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Orosei
comune
(ITSC) Orosèi
Orosei – Stemma Orosei – Bandiera
Orosei – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneSardegna-Stemma.svg Sardegna
ProvinciaProvincia di Nuoro-Stemma.png Nuoro
Amministrazione
SindacoNino Canzano (lista civica) dal 6-6-2016
Territorio
Coordinate40°22′47″N 9°41′39″E / 40.379722°N 9.694167°E40.379722; 9.694167 (Orosei)Coordinate: 40°22′47″N 9°41′39″E / 40.379722°N 9.694167°E40.379722; 9.694167 (Orosei)
Altitudine19 m s.l.m.
Superficie91 km²
Abitanti7 049[1] (31-12-2017)
Densità77,46 ab./km²
FrazioniCala Liberotto, Marina di Orosei, Sas Linnas Siccas, Sos Alinos
Comuni confinantiDorgali, Galtellì, Onifai, Siniscola
Altre informazioni
Cod. postale08028
Prefisso0784
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT091063
Cod. catastaleG119
TargaNU
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti(IT) oroseini
(SC) oroseinos
Patronosan Giacomo Apostolo
Giorno festivo25 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Orosei
Orosei
Orosei – Mappa
Posizione del comune di Orosei all'interno della provincia di Nuoro
Sito istituzionale

Orosei (Orosèi in sardo[2]) è un comune italiano di 7 049 abitanti della provincia di Nuoro, in Sardegna. Si trova nell'antica subregione storica delle Baronie, un tempo inclusa in quel che era la Gallura inferirore[3][4] e presta il nome al Golfo di cui è al centro.

L'attuale territorio di Orosei, include - sia geograficamente che storicamente - paesi e villaggi scomparsi durante il medioevo, tra cui Bibisse (noto anche come Bitthé).

Indice

Geografia fisicaModifica

La Complessità geo-politica e linguistica della Sardegna nel corso dei secoli ha portato a molteplici descrizioni, toponimi e mappe dei medesimi luoghi, alcune volte confusi, altre volte traslitterati o non perfettamente coincidenti. Nella descrizione del territorio di Orosei, nella collocazione dei Nuraghi e dei vari toponimi, si incorre in situazioni poco chiare, con poche fonti o con disgrafia, anche dovuta alla differenza di lingua tra gli emissari del Regno e le locali popolazioni sarde, oppure per la difficile e soggettiva interpretazione degli autori di saggi, ricerche, mappe cartografiche o dizionari. Tra questi si citano i più famosi Goffredo Casalis, principalmente aiutato da Vittorio Angius, Giuseppe Cossu e Alberto La Marmora.

TerritorioModifica

 
Ponte sul fiume Cedrino

Orosei sorge nella piana alluvionale formata dalla foce del fiume Cedrino, chiamata generalmente "Valle del Cedrino", ad una distanza di 2,5 km dal mar Tirreno (Marina di Orosei). Il suo territorio, di 91 k, comprende un'estensione costiera di oltre 20 km lungo i quali si alternano spiagge (Marina di Orosei, Su Barone, Osala, Cala Ginepro, Sas Linnas Siccas, Cala Liberotto - Conosciuta, almeno fino al 1799 come Cala Curlo[5]- , Bidderosa, Sa Curcurica) e strapiombi a picco sul mare del Golfo di Orosei. A Orosei appartengono anche le frazioni marittime di Sos Alinos e Cala Liberotto distanti circa 12 km dal capoluogo comunale.

Il territorio di Orosei è caratterizzato da una morfologia incostante, data dall'alternarsi di pianure, altipiani, e stagni e diverse zone lacustri che caratterizzano il territorio costiero. Nelle dirette vicinanze della Marina, già dal 1845 era noto come "Stagno di Orosei" ed era indicato lo stagno della Foce del Cedrino, già descritta dalla Geografia Tolemaica. Esso era sconnesso da quello, lo "Stagno di Osalla", che in seguito ha preso il nome di Palude di Osalla e di Stagno di Avalè - Su Pedrosu, quando negli anni 30 vennero uniti da un sistema di bocche a mare che rendono l'acqua salmastra. Questo sistema lacustre è inquadrato come Sito di interesse comunitario sotto un unico codice. Altri Stagni possono essere individuati in Biderrosa, Sa Mattanosa, Fuile 'e Mare, Rio Sos Alinos e Sa Curcurica).

Lungo il costone est del monte, si apre una caverna di notevole dimensione.

A differenza dei territori di Galtellì e Irgoli, Orosei ha poche fonti, e di scarsa portata, tanto che fino ad almeno il secondo dopoguerra, ci si abbeverava da pozzi (se non dal fiume direttamente) o da cisterne (specialmente i benestanti).

La presenza del Fiume Cedrino ha da sempre reso la piana alluvionale particolarmente fertile, ma anche caratterizzato l'area di esondazioni alluvionali e piene, spesso ripetute. A Cavallo tra il XX secolo e il XXI sono perciò stati eretti e ampliati gli argini artificiali, a protezione delle campagne, così come è presente una foce con scolmatore.

La piana di Orosei, oltre ad essere circondata da Altopiani di origine vulcanica caratterizzati da Basalto, è composta da pietre Dolomia, caratterizzata da rocce calcaree e di deposito con massa conformata in globetti conglomerati, detta anche colitica.[6]

Il Monte Tuttavista è costituito da Scisto, dolomia e Calcare. Il Calcare della cima è compatto, di un bianco giallastro. Alla base di questo monte, si possono notare anche parti di Roccia sedimentaria clastica (puddinga) caratterizzate da ciotoli grossi e sinonimo di un deposito alluvionale e, secondo le osservazioni di Alberto La Marmora, essa è anteriore ai depositi vulcanici degli altopiani. Questa pietra caratterizza i due piccoli colli che anticipano il pendio del monte.

Geografia di Orosei nel XIX secoloModifica

Una concisa ma puntuale descrizione del territorio e di questi elementi geografici si trova nelle varie pagine del Dizionario geo-politico Casalis, datato 1838 ma ancora perfettamente valido nella contemporaneità degli elementi descritti.

Nelle coste delle località marittime più a nord, vengono descritti a metà dell'800 gli stagni di Sa Curcurica (denominato originariamente "Sa Crocorica" ) e lo Stagno di Luca (oggi Stagno di Bidderosa), oltre che lo stagno di "Foghile di Mare", ovvero Fuile 'e Mare.

Nel 1838 l'area più bassa di Orosei viene descritta come "stagno di Orosei" stretto quasi come un canale e nel quale si getta il Cedrino lungo la valle, prima di generare la sua foce originale. A poca distanza da esso, ancora non unificato dal sistema di canali e bocche a mare della Palude di Osalla - Avalè, era presente lo "stagno di Osalla", noto anche come "Su Petrosu", nella porzione che dal molo della Marina si porta sino ai confini dell'omonima pineta. Annesso a questo stagno, vi era una palude nota come "Palude di Turturis" oggi in grandissima parte bonificata o annessa allo stagno.[7] Una visione chiara e completa della geografia oroseina è descritta in Mappali del Regno a cura del Regio Esercito.[7]

Sorge intorno a Orosei il "gollei" (come vengono indicati nella zona gli altopiani), che viene diviso in diverse parti dal letto del fiume Cedrino. Uno di questi "gollei" è formato da due "piani" e in uno di questi, secondo il Casali, si nota un cratere (Individuato oggi come Punta Su Nurtale, oggi in comune di Onifai, che ha dato origine a tutti i gollei della zona caratterizzati da una forma di colata) A Sud di questo si innalza per circa 800 metri S.l.d.m., il Monte Tuttavista, la cui materia marmorea era già nota per qualità agli inizi del 1800. I gollei, costituiti principalmente da basalto di origine lavica, fanno da interruzione alla catena calcarea tra il monte Tuttavista, il Capo di Montesanto e il Monte Albo.

Dal punto di vista costiero, ad Orosei si annoverano, tra i più imponenti Capo Comino e Capo di Montesanto (che costituiscono di fatto, il Golfo di Orosei), Punta Ginepro e Punta Nera.[8] Proprio tra queste punte si disseminino varie cale e insenature, tutt'oggi pressoché invariate se non nei nomi. Oltre alle già citate Cala Ginepra (oggi, "Ginepro") e Foghile di Mare (oggi, Fuile e Mare), si cita anche Cala Liparotta[9](nome originale di Cala Liberotto).

Il Casalis - Angius sottolinea alcuni elementi distintivi di Orosei, come il forte vento Maestrale, incanalato dai gollei, in grado persino di sradicare grossi alberi; le abitazioni distribuite tra i piedi del monte, e il colle del Gollei; i venti di scirocco che stemperano il calore estivo; l'altopiano con la chiesa di San Gavino e dalla quale si domina tutta la piana; la plaude e la forte umidità della zona, specialmente con i venti del Tirreno; nebbia frequente e intensa (già notata da La Marmora[6], oggi è molto più rara); l'inverno mite e la neve rarissima, così come la grandine e i fulmini («dei quali non è a memoria di alcuno che siasi avuto danno»); piogge copiose in autunno e inverno, scarse in primavera. Numerosi gli olivi, i cedri e le palme.

In quegli anni, un secolo prima degli importanti interventi di bonifica, le aree paludose rendevano spesso l'aria insalubre, principalmente perché ancora non si era aperta una «larga foce» a causa del porto. (queste osservazioni riprendono quelle già osservate Alberto La Marmora, nel medesimo periodo, lo stagno della foce di Orosei era uno stagno perenne che non si asciugava nemmeno nel periodo estivo a causa dello sbocco sul mare, e come gli altri della Sardegna, rendeva la zona molto insalubre[6]).

Nel 1845 erano già noti i toponimi di "Sos Alinos" e "Su Mutruconi" (Oggi, Mutrucone) mentre l'attuale Cala Liberotto era ancora noto come Cala Liparota.[10]

Nel territorio oroseino, ai piedi del Monte Tuttavista, venivano spesso trovati fossili di conchiglie e altre specie preistoriche[7], a quote tali da far comprendere che il Mare, qui, raggiungesse l'area basale della montagna e che i vulcani circostanti potessero essere sottomarini. Tra le varie specie rinvenute La Marmora cita il Nautilus, Pleurogona. In questo periodo si supponeva già che il monte fosse alto oltre 750 metri[11]

Geografia di Orosei XVIII secolo[5]Modifica

Il geografo Giuseppe Cossu, con un libro pubblicato nel 1799 e scritto negli anni precedenti osservava che ad Orosei erano già note per bellezza e peculiarità di Cala Ginepro che, col fiume dallo stesso nome, segnava la fine del territorio di Siniscola e l'inizio di quello di Orosei, Marchesato d'Albis. Qui i fondali erano profondi al punto tale che era possibile tranquillamente veleggiare con tartane e brigantini, alcune insenature dello stagno e del fiume potevano anche ospitare le imbarcazioni (in riferimento probabilmente allo stagno di Sa Curcurica).

Poco più avanti era presente un altro stagno, con una spiaggia nota come "Porto Curlo", probabilmente in riferimento alla piana del Rio Sos Alinos con la Spiaggia di Calaliberotto. Si proseguiva con la cala e lo stagno di "Foghile Di Mare"[12], e e con la scogliera di Acqua Dolce[13], ("Abba Dulche"), (citate anche dal Casalis in appendice con gli stessi nomi, e corrisponde oggi al toponimo di "Fuile 'e Mare" e alla scogliera di Santa Maria) . Dopo una serie di Scogli (con le cascate dall'omonimo nome di Acqua Dolce) si arrivava a Punta Santa Maria, chiamata dai Naviganti "Punta Negra" (Oggi Punta Nera).

Oltre questa punta si apre prima una piccola spiaggia bassa e arenosa, costeggiata per 3 miglia dallo stagno e dalla foce del fiume "Baldaranza"[5][14]come veniva all'epoca chiamato il fiume Cedrino (citato dal Casalis come Badaranziu, nome locale del fiume "Cedro" ovvero il Cedrino).

