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Paesi baltici

Espressione con cui si identificano 3 Stati siti sul Baltico: Estonia, Lettonia e Lituania
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Paesi baltici
ET Balti riigid
LV Baltijas valstis
LT Baltijos valstybės
Baltic States 2.svg
I tre Paesi baltici in una cartina politica dell'Europa
Stati Estonia Estonia
Lettonia Lettonia
Lituania Lituania
Abitanti 5 992 018[1] (2019)
Lingue estone, lettone, lituano
Fusi orari UTC+2
Baltic Map.jpg

Con il termine Paesi baltici, talvolta EstLaLia,[2][3][4][5] Repubbliche baltiche oppure Stati baltici (in estone Balti riigid, in lettone Baltijas valstis, in lituano Baltijos valstybės, in russo Приба́лтика) in senso lato, si fa riferimento alle tre repubbliche sulla costa orientale del mar Baltico, ovvero Estonia, Lettonia e Lituania.

EtimologiaModifica

Il nome della regione geografica si deve ai balti (da bhel che vuol dire bianco),[6] una popolazione indoeuropea che si stabilì lungo le coste del Baltico e che parlavano una delle lingue baltiche. L'isolamento di queste popolazioni dal resto del continente per diversi secoli ha contribuito a preservare arcaicismi e tradizioni di epoca molto antica.

In epoca zarista esisteva un nome convenzionale (Приба́лтика, traslitterato Pribaltika nell'alfabeto latino) che indicava le province dell'Impero russo che si affacciavano sul Baltico.[7] Successivamente, in epoca sovietica qualche scrittore (assai pochi invero) ha incluso nella definizione l'exclave russa dell'oblast' di Kaliningrad).[8][9] Il termine Paesi baltici, infatti, è tradizionalmente adoperato senza riferimento agli altri Paesi effettivamente bagnati dallo stesso mare, quali Danimarca, Germania, Polonia, Svezia, Russia e Finlandia.

StoriaModifica

OriginiModifica

Le differenze identitarie a livello linguistico e culturale tra le tre entità statali trovano la loro ragion d'essere già nell'antichità. Varie popolazioni si erano già variamente insediate nel corso del Neolitico nella Lituania, Lettonia ed Estonia. I Balti costituivano uno dei gruppi più numerosi nell'area: è stato difficile accertare storiograficamente l'origine di queste comunità, ritenute provenienti dall'Asia centrale.[10][11] A insediarsi nella stessa zona geografica vi furono poi in epoche più o meno differenti pruzzi, jatvingi, scalvi, curi, seloni, semigalli, galindi, letgalli, lettoni, livoni, lituani e selonici.[12] La prima citazione scritta su questi popoli è di Tacito nel suo Germania dove tra l’altro descrive la "via dell'ambra", via commerciale che univa l'Impero romano alle popolazioni baltiche (ne sono prova i numerosi ritrovamenti di monete romane).[13]

Mentre l'Europa occidentale fu luogo di un periodo di profonde trasformazioni a seguito delle invasioni barbariche, più stabile fu la situazione nei Paesi baltici, in cui le diverse popolazioni, piuttosto che costituirsi assieme, preferirono conservare la propria conformazione tribale.

A interessarsi alle vicende relative ai baltici, furono i tedeschi del Sacro Romano Impero intorno all'anno 1000 (annali di Quedlinburg), tentando di descrivere la quotidianità e le regioni in cui tali popolazioni si erano stabilite.[14]

