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Otaria
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tiposommergibile
ClasseGlauco
ProprietàFlag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
CantiereCRDA, Monfalcone
Impostazione17 novembre 1933
Varo20 marzo 1935
Entrata in servizio20 ottobre 1935
Radiazione1º febbraio 1948
Destino finaledemolito
Caratteristiche generali
Dislocamento in immersione1312 t
Dislocamento in emersione1059 t
Lunghezza73 m
Larghezza7,2 m
Pescaggio5,09 m
Profondità operativacollaudo: 100 m
Propulsione2 motori diesel FIAT da 3000 hp complessivi, 2 motori elettrici C.R.D.A da 1120 hp totali
1 batteria di accumulatori al piombo composta da 108 elementi.
Velocità in immersione 8 nodi
Velocità in emersione 17 nodi
Autonomia2815 miglia a 17 nodi; 9860 miglia a 8 nodi;
8 miglia a 8 nodi, 110 miglia a 3 nodi in immersione
Equipaggio7 ufficiali, 50 tra sottufficiali e marinai
Armamento
Artiglieria
Siluri4 tubi lanciasiluri anteriori da 533mm, 4 posteriori

dati presi da [1],[2][3] e [1]

voci di sommergibili presenti su Wikipedia

L’Otaria è stato un sommergibile della Regia Marina.

StoriaModifica

Dopo l'entrata in servizio fu destinato al IV Gruppo Sommergibili di Taranto e nel 1936 fu trasferito a Napoli[2]. Fra il dicembre 1936 e l'agosto 1937 prese clandestinamente parte alla guerra di Spagna con due missioni (operando sia in acque spagnole che nel canale di Sicilia[4]); in un solo caso giunse a portare a termine l'attacco, lanciando infruttuosamente un siluro contro un cacciatorpediniere[2].

Nel 1938 operò in Mar Rosso e in Oceano Indiano (con base a Massaua) per verificare le qualità della classe nei mari caldi[2]. Allo scoppio della guerra era comunque rientrato in Italia.

Dal 19 giugno al 5 luglio 1939 compì una crociera in Oceano Indiano insieme ad un altro sommergibile, il Brin, con risultati piuttosto deludenti[5].

Dopo un breve periodo in Mediterraneo si decise di inviarlo in Atlantico. L’Otaria partì da La Spezia il 23 settembre 1940 e passò lo stretto di Gibilterra cinque giorni dopo; si verificarono però gravi avarie che obbligarono il sommergibile a dirigere immediatamente per Bordeaux (sede della base atlantica di Betasom)[2][6][7].

Il 14 ottobre lasciò la base per la seconda missione atlantica; il 17 ottobre fu oggetto dell'attacco di un idrovolante Short Sunderland, ma riuscì a respingerlo e a danneggiarlo[2]. Fra il 30 ottobre ed il 3 novembre avvistò più volte vari mercantili, ma non poté attaccarli causa guasti e maltempo[6]. Il 5 novembre cercò di colpire un mercantile di grosse dimensioni con due siluri, senza però riuscirci; quattro giorni dopo individuò una portaerei e tre cacciatorpediniere, ma non riuscì ad avvicinarsi a causa delle avverse condizioni meteomarine[2][8].

Il 24 gennaio salpò per la terza missione ma sopraggiunsero importanti guasti che costrinsero al rientro: l’Otaria arrivò a Bordeaux il 1º febbraio[2][6].

Il 6 febbraio poté ripartire e dopo una settimana arrivò nella sua zona d'agguato; non avendo però trovato nessuna nave intraprese la rotta di ritorno il 24, giungendo a destinazione il 1º marzo[2].

L'8 maggio lasciò Bordeaux al comando del capitano di corvetta Giuseppe Vocaturo e, nonostante nuovi problemi meccanici, riuscì il 20 maggio a silurare e affondare il piroscafo inglese Starcross (4662 tsl)[2]. Tre giorni dopo, al largo della Gironda, trasse in salvo due sopravvissuti (gli unici) del peschereccio francese Notre Dame de Chalet, colato a picco da un sommergibile inglese; il 25 maggio l’Otaria attraccò a Bordeaux[2].

Il 7 settembre 1941 lasciò Bordeaux per rientrare in Mediterraneo: dopo una settimana attraversò lo stretto di Gibilterra (subendo anche caccia antisommergibile che però non causò danni gravi) e il 19 arrivò a Napoli[2].

Il 31 gennaio 1942 partecipò ai tentativi di salvataggio degli uomini rimasti intrappolati nel relitto del sommergibile Medusa, affondato dal britannico Thorn[9]. A partire dall'1.20 del 1º febbraio l'Otaria (al comando del capitano di corvetta Emilio Berengan) iniziò a pompare aria all'interno del relitto e proseguì sino alle 19 del giorno successivo, quando la violenza del mare (il tempo era infatti andato peggiorando) fece perdere alla sua àncora la presa sul fondale: l'Otaria iniziò a essere spinto dalle onde e questo provocò la rottura delle manichette[9]. Il sommergibile fu obbligato ad allontanarsi (quando, il 4 febbraio, la tempesta si placò, i sopravvissuti del Medusa erano ormai morti)[9].

Il 13 giugno 1942 (mentre si trovava in mare nell'ambito della Battaglia di mezzo giugno) fu attaccato da un ricognitore Sunderland che colpì con le mitragliere, danneggiandolo e obbligandolo a ritirarsi[2].

Svolse poi quattro missioni di trasporto per la Libia, per un totale di 119 tonnellate di rifornimenti trasportate (63 di benzina, 45,3 di munizioni e 11,3 di provviste)[2].

Partecipò alla Battaglia di mezzo agosto, ma non riuscì a portarsi all'attacco[10].

Logorato dal servizio di guerra, nel febbraio 1943 fu assegnato alla Scuola Sommergibili di Pola per la quale effettuò 101 missioni di addestramento[2].

In seguito all'armistizio si consegnò agli Alleati ad Augusta e da lì si trasferì a Malta; il 6 ottobre 1943 tornò in Italia[2] e fu poi impiegato per esercitazioni antisommergibili dagli Alleati[2].

Il 1º febbraio 1948 fu radiato e quindi avviato alla demolizione[2].

Aveva svolto 14 missioni offensive (6 in Atlantico e 8 in Mediterraneo), 14 di trasferimento, 4 di trasporto e 101 addestrative, navigando nel solo Mediterraneo per 14.439 miglia in superficie e 1355 in immersione[2].

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, Mondadori, 2002, ISBN 978-88-04-50537-2.
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