La villa di Orosei "abbonda di bestiame d'ogni genere, grano, formaggio, vino, corami e lardo. Il tutto è esportato in buona parte fuori dal Regno di Sardegna".

ClimaModifica

Fauna e floraModifica

Orosei presenta differenti microclimi, dati principalmente dalle differenti condizioni fluvio-geologiche del territorio. Nelle aree più vicine alla costa e alle spiagge abbondano Pino marittimo e ginepri, accompagnati da oleandri e Eucalyptus. Non mancano la palma nana, il Cytisus argenteus (Cisito argenteo, diffuso nei pascoli aridi) e il Cistus albidus, quest'ultimo diffuso nelle zone più aride.

Nella fauna non mancano cinghiali, volpi, lepri e conigli. Così come numerose specie di volatili, sia da cacciagione che non. Un tempo erano molto presenti anche alcune specie di cervi[17].

Lungo i fiumi come sono state osservate Anatre, e altre 12 specie di uccelli palustri, tra cui il Porphyrio porphyrio, noto come pollo sultano[18] Egretta garzetta, fenicotteri, Gallinelle d'acqua[19], aironi cenerini. In mare non è raro vedere cormorani.

Le estese zone umide ove stanzia ormai permanentemente una ricca avifauna palustre (, garzette, folaghe, cormorani, gallinelle d’acqua, gabbiani) cui periodicamente si aggiungono specie migratorie (anitre, fenicotteri rosa, cavalieri d’Italia…).

Nelle acque del Golfo, diverse specie di Balene e Delphinidae sostano, si riproducono o migrano durante diversi periodi dell'anno.

La Foca Monaca[20]Modifica

Nel XIX secolo era ancora possibile osservare comunemente la Monachus monachus[6], la "Foca monaca", i cui ultimi avvistamenti risalgono alla fine degli anni 80.

In particolare, nel 1987 una diatriba burocratica e politica venne portata avanti tra i sindaci dei comuni del Golfo di Orosei e l'allora Ministero dell'ambiente Mario Pavan e il Ministri della marina mercantile Costante Degan. Questi firmarono, il 27 luglio dello stesso anno un decreto a tutela degli ultimi esemplari rimasti, ma per i sindaci questo era un limite alla pesca.

pescatori non gradivano la sua presenza in mare dato che predava i pesci e poteva costituire un pericolo per i guadagni; non era raro, in quegli anni, trovare animali uccisi a fucilate.

Alla fine degli anni Sessanta ne esistevano appena venti, e l’idea di un parco marino era ancora ben lontana dall’essere realizzata. Alla Fine, il TAR Sardegna accolse il ricorso del Comune di Baunei e il Decreto Pavan venne sospeso.

Oggi, a causa della pesca e dell'alto traffico nautico estivo, la foca monaca non è più presente in queste acque.

Origine del nomeModifica

Non ci sono prove certe che la provenienza etimologica del vocabolo Orosei sia da attribuirsi agli Æsaronenses (Esaronensi), una delle principali tribù nuragiche, così come vengono tramandate dagli scritti romani, che popolavano la Sardegna e la Corsica. Tolomeo tuttavia, in uno dei suoi scritti[21], nel menzionare una stazione romana la chiamò col nome di Fanum Carisi (e citato nel corso dei secoli, in vari documenti, come Fanum Carisio, Fano Carisi, Fanum Orisi[22]) che poi, sotto il Giudicato di Gallura, divenne Urisè (ma noto anche come Urisa, Orise, Urusè, Urisei, Orozey, Uriçe,Orizei, Orozei, Oriose) Questo multipla variante del nome, spesso doppia o incrociata nelle varianti, rende spesso difficile l'individuazione di precise fonti.

StoriaModifica

La storia di Orosei include anche notizie e informazioni dei paesi scomparsi all'interno del territorio comunale, come Bibisse (o Bitthé, o Bibissa o Binisse), Carinsi, Chelicha, Loddusio, Murià, Orbia, Orgoi, San Nicola di Orosei, Stellaria, Suculei, almeno quasi tutti esistenti fino al 1388.

Preistoria e storia anticaModifica

L'attuale centro urbano di origine romana, nato da un precedente insediamento nuragico, fu fondato intorno al II secolo in considerazione della sua posizione geografica e strategica. Nell'illustrazione citata dell'Itinerario di Antonino ( BM. Sarà. pag. 7) viene citata la strada Litoranea da Olbia a Cagliari, in cui una delle stazioni è "Fano Carisio", collocata dall'Angius (Dizionario Caralis, Vol. XVIII bis) presso Santa Maria del Mare (in accordo con le opinioni Alberto Della Marmora, nel suo "Viaggio in Sardegna")

Storia medievale e modernaModifica

In questi secoli che Orosei, inteso come il suo attuale territorio comunale, è divisa in una serie di villaggi e insediamenti abitati di piccole dimensioni, tutti organizzati intorno alle principali strutture ecclesiastiche o militari, come il caso di Bibisse (o Bitthé) San Nicola di Orosei, Ruinas, S. Felicita di Bitthe e altri. Villaggi che man mano si agglomerano tra di loro o spariscono del tutto.[23]

 
Chiesa di San Giacomo Maggiore

Orosei viene fatta coincidere da Giuseppe Manno con la «Terra di Oriseto»[24] data in mano in mano al dominio della famiglia pisana dei Caietani.

Orosei ebbe grande sviluppo in epoca giudicale, nel XII secolo, divenendo la più importante sede della curia del Giudicato di Gallura, nella curatoria di Galtellì, specialmente grazie all'Opera di Santa Maria di Pisa, appoggiata dall'intensa frequentazione delle coste sarde da parte di mercanti pisani.

Poiché nei periodi giudicali la seda amministrativa (curia regni)[25] non era concentrata nella "capitale" ma divisa tra i vari centri principali del giudicato, per un miglior governo del regno, Orosei ne ospitava una.[26]

Le relazioni tra la Gallura e Pisa ebbero la loro naturale sede nei porti di Civita (poi Terranova, ora Olbia) e Orosei, dove confluivano i prodotti agropastorali dell’entroterra e dove si stabilirono fondachi destinati a dare vita a rinnovati centri abitati a vocazione commerciale, in cui la componente toscana si integrò con le élites locali. Non stupisce perciò che non sia un sardo ma un certo Viviano, probabilmente pisano, a rivestire nel 1173 la carica di "majore de portu" di Orosei[27][28][29]; questi controllava gli strumenti di misurazione delle merci, che dovevano essere conformi, riscuoteva i dazi delle merci in entrata e in uscita, vigilava sullo stoccaggio e aveva il monopolio sulla vendita del sale.

Orosei inoltra aveva un console dei mercanti, un "longa manus" della madrepatria pisana sull'isola. Libero da ogni controllo superiore, il "consul mercatorum" esercitava poteri giurisdizionali sui propri associati. Le sue prerogative sono ben chiarite nelle fonti del XIV secolo[30], ma non c’è dubbio che la presenza di questo istituto sia precedente alla fase di affermazione del Comune di Pisa e perfino dei Visconti in Gallura, a dimostrazione della pluralità di soggetti che concorse alla trasformazione delle strutture economiche e sociali in questi territori.

Orosei divenne particolarmente importante in questo periodo, compreso tra il XIII secolo e il XIV[17]. Sono di questo periodo alcuni monumenti più rappresentativi del paese, come la torre di Sant'Antonio e la Chiesa parrocchiale di San Giacomo e San Gavino. Successivamente, nel 1313,[31] Orosei, divenuto comune e dotato di un proprio Breve, entrò a far parte dei possedimenti d'oltremare della repubblica di Pisa.

Il 19 giugno 1314, Il Comune di Pisa dispone che gli abitanti della villa di Orosei affidino a due uomini il compito di pattugliare il porto tutte le notti. Le autorità locali non potevano ostacolare in nessun modo l’operato dei suddetti uomini.[32]

Il 9 Gennaio del 1321, il Comune di Pisa stabilisce che Orosei debba raccogliere il censo da devolvere all'Opera di Santa Maria di Pisa dai paesi di Galtellì, Posada e dalle terre della Gallura inferiore.[33]

Dal 1323, Orosei entra nei possedimenti del regno di Sardegna aragonese.

La datazione del PortoModifica

Non è ben chiara la precisa datazione del porto, ma alcune fonti lo fanno risalire almeno al secolo XI, quando venne considerato il primo approdo nella colonia mercantile pisana di Orosei. Il porto, secondo alcune fonti, è intitolato a Santa Lucia, e ad esso si collega la presenza di limitrofe saline, intitolate a San Leonardo di Bibisse (dal nome del vicino villaggio, oggi scomparso)[34][35][36]. In quel porto chiamato anche - erroneamente- Cedrone, vi era anche un "hospicium" atto ad ospitare naviganti e viaggiatori.[37] Secondo alcune Fonti, un primo porto era attivo all'interno del Cedrino. In questo porto fluviale, venivano a commerciare sia i pisani, agevolati dai buoni rapporti con i giudici Visconti, cittadini di Pisa, sia mercanti bonifacini e liguri.

Durante il XIII Secolo, il porto fluviale perse pian piano importanza quando i Pisani, ora al potere in queste zone, costruirono il "porto a mare" agli inizi del XIV secolo, pochi decenni prima di perdere il controllo dell'area.

Nel 1353 una serie di atti notarili, oggi conservati nell'archivio della Società Ligure di Storia Patria, confermano la presenza di uno scalo portuale cittadino.

XIV-XV secoloModifica

Infatti, i pisani realizzarono le fortificazioni dei porti sardi (Orosei, e Terranova, ovvero Olbia) e incrementarono i presidi nell'immediato entroterra (castelli di Petresu, La Fave, a Posada, e Pontes, a Galtellì)[38], in vista del poi avvenuto fallimento della soluzione diplomatica tra Pisa e Aragona sfociò in una guerra. Proprio agli aragonesi il paese era risultato attinente dopo una lunga contesa coi Visconti di Milano[39] i quali rivendicavano il giudicato di Gallura per via dei diritti ereditati da Giovanna Visconti di Gallura, figlia di Beatrice d'Este e Nino Visconti.

Il 15 dicembre 1323, la flotta catalano-aragonese guidata da Ramon de Sentmenat, con circa quattrocento soldati sardi e iberici, puntò verso Orosei, come tappa verso la conquista di Terranova. La cittadina resistette per qualche giorno, ma alla fine dovette arrendersi e aprire le porte, giurando fedeltà insieme agli altri centri della Gallura inferiore.[40] Il 10 Luglio 1324 Orosei e il suo territorio (compresi Galtellì, Bibisse e Onifai) furono costituiti in baronia e infeudati a Ramon de Sentmenat[41]. Quell'anno, l'Infante Alfonso I di Aragona mandò una lettera alla nobiltà oroseina, ringraziando di essere passati al dominio aragonese e chiedendo di mandare ambasciatori a corte affinché giurino fedeltà alla corona e ricevano immunità e privilegi[42].

Orosei perse così la sua consolidata tradizione comunale, insieme a Terranova e Posada (anche loro infeudate ad altri). I ceti dirigenti di questi centri fecero una forte opposizione al nuovo sistema feudale e non erano per niente disponibili a rinunciare ai privilegi acquisiti.[43] Queste opposizioni sfociarono in diversi scontri che toccarono Orosei nel giugno del 1341, quando l'arresto di alcuni abitanti cinvolti in precedenti tumulti, provocò un'ulteriore protesta.[44] I rivoltosi entrarono nella "Curia Regni", armati di pietre e «minacciarono a gran voce di uccidere il procuratore e la sua famiglia»[45]

Bremont fu costretto a dimettersi dalla carica di procuratore e di podestà[46]. A complicare le cose si aggiunse l’estinzione del ramo maschile dei Sentmenat, aprendo il problema della successione, contesa tra i discendenti collaterali, Timbor de Roccabertì, moglie del giudice di Arborea Mariano IV, da una parte, e Giovanni, fratello dello stesso giudice, dall’altra[47]. Nel 1342 venne assegnato a Milia, zia dell’ultimo feudatario, nonostante il mos Italie proibisse la successione in linea femminile.La questione non si sarebbe risolta nemmeno tra il 1349 ed il 1350, quando il feudo passò, in pegno o in vendita con approvazione di Pietro IV[48], a Timbor de Rocabertí, la quale ne entrò in possesso solo per un certo periodo, ostacolata dai funzionari regi, che consideravano il feudo devoluto per la morte dell’ultimo erede maschio dei Sentemenat.

Nel 1355 il giudice Mariano cede al castellano della Fava, il catalano Pere de So[49], in un accordo siglato tra il Re Aragonese, il Papa e i Doria; a quest'ultimi non viene quindi affidato il territorio di Orosei (insieme ad altri), come inizialmente promesso. Questa decisione non venne accolta dagli oroseini, che parteggiavano per i signori di Milano.[50] Orosei allora invocò l'aiuto dei Visconti di Milano, che ancora rivendicavano l'eredità del trono giudicale di Gallura[51].Non si ha ulteriore notizia di questa rivolta.

Nel 1358 Orosei faceva parte della Curatoria giudicale di Galtellì ed era titolare di uno dei due castelli di quest'ultima.[52]

Nessuna pace concreta intanto fu raggiunta.Dopo alcune occupazioni militari, nel 1363 il capitano di Gallura convocò ad Orosei i "majores" dei vari villaggi (Loy, Locoe, Lodè, Sarule e Dorgali, «per alcuns affers molt tocants l’honor del senior rey»)[53] Nel 1364 Orosei era ancora in tumulto, e la nave del Camerlengo in viaggio dal Governatore a Cagliari, dovette sostare una notte a Posada e non Orosei, come programmato, per via delle proteste.[54]

È in questi secoli che Orosei, inteso come il suo attuale territorio comunale, è divisa in una serie di Villaggi e centri abitati di piccole dimensioni, tutti organizzati intorno alle principali strutture ecclesiastiche o sotto militari, o amministrative. Come il caso di Bibisse (o Bitthé) San Nicola di Orosei, Ruinas, S. Felicita di Bitthe e altri.

Nel Dizionario del Casalis e dell'Angius, si riporta che, nel 1413, il Porto di Orosei era uno dei pochissimi - insieme al Castel della Fava di Posada, ad essere autorizzato allo scalo merci.[55]

XVI-XVIII secoloModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Feudo d'Albis.

La baronia di Orosei,o Urisè, fu conceduta ad Enrico di Guevara, marchese di Vademonte nel 1449 30 aprile, e da lui venduta a D. Salvatore Guiso per sé e suoi eredi in perpetuo, in feudo retto e proprio secondo le consuetudini d’Italia. La vendita fu confermata dal re Alfonso nello stesso anno, addì 6 ottobre. Intanto, Orosei ricopriva ancora uno strategico ruolo militare, e il castello/fortezza era ancora il fulcro civile del paese, opposto al fulcro religioso della Chiesa di San Giacomo, costruita meno di un secolo prima.[56] È intorno a questi due nodi che il paese cresce e si sviluppa, articolando la propria prosperità tra impiegati civili e incarichi religiosi, e pian piano unificandosi in un unico abitato.

Passò questo feudo da maschio in maschio fino a D. Antonio Guiso morto senza prole maschile nel 1547; e allora si cominciò a disputare il legittimo possesso tra i discendenti e il fisco fino al 1649, quando il 24 dicembre il consiglio di Aragona si pronunciò in favore di D. Antonio Manca Guiso.

Egli fonderà nel 1686 lo spedale della carità presso la Chiesa di Sant'Antonio Abate, che rimarrà attivo per quasi 3 secoli[17].

I suoi discendenti mantennero il possesso del feudo fino alla morte in giovane età di D. Raffaele Manca (Guiso), quando il fisco lo occupò.

Nel 1746 tra i principali comandanti delle quadriglie, rinomati e premiati per coraggio e gesta, figura l'oroseino Pietro Amatore Mula[57]

Nel frattempo Orosei era diventato un importante sbocco sul mare almeno fino al 1767, con l'apertura della dogana portuale dall'allora Ministro del Regno per gli Affari di Sardegna Giovanni Battista Lorenzo Bogino.[58]

Sorse una nuova disputa tra il fisco, e D. Maddalena Manca, marchesa di s. Filippo, sorella del defunto Manca, che si concluse poi in un accordo del 1790. Siccome però la detta marchesa non poté soddisfare della somma stipulata, si propose un nuovo compromesso, che fu deliberato tra Donna Maddalena col suo figlio primogenito, e i deputati regi, (presidente Cabras, giudice Lostia, conte Fancello, marchese di Villamarina e marchese di s. Tommaso) , secondo il quale la Manca lasciava alla Reale Azienda la baronia di Orosei, e il salto di Planu de Murtas[59], e conservava gli altri feudi della famiglia. Questa transazione fu confermata con diploma del 1808.

Storia contemporaneaModifica

XIX secoloModifica

Come indicato dagli Atti del Regno di Sardegna (tra il 1814 e il 1832), il Regolamento dei Porti classificava Orosei come quinta classe, ovvero "Spiaggia di 2ª Classe" semplici di approdo[60], e quindi dotato di un capitano di seconda classe, un addetto all'ancoraggio e un guardiano.

Con la riorganizzazione amministrativa del 1839, e l'eliminazione De iure (ma non de facto) del sistema feudale, Orosei dispone di un proprio mandamento, sotto la prefettura di Nuoro e sotto il dipartimento gallurese di Galtellì, col quale era collegato o dalla sponda in secca del fiume, ampiamente carreggiabile, o da un sentiero lungo la montagna difficile e sassoso (sul quale si ricalca la SS129). Il paese, già in mano allo Stato ben prima della soppressione del sistema feudale, divenne un comune amministrato da un sindaco e da un consiglio comunale.

In una carta geografica che porta la data di "Venezia 1779" vengono indicate le vicinanze di Orosei come i luoghi in cui esistono miniere d'oro, ma già nel 1838, il Casalis afferma che di nessuna di questa, né di altre riserve aurifere, si ha notizia confermata in Sardegna, ricca invece di cave (come proprio ad Orosei) di «Pietra Volcanica», ovvero basalto.[22]

Proprio da questo sbocco sul mare l'abitato è stato più volte soggetto ad attacchi pirateschi. Una figura semileggendaria nella lotta contro le invasioni dal mare è Tomasu Mojolu, che nel 1806 guidò la resistenza contro l'ultimo attacco turco[61][4], nel quale la popolazione di Orosei, vinse nonostante la superiorità numerica degli assalitori e l'appoggio dell'artiglieria.

Secondo i censimenti del Regno di Sardegna, Orosei ha registrato una crescita continua lungo tutto l'Ottocento: . nonostante ciò, pur essendo un importante centro portuale e commerciale e contrariamente a quanto avverrà nel XXI e nel XX secolo, Orosei non figurava tra i paesi più popolosi della provincia Nuorese.[62] Questo appare ancora più inspiegabile, vista la presenza all'epoca nel centro oroseino di un medico, due chirurghi di condotta e alcuni flebotomi. (Casalis - Angius, p. 948[62] e p. 1104[17]). In più, nel 1838 Orosei era già al centro dei piani urbanistici e infrastrutturali, grazie al cantiere della Macomer- Orosei (attuale Strada statale 129 Trasversale Sarda)[22][63]. Nel medesimo anno, il paese era sede di prigione provinciale.[64] Inoltre, vi erano due farmacie per tutti i paesi del circondario.[17]

I vassalli di Orosei erano divisi in quattro classi e pagavano all'erario «diritti personali, diritti di pascolo, di vino e di estrazione».

Nel 1838 lo spedale della carità di Chiesa di Sant'Antonio Abate era in pieno decadimento, privo di fondi da parte dell'amministrazione comunale e del vescovado, tanto che non era possibile ospitare più di 12 persone.

Una interessante visione della Orosei del 1838 e degli anni antecedenti ci arriva dal viaggio che Vittorio Angius ha intrapreso per raccogliere le informazioni utili alla compilazione del "Dizionario Geografico, Storico, Statistico, Commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna" di Goffredo Casalis. L'Angius scrisse personalmente tutte le voci riguardanti la Sardegna, e descrive gli oroseini come «generalmente pacifici» e amanti del lucro «che facilmente ricavano dal battello coi battelli napoletani, genovesi e della Maddalena». Allo stesso modo, insieme agli altri abitanti del dipartimento, erano uomini «laboriosi, religiosi, ospitali, vivaci e pieni di valore» che respingevano con valore gli invasori barbareschi, tanto che questi «di rado ardivano avvicinarsi a queste spiagge per le solite depredazioni, ricordandosi di essere stati sempre mal ricevuti e ributtati in mare pure quando avean operato per sorpresa». Nel 1839, di sedici banditi ricercati, uno era di Orosei. d'altronde gli «gli oroseini e gli altri del loro dipartimento sono generalmente pacifici, di rado accade fra essi un omicidio, e in quanto alla fatica non s risparmiano per amore del lucro» tuttavia sono rinomati «bevitori, ma può essere che questa sia un'esigenza per il clima umido e l'aria non buona» (per via delle zone palustri). Sempre secondo l'Angius «in loro onore, ladrie birbi non trovano mai [...] ospitalità», nonostante siano «ancora un po' tiepidi negli uffici religiosi». Gli uomini sono descritti come «vivaci animosi e facili a d'infiammarsi d'ira» mentre le donne come «di altrettanta vivacità, avvenenti, seduttrici»

Orosei infatti, pur non avendo l'importanza che deteneva nel XIV secolo, aveva un porto assai attivo dal quale si commerciavano tutti i prodotti della Barbagia, e non solo.

Orosei era un vero e proprio centro di commercio per i prodotti di paesi come Benetutti (formaggi), Bitti, Dorgali, Galtellì (cereali, vini, formaggi e altri prodotti), Gavoi, Nulvi, Ploaghe e tanti altri.

Le genti di Orosei erano tra i principali acquirenti dei prodotti tessili artigianali di Dorgali[63], consumatori della rinomata fonte d'acqua minerale di Galtellì «molto efficace nelle febbri d'intemperie» (Angius, p.473)

In questo secolo, prima delle bonifiche avvenute nel secolo successivo, le malattie più comuni erano le pleuriti (che, seppur prevenibile, causava molti morti per noncuranza)[17], le febbri perniciose e l'epilessia.

Le bonifiche ottocentesche e di primo Novecento avevano come scopo primario quello di regolamentare il corso del Cedrino mediante l’innalzamento degli argini e l’eliminazione dei numerosi bacini paludosi che ammorbavano l’aria favorendo l’insorgere della malaria. Il passaggio “dalle acque malarigine all’acqua della vita”[65] si ottiene con la capillare rete irrigua indispensabile all’ agricoltura (orti, giardini, erbai e vivai) e con la riconosciuta importanza, anche a fini turistici, delle estese zone umide

XX secoloModifica

Nel 1931 il paese raggiunge quota 2.430 abitanti.[39]

Nel secondo dopoguerra la Fondazione Rockefeller avviò ad Orosei un'importante bonifica delle aree paludose site a pochi chilometri dal centro, che portò a una drastica riduzione della presenza della anophele, permettendo lo sfruttamento di terreni destinati all'agricoltura. La bonifica era stata preceduta da un primo intervento negli anni '30[39] Fin dall’antichità la malaria fu una delle peggiori avversarie dei sardi. Sembra a che a portarla in Sardegna siano stati i cartaginesi nel V secolo avanti Cristo, e che da allora la sua presenza fu costante fino a metà Novecento. Il suo sviluppo fu dovuto al taglio delle foreste per creare campi dove coltivare grano, che proseguì durante l’impero romano (in questo periodo, il Campidano divenne il granaio dell’impero). Orosei e la sua piana inondata dal Cedrino era una delle aree più colpite. Nel secondo dopoguerra, fino al 1951, il "Rockefeller Foundation Sardinian Project" finanziò un vasto piano di disinfestazione dalle zanzare, coinvolgendo 32 mila lavoratori che irrorarono le zone rurali con 10mila tonnellate di ddt. Sulla parete dei alcune case nel centro di Orosei, i segni dell’azione dei disinfestatori sono ancora visibili tramite le date. Marcello Fois, in “Nel tempo di mezzo”, racconta attraverso i suoi personaggi quel momento di storia dell’isola.

