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Panza (Forio)

frazione del comune italiano di Forio
Panza
frazione
Panza – Veduta
Panza vista dal Monte Epomeo
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Campania-Stemma.svg Campania
Città metropolitanaStemma Città Metropolitana di Napoli.png Napoli
ComuneForio-Stemma.png Forio
Territorio
Coordinate40°42′27″N 13°52′23″E / 40.7075°N 13.873056°E40.7075; 13.873056 (Panza)Coordinate: 40°42′27″N 13°52′23″E / 40.7075°N 13.873056°E40.7075; 13.873056 (Panza)
Altitudine150 m s.l.m.
Superficie6,20 km²
Abitanti7 256 (2014)
Densità1 170,32 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale80075
Prefisso081
Fuso orarioUTC+1
Nome abitantipanzesi
PatronoSan Leonardo
Giorno festivo6 novembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Panza
Panza

Panza (talvolta, anche Panza d'Ischia) è, con circa 7000 abitanti, l'unica frazione di Forio (NA)[1][2][3]

Indice

Geografia fisicaModifica

Panza si trova all'interno del territorio del comune di Forio, sull'isola d'Ischia.

Comprende la contrada Cuotto ed altri nuclei abitativi. I suoi confini furono definiti con censimento comunale nel 1871 e con un secondo del 1881 dal quale risulta[4]:

  1. che la frazione Panza è limitata a levante dai confini di Serrara Fontana, a mezzogiorno ed a ponente dal mare ed a settentrione dalle vie: Carano, Chiena, Piellero e del Corbaro.
  2. che la frazione è divisa in due sezioni: la prima detta san Leonardo, comprende la piazza, località san Gennaro, Casa Polito, Casa Caruso, Casa Mattera, Casa Battaglia, Casa Fiorentino; la seconda le case sparse nelle vie Campestre, Montecorvo, Costa, Telegrafo, Campotese.

La frazione si estende all'interno del territorio di Forio per circa 6 km²[5], occupando quindi circa la metà dell'intero territorio comunale di circa 13 km². Il centro abitativo del paese dista da Forio circa 5 km. Percorrendo la vecchia mulattiera il confine col capoluogo, in via Chiena, è segnato da un'edicola votiva dedicata al santo protettore di Forio, mentre percorrendo la moderna strada carrabile, il confine può esser collocato a circa due km dal Becco d'Aquila, un grande masso tufaceo verde, che ricorda il mitico uccello.
Ad est invece Panza confina con il nucleo abitativo di Succhivo, posto oggi nel comune di Serrara Fontana.

StoriaModifica

I primi insediamenti abitativi risalgono già al Neolitico, come dimostrano i reperti costituiti da strumenti di ossidiana rinvenuti sulle alture di Punta Imperatore, così come nella piana di Citara e di Campotese, esposti presso il Museo Archeologico di Pithecusae di Villa Arbusto, nel vicino comune di Lacco Ameno[6].

Tuttavia, la principale testimonianza storica è costituita dal sito archeologico di Punta Chiarito, dove, nell'VIII secolo a.C., alcuni navigatori dell'Eubea sbarcarono per fondarvi una piccola colonia.

Da Punta Chiarito partirà la colonizzazione greca dell'Isola, terminata con la fondazione di Pithecusa, prima colonia greca d'Occidente. Successivamente, Panza fu conquistata dai Romani che le diedero il nome di Pansa Vicus, come dimostrano le monete dell'epoca di Antonino[non chiaro] ed i muri a reticolato, nonché vasi ed altri reperti conservati presso il Museo Archeologico di Napoli[7]. Nel XIV secolo il Paese assume l'attuale denominazione tanto che l'Ariosto lo citerà nell'Orlando Furioso:

«…lo scoglio ch'a Tifeo si stende su le braccia, sul petto e su la pancia

(canto XXXIII ott.24)

Anche l'Ariosto, dunque, pare dare credito alla leggenda che vuole, appunto, che il gigante Tifeo fosse stato imprigionato da Zeus sotto l'isola di Pithecusa, e sulla sua pancia sarebbe dunque sorto il paese.

