Malattia linfoproliferativa post-trapianto

malattia umana
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Con l'espressione malattia linfoproliferativa post-trapianto, nota anche con l'acronimo inglese PTLD (post-transplant lymphoproliferative disorder) si comprende un gruppo di malattie linfoproliferative, accomunate cioè dalla proliferazione patologica di linfociti, benigne e maligne, che possono manifestarsi nelle persone portatrici di trapianto d'organo in terapia immunosoppressiva. Si ritiene che nella patogenesi della malattia sia coinvolto il virus di Epstein-Barr.[1]

Malattia linfoproliferativa post-trapianto
Specialitàimmunologia
Classificazione e risorse esterne (EN)
ICD-O9970/1 e 9971/1
ICD-9-CM238.77
ICD-10D47.7
eMedicine1013758

Epidemiologia e classificazioneModifica

La PTLD è una complicanza relativamente comune dei trapianti. Negli adulti rappresenta la seconda classe di neoplasie post-trapianto più frequente dopo quelle della pelle. Diversi studi descrivono inoltre un'elevata mortalità legata a questo gruppo di malattie.[2]

La classificazione della PTLD è stata stilata dall'Organizzazione mondiale della sanità in base all'aspetto istologico delle lesioni riscontrate. Si distinguono, quindi, tre gruppi di malattie linfoproliferative: lesioni precoci o reattive, polimorfe e monomorfe. A quest'ultimo gruppo appartengono neoplasie ematologiche maligne come linfomi a cellule B e T e mielomi.[2] Fra queste, in particolare, risultano più frequenti le malattie linfoproliferative della linea B, come il linfoma a grandi cellule B, il linfoma di Burkitt e il mieloma multiplo, mentre sono meno comuni i linfomi a cellule T ed è molto rara la forma che ricorda il linfoma di Hodgkin.[3]

PatogenesiModifica

Nella maggior parte dei casi la malattia linfoproliferativa insorge in seguito all'infezione (o alla riattivazione del virus in soggetti già precedentemente infettati) da parte del virus di Epstein-Barr (EBV). In condizioni di normale funzionalità del sistema immunitario, il virus infetta i linfociti B determinando l'espressione di particolari proteine coinvolte nella proliferazione e nella differenziazione di queste cellule. Dopo il primo contatto con il virus, i linfociti B possono differenziarsi in cellule della memoria e ospitare il DNA virale rendendo l'infezione cronica oppure essere uccise da linfociti T citotossici. Nelle persone in terapia immunosoppressiva la funzione dei linfociti T citotossici è ridotta; viene così a mancare la regolazione della replicazione delle cellule B infette, che procede incontrollata e con aumentata suscettibilità a mutazioni genetiche. Esiste tuttavia una minoranza di casi di PTLD non legati all'infezione da EBV. La patogenesi di queste ultime forme, morfologicamente simili a linfomi non-Hodgkin, non è ancora chiara.[2]

Presentazione clinica e diagnosiModifica

Il segno clinico di più frequente riscontro in queste forme è la febbre, che si osserva nella metà dei casi, seguito dal coinvolgimento dei linfonodi nel 30%. Uno studio condotto in Canada su oltre 3000 pazienti colpiti ha evidenziato che nella maggior parte dei casi era coinvolto un solo organo, in particolare reni, intestino, cute e fegato, mentre in caso di lesioni multiple erano interessati prevalentemente i linfonodi. Nei pazienti sottoposti a trapianto di polmone non è raro il coinvolgimento dell'organo trapiantato; tale eventualità è invece di raro riscontro dopo trapianto di rene o di cuore. Infine nella PTLD, rispetto ad altre forme di linfoma non-Hodgkin, è relativamente frequente il coinvolgimento del sistema nervoso centrale.[2]

Per la diagnosi di certezza è necessario l'esame istologico della biopsia dell'organo affetto, mentre gli esami strumentali con tomografia computerizzata dell'addome e del torace e la risonanza magnetica dell'encefalo, così come la biopsia del midollo osseo, sono necessari per la stadiazione della malattia.[2]

TrattamentoModifica

La premessa per il trattamento della PTLD è la riduzione del grado di immunosoppressione, che si ottiene riducendo la dose di alcuni farmaci immunosoppressori, in particolare ciclosporina e tacrolimus, e sospendendone altri come azatioprina e acido micofenolico. Naturalmente tali variazioni di terapia devono essere attentamente valutate dall'ematologo e dallo specialista competente per l'organo trapiantato, poiché potrebbe aumentare il rischio di rigetto. Il trattamento specifico della malattia comprende associazioni di farmaci chemioterapici e anticorpi anti-linfociti B come il rituximab.[4]

Sono stati studiati anche gli effetti di citochine come l'interferone gamma, di anticorpi contro l'interleuchina 6 e della rapamicina nel trattamento della PTLD; per nessuno di questi farmaci, però, esistono studi su ampie popolazioni che ne dimostrino l'efficacia.[5][6][7][8]

NoteModifica

  1. ^ PTLD su Orphanet, su orpha.net. URL consultato il 27 luglio 2014.
  2. ^ a b c d e (EN) Taylor AL, Marcus R, Bradley JA, Post-transplant lymphoproliferative disorders(PTLD) after solid organ transplantation, in Crit Rev Oncol Hematol., vol. 1, n. 56, ottobre 2005, pp. 155-67, PMID 15979320.
  3. ^ The Oncologist, su theoncologist.alphamedpress.org. URL consultato il 27 luglio 2014.
  4. ^ Dotti G, Rambaldi A, Fiocchi R, et al., Anti-CD20 antibody (rituximab) administration in patients with late occurring lymphomas after solid organ transplant., in Haematologica, vol. 86, n. 6, 2001, pp. 618-23, PMID 11418370.
  5. ^ Shapiro RS, Chauvenet A, McGuire W, et al., Treatment of B-cell lymphoproliferative disorders with interferon alfa and intravenous gamma globulin, in N Engl J Med, vol. 318, n. 20, 1988, p. 1334, PMID 3258958.
  6. ^ Hagenbeek A, Carde P, Meerwaldt JH, et al: European organization for research and treatment of cancer lymphoma cooperative group, Maintenance of remission with human recombinant interferon alfa-2a in patients with stages III and IV low-grade malignant non-Hodgkin’s lymphoma, in J Clin Oncol, vol. 16, n. 1, 1998, pp. 41-7, PMID 9440721.
  7. ^ Smalley RV, Andersen JW, Hawkins MJ, et al., Interferon alfa combined with cytotoxic chemotherapy for patients with non-Hodgkin’s lymphoma, in N Engl J Med, vol. 327, n. 19, 1992, pp. 1336-41, PMID 1406835.
  8. ^ Nepomuceno RR, Balatoni CE, Natkunam Y, Snow AL, Krams SM, Martinez OM., Rapamycin inhibits the interleukin 10 signal transduction pathway and the growth of Epstein Barr virus B-cell lymphomas, in Cancer Res, vol. 63, n. 15, 2003, pp. 4472-80, PMID 12907620.

Voci correlateModifica

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