Paolo Orsi

archeologo italiano
Paolo Orsi

Pietro Paolo Giorgio Orsi (Rovereto, 17 ottobre 1859Rovereto, 8 novembre 1935) è stato un archeologo italiano.

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BiografiaModifica

La formazioneModifica

Nacque a Rovereto, città al tempo facente parte dell'Impero austro-ungarico, e questo favorì i suoi legami culturali con la Mitteleuropa. Tra il 1869 e il 1877 frequentò l'Imperial Regio Ginnasio di Rovereto. Nel 1875 ancora sedicenne divenuto assistente di archeologia e entomologia diviene anche socio del Museo Civico della sua città, mentre nel 1880 diverrà conservatore per la Sezione Archeologica e Numismatica, carica mantenuta sino alla sua morte.

Nel 1877 intraprese gli studi umanistici presso l'Università di Padova. Fra il 1878 e il 1879 si trasferì a Vienna per seguire corsi di storia antica e archeologia. Nel 1881 frequenta anche il corso di Paletnologia all'Università di Roma seguendo le lezioni di Luigi Pigorini. Nel 1882 si laurea a Padova.

Le sue prime ricercheModifica

Le sue prime ricerche avvennero tra il 1881 e il 1883 nella sua terra di nascita, luogo che aveva esplorato in precedenza annotando sui suoi taccuini i punti di interesse. Eseguì degli scavi presso il Colombo a Mori, la Busa dell'Adamo e Castel Tierno nel Trentino i cui risultati furono pubblicati nel 1878.

Dopo un breve periodo di insegnamento al liceo di Alatri in provincia di Roma, entrò nella direzione generale delle antichità e delle belle arti di Roma e tra il 1885 e il 1888 alla Biblioteca nazionale centrale di Firenze.

L'arrivo a SiracusaModifica

 
Area del Castellaccio di Lentini, Paolo Orsi, R Carta, R Santapaola

Non avendo superato il concorso per la cattedra di archeologia all'Università di Roma, rimase, nei ruoli della pubblica amministrazione, vincendo quello di ispettore di III classe degli scavi e dei Musei a Siracusa, dove venne inviato nel 1888 sotto la direzione dell'ormai anziano Francesco Saverio Cavallari. Qui il territorio era sostanzialmente inesplorato e forte delle sue esperienze acquisite iniziò le sue indagini archeologiche dal 1889. Si dedicò allo studio della preistoria con attenzione alle sedi e alle origini dei Sicani, Siculi e Itali e ai centri dell'età del Bronzo Thapsos e di colonie greche quali Naxos e Megara Hyblaea di cui uscì una sua monografia nel 1890 edita dalla Reale Accademia dei Lincei. Nello stesso anno eseguì delle ricerche in Calabria affiancando il direttore dell'Istituto Germanico di Roma Eugene Petersen effettuando scavi nel tempio ionico di Locri.

Nel 1891 subentra al Cavallari nella direzione del Museo archeologico di Siracusa iniziando l'inventario dei materiali, lavoro che si prolungherà per quasi tutta la sua carriera. Favorì inoltre l'allestimento e l'ampliamento delle sale e delle collezioni del museo.

Nel lavoro sui monti Iblei e la valle che porta al mare scoprì templi, necropoli, mura, palazzi, monete presso Pantalica, Melilli, Stentinello, Castelluccio, Plemmirio, Cozzo Pantano, Thapsos e Cassibile. Proseguì inoltre lo studio di Megara Hyblaea e iniziò nel 1893 le ricerche a Naxos.

Esplorò i vari complessi catacombali e le chiese bizantine dando una particolare interpretazione sull'architettura della Basilica di San Foca a Priolo. Nel 1896 avviò lo scavo di Camarina, dal 1889 avviò le indagini su Akrai identificando Eloro, riportò alla luce l'antica città di Casmene. Si interessò anche di Terravecchia di Grammichele (1890) e Ibla nel 1892.

