Pantaléon Costa de Beauregard

ornitologo francese (1806 - 1864), presidente dell'Accademia imperiale di Savoia
Pantaléon Costa de Beauregard
Molin - Pantaléon Costa de Beauregard.jpg
ritratto di Benoît-Hermogaste Molin

Deputato del Regno di Sardegna
Legislature I, II, III, V, VI

Il marchese Louis Pantaléon Costa de Beauregard, noto anche con il nome italianizzato di Pantaleone Costa di Beauregard, (Marlieu, 19 giugno 1806[1]La Motte-Servolex, 19 settembre 1864[1]), è stato un politico francese.

Fu uno degli artefici dell'annessione della Savoia alla Francia. Lo storico contemporaneo Sylvain Milbach, seguendo peraltro l'orientamento dei suoi predecessori, lo definisce "uno degli uomini più potenti e più influenti della Savoia"[2]. Fu anche uno storico e ornitologo dilettante

BiografiaModifica

FamigliaModifica

Louis Marie Pantaléon Costa de Beauregard nasce nel 1806 a Marlieu, nel dipartimento dell'Isère[3][1]. È il terzogenito e primo maschio del marchese Henri Maurice Victor François Régis Costa de Beauregard (1779-1836) e di Catherine Élisabeth de Quinson (1785-1832)[3]. I Costa erano una famiglia nobile del Regno di Sardegna che era diventata savoiarda e aveva preso il nome di Costa de Beauregard.

Nacque nel castello di Marlieu in Francia, dove viveva lo zio, monsieur de Murinais; tornò a vivere con i suoi genitori nel castello di famiglia di La Motte, detto ora château Reinach[4], nel vicino ducato di Savoia.

Si sposa il 12 maggio 1834, nella chiesa di san Francesco Saverio di Parigi[5], con Marthe Augustine Philippine Antoinette de Saint-Georges de Vérac (1812-1884), figlia di Olivier de Saint-Georges de Vérac (1768-1858) e di Euphémie de Noailles[3].

Degli undici figli, Charles-Albert sarà deputato per la Savoia (1871-1876), membro dell'Académie française (1896-1909) e presidente dell'Académie des sciences, belles-lettres et arts de Savoie (1887-1889), come già il padre[3].

Formazione e carriera militare e diplomaticoModifica

 
Facciata dell'antco Collegio reale di Chambéry, ora Liceo Vaugelas.

Da ragazzo riceve una educazione privata con l'abate Louis Rendu[6][7]. Da questo momento diventa un fervente difensore della religione cattolica, in particolare durante la sua carriera politica[7][8]. Completa poi i suoi studi classici al Collège Royal di Chambéry[6][7].

Prosegue gli studi per intraprendere la carriera militare, seguendo in questo la via percorsa da numerosi suoi antenati al servizio della Casa Savoia[7]. Alla fine dei suoi anni di formazione, nel 1827, riceve il brevetto di sottotenente e raggiunge nel mese di giugno il reggimento di cavalleria "Piemonte Reale", dell'esercito sardo[7][3][1]. È nominato il 2 luglio 1827, scudiero in seconda del principe di Carignano, Carlo Alberto, erede al trono del Regno di Sardegna[7].

In entrambi i casi, in senso stretto, si trattava di titoli principalmente onorifici[7]. Diventa comunque amico del futuro re[3][1][9].

Nel 1833, accompagna la delegazione incaricata di negoziare la liberazione d'un bastimento navale caduto nelle mani delle autorità tunisine[10]. Al suo ritorno ottiene il brevetto di capitano aggregato al "Piemonte Reale" e riceve l'onorificenza dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro[10].

Al ritorno si stabilisce in Savoia; diventa premo scudiero di Carlo Alberto[11]. Diventa membro del consiglio del debito pubblico, a Chambéry, la vecchia capitale del ducato di Savoia e conservatore del museo e della biblioteca[11].

Partecipa in Lombardia alla Prima guerra d'Indipendenza[12].

Carriera politica nel Regno di SardegnaModifica

 
Ritratto di Carlo Alberto, 1848 ca.