Nel 1959 viene scavata la parte artificiale dello Stagno di Sa Curcurica, per facilitare l'affluenza di acqua e compensare l'opera dello sbocco a mare naturale, spesso soggetto a interrimento. L'opera completa non venne mai completata definitivamente. All'interno di questa opera venne poi integrata la Peschiera di Sa Curcurica, ma che è attualmente improduttiva, ed in stato di completo abbandono.

Successivamente, a partire dagli stessi anni '50, e in particolare intorno agli anni '70, il centro abitato si è esteso alla costa, tramite la costruzione di alcune frazioni, come Sos Alinos (della cui inaugurazione parlano alcuni video storici per l'eccezionale presenza dell'allora ministro Giulio Pastore che aveva già annunciato l'opera come investimento e sviluppo della Cassa del Mezzogiorno.[66]) e Cala Liberotto, dove negli anni ottanta è stata istituita l'area protetta dello stagno di Bidderosa.

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Architetture religioseModifica

Sono presenti 17 chiese consacrate:

ed inoltre le chiese semidistrutte di Nostra Signora di Loddhusio (Chiamata "Nostra Signora d'Agosto" nel La Marmora[11]) e di San Leonardo, oppure quasi totalmente distrutte come quella di San Prospero. mentre nel 1838 vengono citate 12 chiese consacrate più diverse cappelle minori, tra cui: il Rosario Vecchio, S. Giorgio,S. Giovanni de susu, S. Giovanni Muleddu, S. Giovanni Evangelista, San Salvatore, Vergine di Monferrato[17], San Lorenzo[68].

Alcune di queste oggi sono impossibili da individuare nel centro storico, come San Nicola, un tempo sede del priorato e degli archivi comunali. San Nicola aveva una sua "curtis" ovvero una casa per i servi che lavoravano per l'amministrazione del fondo, gestita dalla chiesa. Essa era disposta su un unico livello con un cortile chiuso su tre lati che formava "sa corte"[69]

Inoltre, fino ala fine del XVIII secolo era presente un convento di suore cappuccine, trasferitesi poi a Orune[17]. Quel che resta del convento venne trasformato in casa nobile Cabras, e la cappella del convento in Monte Granatico, poi abbandonato fino al recente recupero[70].

Architetture CiviliModifica

Casa Guiso-SattaModifica

Palazzo MusioModifica

Casa Satta-VaccaModifica

Complesso Satta-Musio-GuisoModifica

MunicipioModifica

Architetture militariModifica

  • Torre di Sant'Antonio Abate (ultima rimasta di una serie, nel XVIII e XIX secolo era l'abitazione dell'economo dello spedale[17])
  • Sa prejone vetza (it. la prigione vecchia) (ex castello giudicale)
  • Due torri militari sorte sul Gollei, vennero disfatte nel 1793 per recuperare i materiali della nuova chiesa parrocchiale[17].
  • Molto probabilmente Orosei era cinto di mura[17]: sia per la presenza di torri, sia per quella del castello, del quale sono riaffiorati alcune fondamenta nei lavori di rifacimento della Piazza delle Anime.

Siti archeologiciModifica

Dei 13 nuraghi censiti o comunque individuati nel territorio comunale, si segnalano:

  • Nuraghe di Gulunie (o di Osala)
  • Nuraghe Rampinu
  • Villaggio Nuragico di "Sa Linnarta" con pozzo sacro

Almeno fino al 1838[17] erano chiaramente distinguibili resti «di antica popolazione» (non è chiaro se solo nuragiche o anche romane) poco distante dalla chiesa di Loddusio (dove oggi si sa esserci resti di muraglie nuragiche), lungo la zona di Gulunie, e sotto il colle di Santa Lucia.

Aree naturaliModifica

Nel 2017 Legambiente, con le rilevazioni effettuate dalla sua Goletta Verde, e con la collaborazione del Touring Club Italiano, ha assegnato il riconoscimento di 4 Vele al comprensorio del Golfo di Orosei nel quale si trova la costiera di Orosei. I parametri considerati per l'assegnazione delle vele sono la qualità delle acque di balneazione, efficacia della raccolta differenziata dei rifiuti, la gestione delle risorse idriche, la presenza di aree pedonali, efficienza dei servizi, la valorizzazione del paesaggio e delle produzioni locali.

Nel territorio di Orosei ti trovano distinte realtà naturali:

L'Oasi di BiderrosaModifica

La località di maggiore pregio ambientale è il parco naturale di Biderrosa (ingresso a pagamento), area di oltre 400 ha. in gran parte rimboschita a pino ed eucalipti, in cui non manca però la tipica macchia mediterranea (mirto, erica, cisto, lentischio, lecci, corbezzoli e ginepri); percorsi a piedi, in bicicletta o in macchina consentono di raggiungere quote elevate dei rilievi granitici da cui si gode il panorama dei sottostanti stagni e delle spiagge di finissima sabbia.

Colle di Santa LuciaModifica

Isolata dai contemporanei altopiani basaltici ad opera dell’attività erosiva delle acque del fiume Cedrino (che in questo punto, prima delle opere di arginamento, si biforcava in due distinti rami), conserva tracce della sua remota e più recente antropizzazione. Ad epoca preistorica sono riferibili una tomba dolmenica (purtroppo violata) e filari basali di due torri nuragiche posizionate lungo il ciglione SE; rinvenimenti fittili superficiali ne testimoniano una frequentazione in periodo romano, mentre le chiese ancora aperte al culto di S. Lucia (forse impostata su un precedente tempio romano) e di S. Giovanni Evangelista costituiscono la più evidente emergenza monumentale della medioevale “villa” di Bithé (Bibisse nelle fonti, insediamento oggi scomparso poiché abbandonato intorno al diciassettesimo secolo in seguito alle frequenti epidemie ed alluvioni).

Cuccuru 'e froresModifica

Località tra le più interessanti sia per testimonianze paleontologiche (fossili di tutte le fasi del Cretaceo) che per la marcata antropizzazione dalla preistoria (domus de jana di Conca ruja, grotte riparo, nuraghe e muraglie nuragiche sulla cima e lungo le creste strapiombanti sulla sottostante valle) alla fine dello scorso millennio (una decina di forni di calce in uso fino alla metà del Novecento, il primo deposito d’acqua potabile, tracce d’archeologia industriale dei primi saggi delle cave di marmo). Il rilievo calcareo di Cuccuru è Frores, alle propaggini NE del Tuttavista, risulta ben circoscritto da una stretta valle percorribile a piedi; dalla sua cima (alt. m. 254) un panorama su tutta la valle del cedrino. Il toponimo (collina dei fiori) deriva dalla caratteristica colorazione del periodo di massima fioritura (marzo-aprile).Architetture Civili

Altri luoghi d'interesseModifica

Relitto del KT12Modifica

A circa due miglia dalla costa, su un fondale di 31 metri di profondità, ci si può recare a visitare il relitto del KT12, un mezzo da sbarco tedesco che trasportava automezzi e carburante per le truppe tedesche che combattevano in Africa settentrionale, affondato durante la Seconda Guerra Mondiale. Era il 10 giugno del 1943 quando, verso le dieci del mattino, un fortissimo boato scosse la cittadina, a dimostrare che uno dei tre siluri lanciati dal sommergibile inglese Safari aveva centrato il bersaglio. Il relitto è spaccato in due parti, una più piccola, costituita dalla la prua, ed una più grande, con l'ancora e la poppa, sulla quale si trovano il cannoncino ed una gru caduta fuori bordo.

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[71][72]

 

Censimenti storiciModifica

Secondo i censimenti del Regno di Sardegna, Orosei ha registrato una crescita continua lungo tutto l'Ottocento: nel 1827 c'erano 1420 abitanti, nel 1829 erano 1540, nel 1831 invece 1500, mentre nel 1834 erano 1620.

Nel 1838 si contavano a Orosei 1905 persone, con un notevole incremento, giustificato secondo Vittorio Angius dalla progressiva introduzione delle vaccinazioni.[17] Nel medesimo censimento si sottolinea la presenza di 12 famiglie nobili, 435 sono famiglie possedenti. Inoltre vi erano 500 agricoltori, 40 pastori, 25 pescatori, 50 negozianti all'ingrosso e al minuto, 60 artigiani, 5 preti, 12 ufficiali civili, 5 sanitari (un medico, due chirurghi e due flebotomi), 2 notai.

Etnie e minoranze straniereModifica

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2015 la popolazione straniera residente era di 488 cittadini stranieri e cioè il 7% della popolazione residente. Le nazionalità maggiormente rappresentate erano:

Lingue e dialettiModifica

La variante del sardo parlata a Orosei è quella nuorese baroniese, e veniva descritto un tempo come «similissimo a quello dei bittesi, ma la pronuncia è più spedita»[17]

Tradizioni e folcloreModifica

Molto legati alle tradizioni locali di usi e costumi, Orosei è da sempre caratterizzata - come molto paesi della Sardegna - da abitudini ricorrenti.

Nei secoli scorsi, e anche oggi - seppur più di rado -, sono soventi i balli pubblici in piazza, un tempo accompagnati dal suono del tamburino o dal canto dei cori[17] oggi più dal suono della fisarmonica.

Un tempo si soleva, durante i funerali, che le donne del parentado cantassero - in abiti scuri per il lutto - il dolore della perdita e le lodi del defunto.[17] Questa pratica oggi è scomparsa.

Sono scomparsi altresì i tradizionali palii che si svolgevano durante la Festa del Rimedio e durante la festa della Santissima Vergine, quest'ultima non più celebrata. In queste feste nel XVIII e XIX secolo si celebrava con balli in piazza al canto di cori e piccole fiere itineranti.[17]

