Paolo Beldì

regista italiano

Paolo Beldì (Novara, 11 luglio 1954Stresa, 2 luglio 2021) è stato un regista televisivo italiano.

BiografiaModifica

Esordì da giovane come comico radiofonico su Radio Azzurra a Novara dove poi diede vita a Onda Novara. Nei primi anni ottanta divenne aiuto regista nel settore televisivo grazie al suggerimento del suo maestro Beppe Recchia, ed ebbe modo di lavorare, fra gli altri, con Enzo Tortora, i Gatti di Vicolo Miracoli e Walter Chiari.

Fu uno dei più attivi registi della neonata Fininvest, sia per programmi sportivi che di intrattenimento, come ad esempio Mai dire Banzai e Mai dire mundial. Firmò come autore le musiche originali di Drive in per quattro anni con Roberto Negri. Antonio Ricci lo chiamò a dirigere prima Lupo solitario e poi Matrjoska.

In seguito passò alla Rai, dove dal 1990 fu il regista di Mi manda Lubrano e di altre trasmissioni come Svalutation con Adriano Celentano e Su la testa di Gino e Michele con Paolo Rossi. Con Diritto di replica insieme a Fabio Fazio e Sandro Paternostro si fece notare per l'indugio sui dettagli, scarpe comprese. Dal 1993 al 2009 fu l'ideatore e regista di Quelli che il calcio, prima condotto da Fazio e in seguito da Simona Ventura; nella trasmissione risultava evidente il tifo di Beldì per la Fiorentina[1] di cui infatti manda l'inno ad ogni rete segnata.[2] Nel 1995 fu il regista di Stelle di Natale con Nino Manfredi, Gigi Proietti, Lino Banfi, Anna Marchesini e Antonio Albanese con autori Castellano e Pipolo.

Nel 1997 firmò Va ora in onda, trasmissione estiva di Rai 1 con Carlo Conti. Sempre nello stesso anno diresse Anima mia, trasmissione musicale di Fabio Fazio e Claudio Baglioni. Nel 1998 fu la volta di Qualcuno mi può giudicare sulla biografia di Caterina Caselli. Nel 1998 fu il regista di Cocco di mamma, su Raiuno. Nel 1999 affiancò di nuovo Celentano con Francamente me ne infischio ed ancora nel 2005 con Rockpolitik e nel 2007 con La situazione di mia sorella non è buona.

Beldì ebbe l'incarico di curare la regia anche per tre edizioni del Festival di Sanremo: nel 1999 (Fabio Fazio), nel 2000 (ancora Fazio) e nel 2006 (Giorgio Panariello).

Per Raidue diresse Gene Gnocchi ne La grande notte del lunedì sera e Artù; con Cochi e Renato invece Stiamo lavorando per noi, con ospiti Enzo Jannacci e Renzo Arbore. Nel novembre 2009 fu regista di Grazie a tutti, show in onda per quattro domeniche in prima serata su Rai 1, condotto da Gianni Morandi.

Nel 2010 diresse in marzo lo show di Gigi D'Alessio su Rai 1 dal titolo Gigi questo sono io e poi dal 27 aprile, sempre su Rai 1, Voglia d'aria fresca con Carlo Conti.

Nel 2011 tornò a curare la regia della trasmissione Quelli che il calcio condotta da Victoria Cabello e sempre per Rai 2 cura firmò concerto di Zucchero Fornaciari da Reggio Emilia.

L'8 e 9 ottobre 2012 diresse lo show di Adriano Celentano trasmesso in diretta su Canale 5 dall'Arena di Verona dal titolo Rock Economy.

Nella stagione 2013-2014 Beldì fu per la diciottesima volta al timone di Quelli che il calcio. Nel 2015 fece parte della giuria di esperti del Festival di Sanremo, condotto da Carlo Conti. Nello stesso anno tornò a svolgere il ruolo di regista per il talk show Ballarò, condotto da Massimo Giannini.

Scrisse 3 libri: Perché inquadri i piedi? (1996, Zelig), Un Beldì vedremo... tutto viola (2010, Romano editore) e Due Beldì vedremo... tutto viola (2014, Lampi di stampa).

Fu trovato morto il 2 luglio 2021 all'età di 66 anni, vittima di un malore improvviso nella sua casa di Magognino, sulle alture di Stresa. I funerali si sono svolti l'8 luglio successivo.[3]

NoteModifica

  1. ^ Beldì non rinuncia al sogno viola: "Si è aperto un nuovo ciclo" Archiviato il 19 febbraio 2014 in Internet Archive. brividosportivo.it
  2. ^ Renato Franco, È morto Paolo Beldì, il regista dei «calzini» al successo con Fazio, su corriere.it, 3 luglio 2021. URL consultato il 3 luglio 2021.
  3. ^ Trovato morto nella sua casa sulle alture di Stresa il regista Paolo Beldì, su lastampa.it, 3 luglio 2021.

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN168344249 · ISNI (EN0000 0001 1535 3990 · SBN UBOV545588 · LCCN (ENno2011015598 · WorldCat Identities (ENlccn-no2011015598