Durante la guerra Carlo Alberto nomina l'amico, con la firma di un decreto reale del 3 aprile 1848, senatore del regno[1][12]. In un primo tempo accetta, ma dopo aver saputo che il collegio elettorale di Chambéry l'aveva eletto deputato, allora rifiuta[1][12].

Le riforme portate dal nuovo re con la pubblicazione dello Statuto albertino aprono nuove prospettive politiche. Gli elettori del collegio di Chambéry il 27 aprile 1848 scelgono il marchese come loro rappresentante per la I legislatura del Regno di Sardegna al parlamento subalpino a Torino[1][13].

Si presenta nuovamente per le elezioni della II e della III legislatura. Alla fine della III legislatura si dimette[14]. Alle elezioni successive del 9 dicembre 1846 non si ricandida e nel collegio viene eletto François Justin[1][14]. Nel dicembre 1853 è eletto nel collegio elettorale di Thonon[1][15] ma alla fine dell'anno 1854 sceglie di optare per il collegio di Chambéry[1][14].

Capo incontrastato della destra conservatrice savoiarda[16][17], è uno dei deputati savoiardi che difende l'identità savoiarda e la fedeltà alla casa Savoia in seno a una élite politica sarda che in maggioranza è favorevole all'unificazione italiana[8][1][18].

Il diplomatico di Chambéry Alberto Blanc riassume la sua importanza con la frase che diventa un vero slogan "Quando il marchese Costa dice « Io », la Savoia dice « Noi »"[19].

Di fronte a questo ruolo che gli è stato dato, il marchese Costa de Beauregard esclama "Dal momento che sono messo testa al partito, credo di dover dichiarare che se intendiamo con ciò l'uomo devoto alla religione cattolica, al re, alla costituzione, non rifiuto questo titolo (...)"[20][8].

Si impegna molto nella difesa degli interessi della Chiesa cattolica[8], al momento della laicizzazione dello Stato italiano e della soppressione delle congregazioni religiose condotta da Vittorio Emanuele II. Incoraggia nella sua città di residenza, La Motte, l'insediamento dei Fratelli delle scuole cristiane (nel 1843) e delle religiose di San Giuseppe per l'educazione delle giovani[4]. Acquista per queste ultime l'antico castello di Pingon per farle insediare a partire dal 1841[4].

Questa politica porta, in parte, alla rottura dell'unità Savoia-Piemonte e al sostegno della Chiesa cattolica all'annessione della Savoia alla Francia, che si dimostra più rispettosa delle sue prerogative. Tuttavia, bisogna sottolineare che rifiuta l'idea di una separazione tra Savoia e la sua casa regnante; lo esprime così in un discorso "... Quando le aquile francesi estendono il loro formidabile volo sulle rocce del Moncenisio, ah! Che voi non possiate mai pentirvi di aver frainteso l'importanza della devozione degli uomini generosi che le difendono! Questo è il mio voto più caro , perché gli affetti dinastici, le tradizioni, i ricordi, con noi, non si estingueranno in un giorno ..."[21].

Durante il dibattito per la prima guerra di indipendenza, la denuncia e ricorda che la Savoia non ha alcun interesse per la guerra e addirittura motiva la sua separazione: "La guerra è impopolare in Savoia; la sua naturale conseguenza, che è già prevista, è la separazione di questa provincia dagli Stati sardi. La Savoia non accetterà mai di essere italiana e, se combatterà per questa causa, toglierà ogni oggetto di rimpianto nel giorno della separazione"[22][1]. Quando viene contattato per organizzare la guardia mobile in Savoia per prendere parte alla guerra contro l'Austria, si rifiuta di farsene carico[23]. Questo atteggiamento sarà fortemente criticato dalla frangia liberale dei piemontesi, facendo del marchese un simbolo del passato[23].

