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Pantera Bionda

Serie a fumetti italiana di genere tarzanide
Pantera Bionda
fumetto
Lingua orig.italiano
PaeseItalia
TestiGian Giacomo Dalmasso
DisegniEnzo Magni, Mario Cubbino
EditoreA.R.C.
Collana 1ª ed.Pantera Bionda
1ª edizione24 aprile 1948 – giugno 1950
Periodicitàquindicinale (settimanale dal n. 6)
Albi108 (completa)

Pantera Bionda è una serie a fumetti italiana di genere tarzanide ideata nel 1948 da Gian Giacomo Dalmasso e dal disegnatore Enzo Magni e pubblicata dalla A.R.C. di Pasquale Giurleo; raggiunge presto un successo notevole arrivando a tirature di oltre centomila copie - un vero record per il mercato italiano del secondo dopoguerra - ma generando scandalo per l’abbigliamento succinto e i comportamenti, facendo finire più volte sotto processo l'editore e subendo numerosi sequestri.[1][2] Un lungometraggio cinematografico statunitense del 1952, Bad Blonde, venne proiettato in Italia come "Pantera Bionda" al fine di sfruttare la popolarità del personaggio il quale, nonostante la testata fosse ormai chiusa, era ancora presente nell'immaginario collettivo oltre ad aver lasciato un'importante traccia nella storia del fumetto italiano.[3] La serie è considerata un precursore del fumetto erotico in Italia.[4]

Indice

Storia editorialeModifica

La serie esordisce il 24 aprile 1948 come quindicinale ma, dato l'ottimo successo di vendite (circa 100 000 copie a numero[5]), divenne presto settimanale fino alla sua chiusura, avvenuta con il n. 108 del giugno 1950.[2][1][6]

A causa del comportamenti aggressivi e spregiudicati della protagonista (lotta alla pari e sconfigge criminali uomini) e del suo abbigliamento (un succinto bikini leopardato),[4] il fumetto attirò su di sé le critiche degli ambienti cattolici e benpensanti, tanto che dopo 40 numeri la pubblicazione viene momentaneamente sospesa, e l'editore Pasquale Giurleo accusato di oltraggio al pudore; la serie riprenderà con una serie di modifiche atte sia a coprire il più possibile il corpo del personaggio principale[7], che a sminuirne gli atteggiamenti considerati troppo "indipendenti".[2]

Per la morale dell'epoca gli atteggiamenti della protagonista e il suo abbigliamento discinto attirano l'attenzione della magistratura che incriminato e processa più volte l'editore e la testata finisce ripetutamente sotto sequestro. Questo spinge l'editorie a porre rimedio ponendo un limite agli autori che rendono meno disinibita la protagonista e i temi trattati. Le vendite però calano progressivamente senza che le polemiche vengano comunque placate e infine l'editore decide di chiudere la testata.[1] Poco dopo, nel 1954, viene proposta una ristampa delle prime storie.[8]

Il personaggio viene ripreso nel 1964 sulla scia del successo dei fumetti erotici dalle Edizioni Vita, poi SEAT, proponendo anche storie inediti di realizzazione spagnola, ma senza ottenere grande riscontro.[1][9]

Caratterizzazione del personaggioModifica

Ispirata ad altre eroine "tarzanidi", il personaggio cresce allevata dalla vecchia cinese Fior di Loto e, insieme allo scimpanzé Tao, vive mille avventure nelle foreste del Borneo, scontrandosi con loschi figuri e soldati giapponesi. Conosce poi un esploratore americano, Fred, con il quale instaura una relazione sentimentale lasciando però chiaramente intendere di sentirsi una donna libera. La serie si chiude con la protagonista che si sposa con Fred.[1][3]

NoteModifica

  1. ^ a b c d e PANTERA BIONDA, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 19 dicembre 2017.
  2. ^ a b c FFF - PANTERA BIONDA, su www.lfb.it. URL consultato il 19 dicembre 2017.
  3. ^ a b FFF - PANTERA BIONDA, su www.lfb.it. URL consultato il 19 dicembre 2017.
  4. ^ a b Segni proibiti: fumetti erotici di Antonio Carboni
  5. ^ Pantera Bionda - Ink online
  6. ^ La Jungla, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 19 dicembre 2017.
  7. ^ Pantera Bionda
  8. ^ Jungla Avventurosa, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 19 dicembre 2017.
  9. ^ Albi del Secolo, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 19 dicembre 2017.

Collegamenti esterniModifica

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