CulturaModifica

MuseiModifica

  • Museo dei teatrini in miniatura "Don Nanni Guiso", il cui allestimento originale è stato curato nel 1997 dall'architetto Vittorio Gregotti. Il museo aprì nel 2000[73] e prende il nome da Don Giovanni "Nanni" Guiso, ultimo proprietario dei grandi appezzamenti e dei manufatti appartenuti alla casata[73]. Il museo ha sede nel palazzo della "Caserma Vetza", ex abitazione nobile, poi Caserma dei Carabinieri. Ospita opere comprendenti teatrini settecenteschi, tele senesi, una collezione di libri antichi di autori e tematiche sardi, costumi di carnevale antichi e altri oggetti di artigianato[73]. La raccolta di teatrini in miniatura collezionata da Giovanni Guiso – considerata la maggiore al mondo, con esemplari a partire dal XVIII secolo – e di altre numerosissime opere d’arte (disegni, libri di letteratura sarda, pitture, argenterie e oggetti d’arte, un cassone nuziale dipinto da Baldassarre Peruzzi) è stata donata con particolare riserva dal notaio al Comune di Orosei (NU), dove è possibile osservarla presso il museo a lui intitolato, e progettato da Vittorio Gregotti in un palazzo restaurato del centro storico del paesino. La raccolta include palcoscenici lillipuziani e modellini teatrali - i più antichi risalgono al Settecento - scovati in giro per il mondo. Teatrini di legno dipinto, di gesso dorato, di carta incollata su cartone, di ebano intagliato, di ferro laccato. Splendido quello veneziano, legno e gesso, risalente alla metà del Settecento, con le marionette in ferro di Pantalone e Colombina che si muovono grazie a un congegno a manovella. E prezioso è, tra tanti pezzi in esposizione, il Reale Teatro dei Poltroni, di fattura fiorentina, prima metà dell’Ottocento, che riproduce il sipario del Teatro Argentina di Roma, distrutto in un rogo, e una scena del Don Carlos di Verdi. C’è poi il teatrino, che arriva dalla Germania, con l’allestimento del salotto di Manon Lescaut: le poltrone dorate, gli argenti di Tiffany, le porcellane cinesi, la stufa in ceramica, le cornici intagliate a mano dagli artigiani della Bottega Bartolozzi e Maioli di Firenze, e il proscenio decorato con una preziosa guarnizione ottocentesca. Trentasette pezzi, alti tra i cinquanta centimetri e il metro, tutti da vedere per conoscere un’arte ormai dimenticata e un mondo - quello della piccola manifattura legata alla riproduzione in scala - che quasi non esiste più. Una raccolta assolutamente unica in Italia (altrove ci sono musei del giocattolo, delle case di bambola, delle marionette, dei burattini), trentasette pezzi in mostra nel palazzo secentesco del Museo Nanni Guiso.Oltre ai teatri in miniatura, sono presenti i disegni della Scuola Romana (da Mafai a Scipione) e alcuni mobili e dipinti della scuola senese; la raccolta di libri antichi (dalle enciclopedie ottocentesche sulla flora sarda, alle prime edizioni dei romanzi di Grazia Deledda) compresa - pezzo preziosissimo - la "Costituzione di Papa Sisto V, Contra sos chi esercitan s’Arte de s’Astrologia" . Un testo unico al mondo, risalente al 1587, scritto in lingua sarda in un momento storico in cui la legge imponeva agli ecclesiastici l’uso del latino.Tra le sale più visitate quella dedicata ai costumi d’epoca e agli abiti da sera. L’intera collezione di alta sartoria sta all’ultimo piano del museo: ci sono i costumi del Carnevale dell’infanzia e l’abito della nonna, seta mauve e viola, passamaneria e fiocchi, moda dell’ultimo ventennio dell’Ottocento, quando sotto il corsetto andava il busto di stecche di balena. Ci sono tre splendidi modelli firmati dalle sorelle Callot, sarte russe con atelier a Parigi, regine dell’Haute Couture in epoca Liberty, che vestirono tra le altre anche l’imperatrice Sissi. E poi, accanto al mantello nero di Rudolf Nureyev, ci sono gli abiti che il collezionista di Orosei si fece donare dalle sue amiche aristocratiche. C’è un Dior del 1955, piena epoca New Look, in chiffon rouille Horloges, con cinque gonne sovrapposte; uno splendido rosso Valentino; un Gigliola Curiel nero, crepe di seta e organza, e poi mises Capucci, Versace, Schubert, Patou. Una piccola stanza della moda, che ripercorre le evoluzioni del gusto e dell’estetica del vestire femminile fino ai giorni nostri.
  • Centro Culturale "LOrmeggio": Di proprietà della Famiglia Guiso, su volontà di Don Nanni Guiso, ospitò mostre di respiro internazionale. Chi ama le avanguardie, per esempio, ha potuto ammirare foto originali di Man Ray, o una delle cinquanta valigette in cui Marcel Duchamp condensò, ad uso di pochi fortunatissimi collezionisti, la propria opera, compresa una copia in miniatura del Grande vetro. Ancora, una rara collezione di libri illustrati dagli espressionisti tedeschi del Blaue Reiter, o un cammino nella scultura del Novecento attraverso cento piccole opere, da Rodin a Giacometti, da Picasso a Calder[non chiaro], la più grandi delle quali misura appena cinquanta centimetri. Mostre raffinatissime, minimaliste, che però hanno richiamato a Orosei un pubblico esigente, internazionale e cosmopolita, differente dalla folla di vacanzieri distratti che d'estate affolla il paese. Negli anni più recenti, prima della morte di Don Nanni e dell'abbandono del centro espositivo, si sono tenute mostre di artisti locali.

Teatri e spazi eventiModifica

  • Auditorium Comunale "Cineteatro Pitagora"
  • Anfiteatro Comunale
  • Area Concerti "Tanca Idda"

CinemaModifica

Orosei è stata scelta come location cinematografica in differenti occasioni. Il paese è stato il set per il film Una questione d'onore (film 1965) di Luigi Zampa, mentre la spiaggia di Cala Ginepro, nella frazione di Cala Liberotto, è stata scelta per alcune scene del film con Paolo Villaggio dal titolo Il signor Robinson, mostruosa storia d'amore e d'avventure.

EventiModifica

Orosei ha una storia ricca e le manifestazioni seguono spesso un profilo in cui il carattere religioso viene integrato dagli aspetti profani della festa, senza mai distaccarsi dalle profonde radici immerse nella tradizione.

  • Il 16 gennaio si festeggia Sant'Antonio Abate, in onore del quale si accende il tradizionale falò ("su ocu de Sant'Antoni").
  • La Pasqua è caratterizzata dai riti della Settimana Santa: Sos Sepurcros, Via Crucis e S'Incontru (il giorno di Pasqua).
  • A metà maggio si celebrano i festeggiamenti in onore di Sant'Isidoro (Sant'Isidru), durante i quali si svolge la processione di cavalli e carri addobbati a festa.
  • L'ultima domenica di maggio è dedicata a Santa Maria 'e Mare. Si svolge una processione di barche dei pescatori che, dal ponte sul fiume Cedrino portano il simulacro della Madonna sino alla chiesa di origine pisana, posta alla foce del fiume.
  • Il 25 luglio si festeggia San Giacomo Apostolo, il patrono di Orosei.
  • Nel mese di settembre si celebrano due novene presso il Santuario Mariano della Madonna del Rimedio.
  • A novembre si festeggia San Gavino, nell'omonima chiesetta.

Durante il corso dell'anno, specialmente nel periodo estivo, vengono spesso organizzate sagre e manifestazioni culinarie che puntano a far conoscere e gustare i prodotti tipici sardi e, specialmente, del territorio locale. A queste manifestazioni culinarie si accompagnano spesso eventi musicali e di poesia. Questi ultimi si concentrano principalmente durante la festa di San Giacomo Apostolo, patrono del comune, e durante la prima novena della festa della Madonna del Rimedio.

Più volte ad Orosei sono stati ospiti, nel corso di vari eventi, artisti di fama nazionale e internazionale come Nek, Molella, Prezioso, Gabry Ponte, René la Bulgara, Pino e gli Anticorpi, Paps'n'Skar.[74]

Geografia antropicaModifica

FrazioniModifica

Il comune di Orosei è costituito dalle seguenti 5 frazioni, tutte marittime di cui 4 costiere:

  • Cala Liberotto: dista 10,52 km dal centro comunale (coordinate: latitudine 40°26'45"N - longitudine 9°47'2"E)

altitudine: 6 m s.l.m. - popolazione: 110 abitanti.

  • Marina di Orosei: dista 2,26 km dal centro comunale (coordinate: latitudine 40°22'26"N - longitudine 9°43'14"E)

altitudine: 0 m s.l.m. La Frazione non è abitata, ma il toponimo rimane dall'eredità della zona portuale di origine medievale, e dalla diretta vicinanza dell'area con il centro abitato, costituendone la primaria marina.

  • Sas Linnas Siccas: dista 8,20 km dal centro comunale (coordinate: latitudine 40°25'32"N - longitudine 9°46'15"E)

altitudine: 13 m s.l.m. - popolazione: 35 abitanti.

  • Sos Alinos: dista 8,93 km dal centro comunale (coordinate: latitudine 40°26'20"N - longitudine 9°45'59"E)

altitudine: 7 m s.l.m. - popolazione: 186 abitanti

Geografia AntropicaModifica

UrbanisticaModifica

Centro StoricoModifica

Architettura e PaesaggioModifica

Casa dei BracciantiModifica

Edilizia PopolareModifica

Edilizia SignorileModifica

Architetture ContemporaneeModifica

EconomiaModifica

 
Estrazione del marmo.

Orosei, nel corso dei secolo, ha basato la propria economia sul commercio sia locale che portuale, grazie alla presenza di un importante porto già in epoca medievale. Tra la fine del XII secolo e la metà del XIII le rotte commerciali coinvolgevano traffici verso Corsica Liguria e Toscana[75]

La morfologia geografica locale ha permesso anche lo sviluppo di piccole realtà protoindustriali come le cave di basalto derivanti dagli altopiani di pietra vulcanica, e la produzione di calce per costruzione, grazie alla presenza abbondante di roccia calcarea ai piedi del monte, dove si trovano numerose antiche fornaci (Vedi gli esempi di Cuccuru 'e frores)

Per questa ragione si possono tutt'oggi notare dei profondi pozzi e dei segni di scavo di epoca pisana nel tentativo di trovare minerali utili.

Le fertili pianure attorno a Posada e Orosei, bagnate rispettivamente dal Riu Mannu e dal Cedrino, costituivano il contesto ideale per la cerealicoltura.[76]

XII- XIV secolo: epoca pisanaModifica

Diversi terreni nel giudicato erano adibiti specificatamente al pascolo dei cavalli, nei pressi di Orosei vi era un saltu, (ovvero un terreno desinato alla cerealicoltura estensiva, ma soprattutto all’allevamento brado di pecore e capre) che si estendeva «usque ad ortum Guantini Carbonis de Orise, qui est consuetus teneri pro equis»[77] e ancora uno nell'attuale toponimo di Murta 'e kervos, («saltos unus vocatus Murta de Cherbos, qui olim custodiebatur pro iumentis rengni et nunc pisani Comunis, qui confinatur cum villa de Ulifai alterum cum villa de Bibisse»)[78]. Uno dei due era sicuramente "domesticus" ovvero dedicato alla semina del grano.[79]

I centri portuali di Terranova, Orosei e Posada costituivano il punto di riferimento sia delle comunità dell’immediato retroterra (ma anche delle regioni più interne della Gallura fino al Logudoro e alle Barbagie), che vi facevano affluire i prodotti delle attività agropastorali, sia dei mercanti della penisola, attraverso una triangolazione con la Corsica. .

XIX secolo[17]Modifica

Non mancavano le produzioni agricole e pastorali locali, anch'esse legate al commercio interno ed "estero". Ad Orosei si coltivava e si commerciava grano, orzo, fave, fagioli e legumi, lino in grandi quantità (venduto in parte, e oggetto di lavorazioni artigianali per la restante, in quasi la totalità delle famiglie come fonte principale di tessuti e tovaglie). Il terreno e il clima erano adatti anche per coltivazioni di mais e patate, ma se ne rimarca nel 1838, la totale assenza negli orti oroseini.

Si coltiva abbondantemente vite, grazie al clima particolarmente favorevole e prosperoso, che permette una produzione di vino (sia comune che di pregio) tale da essere consumato sia nel paese che venduto ai paesi vicini e ai mercanti stranieri.

Almeno 25 frutti diversi si coltivano, tra cui cedri, della cui specie si notano esemplari tali da far credere che la pianta fosse già coltivata nel periodo romano (da cui Cedrus, Cedrinus, ovvero il fiume Cedrino). Abbondante anche la coltivazione di fichi, ciliegi, granati, peri, susini, albicocchi, peschi e tutte le altre specie comuni. Anche i mandorli sono coltivati e fonte di reddito considerevole. In totale l'agricoltura dava da lavorare ad oltre 500 persone, di cui 300 massari e 200 garzoni.

La pastorizia si basa principalmente sul pascolo e l'allevamento di vacche, capre e pecore. Di quest'ultime si ha abbondanza specie in inverno, quando si da ospitalità ai greggi dei paesi più freddi. Per questo motivo, i due salti demaniali del territorio di Orosei (Pirastreddu e Murta de kervos, corrispondenti oggi a toponimi campestri) sono spesso concessi in affitto. Non mancano introiti e commercio derivanti dall'allevamento di buoi, porci, cavalli, asini.

