Otello Montanari

partigiano e politico italiano

«... Chi sa, parli ...»

(«Rigore sugli atti di "Eros" e Nizzoli» 29 agosto 1990 il Resto del Carlino)
Otello Montanari
Otello Montanari.jpg

Deputato della Repubblica Italiana
Durata mandato 12 maggio 1958 –
15 maggio 1963
Legislature III
Gruppo
parlamentare
Comunista
Circoscrizione Reggio Emilia
Collegio Parma
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Partito Comunista Italiano
Professione impiegato

Otello Montanari (Reggio Emilia, 10 maggio 1926Reggio Emilia, 17 aprile 2018) è stato un partigiano e politico italiano.

BiografiaModifica

Nel 1941, a 15 anni si iscrive al Partito Comunista Italiano e, studente all'Istituto di Ragioneria di Reggio Emilia, ha come insegnante la concittadina Nilde Iotti, della quale diventerà collega nella III legislatura della Repubblica Italiana (1958-1963).

Attività partigianaModifica

Partecipa alla guerra di Liberazione nelle file dei GAP. Rimane ferito il 1º gennaio 1945 durante un conflitto a fuoco con i fascisti sulla Via Emilia nei pressi di Reggio Emilia. I colpi di arma da fuoco lo rendono immobile fino a fine 1946 e claudicante per sempre.

Attività politicaModifica

Nel 1949-1951 è segretario della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica il cui presidente all'epoca è Enrico Berlinguer. Nel 1955 accompagna Alcide Cervi (padre dei sette fratelli fucilati dai nazisti a Reggio Emilia) nel lungo viaggio attraverso la Russia, lungo il quale sono ricevuti da diverse personalità.

Deputato per il PCI nella terza legislatura, nell'aprile del 1960 partecipa alle proteste e agli scontri di piazza contro il governo Tambroni. Negli anni ottanta fonda il Comitato Primo Tricolore ed è protagonista con Bettino Craxi della diatriba che divide Milano e Reggio Emilia sulle origini della bandiera italiana (secondo Montanari e altri nata a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797).

Chi sa parliModifica

Presidente dell'Istituto Alcide Cervi e dirigente dell'ANPI, Montanari pubblica il 29 agosto 1990 sul giornale Il Resto del Carlino l'articolo «Rigore sugli atti di "Eros" e Nizzoli», poi ribattezzato "Chi sa parli", in cui invita a far finalmente luce sui delitti compiuti nel dopoguerra, in particolare sull'assassinio dell'ingegnere Arnaldo Vischi, direttore tecnico delle Officine Meccaniche Reggiane[1].

A difesa e giustificazione delle azioni compiute nell'immediato dopoguerra si levarono numerose voci, soprattutto vicine alla tradizione del Partito Comunista, tra cui quella di Luciano Lama che, pochi giorni dopo la pubblicazione dell'articolo, dichiarò:

«Il desiderio di vendetta non è un crimine, è un risentimento. Ricordo bene quando mi dissero che avevano fucilato mio fratello. La rabbia ti sale alla testa, te la senti nelle mani quando imbracci un fucile. Qualcuno ha resistito altri no. Magari volevi vendicarti, ma non potevi, non dovevi... Nessuno vuole giustificare i delitti del dopoguerra. Prima di giudicare però si deve sapere cosa accadde davvero. Una guerra qualunque può forse finire con il "cessate il fuoco". Quella no. La Resistenza fu una battaglia terribile, disperata e atroce. Vivevamo nascosti nelle buche dei campi di granoturco, eravamo circondati da nemici: non erano solo tedeschi e fascisti, c'erano le spie, ti potevano tradire in ogni momento. Vedevamo sparire i nostri compagni, fucilavano famiglie intere. Eravamo sopraffatti dal dolore, dalla rabbia... Altrimenti non avremmo potuto... Non saremmo riusciti a sparare a chi ci guardava in faccia. Una cosa è tirare una cannonata, un'altra è uccidere chi ti sta di fronte. Ripugna. Si può fare solo se ci si crede ciecamente. Aiutano l'odio, la paura, l'utopia.»

(Luciano Lama intervistato da Concita De Gregorio per la Repubblica, 8 settembre 1990[2])

In conseguenza di ciò vennero rivisti alcuni processi (tra cui quello per l'omicidio di don Umberto Pessina), ma Montanari venne espulso dall'Istituto Cervi di cui era Presidente[3], dal Comitato Provinciale dell'ANPI e fu aspramente contestato ed emarginato all'interno del Partito Comunista[4], malgrado fosse stato difeso da alcuni importanti esponenti del mondo partigiano (Maria Cervi) e del partito (Nilde Iotti, Antonello Trombadori, Piero Fassino), e, dopo quindici anni, fu rivalutata ufficialmente la sua figura[5], mentre all'istituto Cervi fu riammesso l'anno successivo.

«Non ho scritto nulla che non fosse noto. Ho solo messo assieme i pezzi, ...»

(Otello Montanari su la Repubblica[6])

In merito ebbe a dire Rossana Rossanda:

«La vera notizia sul "triangolo della morte" di Reggio Emilia è che se ne torni a parlare e che un articolo scritto da Otello Montanari, presidente dell'Istituto Cervi di quella città sul Resto del Carlino abbia fatto così grande sensazione. Quelle uccisioni erano note, se ne erano occupati giornali e tribunali, ed erano già state largamente agitate contro i comunisti e i partigiani[7]

NoteModifica

  1. ^ Da Italia repubblicana - pagina 307
  2. ^ Ora è il momento di ricordare.
  3. ^ Da la Repubblica (16 ottobre 1991): Montanari riammesso all'istituto Alcide Cervi
  4. ^ «Triangolo della morte, i Ds chiariscano tutto»
  5. ^ Dal sito AMPI anno 2003 ... Quando si maltratta la storia di Lucio Cecchini - pagina 5
    ... L'uscita di Montanari destò reazioni contrastanti, come era inevitabile. Ma, mentre esponenti dell'antifascismo e della Resistenza come Nilde Iotti, Antonello Trombadori, Piero Fassino, Maria Cervi e altri incoraggiarono ad andare avanti, proprio Pansa si schierò decisamente nel fronte opposto, svillaneggiando in tutti i modi Montanari, che arrivò a definire «fesso d'oro» e a dire che le sue rivelazioni avevano sollevato «un'ondata di ipocrisia arrogante»...
  6. ^ Da la Repubblica (31 agosto 1990) Tutti sapevano
  7. ^ Da Italia repubblicana pagina - 308

BibliografiaModifica

  • Agostino Giovanoli, Silvio Pons, Fiamma Lussana, Giacomo Marramao, Francesco Malgeri, Leonardo Paggi, L'Italia repubblicana nella crisi degli anni Settanta: atti del ciclo di convegni, Roma novembre e dicembre 2001, Rubbettino Editore srl, 2003 pag.524 ISBN 884980752X - Books Google

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica