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Paolo Giordano I Orsini

(1541-1585) primo duca di Bracciano

Paolo Giordano I Orsini (Bracciano, 1° gennaio 1541Salò, 13 novembre 1585) fu primo duca di Bracciano dal 1560.

Ritratto di Paolo Giordano Orsini, Giovanni Maria Butteri, 1575

Indice

BiografiaModifica

Nacque da Girolamo Orsini, figlio di Giovanni Giordano e di Felice della Rovere (figlia illegittima di papa Giulio II) e da Silvia Sforza di Santa Fiora, figlia di Costanza Farnese (figlia illegittima di papa Paolo III). In quanto primogenito del ramo più importante degli Orsini, nato dopo la morte del padre, gli spettò da subito la successione dello Stato di Bracciano e il ruolo di capo della ramificatissima famiglia. Il 12 febbraio 1541 la sua tutela e il governo, a suo nome, dello Stato furono affidati alla madre, per passare poi, dopo le nozze di questa con Lelio dell’Anguillara (1546), allo zio, il cardinale camerlengo Guido Ascanio Sforza di Santa Fiora, che ricostruì l’antica potenza territoriale degli Orsini di Bracciano recuperando, grazie a ingenti prestiti, territori alienati dalle generazioni passate. Si accumulò così un enorme debito che Paolo Giordano non sarebbe riuscito mai più a sanare. Dopo una condanna dello zio Francesco, i beni degli Orsini furono devoluti a Paolo Giordano.

Nel 1552, per consolidare la sua posizione filoimperiale, il cardinale di Santa Fiora combinò il matrimonio di Maria Felice, sorella di Paolo Giordano, con Marcantonio Colonna dei signori di Paliano, fedeli all’Imperatore Carlo V d'Asburgo. L’anno successivo la politica matrimoniale del cardinale si intrecciò con quella di Cosimo de’ Medici, alla ricerca dell’alleanza con la Chiesa. Il 24 luglio 1553 fu ratificato a Firenze il contratto di nozze tra Paolo Orsini e Isabella de' Medici, figlia terzogenita del duca di Firenze. Per Cosimo I de' Medici il matrimonio era una delle tappe della sua strategia di penetrazione nella corte romana e un modo per favorire l’imperatore Carlo V, distogliendo il capo della casata Orsini dalla tradizionale fedeltà al re di Francia. Orsini fu portato subito a Firenze per rimanere sotto il controllo mediceo.

Paolo Giordano Orsini, cresciuto ed educato nell’ambiente dei Farnese, degli Sforza di Santa Fiora e dei Medici, ricevette una formazione fondata sui modelli della più alta e raffinata educazione principesca che coniugava gli studi umanistici con la danza, il canto, la musica e la disciplina delle armi. Tra i musicisti al suo servizio ci furono Scipione del Palla e Bartolomeo Roy. Suo precettore fu Orazio Prospero, musicista e poeta; suo maestro nelle lettere e nelle armi fu il conte Alessandro Valenti di Trevi e, probabilmente, si occupò della sua educazione anche Benedetto Varchi. Suo maestro di equitazione fu il nobile napoletano Giovan Battista Pignatelli, considerato dai contemporanei fondatore di quell’arte. Questo tipo di addestramento, guidato e sorretto dai valori e dai rituali tipici della cavalleria cortese, trovava la sua massima applicazione nei tornei che Orsini stesso amava allestire.

Il 12 dicembre 1555, in occasione della guerra contro gli imperiali, il papa Paolo IV gli conferì il comando militare della Piazza di Campo de’ Fiori. Prima della partenza per Roma, il 28 gennaio 1556 furono celebrati a Firenze gli sponsalia con Isabella de’ Medici. Il 2 ottobre fu nominato generale delle truppe pedestri ed ebbe il comando di sei compagnie d’italiani con l’ordine di proteggere il tratto delle mura dalla porta S. Lorenzo fino a S. Giovanni. Il 7 marzo, a nome del re di Francia, gli fu conferito da Francesco I di Lorena l’Ordine di San Michele. Dopo la disfatta dei francesi, Orsini entrò al servizio del re di Spagna.

Nel 1560 fu nominato dal papa Pio IV governatore di Ascoli e capo del consiglio dei Cento e della Pace. Il 9 ottobre dello stesso anno il papa eresse in ducato il feudo di Bracciano. Con questo provvedimento il pontefice riconosceva ufficialmente l’unitarietà dei domini degli Orsini e la loro autonomia giudiziaria e legislativa fondando quello che, insieme col ducato di Castro, sarebbe divenuto un vero e proprio Stato all’interno del patrimonio di San Pietro. Risalgono a questo periodo i lavori di ristrutturazione e di abbellimento ai palazzi e agli edifici pubblici dello Stato da parte dell’architetto fiorentino Nanni di Baccio Bigio. Per affrescare gli interni del castello di Bracciano, Orsini scelse due tra i pittori più affermati in quel momento, Taddeo e Federico Zuccari Per celebrare la sua famiglia promosse anche un prezioso volume di memorie e ne affidò il compito a Francesco Sansovino, fratello del famoso architetto e scultore Jacopo, il quale stese L’Istoria di casa Orsina.

Nonostante l’istituzione del ducato, Orsini, per volontà di Cosimo de’ Medici, continuò ad abitare a Firenze con la moglie Isabella. Il 1° ottobre 1565 Cosimo donò loro la villa di Baroncelli, detta poi Poggio Imperiale. In quegli anni gli furono affidati unicamente incarichi di rappresentanza. A ottobre 1565 era con Francesco I de' Medici alla corte imperiale per accompagnare a Firenze la sua promessa sposa, l’arciduchessa Giovanna d'Austria, figlia dell'Imperatore Ferdinando I d'Asburgo. In occasione delle nozze, che si celebrarono il 25 dicembre, l'Orsini fece addobbare la piazza di S. Lorenzo con grandi tele raffiguranti gli uomini illustri del suo casato. Il tenore di vita principesco a cui era stato educato unito a una nota generosità che nell’Accademia senese degli Intronati gli meritò l’appellativo il Largo, contrastava però con la sua grave situazione debitoria; per sanarla nel marzo 1564 concluse un accordo con Cosimo per un prestito di 30.000 scudi.

Nel 1566 papa Pio V lo mandò alla difesa delle coste adriatiche minacciate dai turchi con 4000 fanti pagati e il 4 agosto lo nominò governatore generale di S. Chiesa, un ruolo ambìto da tutti i signori italiani in dura competizione per gli incarichi militari. Le voci sui suoi debiti arrivarono però al pontefice, il quale considerava grave peccato l’indebitamento: sebbene avesse dimostrato autorevolezza e capacità diplomatica nel dirimere una seria controversia tra famiglie rivali ad Ascoli, Orsini cadde in disgrazia e fu costretto a lasciare Roma e il suo incarico.

Nell’atmosfera di calunnie, sospetti e complotti che, nella seconda metà del Cinquecento, si insinuarono nella vita politica delle corti italiane, la situazione debitoria lo rese facile bersaglio delle campagne diffamatorie messe in atto dalla concorrenza spietata per la conquista di ricchi feudi e incarichi militari. La tradizionale fedeltà alla Francia della sua famiglia e la sua partecipazione alle guerre di Paolo IV contro gli imperiali non lo favorirono alla corte di Spagna; a causa della sua parentela con i Medici fu coinvolto nei giochi politici antimedicei condotti dai Farnese e dai fuoriusciti fiorentini con l’appoggio del duca di Ferrara, da sempre in competizione con i signori di Firenze.

La disperata situazione economica non impedì ai duchi di Bracciano di continuare a comportarsi come principi munifici. Dal 1569 al 1574 accolsero come segretario Fausto Sozzini, il teologo senese accusato di eresia. Nel 1571, in occasione della lega contro i turchi, Orsini partì come venturiero con il sostegno di Don Juan de Zuñiga, ambasciatore a Roma di Filippo II, e del genovese Giannandrea Doria, comandante della flotta spagnola. Prese parte alla battaglia di Lepanto e con la sua galea combatté contro il pascià Pertaù, generale della flotta turca, difese la galea reale di Don Giovanni d’Austria, fu ferito e si guadagnò la nomina da parte di Filippo II di ‘Generale dell’Infanteria Italiana nell’armata della Santa Lega’. In questa veste nei due anni successivi partecipò alle spedizioni navali contro i turchi.

Dopo la morte di Cosimo (1574), e soprattutto dopo quella della moglie Isabella (1576), che lo aveva sempre appoggiato e aiutato, rimase nel più totale isolamento politico e non riuscì più a ottenere incarichi militari. Durante il pontificato di Gregorio XIII, il legame di antico vassallaggio della famiglia Orsini con i pontefici si ruppe definitivamente insieme con quello di molte altre antiche famiglie feudali. La ricca corrispondenza dell’archivio Orsini rivela che egli spese gli ultimi anni della sua vita nel disperato tentativo di difendere il suo Stato dai creditori, che si erano impadroniti di feudi in cambio del denaro prestato, da Gregorio XIII, che minacciava l’incameramento delle sue terre, e dalle calunnie che lo volevano ricettatore di banditi per giustificare l’esproprio. Per due volte contrasse matrimonio con Vittoria Accoramboni, una nobildonna di Gubbio: le prime nozze, per l’ostilità della Spagna e dei Medici, furono annullate dal pontefice.