Fu "Commissario" del Museo Nazionale di Napoli per un breve periodo (1900 - 1901), lasciando però un'impronta indelebile. Infatti gettò le basi per il suo riordinamento globale (realizzato poi dal successivo direttore Ettore Pais), individuando dieci grandi raccolte di materiali.

Proseguì le ricerche su Camarina e poi Gela eseguendo delle pubblicazioni nei Monumenti Antichi dei Licei del 1904 e del 1906. Individuò il centro indigeno di Monte San Mauro a Caltagirone, Monte Bubbonia a Mazzarino e Licodia Eubea.

Nel 1907 si ebbe l'incarico di organizzare la Soprintendenza della Calabria con sede a Reggio Calabria e contribuì alla nascita del grande Museo Nazionale della Magna Grecia; in particolare lavorò a Reggio, a Locri, a Crotone, a Sibari, a San Giorgio Morgeto e a Rosarno, dove continuò lo studio sulla Magna Grecia. Scoprì città, un tempio ionico, antiche mura e i siti di Medma, Krimisa e Kaulon. Scavò per diversi anni a Monteleone di Calabria (attuale Vibo Valentia). Nel 1908 individuò il Persephoreion a Locri, dove eseguì ulteriori indagini nei dintorni. Promosse anche l'apertura di un museo civico nel 1914.

Fu tra i fondatori della Società Italiana di Archeologia nel 1909. Tra il 1917 e il 1921 scavò a Megara Hyblaea e in quegli anni identificò Morgantina.

Nel 1920 fondò con Umberto Zanotti Bianco la "Società Magna Grecia" destinata a raccogliere fondi per gli scavi (grazie ad essi poté scoprire un tempio ionico a Hipponion e esplorare una necropoli a Torre Galli) nel 1931 crearono la rivista «Archivio storico per la Calabria e la Lucania».

 
Taccuino 149 di Paolo Orsi del 1º giugno 1931 (scavi di S. Angelo Muxaro)

Nel 1923 con Regio Decreto gli venne affitata la direzione della Sovrintendenza alle antichità di Siracusa mantenendo sempre il doppio incarico anche in Calabria fino alla nomina di un Soprintendente per la Calabria nel 1924 e si concentrò nell'attività in Sicilia, rifiutando la nomina alla cattedra universitaria. Sempre nel 1924 fu nominato senatore del Regno d'Italia per cui si adoperò in favore dell'archeologia e della ricerca di fondi.

Scrisse oltre 300 lavori di fondamentale importanza, che lo portarono a vincere il Gran Premio di Archeologia dell'Accademia dei Lincei. La sua bibliografia fu ricca di opere e di temi, dalla Preistoria all'età medievale con grande attenzione alla Sicilia Orientale e alla Calabria, oltre che al territorio di Rovereto, delle Alpi e dell'Alto Adige.

Restò anche dopo il pensionamento a lavorare a Siracusa per l'ordinamento del museo di Siracusa che oggi porta il suo nome. Nel 1932 infatti l'incarico alla Sovrintendenza passò a Giuseppe Cultrera. Egli abbandonò Siracusa nell'autunno del 1934 tornando a Rovereto dove morì l'8 novembre del 1935.

In suo onoreModifica

Fu membro dell'Accademia nazionale dei Lincei[1]. A lui è dedicata l'annuale Rassegna del cinema archeologico che si svolge dal 1990 presso il Museo Civico di Rovereto.

Il Museo Archeologico di Siracusa, a lui intitolato, e il Museo Archeologico Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria, contengono una grandissima quantità di reperti risalenti a un periodo che va dalla preistoria sino al periodo greco, provenienti da ritrovamenti di tutto il territorio della Sicilia e della Calabria.