Per alcuni studiosi il nome Panza deriverebbe dalle parole greche pan (tutto) e zao (vivo) perciò tutto vivo, dove tutto è vivo; ma potrebbe derivare anche dal verbo latino pandere; pansa cioè terra estesa al sole. Da sempre esposti alle invasioni piratesche (già nell'812 papa Leone III rivolgeva appelli a Carlo Magno affinché proteggesse l'Isola[6]) i Panzesi trovarono dapprima rifugio in case scavate su enormi massi tufacei, ma col crescere della popolazione e soprattutto in seguito alla vittoria di Lepanto del 7 ottobre 1571, il paese si dotò, nel 1576, di ben 7 torri, alcune quadrate - quelle poste all'interno dell'abitato - ed alcune rotonde, tutte in comunicamento ottico con le altre dei casali limitrofi[8]

Oggi le torri sono state trasformate in moderne abitazioni ed è difficile distinguerle dagli altri fabbricati. La situazione per i poveri abitanti dell'allora Regio Casale di Panza fu tuttavia sempre precaria, nel 1544 l'armata di Khayr al-Din Barbarossa sbarcò nella baia della Scannella e da lì invase il paese bruciando case, campi, violentando le donne, uccidendo e catturando gli uomini da vendere come schiavi nei mercati di Algeri:

«Anno Domini 1544 a dì 25 de junio in Sessa ce fo nova che la armata del Turcho de Barbarossa Capitanio de dicta armata havea abrusciata Proceta et un Casale de Ischia, quale haveano fatto presuni certi cristiani in su l'armata...[9]»

Le invasioni piratesche, nonostante le torri, continueranno a mietere vittime fino al 1800.

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Punta ChiaritoModifica

La frazione Panza conserva, tra le bellezze naturali, in località Chiarito, un importante sito archeologico per la storia d'Italia, la casa greca. Il sito non è aperto al pubblico, tuttavia è possibile osservare una ricostruzione della casa presso il Museo archeologico di Pithecusae.

Si tratta di una casa a pianta ovale, anch'essa con pietre a secco e coperta da un tetto a doppio spiovente di tegole e coppi sostenuti da pali, di cui si sono rinvenute le buche sul piano di calpestio, in battuto. La scoperta di tale sito è stata del tutto fortuita, quando cioè, nel 1989, in seguito ad un copioso acquazzone, ci fu uno smottamento del terreno che portò alla luce una parete di tufo verde. In seguito all'intervento dei vigili urbani, furono iniziati i lavori di scavo sotto la direzione della Prof.ssa Gialanella.

Gli scavi effettuati tra il 1993 ed il 1995 portarono alla luce lo spazio interno della struttura impegnato da una zona utilizzata come dispensa, di fronte all'ingresso, con grandi anforoni locali e pithoi alti, in qualche caso, più di un metro, anfore locali e anfore importate corinzie, chiote ed etrusche e mensole alle pareti per vasi da mensa da cucina. Nel lato corto, separato da un tramezzo, era invece il focolare, intorno alla quale si svolgevano le attività femminili, quali la tessitura e la cucina. Sono stati rinvenuti inoltre una vasca di tufo, un piccone e corna di cervo. Inoltre una campagna coltivata. Si tratta, probabilmente, di una fattoria greca tenuta da agricoltori benestanti, a giudicare dai servizi da mensa e dagli altri vasi dipinti importati dalla Grecia[10].

Chiesa ParrocchialeModifica

 
La chiesa parrocchiale di San Leonardo

Si può visitare la Chiesa parrocchiale di San Leonardo, dedicata a Leonardo del Limosino, elevata a Parrocchia tra il 1601 e il 1604, quando si staccò dal territorio parrocchiale della Chiesa madre dedicata al Patrono del comune di Forio San Vito Martire[11], come dimostrano le relazioni diocesane sulle visite ad limina del vescovo. Fu costruita su una primitiva cappella del XVI secolo che finì per essere totalmente inglobata nella nuova struttura, come riporta un documento della stessa epoca: "Nel Casale di Panza vi è la cappella di Santo Lionardo."[12]