Morì a Salò il 13 novembre 1585, dopo aver inutilmente tentato di ricevere un incarico dai veneziani. Il figlio Virginio (1572-1615), sposato con Flavia Peretti, gli successe alla guida del ducato di Bracciano.

Vittoria Accoramboni, che Paolo Giordano, nel suo testamento, aveva lasciato erede di un cospicuo patrimonio, fu uccisa da ignoti a Padova il 22 dicembre del 1585. Della morte fu accusato Ludovico Orsini del ramo di Monterotondo, luogotenente di Paolo Giordano, che fu giustiziato senza processo per ordine del Consiglio dei Dieci della Repubblica di Venezia, il 28 dicembre 1585. La notizia di quei drammatici avvenimenti riempì le cronache del tempo. Si disse che Paolo Giordano avesse fatto uccidere Francesco Peretti, il marito di Vittoria, per poterla sposare, e che si trovasse nella Repubblica di Venezia per sfuggire alla giustizia dello zio di costui, il pontefice Sisto V. Contemporanee voci antimedicee, diffuse da libelli anonimi manoscritti, e che furono raccolte acriticamente dalla storiografia dell’Ottocento, lo accusarono di aver ucciso la prima moglie Isabella per gelosia e per ordine del granduca Francesco de’ Medici. Recenti ricerche su documenti d’archivio, e in particolare sul corposo carteggio di Orsini, gettano una luce nuova sul personaggio rivelando il grande legame d’affetto che lo unì a Isabella e la malattia di lei, che fu la vera causa che la portò alla morte. Tuttavia le ricostruzioni letterarie delle vicende della vita di Orsini influenzarono a tal punto la storiografia successiva che furono assunte come verità, senza riscontri documentari.

DiscendenzaModifica

Paolo Giordano e Isabella ebbero due figli:

AscendenzaModifica

Paolo Giordano I Orsini Padre:
Girolamo Orsini
Nonno paterno:
Giovanni Giordano Orsini
Bisnonno paterno:
Gentile Orsini
Trisnonno paterno:
Napoleone Orsini
Trisnonna paterna:
Francesca Orsini
Bisnonna paterna:
Trifalda Orsini
Trisnonno paterno:
Roberto Orsini
Trisnonna paterna:
Caterina San Severino
Nonna paterna:
Felice Della Rovere
Bisnonno paterno:
Papa Giulio II
Trisnonno paterno:
Raffaele della Rovere
Trisnonna paterna:
Teodora Manirola
Bisnonna paterna:
Lucrezia Normanni
Trisnonno paterno:
 ?
Trisnonna paterna:
 ?
Madre:
Silvia Sforza di Santa Fiora
Nonno materno:
Bosio II Sforza di Santa Fiora
Bisnonno materno:
Federico I Sforza di Santa Fiora
Trisnonno materno:
Guido Sforza di Santa Fiora
Trisnonna materna:
Francesca Farnese
Bisnonna materna:
Bartolomea Orsini
Trisnonno materno:
Niccolò Orsini
Trisnonna materna:
Elena Conti
Nonna materna:
Costanza Farnese
Bisnonno materno:
Papa Paolo III
Trisnonno materno:
Pier Luigi Farnese
Trisnonna materna:
Giovanna Gaetani di Sermoneta
Bisnonna materna:
Silvia Ruffini
Trisnonno materno:
Rufino Ruffini
Trisnonna materna:
?

NoteModifica


BibliografiaModifica

  • F. Sansovino, L'istoria di Casa Orsina, Venezia, B & F. Stagnini, 1565.
  • V. Celletti, Gli Orsini di Bracciano: glorie, tragedie e fastosità della casa patrizia più interessante della Roma dei secoli XV, XVI, e XVII, Roma 1963.
  • B.Furlotti, A Renaissance Baron and his Possessions. Paolo Giordano I Orsini, Duke of Bracciano (1541-1585), Brepols, Turnhout 2012.
  • E. Mori, Paolo Giordano Orsini, voce in Dizionario Biografico Treccani, volume 79 - 2013 http://www.treccani.it/enciclopedia/paolo-giordano-orsini_res-ac068daf-373d-11e3-97d5-00027104 2e8d9_
  • E. Mori, L’onore perduto del duca di Bracciano. Dalle lettere di P.G. O. e Isabella de’ Medici, in "Dimensioni e problemi della ricerca storica", II (2004), pp. 135-174.
  • E. Mori, L’onore perduto di Isabella de’ Medici, Milano, Garzanti, 2011
  • F.L. Sigismondi, Lo Stato degli Orsini. Statuti e diritto proprio nel ducato di Bracciano, Roma 2003.

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN96579981 · ISNI (EN0000 0001 4076 867X · GND (DE102997828X · ULAN (EN500121834 · CERL cnp02066762