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Palazzo Orsini (Ghedi)

Palazzo Orsini era un palazzo storico di Ghedi in provincia di Brescia, situato in via Palazzo. La miniatura ritrae una delle ultime immagini conosciute dell'imponente palazzo rinascimentale, ormai in stato di totale abbandono. Acquistato nell'Ottocento dai nobili Mondella, fu commissionata l'opera all'artista bresciano probabilmente per tramandare l'aspetto dell'edificio prima che crollasse definitivamente.

Palazzo Orsini
Faustino Joli, Veduta di una casa coloniale .jpg
Faustino Joli, Veduta dell'interno del cortile di una casa colonica, prima metà XIX secolo
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneLombardia
LocalitàGhedi
Indirizzovia Palazzo
Coordinate45°24′05.98″N 10°16′19.49″E / 45.40166°N 10.27208°E45.40166; 10.27208Coordinate: 45°24′05.98″N 10°16′19.49″E / 45.40166°N 10.27208°E45.40166; 10.27208
Informazioni generali
CondizioniDemolito
Costruzioneinizi XVI secolo
Demolizioneparziale nella seconda metà XIX secolo
Distruzioneparziale
Stilerinascimentale
Usoasilo
Pianidue
Realizzazione
ProprietarioNiccolò Orsini
CommittenteNiccolò Orsini
Caradosso, medaglia di Niccolò Orsini, recto.
Catasto Napoleonico del 1807, con evidenziata in rosso la posizione del Palazzo rispetto alla via ed al resto degli edifici. Risulta anche visibile il loggiato rappresentato da Faustino Joli

Storia e descrizioneModifica

L'imponente edificio, con doppio loggiato al piano terra e al piano primo, venne commissionato agli inizi del Cinquecento dal famoso condottiero Niccolò Orsini, conte di Pitigliano, di Nola e capitano generale dell'esercito della Serenissima,[1] avendo egli ricevuto in dono i feudi di Asola, di Malpaga, Leno ed appunto Ghedi. Il condottiero qui abitava stabilmente, anche in virtù della sua passione per la caccia, che trovava in questi luoghi un territorio adatto (dovuto alle zone paludose e boschive) e ricco di fauna ben diversificata; sempre nel Palazzo, riceveva inoltre la visita di funzionari ed emissari della Repubblica di Venezia[2]. Inoltre, il condottiero rese il paese di Ghedi la sede stabile in cui si svolgevano le mostre annuali delle sue truppe. Niccolò Orsini volendo dimostrare l'ordine ed il buono stato dei soldati vi tenne una mostra già il 31 giugno 1496; nel 1503 le mostre si tennero a Soresina, Martinengo, Lovadino Ravenna e Mestre, (oltre che Ghedi, ovviamente) come ci riporta Marin Sanudo.[3]

Orsini diede incarico al pittore Romanino tra il 1506 e il 1509 di decorare le sale del palazzo, mentre per la loggia venne incaricato Marcello Fogolino.[4] Eretto a mezzo miglio al di fuori delle mura del castello, il Palazzo fu costruito frettolosamente, ma doveva apparire maestoso ed esteticamente pregevole. Alla morte improvvisa del condottiero durante la Lega di Cambrai, la villa passò ai suoi eredi e fu quindi venduta nel 1517 alla famiglia Montini; successivamente agli Avogadro, poi ai Martinengo-Colleoni ed infine ai nobili Villagana. Questi ultimi lo cedettero al nobile Ottavio Mondella, nella prima metà del XIX secolo, che in un'ottica di maggiore interesse nel ghedese fece costruire Villa Mondella (XVIII sec.).

Diversi elementi del nobile palazzo (capitelli, camini, decorazioni in cotto, etc.) sono stati man mano asportati e posti in seguito nelle case dei Mondella stessi. Nella seconda metà dell'Ottocento il palazzo venne progressivamente abbattuto e parte degli affreschi e delle opere scultoree vennero ceduti a musei bresciani ed europei.[5] I cicli di affreschi realizzati dal Romanino, dedicati alla vita e gesta del condottiero, sono considerati peraltro le prime opere realizzate dal pittore: asportati dalla villa, due frammenti si trovano nei Musei Civici di Arte e Storia di Brescia[6]. Altri ancora, sono ora al Museo di belle arti, di Budapest[7][8][9].

Rimane traccia delle fattezze del palazzo in un quadro intitolato Veduta dell'interno di una casa colonica del pittore bresciano Faustino Joli (1814-1876) e conservato anch'esso nel Musei Civici di Arte e Storia di Brescia, di cui è possibile vedere un'immagine sopra. Il Palazzo è definitivamente crollato, con ogni probabilità, circa nella metà del XIX secolo a causa di un incendio e delle incurie dei ghedesi; dall'immagine del catasto napoleonico, risalente al 1807, si può evincere che al tempo la struttura fosse ancora integra nella sua planimetria originaria, e quindi utilizzata dagli abitanti come casa colonica (come raffigurato dal Joli che mostra nel loggiato superiore panni appesi ad asciugare e persone nei pressi del Palazzo).

Una piccola parte dell'antica struttura rimasta è stata recuperata, dopo un contenzioso tra l'amministrazione comunale, inizialmente intenzionata ad abbattere i restanti ruderi, ed il Gruppo Archeologico di Ghedi, battutosi per una sua riqualificazione. L'edificio cinquecentesco è stato quindi ristrutturato ed adibito ad asilo (2014)[10].

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Comune di Casalmoro, Corte Castello di Casalmoro. Storia e restauro di una dimora quattrocentesca, a cura di Mariano Vignoli, Mantova, Publi Paolini, 2018, ISBN 978-88-85614-29-1.

Voci correlateModifica