Così come non manca l'apicoltura, favorita dalla vegetazione fioritissima e dalla temperatura favorevole. Da questo ne deriva una importante produzione di miele, che insieme alle scorze di limone o di arancia, costituiscono gli ingredienti alla base del redditizio e tradizionale commercio di confetture tipiche chiamate cedrate o aranciate.

Nel contempo è già noto l'utilizzo e la coltivazione della pompia.[17]

Orosei è il punto di commercio e smercio dei prodotti della provincia di Nuoro che eccedono mercato interno, e da qui vengono esportati nei paesi esteri della penisola italiana. Principalmente si commerciano cereali, vini, lane, formaggi (verso Livorno, Napoli e Genova). Vi è anche un piccolo commercio di articoli importati, numero ristretto al poco necessario, come ferro, generi coloniali, alcune cose di lusso, e da qui sono poi venduti per tutta la provincia. Di questi prodotti sono presenti pure alcune botteghe nel paese.

Se le cave di marmo non erano ancora state scoperte, erano già presenti cave di basalto.[8]

XX secoloModifica

L'economia era essenzialmente basata sull'agricoltura irrigua fino allo sviluppo del settore turistico tra gli anni '70 e '80.

Grazie alla Peschiera di Sa Curcurica, nella quale si allevavano cefali, spigole, orate, saraghi, mormore e sogliole, si tentò a metà del secolo di potenziare il settore ittico oroseino.

.A partire dagli anni Sessanta del Novecento Orosei prende coscienza dell'impareggiabile patrimonio ambientale costituito dal suo lungo litorale (20 km di costa), ma di particolare importanza sono state, a metà degli anni '70 le concessioni comunali per la costruzione di ville, alberghi e villaggi consesse dall'amministrazione Lupino (motivo per il quale, al sindaco Francesco Lupino è oggi dedicata una strada) che hanno lanciato l'espansione turistica di Orosei., nelle zone di Cala Liberotto.

L'agricoltura odierna è basata soprattutto sulle aziende agricole e vinicole, ma persistono ancora realtà di allevamento e agricoltura meno sviluppata. Un contributo alla crescita economica del paese è stato dato dal maggiore sfruttamento delle cave di marmo e, successivamente del turismo balneare.

Proprio quest'ultimo è oggi giorno diventato uno dei comparti economici pilastro dell'economia oroseina. Bar, rivendite, alberghi, b&b e l'edilizia per case e appartamenti di villeggiatura sono fortemente legate alla stagione estiva.

Sempre legate al turismo, si annoverano i crescenti fenomeni di appassionati di Birdwatching.

Infrastrutture e trasportiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Strada statale 129 Trasversale Sarda.

Nel 1850 la SS129 era già in progetto e nota come la "Macomer - Orosei", ma non era ancora stata realizzata. La costruzione era però auspicabile per il fiorire industriale delle aree interne interessate dal passaggio.

 Lo stesso argomento in dettaglio: SS125.

Vista l'importanza portuale di Orosei, è molto probabile che le due arterie principali che collegano il paese con altre località abbiano un'origine antica, ma la via orientale non ha mai restituito grandi tracce di massicciata, ponti o miliari, tanto da rendere impossibile stabilire quando fu realizzata.

Nel III secolo d.C. l’Itinerario Antoniniano informa dell’esistenza della strada e di tutte le località toccate dalla stessa. Partendo da Tibula, dopo una serie di stazioni intermedie, arrivava ad Olbia proseguendo sino a Coclearia (oggi S. Teodoro), Il percorso proseguiva verso sud-est, attraversando il territorio delle attuali località di Ottiolu ed Agrustos, continuando, quindi, verso Budoni, Tanaunella e Posada per poi arrivare, a sud, fino ai territori della Baronia di Orosei, dell’Ogliastra e infine a Cagliari.

Oggi la Via orientale, trasformata in Strada statale 125 Orientale Sarda grazie ai lavori degli anni 30, è una delle arterie principali del Paese.

AmministrazioneModifica

Periodo giudicaleModifica

Durante la Dominazione Pisana, Orosei aveva il privilegio di essere un Comune medievale, con un proprio "breve", o podestà . Grazie al Liber fondachi si dispone di maggiori informazioni sul podestà di Orosei[80], le cui mansioni non erano diverse da quelle tipiche di questo magistrato nei comuni della penisola: rispettare e fare osservare gli ordinamenti locali; inquisire i suoi ufficiali subalterni; esercitare la giurisdizione civile e criminale nel proprio ambito, distinto da quello del vicario[81] e del console dei mercanti[81]. Relativamente a questi ultimi, il podestà poteva intervenire solo qualora avessero attentato contro la sua persona o contro l’istituto podestarile: tale atto sarebbe stato considerato un attentato alle istituzioni e indirettamente al Comune di Pisa e la pena prevista era quella capitale[82].

Il potestà di Orosei, saccoglieva i proventi e riscuoteva le tasse anche dei borghi di Posada e Galtellì.

Sotto il potestà[83], ad amministrare il paese, vi era un curatore o massarius, chiamato anche maiore. La sua funzione, di polizia rurale e di esazione fiscale, era di raccordo tra le istituzioni comunali e le comunità locali, dalle quali probabilmente i maiores venivano espressi. Il suo salario («salaria sive feuda») proveniva da fondi versati da tutti i gli abitanti del villaggio («ab hominibus villarum vel curatariarum iudicatus predicti in quibus essent officiales»)[84].

Tra le cariche di tradizione giudicale, mantenne e aumentò il proprio peso nella gerarchia amministrativa quella del majore de portu (maior portus), del quale il Liber fondachi precisa le funzioni: riscuotere i dazi doganali[85]; controllare pesi e strumenti di misurazione, conformi a quelli impiegati a Pisa e depositati a Terranova, a cui tutti gli altri majores de portu e tutti i mercanti dovevano fare riferimento[86]; vigilare e gestire la dogana del sale, situata a Posada, avendone il monopolio della vendita[87] ed essendo vietata la vendita in proprio[88].

Ugualmente rilevante era il ruolo del console dei mercanti (presente a Terranova e Orosei), che erano costituiti anche in gruppo di difesa armata a protezione dei propri beni materiali e interessi economici[89], disponendo di proprie torme equine[90]. Le maggiori informazioni sul console sono disponibili per il porto di Orosei[91]. Solo lui poteva giudicare i mercanti e chiamarli alla prestazione di servizi reali o personali, essendo sottratti alla giurisdizione del podestà[92]. Il console di Orosei era inoltre deputato a raccogliere dai mercanti 25 lire di denari aquilini minuti, dovute annualmente al Comune di Pisa e corrisposte durante la festa di santa Maria di Mezz’agosto[93].

La custodia notturna del porto, affidata a due abitanti di Orosei posti agli ordini di un dominus; anche questi uomini nell’espletamento del loro servizio erano liberi e svincolati da ogni autorità, né il podestà né altri ufficiali avrebbero potuto ostacolarli, essendo posti sotto la tutela diretta dell’autorità del Comune di Pisa[94]

I mercanti di Orosei (così come probabilmente quelli di Terranova) dovevano versare annualmente al loro console 25 lire di denari aquilini minuti, durante la festa di santa Maria di Mezz’agosto, da destinare al Comune di Pisa, mentre erano esentati da «aliqua servitia realia vel personalia» che non fossero richiesti dal loro console. A Terranova e Orosei venivano riscosse varie imposte indirette che gravavano sui commerci. Era il maior portus a riscuotere i dazi sulle importazioni e esportazioni applicate al bestiame e a vari prodotti (carne, formaggio, olio, farina e sale), oltre che i diritti di peso e misurazione (lana, formaggio e altre merci).

Periodo Catalano-Aragonese (XIV- XV Secolo)Modifica

Con la dominazione Catalano aragonese, l'assetto amministrativo oroseino cambiò notevolmente, specialmente in termini di autonomia e potere. Con la conquista quasi totale della Sardegna, l'isola venne infeudata e di conseguenza vennero eliminate le suddivisioni pisane e le autonomie comunali, Orosei inclusa. Il territorio venne posto sotto il controllo di un capitano generale[95] che risiedeva o al Castello della Fava o a Orosei, avendo alle sue dipendenze Galtellì col Castello di Pontes, Posada con il già citato La Fava, e Civita (Olbia) con il Castello di Pedres. A sua volta ognuno dei paesi, fu posto sotto l'amministrazione di un podestà di nomina regia, feudatario e quindi, con potere di delega di un proprio rappresentante. Orosei era uno dei due porti doganali insieme a Posada.[96][97]

Il camerlengo della Gallura risiedette inizialmente a Terranova, per poi stabilirsi definitivamente a Orosei (durante la seconda metà del Trecento la carica fu accorpata a quella del locale podestà)[98]. Il suo compito era quello di raccogliere (direttamente o tramite ufficiali a lui subordinati) tutte le entrate, delle quali poteva disporre per provvedere alle spese necessarie all’amministrazione[99]. Una volta raccolte, tutte le entrate (rebudes) dovevano essere segnate nel registro e di esse veniva fatta ricevuta (apocha).

L’ufficio centrale della dogana era localizzato inizialmente nel porto di Terranova, il cui doganiere (o majore de portu) aveva autorità, nella prima metà del XIV secolo, sugli omologhi di Posada e Orosei[100].

Al di sotto dell’ufficialità (e feudalità) catalano-aragonese persistettero i ranghi amministrativi locali di tradizione giudicale e pisana, quali ad esempio curatores e majores de villa. In un documento regio del 1337, ad esempio, si fa riferimento genericamente a maiores e giudici di fatto, mentre sono certamente attestati il curatore della villa di Orosei[101]

Al feudo di Orosei si applicavano tutte le condizioni del resto del regno: Il feudo era, infatti, almeno formalmente, inalienabile, e trasmissibile solo in linea maschile; al feudatario, obbligato alla residenza nel territorio infeudato, era concessa la prerogativa del solo mixtum imperium, vale a dire la giurisdizione civile alta e bassa e quella penale bassa (per i delitti penali più gravi i sudditi potevano ricorrere direttamente al sovrano), che garantiva comunque al titolare un largo dominium su uomini (liberi e servi) e cose all’interno del territorio infeudato. Eccezionalmente,, contrariamente a quanto disposto dal mos Italie, il sovrano derogava l'obbligo di linearità maschile nel feudo di Orosei, permettendo alle donne di succedere; così, ad esempio, accade nella successione al feudo di Orosei durante il governo dei Sentmenat.[102]

Nel 1358 furono appaltati i diritti del porto di Orosei a Ramon de Libià e Pere de So[103]. Nel 1362 Leonardo Sanda, mercante di Orosei, prese di nuovo in appalto per un anno i diritti del porto, impegnandosi a pagare la somma di 360 lire in due rate, di cui la prima, il primo dicembre, giorno della vendita a incanto pubblico, e la seconda il primo novembre dell’anno successivo[104]. L’appalto fu rinnovato per un altro anno per lo stesso prezzo suddiviso in quattro rate trimestrali[105]

La curatorìa di Orosei venne appaltata per l’anno 1363-64 a Mariano de Lacon e Gontino de Terqui[106]

Repubblica ItalianaModifica


Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
6 giugno 1993 27 aprile 1997 Salvatore Antonio Manuel Delogu Democrazia Cristiana Sindaco [107]
27 aprile 1997 13 maggio 2001 Nino Canzano lista civica di centro-sinistra Sindaco [108]
13 maggio 2001 28 maggio 2006 Antonio Vardeu lista civica di centro-destra Sindaco [109]
28 maggio 2006 15 maggio 2011 Gino Derosas lista civica Sindaco [110]
15 maggio 2011 5 giugno 2016 Francesco Paolo Mula lista civica "La Tua Orosei" Sindaco [111]
5 giugno 2016 - Nino Canzano lista civica "Futuro Per Orosei" Sindaco [112]

GemellaggiModifica

SportModifica

Numerose le attività sportive presenti ad Orosei: le più conosciute sono il calcio, con l'Associazione Sportiva Dilettantistica Fanum Orosei, che milita nel campionato regionale sardo di seconda categoria e le società pallavolistiche della Sirio Orosei e della VBC Orosei, che predispongono di un ottimo settore giovanile; sono presenti inoltre la società di pesca sportiva, ciclismo, "tiro a volo", rugby e la società di basket "Pallacanestro Orosei". Orosei inoltre ospita dal 2007 una tappa del campionato mondiale di Triathlon denominata "X Terra Italy", nella zona di "Biderosa".