La parrocchia, una tra le più antiche della Diocesi di Ischia, è un esempio tipico del barocco campano in voga sull'isola. Conserva al suo interno statue e tele di buona fattura. Un crocefisso ligneo del '600, conservato in sacrestia, e una statua della Vergine del Rosario costituiscono le uniche testimonianze della secentesca parrocchia che oggetto di lavori dal 1737 al 1777 assumerà l'aspetto attuale nel XVIII secolo. Sempre nel corso del XVIII secolo, furono eseguiti i lavori di stucco dal partenopeo Cesare Starace detto Ponticelli[11]. Conserva una reliquia "ex ossibus Sancti Leonardi" donatale dal Cardinale Agostino Vallini, Vicario di Sua Santità Papa Francesco per le mani del vescovo della Diocesi di Ischia Mons. Pietro Lagnese il 3 novembre 2014, a dieci anni dal dono di una reliquia di contatto donatale nel 2004 dalla Confrérie de Saint-Léonard-de-Noblat, in occasione del Meeting Nazionale delle parrocchie di san Leonardo Abate qui tenutosi. Le due reliquie su dette, insieme a una terza reliquia, hanno trovato definitiva sistemazione sotto l'altare del Santo, nella cappella a lui dedicata, con l'epigrafe "Hic Pater Patriae in ossibus eius quiescit et super filios vigilat " (qui il Padre della Patria riposa e veglia sui suoi figli). All'interno della chiesa si trova anche un organo a canne[13] costruito nel 1748 da Domenico Antonio Rossi ,organaro della cappella del re di Napoli. Lo strumento si presenta del tutto conforme ai canoni della scuola napoletana, con un prospetto a tre campate di sette – cinque – sette canne, disposte a cuspide, ed è racchiuso in una cassa armonica lignea finemente decorata con dipinti e rilievi, di delicato stile barocco, è a trasmissione meccanica ed ha un'unica tastiera di 45 note con prima ottava scavezza senza pedaliera.

Dall'altra parte della piazza sorge l'Arciconfraternita della SS. Annunziata, risalente ai primi anni del XVII secolo. Al 1617 risalgono, infatti, i primi documenti su un Oratorio dell'Annunciata[11], tuttavia l'Arciconfraternita fu elevata a tale titolo solo nel 1689, sebbene la pala d'altare sia datata 1684[6].

Chiesa di San GennaroModifica

Poco fuori dell'abitato è la chiesa del XVI secolo dedicata a san Gennaro. Nel 1610 la cappella fu donata da 31 capofamiglia del paese all'ordine agostiniano a condizione che vi si svolgesse il culto divino, poiché in paese v'era un solo parroco che non riusciva a sopperire alle esigenze della crescente popolazione. Il convento fu abbandonato nel 1649 in seguito alla bolla Inter Coeteras di Innocenzo X, a causa della quale tutti i religiosi dovettero abbandonare l'isola, poiché con essa si abolivano tutti i piccoli conventi.

 
La baia di Sorgeto

Da allora, il convento ed i terreni circostanti sono passati alla Diocesi di Ischia, che ha provveduto, nel tempo, alla vendita dei terreni circostanti, il cui ricavato è stato destinato al sostentamento del clero, lasciando spazio alla costruzione di un hotel che ormai ha occupato tutta la collina che circondava il convento sebbene, nel 1653, la Congregazione dei Vescovi avesse assegnato il convento e i suoi beni alla Parrocchia di san Leonardo abate[11].

Nella Chiesa di San Gennaro è particolarmente venerata un'immagine della Madonna delle Grazie. Il culto verso questo titolo mariano è presente sin dal 1600. Infatti in un atto del 1630 il convento è detto "di S.Maria delle Grazie alias san Gennaro". Con il volgere del tempo il culto si è stratificato sempre maggiormente, tanto da indicare la chiesa, nell'uso popolare, come "della Madonna delle Grazie. Sull'altare pende una piccola tavola che raffigura la Madonna delle Grazie con i santi Gennaro e Sebastiano. Ai lati della tavola ci sono due nicchie, nelle quali si trovano due statue a mezzo busto, S.Gennaro (a sinistra) e San Antonio di Padova (a destra). I festeggiamenti in onore della Vergine si tengono il 2 luglio, preceduti da un novenario, mentre la solennità del titolare della chiesa è celebrata il 19 settembre, così come è riportato nel Martirologio.