Poco dopo la battaglia di Novara, il 23 marzo 1849, il marchese de Beauregard si vede offrire l'incarico di inviato straordinario e di ministro plenipotenziario presso la Repubblica francese[24]. Quasi accetta, ma rifiuta l'incarico a causa dei suoi avversari politici[24]. Carlo Alberto muore poco dopo, il 28 luglio 1849. Nel novembre 1849, si ritira momentaneamente dalla vita politica[24].

Dopo aver scelto nel febbraio 1853 di essere eletto nel collegio di Thonon per rappresentare la Savoia[15], opta in un secondo tempo per il seggio offertogli dal collegio di Chambéry[25][14].

Il ducato di Savoia diventa francese con il trattato di Torino del 1860.

Carriera politica franceseModifica

Pantaléon Costa de Beauregard rifiuta il seggio di senatore propostogli da Napoleone III, nel 1860. Tuttavia, lo stesso anno, diventa consigliere generale del cantone di Chambéry-Nord ed è eletto presidente del nuovo Consiglio generale della Savoia. Conserva i suoi mandati fino alla morte[13].

Durante il viaggio imperiale in Savoia di Napoleone III e dell'imperatrice Eugenia, da agosto a settembre 1860, accoglie, come presidente del Consiglio generale, il 27 agosto, alla Stazione di Chambéry, assieme al sindaco di Chambéry, il barone Frédéric d'Alexandry d'Orengiani[26]. Nell'occasione del ballo dato al teatro della ville, il marchese balla con l'Imperatrice[26].

Pantaléon Costa de Beauregard muore La Motte-Servolex[3][1].

InteressiModifica

StoriaModifica

Si appassiona di storia locale[27]. Membro dal 1828 dell'Académie des sciences, belles-lettres et arts de Savoie, ne ricopre il ruolo di presidente tre volte: 1850 al 1853, poi dal 1855 al 1857 e dal 1858 al 1864[28].

È tra i fondatori del musée savoisien de Chambéry[29].

Sollecita nel 1864, come presidente del Consiglio generale e in collaborazione con la città di Chambéry, la creazione di un "museo storico e archeologico nazionale [...] in cui vengono raccolti i ricordi della sua storia e dei monumenti del suo passato. Non c'è nulla di più interessante e più istruttivo di quelle collezioni provinciali in cui l'uomo che ama il suo paese e che vuole conoscerlo può studiare su documenti autentici l'origine, le credenze, i costumi, l'industria e il vita intellettuale delle generazioni che l'hanno preceduta"[30][29] Questo museo vedrà la luce nel 1889[29].

La sua passione di storico lo porta a pubblicare un certo numero di lavori su varie riviste, in particolare sulle Mémoires de l'Académie des sciences, belles-lettres et arts de Savoie, ma anche alcuni saggi sulla storia della Savoia[27].

OrnitologiaModifica

È anche appassionato di ornitologia, e si specializza nella collezione di colibrì, accumulandone un gran numero.

Nel 1839 Jules Bourcier nomina in suo onore un colibrì il colibri di Costa.

OpereModifica

  • Familles historiques de Savoie, les seigneurs de Compey, impr. de Puthod, Chambéry, 1844
  • Souvenirs du règne d'Amédée VIII, premier duc de Savoie, impr. de Puthod, Chambéry, 1859