NoteModifica

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2017.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 458.
  3. ^ Angius, p. 472. "Gallura".
  4. ^ a b Vittorio Angius e Luciano Carta (a cura di), Cagliari, in Città e Villaggi della Sardegna dell'Ottocento Vol.1, p. 287.
  5. ^ a b c Giuseppe Cossu, Descrizione Geografica della Sardegna (PDF), su sardegnacultura.it.
  6. ^ a b c d Alberto La Marmora, Viaggio in Sardegna (trad. it. 1928).
  7. ^ a b c Home, su www.archiviostatocagliari.it, 23 luglio 2008. URL consultato il 22 agosto 2019.
  8. ^ a b Goffredo Casalis, Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli stati di S.M. il re di Sardegna, G. Maspero, 1851. URL consultato il 15 febbraio 2019.
  9. ^ Alberto La Marmora, Viaggio in Sardegna (Parte III).
  10. ^ Home, su www.archiviostatocagliari.it, 23 luglio 2008. URL consultato il 22 agosto 2019.
  11. ^ a b [[La Marmora, Viaggio in Sardegna Parte III (PDF).
  12. ^ Dizionario Geografico - Museo di Torino (PDF), su museotorino.it.
  13. ^ Casalis - Pagina 11 (PDF), su antenati.san.beniculturali.it.
  14. ^ Dizionario Casalis - Baldaranza (TXT), su archive.org.
  15. ^ Classificazione sismica dal sito della Protezione Civile (XLS), su protezionecivile.it. URL consultato il 27 settembre 2009 (archiviato dall'url originale il 18 aprile 2009).
  16. ^ Tavola dei Gradi giorno dal sito dell'ENEA (TXT), su clisun.casaccia.enea.it. URL consultato il 27 settembre 2009.
  17. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s Angius, pp. 1104 - 1107 "Orosei".
  18. ^ Provincia di Nuoro, su www.provincia.nuoro.gov.it. URL consultato il 16 febbraio 2019.
  19. ^ L'argine come itinerario turistico Orosei, un'idea per valorizzare l'area del Cedrino - La Nuova Sardegna, su Archivio - La Nuova Sardegna. URL consultato il 16 febbraio 2019.
  20. ^ TRENT'ANNI FA. Orosei, guerra alla foca monaca: sindaci contro ministro, su Sardiniapost.it, 19 agosto 2017. URL consultato il 22 agosto 2019.
  21. ^ Tolomeo (Geographia, cit., lib. III, 3, tab. 7, Europa).
  22. ^ a b c Goffredo Casalis, Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli stati di S.M. il re di Sardegna, G. Maspero, 1851. URL consultato il 1º settembre 2018.
  23. ^ gli insediamenti scomparsi nel territorio di orosei nella curatoria galtellì, su VILLAGGI SCOMPARSI. URL consultato il 15 giugno 2019.
  24. ^ Giuseppe Manno, Storia di Sardegna, p. 130.
  25. ^ 167 Ancora attestata nel pieno XIV secolo: ACA, Real Patrimonio, MR. vol. 2106 (Liber Fondachi), ff. 6v, 29..
  26. ^ ACA., Real Patrimonio, MR. vol. 2106 (Liber Fondachi), f. 28v; 37v. La chiesa intitolata a sant’Antonio abate, che doveva essere chiesa palatina, presenta un ciclo pittorico datato al XIV secolo, di grande interesse per la probabile committenza dei giudici d’Arborea, che ebbero questo borgo già prima del 1350: cfr. F. POLI, Gli affreschi della chiesa di Sant’Antonio Abate: note su un restauro, in “Studi Sardi”, Vo. XXXI, 1999, pp. 411-449..
  27. ^ Nel documento, redatto in sardo, Vivianu è chiamato a ratificare un accordo tra Bernardo, vescovo di Civita e Benedetto, operarius dei beni dell’Opera di Santa Maria di Pisa..
  28. ^ Un documento del 1345 informa di una norma per cui i mercanti di Posada si rifacevano agli strumenti di misura pisanisca, custoditi ab antiquo presso la chiesa di S. Nicola di Orosei, così come disposto nel tempo passato dal giudice di Gallura («quod mensura fuit facta tempore iudicis Gallure»).
  29. ^ ACA, Real Cancillería, Procesos en quart, n. 218, f. 5.
  30. ^ L'esistenza di un console pisano del porto di Civita è noto dal 1227, ben prima della nascita della stessa Terranova: cfr. A. SOLMI, Studi Storici, op. cit., p. 288; C. ZEDDA, Le Città della Gallura Medievale, op. cit., pp. 149-157..
  31. ^ BONAINI, Satuti inediti della città di Pisa, I, doc. LVI, pp. 69-71..
  32. ^ ZEDDA, Le città della Gallura medioevale, doc. 6, p. 292.
  33. ^ FADDA, Pergamene relative alla Sardegna, pp. 214-219.
  34. ^ Santa Lucia (Cadinu) (PDF), su liceoclassicodettori.it.
  35. ^ Cécile Crabot segnala che nel 1326 un porto di Santa Lucia e una salina di San Leonardo, situati nel territorio di Orosei, “ingiustamente trattenuti da Berenguer de Vilademany, a quel tempo castellano del vicino castello di Galtellì”; cito l’informazione dal lavoro di Corrado Zedda (2004)..
  36. ^ Crabot, C. 2003. I problemi dell’espansione territoriale catalana nel Mediterraneo: conquistare un feudo in Sardegna, un bene o un male? L’esempio dei Sentmenat, signori di Orosei. Anuario de Estudios Medievales, n. 33/2, pp. 815-848.
  37. ^ Corrado Zedda, I rapporti commerciali tra la Sardegna e il Mediterraneo dal XIII al XV secolo. Continuità e mutamenti (PDF), su rmoa.unina.it.
  38. ^ A. SOLMi, Studi Storici, p. 372.
  39. ^ a b c OROSEI in "Enciclopedia Italiana", su www.treccani.it. URL consultato il 31 dicembre 2017.
  40. ^ C. ZEDDA, Le Città della Gallura Medievale, , pp. 47- 48. Cfr. la lettera inviata dall’infante Alfonso alle comunità di Orosei, Galtellì, Onifai, Loculi e altri luoghi della Gallura, durante l’assedio di Iglesias (1323), in cui si ribadiva come questi centri erano passati, volontariamente, sotto la dominazione catalana e per questo motivo l’infante invitava queste comunità ad inviare alcuni loro rappresentanti, promettendo loro una serie di privilegi: ACA., Real Cancillería, reg. 396, f. 77-77v..
  41. ^ ACA., Real Cancillería, reg. 398, ff. 21-21v.
  42. ^ ACA., Real Cancillería, reg. 396, ff. 77-77v..
  43. ^ C. ZEDDA, Le Città della Gallura Medievale, op. cit., p. 175.
  44. ^ ACA., Real Patrimonio, MR. vol. 2106 (Liber Fondachi), f. 28v..
  45. ^ ACA., Real Cancillería, reg. 1011, ff. 132-132v «vociferantes altis vocis moriatur potestas et tota familia sua».
  46. ^ ACA., Real Cancillería, reg. 1011, ff. 138-138v. A capeggiare i tumulti sarebbe stato un certo Gomita Saucari. Pietro IV incaricò il governatore di indagare sui fatti, individuare le persone implicate e sottometterle a giudizio del feudatario, in virtù dei privilegi che godevano sulla villa..
  47. ^ Cfr. C. ZEDDA, Le Città della Gallura Medievale, op. cit., p. 185-195. Si noti inoltre che il castellano di Pontes, Guerau de Torrents, tra il 1342 e il 1347 fu indagato su richiesta del re per i soprusi perpetrati ai danni dei sudditi del signore di Orosei, Bernat de Fluvià, il quale si era lamentato col re del fatto che il de Torrents, approfittando del suo potere, costringeva chiunque passasse con le sue greggi lungo i confini del castello a versare una tassa di passaggio, pari ad un animale per branco: ACA., Real Cancillería, reg. 1012, f. 77..
  48. ^ La presenza arborense tra il 1349 e il 1350 ad Orosei è confermata dalla presenza di un’iscrizione che recita 1349 ad encarnasione e dalla raffigurazione dello stemma d’Arborea (scudo bipartito fra albero diradicato e pali catalani) e dello stemma catalano..
  49. ^ L. D’ARIENZO, La pace di Alghero stipulata tra l’Aragona e l’Arborea nel 1354, in AA. VV., Medioevo Età Moderna, Cagliari, 1972, pp. 121-147, pp. 134-135..
  50. ^ GOFFREDO CASALIS, DIZIONARIO GEOGRAFICO STORICO-STATISTICO-COMMERCIALE, 1853. URL consultato il 2 settembre 2018.
  51. ^ C. ZEDDA, Le Città della Gallura Medievale, op. cit., p. 195..
  52. ^ GOFFREDO CASALIS, DIZIONARIO GEOGRAFICO STORICO-STATISTICO-COMMERCIALE, 1853. URL consultato il 15 febbraio 2019.
  53. ^ ACA., Real Patrimonio, MR. vol. 2105 (Camerlengia de la Gallura), f. 46..
  54. ^ ACA., Real Patrimonio, MR. vol. 2105 (Camerlengia de la Gallura), f. 76v. Le disposizioni del governatore stabilivano che il camerlengo e il castellano della Fava dovessero recarsi personalmente a difendere il castello di Pedrès; probabilmente in quest’occasione perse la vita il camerlengo, Ramon Gralles..
  55. ^ Gallura, una delle quattro parti della Sardegna medievale - Comuni Sardi, La Storia - L'Unione Sarda.it, in L'Unione Sarda.it, 18 maggio 2009. URL consultato il 28 agosto 2018 (archiviato dall'url originale il 28 agosto 2018).
  56. ^ Alfredo Ingegno, Michele Carta, Alma Casula, Il centro storico di Orosei, BetaGamma.
  57. ^ Angius, "Gallura", p.498.
  58. ^ L'antico porto di Orosei riemerge dal mare - Cronaca - la Nuova Sardegna, in la Nuova Sardegna, 29 aprile 2015. URL consultato il 31 dicembre 2017.
  59. ^ ACA, Real Patrimonio, MR. vol. 2106 (Liber Fondachi), nei pressi di Orosei un saltu che si estendeva «usque ad ortum Guantini Carbonis de Orise qui est consuevit teneri pro equis» (ivi, f. 31).
  60. ^ Sardegna, Raccolta degli atti del governo di S. M. il Re di Sardegna dall'anno 1814 a tutto il 1832, Pignetti e Carena, 1843. URL consultato il 22 agosto 2019.
  61. ^ Storia di Orosei dal sito ufficiale del Comune di Orosei, su comune.orosei.nu.it. URL consultato il 29 settembre 2009 (archiviato dall'url originale il 10 giugno 2015).
  62. ^ a b http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_93_20080328165703.pdf, in Dizionario dei Comuni - Casalis (PDF).
  63. ^ a b Vittorio Angius, Città e Villaggi della Sardegna Dell'Ottocento - vol 1 (PDF), p. 384.
  64. ^ Angius - pag. 945.
  65. ^ UNPLI Comitato Regionale Sardegna, su www.prolocosardegna.net. URL consultato il 15 giugno 2019.
  66. ^ Maurizio Bressan, Orosei che c'era, 16 agosto 2014. URL consultato il 30 dicembre 2017.
  67. ^ cfr: F. POLI, Gli affreschi della chiesa di Sant’Antonio Abate: note su un restauro, in “Studi Sardi”, Vo. XXXI, 1999, pp. 411-449..
  68. ^ P. M. MARCELLO, La diocesi di Galtellì, op.cit.
  69. ^ R. BROWN, L'opera di S. Maria di Pisa e la Sardegna, op. cit., vol. LVII, pp 205-209.
  70. ^ Restauro dell’ex Monte Granatico - Cronaca, su la Nuova Sardegna, 17 gennaio 2014. URL consultato il 16 febbraio 2019.