Altri edifici sacriModifica

La seconda Parrocchia della frazione, elevata a tale titolo nel 1962 e dedicata a san Francesco Saverio[6], è situata nella Contrada Cuotto. Il paese possiede, tuttavia, numerose cappelle private, la più grande trovasi nella tenuta del Marchese Piromallo, in località Calitto. Tipiche, poi, sono le edicole votive poste all'ingresso dei campi o delle abitazioni dedicate per lo più a san Leonardo o alla S. Vergine.

Luoghi naturaliModifica

Le Fumarole del Bellomo gettano vapori caldi che oscillano tra i 35 °C e 100 °C. La più grande di esse è chiamata Donna Rachele, i cui vapori oscilanno tra i 90 °C ed i 100 °C. Occupano una superficie di circa 100 m² e a circa 127 m s.l.m.. Da visitare anche le Fumarola di Montecorvo. Piacevole è anche la vista che si gode dal Faro di Punta Imperatore, posto sull'omonima Punta. Da qui si ammira la Nave, la nave d'Ulisse che secondo la leggenda fu pietrificata da Zeus. Un altro punto d'interesse, anche turistico, è la baia di Sorgeto, situata tra scogli vulcanici, che contiene vasche naturali di acqua calda marina. Anticamente i panzesi se ne servivano per curare la scabbia[14].

SocietàModifica

DialettoModifica

La frazione Panza possiede un proprio e caratteristico dialetto, il panzese, diverso da quello del capoluogo, caratterizzato dalla presenza di numerose voci di chiara origine greca, ma non mancano le voci latine, francesi, spagnole, portoghesi.[15].

Tra le caratteristiche di questo dialetto, la scomparsa dell'articolo maschile singolare napoletano ò, sostituito, come del resto nel resto dell'isola, dall'articolo maschile ù, l'uso della "e" attica al posto della "a" dorica tipica di tutto il sud Italia, avremo, dunque, parlète per parlato, nzurète per nzurato cioè sposato, caratteristica comune anche al vicino dialetto foriano, dal quale tuttavia si differenzia per la presenza ancor più massiccia della metafonesi, come per esempio nire e nare rispettivamente per nero e nera, l'allungamento delle vocali, in particolare e ed o che si allungano in ei ed au avremo perciò rauce per roce cioè croce oppure pallaune per pallone, per i dittonghi molto marcati, per la mancanza quasi assoluta del suono D sostituito invece dalla L, avremo limme per dimmi, lummaneche per domenica e così via. Emerge così un altro aspetto del dialetto panzese che lo allontana ancora di più da quello napoletano, l'assenza del rotacismo, il più evidente forse è il fonema napoletano Marò (Madonna) con la sostituzione del suono d con la r, assente nel dialetto panzese, dove, seguendo la regola citata, il suono d viene sostituito da l, dando luogo perciò a Malò.

Il dialetto panzese mostra sopravvivenze di una categoria di genere grammaticale che nell'italiano è estinta ma è presente nella lingua napoletana: il neutro. Il neutro è denotato dal raddoppiamento fonosintattico della consonante iniziale del nome che segue l'articolo determinativo singolare (come 'u bbene, 'u ppane). Anche la lingua dei greci d'Eubea è ancora viva come dimostrano i lemmi:

  • Skafareiè - scodella - skafe;[15]
  • Kufanature - vaso per bucato (eufonotos), dal dorso incurvato.[15]

Il dialetto panzese rispetto al dialetto napoletano distingue il participio passato in maschile e femminile, per esempio per esprimere l'amme accattète ajere (l'abbiamo comprato ieri) e l'amme accattate ajere (l'abbiamo comprata ieri) il napoletano ricorre ad un'unica espressione e cioè l'avvimme accattate ajere.

Tradizioni popolariModifica

Nell'ambito delle tradizioni popolari panzesi dobbiamo ricordare le uova rosse, preparate con le radici e i fusti sotterranei di una pianta chiamata in dialetto "à rove" (rubia tinctorum); le uova sono usate per confezionare piccoli cestini da regalare ad amici e parenti e per decorare le tavole imbandite durante le feste.

