Palazzo Federici

complesso residenziale in Roma
Palazzo Federici
Palazzofederici.jpg
Palazzo Federici
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneLazio
LocalitàRoma
Informazioni generali
Condizioninon aperta al pubblico
CostruzioneAnni 1930
Inaugurazione1937
StileArchitettura razionalista italiana
Piani2

Il palazzo Federici è un blocco residenziale di enormi dimensioni, comprendente ventisei scale e seicentocinquanta appartamenti, progettato nel 1931 dall'architetto razionalista Mario De Renzi.

Storia e descrizioneModifica

Il Governatorato di Roma, nel corso degli anni Trenta, dà seguito alla forte domanda di alloggi per famiglie sfrattate con la costruzione di enormi complessi residenziali convenzionati e ad alta densità abitativa nelle aree semiperiferiche e periferiche della città.[1]

Mario De Renzi è l’autore della «forse più gigantesca casa convenzionata» (Insolera) realizzata, tra il 1931 e il 1937, dall’Impresa Elia Federici (una delle più grandi e note dell’epoca). La casa nota come Palazzi Federici viene realizzata per il quartiere Nomentano, in Viale XXI Aprile in prossimità di piazza Bologna, dove nel 1933, si avvia la costruzione del Palazzo delle poste di Mario Ridolfi e Mario Fagiolo. Lo stesso De Renzi, nel 1933, è impegnato con Adalberto Libera nella realizzazione del Palazzo delle poste di via Marmorata per il quartiere Aventino.[1]

Il tema progettuale principale svolto da De Renzi per i Palazzi Federici è quello dell’isolato urbano (l’area occupata è di 15.400 metri quadrati di cui ben 5.800 coperti) rispetto al quale i dislivelli del terreno sono risolti con terrazzamenti. In questo modo si origina il sistema articolato delle corti e degli atrii individuati da portici, nel quale si concentra il valore espressivo del complesso architettonico denso di particolari decorativi (fontane e aiuole) e rimandi e suggestioni a possibili scenari futuristi composti nell’articolazione delle prospettive (mai assiali) e delle diverse altezze dei corpi di fabbrica (comprese tra 30 e 42 metri secondo quanto poi normato dal Regolamento edilizio del 1934) dalle curvature dei balconi in aggetto e in alcune pensiline, con i volumi delle torri in ferro e vetro dei corpi scala (in particolare nell’effetto prodotto dall’illuminazione notturna).[1]

De Renzi reinterpreta quindi la tradizione dell’architettura romana nella predisposizione dell’impianto generale, definito dalla rotazione e ribaltamento di uno stesso alloggio, sia nell’alloggio tipo, dove l’ingresso ricorda l’impluvium, rispetto al quale si aprono tutte le stanze. Il trattamento della partitura dei prospetti insiste sulla verticalità e, su strada, culmina in una sorta di altane moderne, mentre il trattamento delle superfici si risolve in mattoni per le fasce basamentali che contengono negozi e servizi e intonaco negli alzati residenziali.[1]

Si realizza una sorta di città nella città dove 29 corpi scala servono 442 alloggi di vario taglio (per un totale di circa 1500 vani). Al piano terra nel progetto originario si aprono settanta negozi e una sala cinematografica per 1600 posti, trasformata nel 1968 in supermercato. I Palazzi Federici rappresentano un pezzo di città che, come sottolinea Antonino Saggio, superano, insieme ad altre opere di De Renzi, le secche del contesto romano e nella loro complessità, nelle soluzioni alla casa convenzionata, non sfuggono alla sensibilità di Ettore Scola che lo assume a unico scenario del suo film Una giornata particolare.[1]

NoteModifica