  71. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  72. ^ [1] - Casalis G. con Angius V. "Dizionario dei Comuni del Regno"
  73. ^ a b c Angelo Fontanesi, E Orosei inaugura il museo dei teatrini Il palazzo e le preziose opere d'arte donati dal notaio Giovanni Guiso, in La Nuova Sardegna, 31 dicembre 1999. URL consultato il 23 gennaio 2019.
  74. ^ Orosei, i Dj si scatenano - la Nuova Sardegna dal 1999.it» Ricerca
  75. ^ I dati si desumono per il XIV e XV secolo dal Liber Fondachi, il Componiment, il registro del Camerlengo di Gallura e gli statuti portuali di Terranova.
  76. ^ ACA, Real Patrimonio, MR. vol. 2106 (Liber Fondachi), ff. 7; 11v e segg..
  77. ^ ACA, Real Patrimonio, MR. vol. 2106 (Liber Fondachi), f. 31.
  78. ^ Salto situato presso la curatoría di Galtellí, cfr ACA, Real Patrimonio, MR. vol. 2106 (Liber Fondachi), f. 29..
  79. ^ «saltos unus vocatus Lossivi qui est domesticus, sive in quo est quedam pars domestica, et recepit de semine quando seminatur quarras quinquaginta grani». ACA, Real Patrimonio, MR. vol. 2106 (Liber Fondachi), f. 29.
  80. ^ ACA, Real Patrimonio, MR. vol. 2106 (Liber Fondachi), f. 28.
  81. ^ a b Ad esempio, relativamente alla denuncia del numero delle cavalle pregne e quello dei puledri idonei all’allevamento, «vicarii, potestas, sive potestates, qui nunc sunt vel pro tempore fuerint teneantur de predictis inquirere et investigare ex officio eorum, et contrafacientes in tantam quantitatem qualibet vice condempnare» (ACA, Real Patrimonio, MR. vol. 2106 (Liber Fondachi), f. 3)..
  82. ^ ACA, Real Patrimonio, MR. vol. 2106 (Liber Fondachi), f. 28. Il Libre de la Camerlengía della Gallura riporta che chi avesse insultato o si fosse opposto agli ordini di un ufficiale sarebbe stato condannato a «merçé de senyor»: ACA, Real Patrimonio, MR. vol. 2105 (Camerlengia de la Gallura), f. 16..
  83. ^ ACA, Real Patrimonio, MR. vol. 2106 (Liber Fondachi), f. 2. Al massarius di Orosei, come al podestà, era vietato intromettersi nelle controversie civili tra i mercanti associati del suo porto (ivi, ff. 27v-28).
  84. ^ ACA, Real Patrimonio, MR. vol. 2106 (Liber Fondachi), ff. 2-2v: «Item quod massarii sive curatores villarum et curatariarum iudicatus Gallure predicti, qui nunc sunt vel pro tempore fuerint, massarii vel curatores, habere possint et debeant eorum salaria sive feuda de cetero ab hominibus villarum vel curatariarum judicatus predicti in quibus essent officiales»..
  85. ^ ACA, Real Patrimonio, MR. vol. 2106 (Liber Fondachi), ff. 4-4v. L’eventuale frode e i diritti non pagati sarebbero stati puniti con una multa di 20 lire di aquilini minuti e con il divieto di entrata per le merci..
  86. ^ ACA, Real Patrimonio, MR. vol. 2106 (Liber Fondachi), f. 3v: «Item quod pondera omnia videlicet staterias, bilancias et etiam quarras et alias mensuras sigillatas de omnibus fiant et utentur per totum judicatum Gallure ad modum et ordinem ponderis et mensurarum Terrenove judicatus Gallure ita tamen quod maior portus in quolibet portu teneatur et debeat habere staterias duas iusti ponderis et unum rubbium scandilliatum et scandilgliatas ad scandilglium et staterias pisanas»..
  87. ^ ACA, Real Patrimonio, MR. vol. 2106 (Liber Fondachi), f. 4: «quod nulla persona de judicatu Gallure vel aliunde qui in predicto judicatu morentur, aliquo modo vel jure possit emere vel emi facere aliquam quantitatem salis, vel vendere vel vendi facere alicui persone vel loco in aliquo loco predicti judicatus, exceptis maioribus cuiusque portus predicti judicatus».
  88. ^ ACA, Real Patrimonio, MR. vol. 2106 (Liber Fondachi), ff. 4-4v: «Qui mercatores non possint emere ab aliqua persona vel loco nisi a maioribus vel maiore cuiusque portus predicti judicatus ad penam librarum decem suprascripte monete pro qualibet vice a quolibet contra facientem tollendam»..
  89. ^ ACA, Real Patrimonio, MR. vol. 2106 (Liber Fondachi), ff. 28-28v. Cfr. E. ARTIZZU, Un ordinamento pisano per il porto di Orosei, in “Annali della Facoltà di Scienze della Formazione dell’università di Cagliari”, n.s., vol. XXVI, 2003, p. 45.
  90. ^ Al podestà, al vicario e al massarius era vietato di intromettersi relativamente alla mostra, custodia e allevamento dei cavalli in possesso dei mercanti iurati di Orosei e sotto la tutela del loro console: «potestas Uriçe vel vicarius aut massarius de Oriçe, vel aliquis alius officialis non possit procedere vel aliquam novitatem facere nisi tantum consul mercatorum. Et predicta omnia observare a dictis officialibus et quolibet eorum et dicto consule ad penam librarum vigintiquinque denariorum aquilinorum parvorum» (ACA, Real Patrimonio, MR. vol. 2106 (Liber Fondachi), ff. 28-28v). Il loro allevamento doveva avvenire in luogo separato da quello in cui era custodito il bestiame del Comune di Pisa.
  91. ^ Cfr., F. ARTIZZU, Liber Fondachi, op. cit., pp. 232-237.
  92. ^ «Quod consul mercatorum ville Uriçe, qui nunc est et pro tempore fuerit, possit congnoscere de omnibus causis civilibus, tantum inter mercatores iuratos in portu de Uriçe, et pro tempore iuramenti, et eorum familias et familiares; et quod potestas de Urize, vel massarius, aut alter officialis [...] non possint vel debeant se intromictere vel aliquis eorum possit vel debeat se intromictere de aliquibus questionibus civilibus tantum inter ipsos mercatores vel eorum familias vel familiares nisi quantum est pro maleficiis tantum ab eis commissis vel commictendis contra officium potestatis et potestariatus, qui nunc est vel pro tempore fuerit»: ACA, Real Patrimonio, MR. vol. 2106 (Liber Fondachi), ff. 27v-28;. Cfr. F. ARTIZZU, La Sardegna pisana e genovese, op. cit., p. 169; A. CASTELLACCIO, Olbia nel Medioevo. Aspetti politico-istituzionali, op. cit., pp. 33-70..
  93. ^ 2 ACA, Real Patrimonio, MR. vol. 2106 (Liber Fondachi), f. 28.
  94. ^ C. ZEDDA, Le Città della Gallura Medievale, op. cit., p. 163.
  95. ^ G. OLLA REPETTO,, Gli ufficiali regi di Sardegna durante il regno di Alfonso IV, pp. 66-67.
  96. ^ Nel 1355 Pietro IV conferì la doppia carica di podestà e camerlengo a Ramon Mason ACA., Real Patrimonio, MR. vol. 781 ff. 28-28v. Perpenyà Porçell la ebbe nel 1359 comunale ACA., Real Patrimonio, MR. vol. 644, ff. 271-272., per poco tempo, infatti, nel 1369 gli subentrò Ramon Gralles ACA., Real Cancillería, reg. 1033, f. 172v..
  97. ^ Il podestà-camerlengo di Orosei manterrà le sue funzioni giudiziarie per lo meno sull’intera Gallura inferiore. Così annota Ramon Gralles nel suo registro di camerlengo: «Rebudes que yo Ramon Gralles he fetes per rahon de les maquicies qui son estades comeses o collites dins la vila de Orise e en les altres de Gallura en l’any MCCCLXtres, e fo feta gracia a cascú per mi dit camerlench e potestat» in A ACA, Real Patrimonio, MR. vol. 2105 (Camerlengia de la Gallura), f. 15.
  98. ^ G. OLLA REPETTO, Gli ufficiali regi di Sardegna durante il regno di Alfonso IV,, p. 12.
  99. ^ Nei suoi registri il camerlengo annotava le uscite, divise in spese ordinarie e straordinarie. Tra le prime troviamo gli stipendi e le paghe degli ufficiali pubblici, quali i castellani e i servents delle fortezze. Tra le spese straordinarie le restituzioni dei prestiti a cui era ricorsa la corte e il pagamento dei debiti precedentemente contratt, come si nota in ACA., Real Patrimonio, MR. vol. 2105 (Camerlengia de la Gallura) ff. 20-20v; 60,.
  100. ^ ACA., Real Cancillería, reg. 403, ff. 206-207. Nei capitoli della dogana di Terranova del XV secolo l’istituzione doganale è denominata majoria: cfr. A. ARGIOLAS, A. MATTONE, Ordinamenti portuali e territorio costiero di una comunità della Sardegna moderna. Terranova (Olbia) in Gallura nei secoli XV-XVIII, p. 248. e dai documenti presenti in quel determinato archivio comunale
  101. ^ Il curatore della villa di Orosei versava, al camerlengo di Gallura, la data «que la dita vila cascun any es acustumada de pagar»: ACA, Real Patrimonio, MR. vol. 2105 (Camerlengia de la Gallura), ff. 1-1v.
  102. ^ ACA., Real Cancillería, reg. 1012, ff. 25v-27v..
  103. ^ ACA, Real Patrimonio, Notaments Comuns, vol. 782, ff. 72v-73).
  104. ^ ACA., Real Patrimonio, MR. vol. 2105 (Camerlengia de la Gallura f5.
  105. ^ ACA, Real Patrimonio, MR. vol. 2105(Camerlengia de la Gallura), f. 56.
  106. ^ ACA, Real Patrimonio, MR. vol. 2105 (Camerlengia de la Gallura), f. 10v; 18; 58-58v..
  107. ^ Comunali 06/06/1993, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  108. ^ Comunali 27/04/1997, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  109. ^ Comunali 13/05/2001, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  110. ^ Comunali 28/05/2006, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  111. ^ Comunali 15/05/2011, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  112. ^ Comunali 05/06/2016, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.

BibliografiaModifica

  • Manlio Brigaglia, Salvatore Tola (a cura di), Dizionario storico-geografico dei Comuni della Sardegna, 3 (M-O), Sassari, Carlo Delfino editore, 2006, ISBN 88-7138-430-X.
  • Francesco Floris (a cura di), Grande Enciclopedia della Sardegna, Sassari, Newton&ComptonEditori, 2007.
  • Giuseppe Mercurio, S'allega baroniesa: la parlata sardo-baroniese: fonetica, morfologia, sintassi, Milano, Ghedini Editore, 1997, SBN IT\ICCU\CAG\0066525.
  • Francisco de Vico, Historia general de la isla y Reyno de Sardegna, Barcellona 1639
  • Michele Carta, Alfredo Ingegno, Alma Casula, Il centro storico di Orosei, BetaGamma, 2001
  • Michele Carta, Famiglie di Orosei, Edizioni Solinas, Nuoro2014
  • Goffredo Casalis, Dizionario geografico, storico, statistico, commerciali degli stati di S. M. il Re di Sardegna, G.Maspero. 1833-1856.
  • Vittorio Angius, Villaggi e città della Sardegna dll'Ottocento Ilisso, 2007

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