Padimetro

Il Padimetro è un idrometro monumentale, collocato nel centro storico di Ferrara, che segna varie altezze a cui è arrivato il livello del fiume Po nella frazione di Pontelagoscuro (a pochi chilometri dal centro della città) durante i più importanti e gravi eventi storici di piena del fiume.

Ferrara, il Padimetro (02).jpg

Il padimetro delle "massime piene" indica infatti i livelli raggiunti dalle acque del Po in diciassette diverse piene susseguitesi tra il 1705 e il 1951 (la più imponente e devastante in epoca moderna). Alla sua base è inoltre indicato un livello considerato "segno di guardia al Pontelagoscuro" a cui corrisponde il valore 0, che corrisponde a 8,51 metri sul livello medio del mare.

Il padimetro è situato in prossimità del Castello Estense di Ferrara (nel risvolto di piazza Girolamo Savonarola con corso Martiri della Libertà) e consiste in una lastra di marmo bianco incastonata su tutta l'altezza di una delle colonne che sorreggono il portico del Palazzo Ducale (oggi sede del Municipio) su Piazza Girolamo Savonarola. Su questa lastra bianca le piene storiche del Po sono rappresentate mediante linee orizzontali incise e dipinte di nero, affiancate dall'indicazione dell'altezza e della data della piena.

Il nome di Padimetro non deriva da Po e metro come sembrerebbe superficialmente, ma da padus metros. Padus è l'antico nome latino del fiume Po, usato fin non molti secoli fa e che si trova in mappe con i nomi scritti in latino, come per esempio Padus Flumen. Padus è in realtà un idronimo non latino, ma neanche greco, anche se gli antichi greci che navigarono il Mediterraneo dall'età ellenizzante, cioè dal IX secolo, ma che ebbe la sua espansione nell'VIII, fino al V secolo a.C. lo utilizzarono come linguaggio acquisito dai Fenici, che lo esportarono nel 1.100 a.C.(come la loro lingua ed alfabeto, cresciuta nelle zone siriaco-giordane, ma che partiva dalle zone accadiche ad est, che usavano il cuneiforme). Era una delle parole mesopotamiche, inventate e nate proprio nella terra fra i due fiumi. Infatti Potamos significa grande fiume di tipo fangoso e limoso (parola poi usata in seguito per dare un nome all'ippopotamo, il cavallo dei fiumi melmosi. Il suo contrario è l'idronimo ach, da cui acqua in italiano ma che nasce prima dal tedesco arcaico, portato dai popoli cimmeri del 1.100 a.C. che arrivarono in Europa dal Ponto greco-sarmato, durante la loro espansione dall'ovest degli Urali e che sconvolse dal 1200 a.C. tutti i regni del medio oriente, escluso solo l'Egitto. Furono chiamati infatti da loro Popoli del Mare oppure Hiksos, ed impararono a navigare il Mare Nostrum, ingaggiando tutti i naviganti con le loro navi, e diventando dei pirati. Pare siano i responsabili della caduta di Troia, proprio nel 1150 a.C.

Dettaglio della parte superiore

I greci però arrivarono come prima ondata di espansione, sulle coste italiche, fin dal 1500 a.C., però come popolazione marinara miceneo-cretese. Essi hanno lasciato alcune loro ceramiche tipiche, all'interno delle antiche coste e grandi paludi di quell'epoca, quindi in una posizione molto arretrata rispetto alle coste attuali. La ceramica oggi si trova nei musei dei villaggi pre-venetici del bronzo medio e finale: Frattesina di Rovigo, Gazzo Veronese, Oppeano e Torcello. Quindi 500 anni prima della scomparsa per alluvionamento della cittadina di Spina e poi di Adria del periodo orientalizzante, dove queste furono gli empori commerciali greci sul delta del Padus, che commerciavano con i naviganti fluviali dell'interno venetico. La nascita degli idronimi greci è uno studio nuovo, nato per caso, durante lo studio dei recenti nomi tedescofoni dei fiumi Brenta e Bacchiglione, dove anche l'idronimo Bacchiglione, comparso solo nel 1067 d.C., utilizza un indronimo antico ach con l'aggiunta dell'italiano jon, che in quel secolo stava evolvendosi diventando il vulgare e che significava grande, e con b-ach diventafa torrente grande, quindi torrenton..

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