MedioevoModifica

Fu solo due secoli dopo che nel più meridionale dei tre Paesi baltici si invertì la tendenza dissociativa delle comunità a favore di una costituzione unitaria dei diversi gruppi etnici: un simile evento, realizzato da Mindaugas, portò alla creazione del Ducato di Lituania.[15] Nel frattempo, le popolazioni tedesche incominciavano a spingersi sempre più verso est. Contemporaneamente al periodo delle crociate per il possesso della Terra Santa, anche nei Paesi baltici cominciò a mettersi in atto il tentativo di cristianizzare quelle comunità che più di ogni altre si erano isolate dagli eventi storici che avevano riguardato il resto del continente, sulla spinta della Santa Sede.[16] Fu per questo che sulla scia di quanto già precedentemente accaduto più a sud, si procedette a costituire degli ordini religiosi cavallereschi al fine di sottomettere anche territorialmente quelle terre che più volte avevano rifiutato la conversione (pacificamente) proposta da missionari cristiani.[17][18] L'Europa nord-orientale finì per diventare luogo di feroci combattimenti che coinvolsero dapprima la Lituania e poi la Lettonia e l'Estonia per più secoli (si parla a proposito di tali conflitti di crociata livoniana).[19] Intorno al 1300, il quadro politico vedeva il Granducato di Lituania, che si estendeva anche in parte dei territori oggi appartenenti alla Bielorussia e alla Polonia, oltre alla Confederazione della Livonia, gestita dall'Ordine di Livonia nello Stato monastico dell'Ordine teutonico, creato al fine di riuscire a gestire da vicino popolazioni - soprattutto isolane - che spesso si ribellavano alle condizioni tributarie imposte dai tedeschi.[20] La Confederazione, dapprima formata dalla sola Livonia (regione che si estendeva dal golfo di Riga all'odierno confine tra la Lettonia e la Russia) si allargò all'intera Lettonia e, successivamente, anche al Ducato di Estonia, acquisito dalla Danimarca guidata da Valdemaro IV. I cavalieri di Livonia si occuparono nel corso del XII-XIV della città di Riga, il cui possesso fu conteso per secoli tra Arcidiocesi di Riga e Ordine, e della gestione di politiche estere con il confinante Granducato di Lituania, in fase di espansione.[21] Frattanto, a est incominciavano ad assumere un proprio spessore nuovi soggetti, il Granducato di Mosca e l'Impero mongolo. Mentre il secondo non riuscì mai a raggiungere la regione, il primo si mostrò progressivamente una spina nel fianco dello Stato monastico e del Granducato.

Il periodo di maggiore apice della Confederazione fu nel XV secolo, quando l'Ordine di Livonia riuscì a raggiungere l'indipendenza dall'Ordine teutonico, entrato in una crisi irreversibile dopo la battaglia di Grunwald (1410).[22] I conflitti che travolsero la regione della Lettonia e dell'Estonia con i russi nella guerra russo-livoniana (1480-1481), continuarono a rendere instabile la situazione politica.

Età modernaModifica

Mentre nel frattempo il Granducato accresceva la propria potenza (tanto da divenire nel XV-XVI secolo lo Stato più grande d'Europa),[23] la Confederazione entrò in un lento declino che culminò con la dissoluzione dell'Ordine di Livonia a seguito della conversione al luteranesimo del Gran maestro Gottardo Kettler.[24] La Lettonia e parte della Lituania divennero parte del Ducato di Curlandia e Semigallia, mentre l'Estonia fu subito assoggettata all'Impero russo. Tale espansione per opera dei russi procedette e portò alla conquista della Lettonia nel corso del 1600. Sempre nello stesso secolo, l'Impero Svedese detenne il possesso di gran parte della regione baltica e delle coste sul mare omonimo per cento anni, fino alla Grande guerra del Nord (1700-1721).[25]

Il Granducato di Lituania si fuse con il Regno di Polonia nel 1569, continuando a esistere fino al 1795, anno di costituzione della Confederazione polacco-lituana.[26]

1700-1800Modifica

Tutti e tre gli Stati baltici convenzionali entrarono a far parte dell'Impero russo come governatorati del Baltico fino al 1917.[27] Nel corso del 1800, in diverse fette dei tre Paesi si seguì quanto accaduto altrove del continente, ovvero i moti rivoluzionari,[28] che contribuirono a creare un sentimento patriottico nelle popolazioni locali. Tale processo fece leva sulla lingua, sulle tradizioni e sulla cultura. Mosca cercò di reprimere tali movimenti anche con misure dalla portata significativa (si pensi al bando della stampa lituana).[29]

XX secoloModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Occupazione sovietica delle repubbliche baltiche.

