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Palazzo Datini

Palazzo storico di Prato
Palazzo Datini
Palazzo datini, ext. 01.JPG
Palazzo Datini
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneToscana
LocalitàPrato
Indirizzovia Ser Lapo Mazzei, 43
Coordinate43°52′47.98″N 11°05′43.62″E / 43.879994°N 11.09545°E43.879994; 11.09545Coordinate: 43°52′47.98″N 11°05′43.62″E / 43.879994°N 11.09545°E43.879994; 11.09545
Informazioni generali
CondizioniIn uso
CostruzioneXIV secolo
UsoMuseo, Archivio
Pianidue
Realizzazione
ProprietarioPia Casa dei Ceppi - Palazzo Datini
CommittenteFrancesco Datini

Il Palazzo Datini fu la residenza del mercante Francesco Datini e si nel centro storico di Prato in via Ser Lapo Mazzei.

Storia e descrizioneModifica

l primo nucleo del palazzo, situato in porta Fuia, all'angolo tra l'attuale via Rinaldesca e via del Porcellatico, era probabilmente costituito proprio da quel "chasolare, i' sullo chanto dello Porcellaticho", che il tutore di Francesco, Piero di Giunta del Rosso, acquistò per lui nel 1354 al prezzo di 47 lire e 10 soldi, e che immediatamente sottopose a lavori di ristrutturazione.

Il costo di quell'immobile, e dei relativi lavori, ammontò allora ad appena 63 lire, 6 soldi. Un edificio assai modesto, quindi, anche se collocato in un'area di pregio, situata al confine con i palazzi dei Rinaldeschi e quelli degli Alberti.

La sua costruzione venne iniziata nel 1383. Il palazzo è stato decorato da importanti artisti fiorentini dell'epoca, come Agnolo Gaddi e Niccolò Gerini sia nelle sale interne che all'esterno (questi ultimi però oggi sono molto rovinati). Invisibile a tutt'oggi è invece l'orto botanico, che si trovava di fronte allo stesso palazzo, uno dei primi del genere in Italia.

Nel 1409 il mercante ospitò in questo palazzo il papa Alessandro V e il re di Napoli Luigi II d'Angiò. Oggi è sede del Museo di Casa Datini e dell'Archivio di Stato.

Il grande archivio del mercante e tutta la memoria storica della città di Prato riuniti insieme dentro lo stesso luogo, dentro la stessa casa. Questa intima coerenza viene rafforzata, soprattutto per il periodo datiniano, dal fatto che le carte ci restituiscono una storia in cui gli aspetti privati si intersecano con quelli pubblici e in cui i fatti economici, pur costituendo sicuramente l’aspetto prevalente, prendono colore e spessore proprio da questa attrazione verso un soggetto individuale, una persona di cui possiamo percepire non solo l’attività ma anche il carattere.

Questo consente di percorrere fisicamente un itinerario interno al palazzo che corrisponde all’itinerario già percorso da coloro che vi hanno vissuto (i luoghi di abitazione, i magazzini, gli spazi di servizio e quelli di rappresentanza), ma anche dalle carte che in esso hanno trovato accoglienza, seguendo la trasformazione della casa da abitazione privata a luogo di esercizio della beneficenza pubblica e, infine, ad archivio della città e museo, luogo in cui oggi si “amministra” un altro patrimonio, quello della memoria e della cultura. Il Palazzo si rivela così un “documento/monumento” che si affianca agli altri (i documenti cartacei), ne arricchisce l’evidenza e insieme a questi costituisce un esempio perfettamente realizzato di “bene culturale integrato”, godibile nella sua interezza.

Quando, alla morte di Francesco di Marco, il flusso di attività mercantili si ferma e si trasforma nell’immobile patrimonio di una fondazione benefica, comincia un’altra stagione: il «ceppo dei poveri» lasciato da Francesco di Marco alla sua città si inscrive nel sistema assistenziale e solidaristico che caratterizza la Prato degli inizi del Quattrocent), per conoscere poi trasformazioni istituzionali che, tra XIV e XX secolo, ne modificano fortemente l’impianto, le finalità e il patrimonio. Ciò comporterà sostanziali trasformazioni architettoniche per il palazzo, coerenti con la sua nuova funzione di sede di una delle più ricche e importanti istituzioni di beneficenza toscane, ma anche un progressivo degrado delle sue condizioni di conservazione.

Affreschi esterniModifica

L'esecuzione degli affreschi sulla facciata del palazzo fu affidata nel novembre 1410 dai rettori del Ceppo ai pittori Ambrogio di Baldese, Niccolò di Piero Gerini, Alvaro Pirez, Lippo d'andrea s Scolaio di Giovanni.

