nella prima operazione in cui il reggimento fu chiamato ad agire ai suoi ordini; operazione che riuscì felicemente e nella quale egli dimostrò perizia e coraggio, che pure contribuirono al buon successo ottenuto. Monte Sei Busi, 10-14 novembre 1915
  Croce di guerra al valor militare
«Durante una violenta offensiva nemica, dando bell'esempio di coraggio e di sprezzo del pericolo, riusciva ad animare con la sua presenza, i dipendenti alla lotta e concorreva così al mantenimento di importanti posizioni seriamente minacciate. Settore Solarolo (Monte Grappa), 15-16 giugno 1918
  Medaglia della campagna di Cina del 1903
  Medaglia commemorativa della guerra 1915-1918
  Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia
  Medaglia interalleata della Vittoria

NoteModifica

AnnotazioniModifica


FontiModifica

BibliografiaModifica

  • Luigi Cadorna, La guerra alla fronte italiana. Vol. 1, Milano, Fratelli Treves editori, 1921.
  • Luigi Cadorna, La guerra alla fronte italiana. Vol. 2, Milano, Fratelli Treves editori, 1921.
  • Alberto Cavaciocchi, Gli italiani in guerra, Milano, Ugo Mursia Editore s.r.l., 2014.
  • Gaetano Carolei, Guido Greganti e Giuseppe Modica, Le medaglie d'oro al valor militare 1918, Roma, Tipografia regionale, 1968, p. 172.
Periodici
  • Brig. Gen. Oreste De Gaspari classe 1864, in Fiamma Cremisi, nº 5, Roma, Associazione Nazionale Bersaglieri, settembre-ottobre 2018, p. 18.

Collegamenti esterniModifica