Parte del territorio dei Paesi baltici, durante la prima guerra mondiale fra il 1917 e il 1918, venne invasa dall'Impero tedesco con l'Occupazione tedesca delle Province baltiche.[30][31] In seguito alla Rivoluzione Russa e alle vicende della prima guerra mondiale i tre Stati ottennero l'indipendenza, nel 1918, insieme al vicino Granducato di Finlandia.[32]

Dal 1940, le repubbliche baltiche vennero occupate dall'Unione Sovietica; gli Stati Uniti d'America, con la dichiarazione di Welles (23 luglio 1941), notificarono all'Unione Sovietica che essi non avrebbero mai riconosciuta come legittima tale annessione. Welles annunciò pure che il Governo degli Stati Uniti avrebbe continuato a riconoscere i Ministri degli esteri dei Paesi Baltici come inviati di un governo sovrano.[33]

La Dichiarazione rese possibile ai rappresentanti diplomatici degli Stati baltici di finanziare le loro attività in vari altri Stati e di proteggere le proprie navi.[34] L'aver stabilito la politica di non riconoscimento consentì, dopo la guerra, a circa 120 000 profughi dagli Stati baltici di evitare il rimpatrio nell'Unione Sovietica e invocare dall'estero l'indipendenza dei loro paesi.[35][36]

Nel prosieguo della seconda guerra mondiale, dal 1941 al 1944 furono occupate dalla Germania nazista e dal 1944 al 1991 furono nuovamente occupate e inglobate nell'Unione Sovietica (RSS Lituana, RSS Lettone, RSS Estone), che represse ogni ulteriore tentativo indipendentista, fino alla caduta della stessa Unione Sovietica nel 1991, quando sono finalmente riuscite a dichiararsi nuovamente repubbliche indipendenti, restaurando l'indipendenza sottratta, con pieno riconoscimento a livello internazionale.[37]

XXI secoloModifica

Attualmente sono repubbliche parlamentari indipendenti, dal 2004 sono membri dell'Unione europea e della Nato ma non della Comunità degli Stati Indipendenti come le altre ex repubbliche sovietiche. Pur avendo caratteristiche molto diverse tra loro, gli Stati hanno spesso condiviso sorti uguali, soprattutto nell'ultimo secolo cadendo variamente in mano a teutonici e sovietici. Nel 1991, dopo l'indipendenza, la componente russa ha comunque continuato a persistere, popolando gli Stati con percentuali diverse (Estonia e Lettonia in particolar modo).[38][39] Tutti e tre gli Stati hanno adottato l'Euro: l'Estonia dal 1º gennaio 2011, la Lettonia dal 1º gennaio 2014 e infine la Lituania dal 1º gennaio 2015.[40]

CultureModifica

 
La regione baltica, con i Paesi baltici e con tutti gli altri Stati che lambiscono il mar Baltico

Da un punto di vista politico, linguistico e religioso oltre che storico, come già analizzato, sussistono svariate differenze.[41][42] Parlando di idiomi, in Estonia viene parlato l'estone, appartenente al ceppo ugro-finnico, simile al finlandese.[43] Questo è molto diverso dalle due lingue baltiche, il lettone e il lituano, entrambe legate al protoindoeuropeo benché presentino delle diversità tra di loro.[44] Probabilmente anche per questo motivo - oltre che per la posizione geografica - l'Estonia subisce di più le influenze della Scandinavia.

Per quanto concerne le religioni, in Estonia e Lettonia sono presenti soprattutto fedeli luterani:[45] non mancano ortodossi, principalmente di etnia slava,[45] e una certa percentuale di atei, mentre in Lituania la stragrande maggioranza della popolazione si professa cattolica.[46]

La poco numerosa popolazione e le circoscritte dimensioni di queste porzioni di territorio hanno fatto sì che nel tempo si intrecciassero strette interrelazioni con gli Stati confinanti: la Lituania ha storicamente forti legami con la Polonia e l'Europa centrale; la Lettonia è maggiormente vicina alla Russia e si sta caratterizzando come area di transito fra tale Paese e il resto d'Europa; l'Estonia è culturalmente più legata alla Finlandia e al resto della Scandinavia, ma anche, per antiche tradizioni teutoniche, alla Germania.