L'incarico prevedeva di affrescare 2.200 braccia quadre a marmo; gli artisti dovevano inoltre realizzare 16 storie dipinte della vita di Francesco di Marco Datini, 6 stemmi dei Ceppi in campo d'argento e gigli d'oro, oltre a 15 altri stemmi più piccoli in altre proprietà. Il compenso per ogni "storia" fu di 8 fiorini; i ceppi grandi furono pagati un fiorino e mezzo l'uno; quelli piccoli 20 soldi; gli affreschi a marmi furono pagati 5 soldi al braccio quadro. Il compenso complessivo fu di 278 fiorini, 5 soldi, 10 denari, a oro, cui si aggiunsero oltre 60 fiorini di spese per l'acquisto dell'oro e dei colori necessari.

Agli stessi pittori fu affidata la "dipintura del tetto", per un totale di 464 braccia "a piano".

Dell'opera eseguita rimangono solo alcune sinopie, staccate e conservate oggi all'interno del palazzo.

Pia Casa dei CeppiModifica

La Casa Pia dei Ceppi è tra le più antiche istituzioni civiche sorte a Prato per il sollievo della povertà e degli abitanti della città e del suo immediato contado.

Essa è il frutto della riunione di due istituzioni medievali, l'una fondata da Monte di Turingo Pugliesi nel 1283 (Il Ceppo Vecchio) e l'altra fondata per testamento da Francesco di Marco Datini nel 1410 ("La Casa del Cieppo de' Poveri di Francesco di Marco").

Tale riunione, avvenuta grazie a Cosimo I de' Medici li 13 giugno 1545, si collocava nel quadro delle riforme istituzionali Opere Pie di Prato poste da allora sotto un più stretto controllo dell'amministrazione fiorentina, al centro del nuovo assetto statale di quello che sarà il Granducato di Toscana. In questo nuovo quadro istituzionale si allargò il campo delle finalità di questa Istituzione (chiamata in un primo tempo "Casa Pia del Ceppo dei poveri di Prato), cui furono affidati non solo compiti di beneficenza. Sempre organicamente legata alle magistrature cittadine (e fiorentine), diventò nel corso della sua pluricentenaria storia un punto di riferimento strategico per diverse importanti funzioni, tra le quali non solo quelle più prettamente assistenziali (quali distribuzioni di grano e di elemosine) ma anche quelle connesse ad opere pubbliche a favore della città di Prato (lastricatura di strade, costruzione di case e così via) o di progetti al di là dei suoi confini (come il sostegno alle politiche di urbanizzazione della nuova città di Livorno).

L'ente di beneficenza, tra il Cinquecento e il Settecento, elargiva denaro per il vitto e per l'acquisto di strumenti da lavoro e, nel palazzo, considerato il granaio di Prato, già dal 1589 avveniva anche la distribuzione del pane, fino ad allora effettuata nei monasteri: nel 1713 i Ceppi arrivarono a distribuire pane in città a circa 2.700 persone su una popolazione di 6.000 individui e assistevano nel contado circa 2.000 persone su 9.000.

A seguito dell'emanazione della Legge 17 luglio 1890 n. 6.972 la fondazione divenne Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza e ne venne approvato lo Statuto, contenente anche le volontà testamentarie di Francesco di Marco Datini, con Regio Decreto 9 Marzo 1936.

Archivio DatiniModifica

 
Lettera di Francesco Datini

Francesco Datini fu uno dei più ricchi mercanti della sua epoca e nel Trecento la sua compagnia tessile/finanziaria aveva filiali in Italia e all'estero (Avignone e Barcellona i principali, ma la rete si estendeva a tutto il Mediterraneo, fino ad Alessandria in Egitto).

Tutte le carte del suo archivio vennero murate, dopo la sua morte, in un vano alto e stretto del palazzo e miracolosamente ritrovate quasi intatte nel XIX secolo. Vi sono custoditi migliaia di libri contabili, campionari tessili, lettere commerciali, lettere private, in un insieme di straordinaria ricchezza e completezza (circa centocinquantamila documenti), tale da farlo considerare il più importante archivio mercantile medievale d'Europa.

Per questo oggi, nel palazzo, sono ospitati presso l'Archivio di Stato di Prato, che gestisce vari fondi: l'Archivio Datini (composto dalle sue lettere, libri contabili, ecc), e l'Archivio Ceppo (composto dai documenti dell'Ospedale del Ceppo pratese, opera di beneficenza costituita come lascito ereditario del Datini).

Museo di Casa DatiniModifica

Dal 2009, i locali principali al piano terra sono adibiti a museo (ingresso gratuito). È possibile non solo ammirare la splendida abitazione ed alcune opere d’arte che l’arricchiscono, ma anche ripercorrere la personalità di Datini le sue attività economiche, la storia dell’edificazione del palazzo e quella dei Ceppi che, a partire dal 1410 ad oggi, vi hanno sede.

Opere già a palazzo DatiniModifica

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