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n Miquet.
  2. ^ (FR) Sylvain Milbach, L'annexion de la Savoie à la France : Histoire et commémorations (1860-1960), Silvana Editoriale, 2010, p. 80, ISBN 978-88-366-1613-8. .
  3. ^ a b c d e f g de Foras, pp. 200-201.
  4. ^ a b c Michèle Brocard, Lucien Lagier-Bruno, André Palluel-Guillard, Histoire des communes savoyardes : Chambéry et ses environs. Le Petit Bugey (PDF), vol. 1, Roanne, Éditions Horvath, 1982, pp. 152-160, ISBN 978-2-7171-0229-1. URL consultato il 29 maggio 2019 (archiviato dall'url originale il 17 aprile 2019).
  5. ^ Archives de Paris, collection Mayet.
  6. ^ a b (FR) Fritsch Robert, Camille Costa de Beauregard : fondateur de l'Œuvre des Jeunes du Bocage à Chambéry, 1841-1910, La Fontaine de Siloé, 1997, p. 14, ISBN 978-2-84206-066-4. .
  7. ^ a b c d e f g Burnier, p. 5-6.
  8. ^ a b c d Burnier, p. 16-18.
  9. ^ André Palluel-Guillard, La Savoie de Révolution française à nos jours, XIXe-XXe siècle, Ouest France Université, 1986, p. 136, ISBN 2-85882-536-X.
  10. ^ a b Burnier, pp. 6-8.
  11. ^ a b Burnier, p. 8.
  12. ^ a b c Burnier, p. 19-20.
  13. ^ a b (FR) Mayeur Jean-Marie, Sorrel Christian e Hilaire Yves-Marie, La Savoie, in Dictionnaire du monde religieux dans la France contemporaine, Paris, Éditions Beauchesne, 1996, 2003, p. 133-134, ISBN 978-2-7010-1330-5. .
  14. ^ a b c d Storia dei collegi, pp. 185-186.
  15. ^ a b Storia dei collegi, p. 652.
  16. ^ Robert Avezou, p. 61.
  17. ^ (FR) Paul Guichonnet, Nouvelle histoire de la Savoie, Édition Privat, 1996, p. 278, ISBN 978-2-7089-8315-1.
  18. ^ Avezou, pp. 62-63.
  19. ^ (FR) Paul Guichonnet, Comment la Savoie se rallia à la France, in Savoie française, SILP, 1960, p. 51-52. .
  20. ^ "Puisque l'on me pose en chef de parti je crois devoir déclarer que si on entend par là l'homme dévoué au culte catholique, au roi, à la constitution, je ne refuse point ce titre. [...]"
  21. ^ "... Lorsque les aigles françaises étendront leur vol redoutable sur les rochers du mont Cenis, ah ! puissiez-vous ne regretter jamais d'avoir si mal compris l'importance du dévouement des hommes généreux qui les défendent ! C'est là mon vœu le plus cher, car les affections dynastiques, les traditions, les souvenirs, chez nous, ne s'éteindront pas dans un jour..."Testo citato in " Geneviève Dardel, Et la Savoie devint française..., Paris, Librairie Arthème Fayard, 1960, p. 57."
  22. ^ "La guerre est impopulaire en Savoie ; sa conséquence naturelle et qu'on prévoit déjà entraîne la séparation de cette province des Etats Sardes. La Savoie ne consentira jamais à être italienne et, si elle se bat pour cette cause, ce sera lui ôter tout sujet de regrets au jour de la séparation."
  23. ^ a b Burnier, p. 20.
  24. ^ a b c Burnier, p. 23.
  25. ^ Burnier, p. 24-25.
  26. ^ a b (FR) Didier Dutailly, L'utile et le sentimental ou le voyage impérial en Savoie, août-septembre 1860 (1ère partie), in Bulletin de la Société des amis du Vieux Chambéry, n. 52, 2013, pp. 45-66. URL consultato il aprile 2019.
  27. ^ a b Burnier, p. 9-15.
  28. ^ (FR) Etat des Membres de l'Académie des Sciences, Belles-Lettres et Arts de Savoie depuis sa fondation (1820) jusqu'à 1909, su Académie de Savoie. e (FR) Académie des sciences, belles-lettres et arts de Savoie, su cths.fr.
  29. ^ a b c (FR) Marie-Anne Guérin, Directrice du Musée Savoisien, Musée Savoisien : pour un musée d'histoire et des cultures de Savoie, in Bulletin de la Société des amis du Vieux Chambéry, n. 52, 2013, pp. 67-74. URL consultato il aprile 2019..
  30. ^ "musée historique et archéologique national [...] où soient rassemblés les souvenirs de son histoire et les monuments de son passé. Il n'est rien de plus intéressant et de plus instructif que ces collections provinciales où l'homme qui aime son pays et qui veut le connaître peut étudier sur des documents authentiques l'origine, les croyances, les mœurs, l'industrie et la vie intellectuelle des générations qui l'ont précédé".

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