DatiModifica

Bandiera Nome Superficie
(km²)
Popolazione
(ultima stima)[1]
Densità
(ab./km²)
Capitale Moneta UE/Euro
  Estonia[47] 45.227 1.325.955[48] 28 Tallinn euro    
  Lettonia[49] 64.559 1.906.743[50] 32 Riga euro    
  Lituania[51] 65.300 2.759.627[52] 46 Vilnius euro    
Paesi baltici 175.086 5.992.018 35 euro    

DemografiaModifica

La popolazione è misurata entro i limiti della città sulla base di stime effettuate nel 2019 da uffici di statistica.[48][50][52] Delle 30 città più grandi per popolazione dei paesi baltici, 15 sono lituane, 10 sono lettoni e 5 estoni.

 
1. Riga
Posiz. Stemma Città Popolazione
1.

 

  Riga 742.572

2.

 

  Vilnius 542.366
3.

 

  Tallinn 394.024
4.

 

  Kaunas 374.643
5.

 

  Klaipėda 192.307
6.

 

  Šiauliai 130.587
7.

 

  Panevėžys 117.395
8.

 

  Daugavpils 111.564
9.

 

  Tartu 101.092
10.

 

  Liepāja 85.132
11.

 

  Alytus 70.747
12.

 

  Narva 66.980
13.

 

  Jelgava 61.791
14.

 

  Jūrmala 54.088
15.

 

  Marijampolė 47.613
16.

 

  Kohtla-Järve 46.060
17.

 

  Pärnu 44.192
18.

 

  Ventspils 42.644
19.

 

  Mažeikiai 41.309
20.

 

  Rēzekne 38.340
21.

 

  Jonava 34.993
22.

 

  Utena 33.240
23.

 

  Kėdainiai 31.980
24.

 

  Telšiai 29.764
25.

 

  Ukmergė 28.659
26.

 

  Visaginas 28.348
27.

 

  Tauragė 27.662
28.

 

  Jēkabpils 27.078
29.

 

  Valmiera 26.963
30.

 