Il giorno di Pasqua, in molte famiglie panzesi, ancora oggi c'è l'usanza di augurarsi buona Pasqua scambiandosi le uova tinte di rosso rompendole all'augurio in lingua greca Kristòs anèsti (ossia Cristo è risorto), al quale l'altro risponde Alethòs anèsti (ossia veramente è risorto). Chi tra due manterrà integro l'uovo avrà fortuna per l'anno in corso.

Feste e celebrazioniModifica

 
Statua di san Leonardo in Panza d'Ischia
  • 6 gennaio - Epifania: i bambini vestiti da Magi e da pastori gireranno per le vie del paese per annunciare la nascita di Gesù Bambino e raccogliendo offerte per i bambini poveri.
  • 25 marzo - SS. Annunziata: l'Arciconfraternita del paese organizza i festeggiamenti per la Vergine. I confratelli con l'abito tradizionale porteranno in processione il simulacro della Vergine tra canti e fuochi d'artificio.
  • Settimana Santa: la domenica delle Palme il paese si riempie di olivi e di palme per la rappresentazione dell'ingresso di Cristo a Gerusalemme. Il giovedì santo, hanno luogo le visite al SS. Sacramento con il cosiddetto struscio. Caratteristi sono i sepolcri che vengono lasciati in chiesa fino al venerdì, consistono di germi di grano fatti crescere al buio delle cantine settimane prima. venerdì santo avrà luogo la Via Crucis e la notte del sabato ci sarà l'annuncio della Gloria con lo scioglimento delle campane e lo sparo della gloria (oggi in disuso).
  • Seconda domenica dopo Pentecoste - Corpus Domini: vengono allestiti per le strade del paese 7 piccole cappelle complete di arredi sacri dove per qualche minuto sosterà il SS. portato solennemente in processione. Per l'occasione tutte le donne esporranno ai balconi delle case i pezzi più preziosi del corredo nuziale
  • 24 giugno - Festa di san Giovanni battista. Presso la chiesa di san Gennaro la comunità rievoca il rito agreste legato a questo giorno con l'accensione del fucarèzz, un enorme falò.
  • 2 luglio - B.Vergine delle Grazie: Dalla piccola chiesa conventuale di san Gennaro inizia la processione col simulacro della Vergine tra le piccole stradine del paese addobbate a festa, tra marce della banda e sparo di mortaretti. La statua della Vergine resterà in Parrocchia per l'intero mese per fare ritorno la prima domenica di agosto.
  • Agosto - Polisportiva e Sagra del vino: il paese si anima per tutto il mese ospitando gare agonistiche di ogni tipo. Caratteristica è la gara del carroccio, una corsa di rudimentali go-kart costruiti dagli stessi partecipanti. Durante la Sagra del vino, il paese celebra la sua anima contadina tra vino locale e carne grigliata.
  • 11-18 settembre - Festa di san Leonardo Abate. Nell'anniversario della dedicazione della Chiesa Parrocchiale: si rinnova l'omaggio del paese al santo Patrono con festeggiamenti che si divincolano tra sacro ed il profano con processioni, messe, balli, canti tradizionali e fuochi d'artificio.
  • 6 novembre - Festa liturgica di san Leonardo Abate, nel giorno a lui dedicato dal calendario liturgico, il paese rinnova l'omaggio al santo Patrono con processione e fuochi d'artificio.
  • 3 dicembre - Nella contrada Cuotto, festa di san Francesco Saverio.
  • dicembre - Festività del S. Natale: per tutto il mese e sino all'Epifania, il paese organizza giochi, mercati artigianali, recital, concerti musicali per raccogliere fondi da destinare ai poveri.

CucinaModifica

Paese prevalentemente agricolo, Panza è il cuore della viticultura isolana. Già nel XVI secolo il medico calabrese Giulio Iasolino lo descriveva con queste parole: "uno dei più bei siti di tutta l'Isola, abbondante di buonissimi frutti, d'acqua e vini d'eccellenza…"[14].

La cucina panzese, così come quella ischiana, risente delle influenze esercitate su di essa dalla cucina napoletana e dalla cucina campana in generale. Tra i dolci natalizi troveremo, esattamente come sul vicino continente, i roccocò, i susamielli, gli struffoli e le paste reali. Meno conosciuti sono i dolci tradizionali panzesi.