 
Busto di Paolo Orsi presso la biblioteca della Sovrintendenza di Siracusa

Il ritratto di GagliardiModifica

Per descrivere la figura di Paolo Orsi possiamo riportare quanto scrisse di lui, un anno dopo la sua morte, il suo amico Enrico Gagliardi anch'egli archeologo, che ospitò Orsi nei suoi soggiorni a Monteleone di Calabria (oggi Vibo Valentia):

« Rivedo il maestro: alta, solida la persona, la nobile testa eretta, la fronte spaziosa, pochi capelli lisci modellavano il cranio, la barbetta grigia, il portamento rigido, quasi militare, lo avrebbero fatto scambiare per un ufficiale; ma un solco profondo sulla fronte e lo sguardo penetrante ben rilevavano in lui l'uomo di studio e di scienza, abituato al diuturno travaglio del pensiero. Il parlare lento, misurato, chiaro, traduceva subito il carattere dell'uomo, diritto e preciso, che attraverso il lavoro senza indugi e senza stanchezza, vedeva netta la meta.

La sua vita austera, d'una semplicità francescana, che rifuggiva dagli onori e da ogni teatrale popolarità, gli ha permesso di operare in silenzio in luoghi disagiati. Dovunque Egli è passato, ha lasciato un'orma profonda; perché niente sfuggiva al suo sguardo, alla sua acuta osservazione; i suoi studi si concentravano subito in limpide e fondamentali pubblicazioni che hanno illustrato intere regioni e periodi oscurissimi, mai prima di lui tentati, e da lui fatti rivivere e resi eloquenti dopo millenni di silenzio. »

(Enrico Gagliardi, "Quaderno della rivista Trentino", Trento 1936, XIV, n. 8.)

Elenco degli scavi e delle scoperteModifica

  • 1881-1883 - Colombo a Mori, la Busa dell'Adamo e Castel Tierno nel Trentino;
  • 1889 - Akrai e Eloro
  • 1890 - Terravecchia di Grammichele
  • 1892 - Ibla
  • 1893 - Naxos
  • 1896 - Camarina
  • 1899-1903 - Camarina
  • 1900-1905 - Gela
  • 1902 - Licodia Eubea
  • 1903-1905 - Monte San Mauro (Caltagirone)
  • 1904-1906 - Monte Bubbonia (Mazzarino)
  • 1906-1908 - Camarina (necropoli di Passo Marinaro)
  • 1908 - Locri (Persephoreion)
  • 1910 - Crotone
  • 1910-1915 - Messina
  • 1912 - Identificazione di Hipponion e Medma (Calabria)
  • 1913-1915 - Kaulonia
  • 1916-1917 - Catania
  • 1917-1921 - Megara Hyblaea
  • 1928 - Lipari, necropoli di contrada Diana
  • 1928-1930 - Monte Casale (Casmene)
  • 1929 - Piazza Armerina
  • 1930 - Leontinoi
  • 1931-1932 - Sant'Angelo Muxaro

NoteModifica

  1. ^ Órsi, Paolo, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.

BibliografiaModifica

  • Atti del Convegno "Paolo Orsi e l'archeologia del '900", Rovereto, 12-13 maggio 1990, Supplemento agli Annali del Museo Civico di Rovereto, vol.6,1990.
  • ORSI, Paolo, in Enciclopedia Italiana, I appendice, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1938. URL consultato il 20 ottobre 2013.
  • Irene Calloud, ORSI, Paolo (Pietro Paolo Giorgio), in Dizionario biografico degli italiani, LXXIX volume, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2013. URL consultato il 20 ottobre 2013.
  • Maurina B., Sorge E. (a cura di), Orsi, Halbherr, Gerola. L’archeologia italiana nel Mediterraneo, Catalogo della mostra (Rovereto, Palazzo Alberti, 2 ottobre 2009 – 30 giugno 2010), Rovereto 2010.
  • La Rosa V., 1978, Paolo Orsi: una storia accademica, Catania.
  • Zanotti Bianco U., 1950, Paolo Orsi, Rovereto.

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