  Ogre 25.818

NoteModifica

  1. ^ a b (EN) Stima della popolazione nel 2019: Baltic States 2019 a cura di worldpopulationreview.com, link verificato il 4 novembre 2019. Per le statistiche nel dettaglio, consultare il paragrafo Dati.
  2. ^ Luigi Marco Bassani; William Stewart; Alessandro Vitale, I concetti del federalismo, Giuffrè, 1994, Milano, ISBN 978-88-14-05343-6, p.153.
  3. ^ Paesi baltici a cura di atacama.it, link verificato il 4 novembre 2019.
  4. ^ Politica ed economia, Editori riuniti riviste, 1992, vol.23: "(...) per una futura unione Baltica è stato finora proposto un nome, Estlalia".
  5. ^ Paesi Baltici: tracce dell'Impero (larepubblica.it): "Estlalia, volevano chiamare quest’area, con l'idea di unificare le tre nazioni. Un po' come il Benelux, si pensava dovesse costituirsi un nuovo soggetto statale unico, caratterizzarono la protesta baltica. Oggi solo in pochi si ricordano di Estlalia, un nome vuoto, senza alcun riferimento concreto sulla scena politica mondiale. Eppure, il mondo baltico resta insieme «uno e trino» e non è sempre semplice spiegare ad un pubblico non specialistico cosa propriamente s'intenda con questo dire sibillino". Link verificato il 4 novembre 2019.
  6. ^ (EN) Östen Dahl; Maria Koptjevskaja-Tamm, Circum-Baltic Languages, John Benjamins Publishing, 2001, ISBN 978-15-88-11042-8, p. 733 (nota 2).
  7. ^ (EN) Smorodinskaya, Encyclopaedia of Contemporary Russian, Routledge, 2013, ISBN 978-11-36-78786-7, p. 64.
  8. ^ (EN) Leonid Karabeshkin; Christian Wellmann, The Russian Domestic Debate on Kaliningrad: Integrity, Identity and Economy, LIT Verlag Münster, 2004, ISBN 978-38-25-87952-5, p.18.
  9. ^ (EN) Olav Fagelund Knudsen, Stability and Security in the Baltic Sea Region, Routledge, 2013, ISBN 978-11-35-23289-4, p. 36..
  10. ^ Peter Dragicevich; Hugh McNaughtan; Leonid Ragozin, Estonia, Lettonia e Lituania, EDT srl, 2016, ISBN 978-88-59-23265-0.
  11. ^ Carolyn Bain, Estonia, Lettonia e Lituania, EDT srl, 2009, ISBN 978-88-60-40463-3, p. 24.
  12. ^ (DE) Pruzzen, Schemaiten, Jatwinger, Nadrauer, Skalwen, Kuren, Semgallen, Selonen, Galinden, Letgallen, Letten und Litauer: http://freiherren-von-wolff.com/2.html
  13. ^ TCI, Finlandia e Paesi baltici, Touring Editore, 2003, ISBN 978-88-36-52725-0, p. 118.
  14. ^ Il saggiatore giornale romano di storia, letteratura, belle arti, filologia e varietà, s.n.!, 1846, conservato presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e digitalizzato il 18 luglio 2016, p.168.
  15. ^ (EN) C. Rowell, Lithuania Ascending, Cambridge University Press, 1994, ISBN 978-05-21-45011-9, p. 289.
  16. ^ (EN) Jonathan Howard, The Crusades, BookCaps Study Guides, 2011, ISBN 978-16-10-42804-0, p. 112.
  17. ^ Francis Dvornik, Gli slavi nella storia e nella civiltà europea, EDIZIONI DEDALO, 1985, ISBN 978-88-22-00504-5, p. 37.
  18. ^ (EN) Trudy Ring; Noelle Watson; Paul Schellinger, Northern Europe, Routledge, 2013, ISBN 978-11-36-63944-9, p. 154.
  19. ^ William Urban, Livonian Crusade, University Press of America, 1981, ISBN 0-8191-1683-1.
  20. ^ (EN) Gunter Faure; Teresa Mensing, The Estonians; The long road to independence, Lulu.com, 2012, ISBN 978-11-05-53003-6, p. 84.
  21. ^ (EN) Mati Laur, History of Estonia, Avita, 2000, ISBN 978-99-85-20324-8, p. 59.
  22. ^ (EN) Anita J. Prazmowska, A History of Poland, Macmillan International Higher Education, 2011, ISBN 978-02-30-34537-9.
  23. ^ (EN) IUCN East European Programme, Environmental status reports Estonia Latvia Lithuania (vol. 5), IUCN, 1991, ISBN 978-28-31-70161-5.
  24. ^ (EN) Rough Guides, Estonia, Latvia & Lithuania, RG UK, 2011, ISBN 978-18-48-36919-1, p. 194.
  25. ^ (EN) Derek Mckay; H.M. Scott, The Rise of the Great Powers 1648 - 1815, Routledge, 2014, ISBN 978-13-17-87284-9, p. 10.
  26. ^ (EN) Saulius A. Suziedelis, Historical Dictionary of Lithuania (ed. 2), Scarecrow Press, 2011, ISBN 978-08-10-87536-4, p. 119.
