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Palazzo Firrao
Palazzo Firrao.jpg
Facciata
Localizzazione
StatoItalia Italia
LocalitàNapoli
Indirizzovia Santa Maria di Costantinopoli 98
Coordinate40°51′00.83″N 14°15′06.04″E / 40.85023°N 14.251677°E40.85023; 14.251677Coordinate: 40°51′00.83″N 14°15′06.04″E / 40.85023°N 14.251677°E40.85023; 14.251677
Informazioni generali
CondizioniIn uso
CostruzioneXVII secolo
Stilebarocco
Usoresidenza private
Realizzazione
ArchitettoCosimo Fanzago

Palazzo Firrao è un edificio barocco ubicato in via Santa Maria di Costantinopoli 98 a Napoli.

Cenni storiciModifica

La fabbrica originaria risale probabilmente alla seconda metà del millecinquecento e fu edificata da Giulio Cesare di Capua, principe di Conca, a seguito dell'allargamento delle mura cittadine voluto dal viceré Pedro Álvarez de Toledo y Zúñiga duca d'Alba; così come tutti i palazzi sul lato ovest di via Santa Maria di Costantinopoli, fu edificata con una pianta ad U, con una facciata di rappresentanza sulla strada pubblica e due ali laterali che si protendevano sul retrostante giardino, confinante con le nuove mura.

In quel periodo la zona era al centro di un progetto di riqualificazione, in particolare con il collegamento con via Toledo e con il Largo del Mercatello (oggi, piazza Dante), attraverso l'apertura del torrione angioino che diventava Port'Alba. Tra il 1631 ed il 1636 veniva allargata la sede stradale ed in quegli stessi anni furono rifatte alcune delle facciate che ivi prospettavano.

Il principe di Conca nel 1610 vendette l’immobile a GIacomo Zattera, Barone di Marigliano, il quale morì poco più tardi lasciando l’immobile in eredità al figlio Cesare Zattera ancora minorenne. Nel 1621 l'edificio fu acquistato dal principe Cesare Firrao;[1] le trasformazioni volute dal nuovo proprietario interessarono prevalentemente la facciata monumentale, rifatta su disegno di Cosimo Fanzago per raccontare la potenza ed il fasto del casato Firrao e la sua fedeltà agli Asburgo; i Firrao erano nel Seicento in forte espansione sociale ed economica: nel 1620 Cesare fu insignito del titolo di principe di Luzzi e trasferì la famiglia a Napoli, aggregando il Casato al Patriziato napoletano del Seggio di Porto, e fu nominato montiero maggiore della Real corte di Filippo III di Spagna. Tommaso Firrao (1615-1660) aggiunse il titolo di Principe di Sant'Agata.

I Firrao mostrarono così il loro status attraverso diverse costruzioni o opere dedicate alla loro nobile famiglia; oltre al palazzo, infatti, essi vollero per sé anche una cappella di famiglia, acquistata quest'ultima presso la basilica di San Paolo Maggiore.

Il palazzo rischiò di andare distrutto durante i moti del 1647 a causa del ruolo assunto dal principe di Sant'Agata rispetto alla monarchia, e fu solo grazie all'intervento provvidenziale del cardinale Filomarino che fu possibile evitare il peggio.

Successivamente passò in proprietà dei principi Sanseverino di Bisignano a seguito del matrimonio nel 1789 tra Tommaso Sanseverino e Livia Firrao, figlia di Tommaso Firrao (dal 1798 Viceré di Sicilia) ed ultima erede del casato Firrao. I Sanseverino di Bisignano, di cui si conserva ancora oggi lo stemma dipinto sotto la volta dell'androne, vi abitarono fino alla morte dell'ultimo discendente, Luigi Sanseverino.

Per oltre un secolo è stato condotto in locazione dall'ARIN (Azienda Risorse Idriche Napoletana); nel 2005 è stato destinato nuovamente ad uso residenziale.

Architettura e sculturaModifica

L'intero apparato decorativo della facciata è in piperno e marmo pregiato mentre i paramenti murari sono in mattoni pieni. La facciata si compone di quattro livelli; si innalza su una base di piperno intervallata, ai piani terra e primo, da sei paraste bugnate con capitelli ionici; le tre finestre per lato al pian terreno sono sormontate da timpani spezzati mentre al primo piano sono in cornici cinquecentesche. Le due finestre, agli estremi destro e sinistro del pian terreno, contengono, ciascuna, una statua femminile.

Le finestre del primo e del secondo livello sono disposte in simmetria con il portale, composto da due enormi lesene sormontate da un timpano spezzato. Al di sopra del portale troneggiano due figure, di Jacopo Lazzari, di stampo classicheggiante: la "Magnanimità", poggiata su un felino mentre imbraccia una cornucopia, e la "Liberalità" anch'essa dotata di cornucopia ed accompagnata da un'aquila.

Il piano nobile si sviluppa su un'altezza di nove metri e presenta sette finestre rettangolari (di cui due con balconi risalenti al cinquecento) intervallate da otto panoplie decorate con trofei militari. Le finestre sono sormontate da timpani spezzati con clipei con busti marmorei della casata Asburgo, scolpiti da Giulio Mencaglia, che da sinistra a destra rappresentano: Filippo IV, Filippo II, Ferdinando II, Carlo V, Ferdinando III, Filippo III e Carlo II. Taluni di tali busti mascherano piccole finestre semicircolari. Ai lati, otto lesene si allargano in alto verso capitelli che sorreggono, al livello superiore ed ultimo, degli elementi allegorici: due leoni rampanti sopra corone, due tralci di vite e due cavalli rampanti. Ognuna delle basi, su cui poggiano tali elementi, reca dei cartigli con un gruppo di parole che formano la seguente oscura locuzione:

«GENROSVM INDIGET HIC MEDIVM ET LABORAT PETERET NEVTRVM
VTRI NOVI VINO ILLA FINIS PROEMIVM ASTRA VULGARE»

L'ultimo livello presenta sette finestre ad arco tondo ed è coronato da un cornicione a mensole fortemente aggettante: tutti tali elementi risalgono all'edificazione cinquecentesca.

All'interno del palazzo si può ancora ammirare lo scalone cinquecentesco nell'ala sud, che prospetta sul cortile con tre aperture per piano costituite da una finestra architravata e due archi ai lati. L'apertura della scala al piano terra è sormontata da una pensilina in ferro battuto con ricchi motivi ornamentali tardottocenteschi.

NoteModifica

  1. ^ "Nel 1610 il principe di Conca D. Giulio Cesare di Capoa possedendosi una casa grande posta in questa città nella contrada di S. M.a di Costantinopoli la vendette per d. diecimila all'Ill.mo Giacomo Zattera barone di Marigliano. Nel 1621 dopo la morte di d.o Giacomo i tutori del figlio Cesare Zattera la vendettero per D. 10.300 al principe di Sant'Agata Cesare Firrao" Cfr. Archivio Privato Sanseverino di Bisignano, inc. 23, fasc. 3

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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