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Palazzo Auteri Perrotta
Palazzo Auteri Perrotta.JPG
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneSicilia
LocalitàCatania
IndirizzoVia Auteri 26
Coordinate37°30′03.15″N 15°05′06.33″E / 37.500874°N 15.085093°E37.500874; 15.085093Coordinate: 37°30′03.15″N 15°05′06.33″E / 37.500874°N 15.085093°E37.500874; 15.085093
Informazioni generali
CondizioniIn uso
CostruzioneSeconda metà XVIII sec
Realizzazione
ArchitettoCarmelo Sciuto Patti
CommittenteFamiglia Auteri

Il palazzo Auteri Perrotta è un palazzo privato, situato nel centro storico di Catania, tra le terme dell'Indirizzo e il castello Ursino. Fu costruito nel XVIII secolo per volere di Michele Auteri, ricco produttore e commerciante di seta. Dell'edificio si vedono già delle tracce nella mappa catastale dell'Orlando, risalente al 1761.

La seteria e la ristrutturazioneModifica

Nel 1826 Michele Auteri era proprietario di una delle seterie più importanti d’Italia[senza fonte], con sede proprio nel Palazzo Auteri, dove curava la produzione dei bachi e la lavorazione della seta.[1]

La seteria fu in seguito ereditata dal figlio Giuseppe Auteri Fragalà,[2] per poi diventare, nel 1841, proprietà dei fratelli Benedetto, Francesco, Vincenzo e Salvatore, figli di Giuseppe.

Nella seconda metà del XIX secolo, l'architetto Carmelo Sciuto Patti, sposatosi nel 1861 con Maddalena Auteri Berretta di Paola, ricevette l'incarico da Salvatore Auteri, nonno di Maddalena, della ristrutturazione del palazzo. La perizia, datata 1851-1865, venne realizzata dall'architetto stesso. In quell'occasione venne ricomposto il portale d'ingresso, opera del maestro scalpellino di Acireale, Brusà.[3]

Nel cortile interno di uno degli appartamenti fu ricavata una feritoia nel muro che serviva a tenere d'occhio le scale e a sparare ad eventuali nemici. Dietro la feritoia vi era una stanza segreta che collegava l'appartamento del barone con l'appartamento del piano inferiore. Si apriva un armadio, si sollevava una botola che fungeva da finto pavimento, giungendo alla stanza segreta del piano di sotto. In questa stanza venivano nascoste persone e preziosi, specialmente nel periodo dello sbarco dei Mille al comando di Garibaldi (1860).

Durante la Seconda guerra mondiale il palazzo rimase quasi vuoto. L'unica persona che vi alloggiava fu la cameriera, Agata Torrisi, inserita nello stato di famiglia della famiglia Auteri. Si pensava che, essendo vicino al porto, l'edificio avrebbe potuto essere bombardato o danneggiato, come d'altronde sarebbe accaduto per molti palazzi dell'epoca.

Vi era inoltre un pozzo, dal quale si attingeva l'acqua dal fiume Amenano, utile soprattutto alla seteria. Le scale interne erano di granito. Al terzo piano era un cancello terminante con delle punte, a protezione delle famiglie che vi abitavano. Le famiglie Perrotta e Auteri, sia per motivi di sicurezza che per evitare le esalazioni provenienti dalla fabbrica di seta del piano terreno, non abitavano il secondo piano, notoriamente definito il “piano nobile”. La scala degli Auteri venne costruita in un secondo momento, insieme all'ammezzato del quarto piano.

Insediamento preesistenteModifica

L'edificio si colloca nell'area di un antico insediamento greco-romano. Nei suoi dintorni sono infatti presenti innumerevoli ruderi, attribuibili a diversi periodi storici: dall'insediamento della colonia calcidese nell'VIII secolo a.C. fino al tardo periodo romano, conclusosi nel V secolo d.C.

In particolare la parte sottoposta alla Via fra le Terme dell'Indirizzo ed il castello Ursino è ingombra di ruderi che, al pari delle terme entro quel convento, sembrano appartenere al Ginnasio.[4][5]

Gli Auteri e la setaModifica

Gli Auteri introdussero l'arte della seta in Sicilia. Il Palazzo Auteri fu sede principale della produzione. I loro tessuti, ben confezionati e impreziositi con fili d'oro e d'argento, divennero sempre più richiesti.

Il governo, visto lo sviluppo e l'occupazione che gli opifici portavano alla città di Catania, appoggiava e proteggeva tale attività. Fu istituito, nel 1727, nelle città di Catania e Messina, il Consolato della nobile arte della seta, per privilegio di Carlo VI.[senza fonte]

A nulla valsero i tentativi, da parte dei produttori di Messina, Palermo e Napoli, di boicottare le rinomate seterie Auteri. L'11 dicembre 1753 il consolato sancì che: "I drappi catanesi superavano di gran lunga quelli degli altri paesi in esattezza di lavoro". Di conseguenza tali opifici avevano diritto a tutte le franchigie.[6]

Il 25 febbraio 1826 fu emesso un decreto dal regno delle due Sicilie: "perché la bollazione delle manifatture di seta della fabbrica di Michele Auteri in Catania sia eseguita con bollo di piombo attaccato con fili di seta, nella di cui parte convessa saravvi l'emblema della Trinacria; e nella parte concava, nel primo giro la leggenda, Regia dogana di Catania; nel secondo giro, Fabbrica di seterie; ed in mezzo, di Michele Auteri."[1]

Nel XIX secolo, insieme alla Cina e al Giappone, l'Italia (grazie alle seterie Auteri) era ai vertici della produzione mondiale di seta greggia.[senza fonte]

NoteModifica

  1. ^ a b Collezione delle leggi e de' decreti reali del regno delle Due Sicilie, nº 573, Napoli, 25 febbraio 1826, p. 114.
  2. ^ Collezione delle leggi e de' decreti reali del regno delle Due Sicilie, nº 6722, Caserta, 1º maggio 1841, p. 96.
  3. ^ SSBCA di Catania
  4. ^ Holm, pp. 5-21.
  5. ^ Holm, pp. 56-57.
  6. ^ Osservazioni sopra la storia di Catania cavate dalla storia generale di Sicilia, cap. VIII, sez. I, p. 160sgg.

BibliografiaModifica

  • Adolf Holm, Catania antica, Catania, Libreria Tirelli di F. Guaitolini, 1925.
  • Vincenzo Cordaro Clarenza, Osservazioni sopra la storia di Catania cavate dalla storia generale di Sicilia, Catania, Per Salvatore Riggio, 1833.

Voci correlateModifica