Palazzo Corner Mocenigo

Palazzo Corner Mocenigo
Palazzo Corner Mocenigo (Venice).jpg
Palazzo Corner Mocenigo, facciata sul rio di San Polo
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneVeneto
LocalitàVenezia
IndirizzoCampo San Polo
Coordinate45°26′15.72″N 12°19′44.51″E / 45.437701°N 12.329031°E45.437701; 12.329031Coordinate: 45°26′15.72″N 12°19′44.51″E / 45.437701°N 12.329031°E45.437701; 12.329031
Informazioni generali
CondizioniIn uso
CostruzioneXVI secolo
Stilerinascimentale
Usosede della Guardia di Finanza.
Realizzazione
Committentefamiglia Corner

Palazzo Corner Mocenigo è un palazzo di Venezia, situato nel sestiere di San Polo, in Campo San Polo, verso il quale guardano le facciate laterale destra e posteriore.

StoriaModifica

Il palazzo fu costruito nel Cinquecento per volontà di Giovanni Corner sui resti di un palazzo trecentesco, distrutto da un incendio nel 1535. La dimora era già appartenuta successivamente a Giacomo da Carrara, Jacopo dal Verme e a Francesco Sforza che nel 1460 lo cedette ai Corner in cambio della Ca' del Duca[1]. Fu, per quasi sei secoli, la dimora del ramo detto di "San Polo in campo" della nobile stirpe veneziana. L'architetto che fu chiamato per dare forma all'edificio è Michele Sanmicheli[2], autore di facciate più note, come quella di Palazzo Grimani, sul Canal Grande.

Dal ramo di Giorgio Corner (fratello della celebre Caterina Cornaro[3] Regina di Cipro ed Armenia dal 1474 al 1489) discese Laura (ultima rappresentante di tale ramo) che nel 1787 maritò Alvise Mocenigo. Famiglia dalla quale fu posseduto in seguito. Quindi, passando attraverso diversi proprietari, giunse ad essere la sede odierna della Guardia di Finanza.

 
Giovanni Battista Tiepolo, Adrasto assiso ai piedi d’Armida (per il museo Uomo seduto ed una ragazza con un orcio), National Gallery, Londra.

Il palazzo era già noto per la straordinaria ricchezza delle decorazioni e collezioni d'arte, che spaziavano da Antonello da Messina a Bellini, a Pietro da Cortona[4], quando nel Settecento, fu intrapreso un ulteriore programma di decorazione del secondo piano nobile che vide impegnato Giambattista Tiepolo accanto al Mengozzi Colonna e allo scultore Antonio Gai[5]. Pressoché tutte le opere d'arte risultano disperse, restano in loco soltanto alcune quadrature affrescate dal Colonna e, fortunosamente, un amorino del Tiepolo sul soffitto di un piccolo ambiente di servizio[6]. Alcune opere del Tiepolo, come le quattro tele con i personaggi dalla Gerusalemme liberata del Tasso, i medaglioni a monocromo dorato delle virtù cardinali e la tela del soffitto Allegoria nuziale della famiglia Corner per il "nuovo" camerino, si trovano le prime alla National Gallery di Londra[7], dei medaglioni due sono al Rijksmuseum e uno al Metropolitan Museum (del quarto si è persa traccia)[8] mentre il soffitto si trova National Gallery of Australia[9]. Alcuni affreschi del Tiepolo, l′Apoteosi di Ercole e La Giustizia e la Pace, furono strappati e riportati su tela nel 1893 ed ora sono al Jaquemart-André[10].

DescrizioneModifica

Il palazzo fu ammirato ma ben poco imitato (se non nelle soluzioni particolari) forse per la sua ostentata robustezza poco consona all’ambiente lagunare, tant’è che proprio per questi motivi Antonio Diedo nel suo Fabbriche di Venezia preferì raffrontarlo al Palazzo Farnese di Roma e a quello di Caprarola[11].

L’edificio appare piuttosto integro negli esterni, a parte il tamponamento parziale della serliana all'ultimo piano. Sulla facciata d’acqua il rapporto tra la base e l’altezza appare inusitato a causa della ristrettezza dello spazio che invece può estendersi in profondità attorno ai lunghissimi porteghi. La costruzione si sviluppa inconsuetamente su sei piani grazie ai mezzanini dissimulati nei due piani nobili, solo il primo mezzanino è nettamente separato del piano terreno che è marcato invece da un deciso bugnato in facciata. Oltre ai sei piani venne ricavato nell’ampio sottotetto un attico, già presente agli inizi del settecento (come è visibile in un'incisione del Carlevarijs) e comunque di scarsa rilevanza.

 
Palazzo Corner Mocenigo, facciata e ingresso laterali su Campo San Polo

La facciata che, a partire dalla fascia di bugnato del piano terreno, mostra gli ordini sovrapposti secondo i canoni classici, risulta piuttosto asciutta nella componente decorativa. Al disegno delle basse lesene fanno da controcanto le marcate trabeazioni sopra le finestre che si reiterano a mezzo delle inconsuete serliane dalle aperture laterali inferiori ad arco. Le balaustrate dei balconi non sono sporgenti come era divenuto di moda a quel tempo. Netto invece è il deciso susseguirsi delle pietre angolari[12]. Sui lati appare più ornata soltanto la porzione prospiciente il Campo san Polo, cioè l’accesso da terra, segnata da trifore sovrapposte e dal ripetersi dal bugnato e del motivo delle pietre sullo spigolo.

NoteModifica

  1. ^ Bassi 1976, p. 334.
  2. ^ Lorenzetti, p. 573.
  3. ^ Tassini, pp. 183-185.
  4. ^ Bassi 1976, p. 334; Favilla-Rugolo 2012, p. 71.
  5. ^ Favilla-Rugolo 2012, pp. 76-79.
  6. ^ Favilla-Rugolo 2012, pp. 90-91.
  7. ^ Un tempo si riteneva che le tele ispirate al Tasso fossero le quattro conservate all'Art Institue di Chicago ma il rilievo della stanza, che ne evidenziava l'impossibilità a contenerle, e la descrizione delle opere come bislunghe, ripetuta in alcuni documenti d'archivio, ha portato ad identificarle invece nel gruppo londinese; cfr. Favilla-Rugolo 2012, pp. 76, 82, 88, 94, 97.
  8. ^ Favilla-Rugolo 2012, pp. 83, 85.
  9. ^ Favilla-Rugolo 2012, pp. 76, 82.
  10. ^ Favilla-Rugolo 2012, pp. 92-93.
  11. ^ Bassi 1976, p. 337.
  12. ^ Bassi 1976, pp. 334-337.

BibliografiaModifica

  • Elena Bassi, Palazzi di Venezia: admiranda urbis Venetae, Venezia, La stamperia di Venezia, 1978.
  • Massimo Favilla e Ruggero Rugolo, Lo specchio di Armida: Giambattista Tiepolo per i Corner di San Polo, in Arte Veneta, vol. 69, Venezia, Fondazione Giorgio Cini, 2012, pp. 71-106.
  • Giuseppe Tassini, Curiosità veneziane, Venezia, Filippi, 1979.
  • Giulio Lorenzetti, Venezia e il suo estuario, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1963.

Voci correlateModifica

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