  27. ^ Giovanna Motta, Il Baltico: Un mare interno nella storia di lungo periodo, Edizioni Nuova Cultura, 2013, ISBN 978-88-68-12158-7, p.37.
  28. ^ Sebbene i russi dovettero soprattutto contrastare i polacchi, molto attivi in quel periodo storico: (EN) Bernd Henningsen; Tobias Etzold; Krister Hanne, The Baltic Sea Region: A Comprehensive Guide, BWV Verlag, 2017, ISBN 978-38-30-51727-6, p. 78.
  29. ^ (EN) Daniel C. Hallinn; Paolo Mancini, Comparing Media Systems Beyond the Western World, Cambridge University Press, 2011, ISBN 978-11-39-50516-1, pp. 54-55.
  30. ^ Giovanna Motta, Il Baltico: Un mare interno nella storia di lungo periodo, Edizioni Nuova Cultura, 2013, ISBN 978-88-68-12158-7, p.82.
  31. ^ “Non mancarono episodi deplorevoli durante l’occupazione, quali ad esempio il c.d. Olocausto lituano.” Andrew Nagorski, Sulle tracce dei criminali nazisti, Newton Compton Editori, 2017, ISBN 978-88-22-70484-9.
  32. ^ Due dei tre Stati rientrarono nell'Ober Ost: a questo seguì la brevissima parentesi del Ducato Baltico Unito, Regno di Lituania, Ducato di Curlandia e Semigallia.
  33. ^ (EN) John Hiden, Vahur Made, David J. Smith, editors. The Baltic question during the Cold War, London, Routledge, 2008, p. 39. ISBN 978-0-415-37100-1
  34. ^ (EN) John Hiden, Vahur Made, David J. Smith, editors. The Baltic question during the Cold War, p. 42
  35. ^ (EN) John Hiden; Vahur Made; David J. Smith, editors. The Baltic question during the Cold War, Londra, Routledge, 2008. ISBN 978-0-415-37100-1, p. 43
  36. ^ Esten, letten und litauer in der britischen besatzungszone deutschlands. Aus akten des Foreign office = Estonians, latvians and lithuanians in the british occupation zone of Germany, in Jahrbücher für Geschichte Osteuropas, vol. 53, 2005, ISSN 0021-4019 (WC · ACNP).
  37. ^ (EN) Giuseppe Lauricella, La struttura parlamentare dalla caduta del Muro all'Unione Europea, Giuffrè Editore, 2007, ISBN 978-88-14-12175-3, p. 30.
  38. ^ guide.supereva.it| I paesi baltici dall'oppressione all'indipendenza a cura di Maurizio Romano su guide.superEva.it, link verificato il 4 novembre 2019.
  39. ^ Un'analisi della situazione della minoranza russa è rappresentata da questo documento dell'Unione Europea sulla tutela della stessa. Link verificato il 4 novembre 2019.
  40. ^ (EN) Marek Payerhin, Nordic, Central, and Southeastern Europe 2016-2017 (ed. 16), Rowman & Littlefield, 2016, ISBN 978-14-75-82897-9, p. 130.
  41. ^ (EN) R. Kilis; J. Vahlne; N. Hood, Transition in the Baltic States, Springer, 2016, ISBN 978-13-49-25394-4, p. 115.
  42. ^ (EN) Ole Nørgaard, The Baltic States After Independence, Edward Elgar Publishing, 1999, ISBN 978-17-82-54344-2, p. 108.
  43. ^ Scalar Verb Classes, Firenze University Press, 2011, ISBN 978-88-66-55055-6, p. 11.
  44. ^ (EN) Anna Giacalone Ramat; Paolo Ramat, The Indo-European Languages, Routledge, 2015, ISBN 978-11-34-92186-7, p. 454.
  45. ^ a b (EN) OECD Economic Surveys, OECD Publishing, 2000, ISBN 978-92-64-17741-3, p. 22.
  46. ^ IBP. Inc, Lithuania Constitution and Citizenship Laws Handbook, Lulu.com, 2013, ISBN 978-14-38-77934-8, p. 59.
  47. ^ Dati sull'Estonia, link verificato il 4 novembre 2019.
  48. ^ a b (EN) Stima popolazione estone: Population of Estonia (2019 and historical) and principal cities, link verificato il 4 novembre 2019.
  49. ^ Dati sulla Lettonia, link verificato il 4 novembre 2019.
  50. ^ a b (EN) Stima popolazione lettone: Population of Latvia (2019 and historical) and principal cities, link verificato il 4 novembre 2019.
  51. ^ Dati sulla Lituania, link verificato il 4 novembre 2019.
  52. ^ a b (EN) Stima popolazione lituana: Population of Lithuania (2019 and historical) and principal cities, link verificato il 4 novembre 2019.

BibliografiaModifica

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