  • Il Migliaccio: dolce di origine romana[16], il famoso cuoco romano Apicio ne illustra una ricetta nel suo De coquinaria, ottenuto cuocendo della pasta (solitamente spaghetti) con uova sbattute e zucchero e zeste di limone.
  • Pizza di scarola: pasta lievitata con l'aggiunta di scarola appassita con uva sultanina, a volte pinoli ed il cosiddetto "vine cuotte", una riduzione di mosto d'uva.
  • Torta panzesina: dolce ottenuto mescolando tre tipi diversi di farina, uova, zucchero ed ultimamente cacao.
  • Frittelle ai fiori di zucca: ottenuta una pastella con acqua, farina, lievito, sale, vi si aggiunge fiori di zucca tritati, si frigge in olio caldo e ancora calde si cospargono di zucchero.

Per quanto riguarda il salato, sono tipici il coniglio alla cacciatore (noto come coniglio all'ischitana), uno dei piatti tipici del paese, oppure le quaglie, catturate in gran quantità sulle pendici della Scannella, oppure il panzarotto.

NoteModifica

  1. ^ A. Polito, Panza il perché di una frazione, 1999.
  2. ^ Frazioni italiane inizianti per Pam-Pao
  3. ^ Statuto del Comune di Forio.
  4. ^ Giuseppe D'Ascia, Storia dell'isola d'Ischia, 1982.
  5. ^ AA. VV., La frazione di Panza nell'impugnato reparto del comune di Forio, 1909.
  6. ^ a b c d P. Monti, Ischia archeologia e storia, 1979.
  7. ^ De Rivaz, Ile d'Ischia, 1837.
  8. ^ De Rossi, Torri costiere del Lazio, 1971.
  9. ^ N. D'Ambra, Centro di ricerche storiche D'Ambra, 1981.
  10. ^ C. Gialanella, Museo Archeologico di Pithecusa Isola d'Ischia, 1994.
  11. ^ a b c d A. Di Lustro, La Parrocchia di san Leonardo in Panza, 2004.
  12. ^ A. Lauro, La Chiesa ed il Convento, 1971.
  13. ^ L'organo a canne della chiesa parrocchiale
  14. ^ a b G. Iasolino, De rimedi naturali che sono nell'isola di Pithecusa, hoggi detta Ischia, 1588.
  15. ^ a b c G. Baldino, Sostrato arcaico della lessicografia, 1971.
  16. ^ Maestro Martino da Como, De arte coquinaria, G. Tommasi.

BibliografiaModifica

  • AA.VV., Panza ieri ed oggi - Pro Loco, Tipografia Epomeo, 1990, Ischia
  • AA.VV., Ricerche, contributi, memorie, Tipografia Amodio, 1970
  • G.Algranti, Ischia - canti del popolo dell'isola verde, Tommaso Marotta Editore 1994
  • G. Buchner, C. Gialanella, Museo Archeologico di Pithecusa Isola d'Ischia, Istituto Poligrafico dello Stato-Libreria dello Stato, Roma, 1994
  • G.G. Cervera, Guida d'Ischia, Edizioni Di Meglio, 1959
  • G. D'Ascia, Storia dell'isola d'Ischia, Tipografia Di Gabriele Argenio 1867, Napoli
  • L. D'Abundo, Cenni biografici Sac. Cav. Leonardo D'Abundo, Panza 1957
  • A. Di Lustro, La Parrocchia San Leonardo Abate in Panza, Tipografia Epomeo 2004
  • I. Freund, I dialetti d'Ischia
  • G. Iasolino, De Rimedi naturali che sono nell'Isola di Pithecusa, hoggi detta Ischia introduzione del Prof. Ugo Vuoso, Imagaenaria 2000
  • D. Miragliuolo, Panza, il paese dalle sette torri, Panza, 2004
  • P. Monti, Ischia - archeologia e storia, Tipografia F.lli Porzio 1980
  • A. Polito, Com'era il mio paese, Panza, 1990
  • A. Polito, Panza Comune di Forio. Il perché di una Frazione, Panza, 2004

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