Papa Leone XIII

256° vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica
Papa Leone XIII
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Fotografia ufficiale di papa Leone XIII scattata l'11 aprile 1878
256º Papa della Chiesa cattolica
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Elezione20 febbraio 1878
Incoronazione3 marzo 1878
Fine pontificato20 luglio 1903
(25 anni e 150 giorni)
MottoLumen in coelo
Cardinali creativedi Concistori di papa Leone XIII
Predecessorepapa Pio IX
Successorepapa Pio X
 
NomeVincenzo Gioacchino Raffaele Luigi Pecci
NascitaCarpineto Romano, 2 marzo 1810
Ordinazione sacerdotale31 dicembre 1837 dal cardinale Carlo Odescalchi, S.I.
Nomina ad arcivescovo27 gennaio 1843 da papa Gregorio XVI
Consacrazione ad arcivescovo19 febbraio 1843 dal cardinale Luigi Lambruschini, B.
Creazione a cardinale19 dicembre 1853 da papa Pio IX
MorteRoma, 20 luglio 1903 (93 anni)
SepolturaBasilica di San Giovanni in Laterano
Firma
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Papa Leone XIII (in latino: Leo PP. XIII, nato Vincenzo Gioacchino Raffaele Luigi Pecci; Carpineto Romano, 2 marzo 1810Roma, 20 luglio 1903) è stato il 256º Vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica dal 3 marzo 1878 fino alla morte. È ricordato nella storia dei papi dell'epoca moderna come pontefice che ritenne che fra i compiti della Chiesa rientrasse anche l'attività pastorale in campo socio-politico. Se con lui non si ebbe la promulgazione di ulteriori dogmi dopo quello dell'infallibilità papale solennemente proclamato dal Concilio Vaticano I, egli viene tuttavia ricordato quale papa delle encicliche: ne scrisse ben 86, con lo scopo di superare l'isolamento nel quale la Santa Sede si era ritrovata dopo la perdita del potere temporale con l'Unità d'Italia.

La sua più famosa enciclica fu la Rerum Novarum con la quale si realizzò una svolta nella Chiesa cattolica, ormai pronta ad affrontare le sfide della modernità come guida spirituale internazionale. In questo senso correttamente gli fu attribuito il nome di «papa dei lavoratori» e di «papa sociale», infatti scrisse la prima enciclica esplicitamente sociale nella storia della Chiesa cattolica e formulò quindi i fondamenti della moderna dottrina sociale della Chiesa.

Nelle sue opere a favore della Chiesa venne aiutato dal fratello Giuseppe, elevato al grado di cardinale dallo stesso Leone XIII nel 1879. Leone XIII è noto anche per essere stato il primo papa, dopo mille anni di Storia, a non esercitare il potere temporale, perché impedito dalla recente occupazione italiana, destinata a perdurare per un sessantennio.

Fatto inconsueto nella cronaca dei pontificati l'episodio d'una sua visione mistica preconizzante un a lui prossimo futuro, drammatico specialmente per la Chiesa cattolica, che ebbe una certa influenza sul suo pensiero teologico e probabilmente sulla sua seguente ispirazione ministeriale.

BiografiaModifica

Infanzia ed educazioneModifica

 
Palazzo Pecci di Carpineto in un'illustrazione di Dante Paolucci

Vincenzo Gioacchino Pecci nacque il 2 marzo 1810 a Palazzo Pecci di Carpineto Romano (che a quei tempi faceva parte del Primo Impero francese) da Domenico Lodovico Pecci (1767-1836) e Anna Francesca Prosperi Buzi (1772-1824). Fu il sestogenito di sette fratelli: Carlo (1793-1879), Anna Maria (1798-1870), Caterina (1800-1867), Giovanni Battista (1802-1881), Giuseppe (1804-1890) e Fernando (1813-1830)[1]. Due tra i suoi fratelli si distinguono per essere diventati personaggi noti: il quintogenito della famiglia, Giuseppe Pecci, fu elevato alla porpora cardinalizia proprio dal fratello Vincenzo Pecci, divenuto Leone XIII, durante il concistoro del 12 maggio 1879, e il conte Giovanni Battista Pecci fece da padrino all'ordinazione sacerdotale di sant'Antonino Fantosati, nel 1865, proprio a Carpineto Romano.

La famiglia Pecci apparteneva alla nobiltà di toga. Il padre era commissario di guerra e colonnello. Già in gioventù Vincenzo Gioacchino Pecci si segnalò quale ragazzo dotato con una particolare predilezione per lo studio della lingua latina e fu avviato agli studi sotto la guida di precettori nella casa paterna.

Nel 1818 il giovane Pecci entrò, assieme al fratello Giuseppe, nel collegio dei gesuiti di Viterbo e lì vi rimase per sei anni, conseguendo ottimi risultati; nel luglio 1824 Vincenzo Pecci indossò l'abito ecclesiastico e, qualche settimana dopo, il 5 agosto, venne a mancare la madre: il padre Domenico volle che i suoi figli, dopo la perdita della moglie, stessero con lui a Roma. Dal 1824 al 1832, studiò teologia presso il Collegium Romanum, dove nel 1830 venne nominato maestro assistente[2]. Nel 1828, all'età di 18 anni, Vincenzo Gioacchino emise la professione di fede entrando nel clero secolare, mentre il fratello Giuseppe entrò nell'ordine dei gesuiti. Sul finire del 1832 si iscrisse all'Università La Sapienza, dedicandosi agli studi in diritto canonico e civile, e nel 1835 ottenne la laurea "in utroque iure"[3].

Ministero sacerdotaleModifica

La formazione per il servizio diplomatico e amministrativo pontificio presso l'Accademia dei Nobili a Roma occupò Vincenzo Gioacchino Pecci dal 1832 al 1837, anno in cui egli fu ordinato sacerdote dall'arcivescovo di Ferrara Carlo Odescalchi. Celebrò la prima messa nella chiesa di Sant'Andrea al Quirinale, assistito dal fratello Giuseppe, recentemente entrato nella Compagnia di Gesù. Già nel 1838 papa Gregorio XVI lo inviò quale delegato papale a Benevento, città appartenente allo Stato Pontificio. Il giovane Pecci, nonostante qualche ingenuità iniziale, nella sua breve esperienza beneventana riuscì a mostrare buone qualità di amministratore. L'8 giugno 1841 Gregorio XVI lo nominò delegato apostolico a Spoleto, dove rimase soltanto un mese, in quanto, essendo risultata vacante la sede di Perugia, il 12 luglio divenne delegato apostolico del capoluogo umbro. Nella nuova sede perugina si affaccendò maggiormente a riordinare l'amministrazione della giustizia e quella comunale, occupandosi anche della viabilità provinciale, realizzando la nuova e ampia strada che consentiva di salire in città. Inaugurata in occasione della visita a Perugia di Gregorio XVI il 25 settembre 1841, la nuova strada prese il nome di Gregoriana[3].

 
Il nunzio Vincenzo Gioacchino Pecci in Belgio

Ministero episcopale e missione diplomatica in BelgioModifica

Nel 1843[4] papa Gregorio XVI lo nominò arcivescovo titolare di Damiata; ricevette la consacrazione episcopale nella chiesa di San Lorenzo in Panisperna per l'imposizione delle mani del cardinale Luigi Lambruschini il 19 febbraio 1843[5][6]. Nel dicembre del 1842, il segretario di Stato Luigi Lambruschini gli affidò l'incarico di nunzio apostolico in Belgio, in sostituzione di monsignor Raffaele Fornari, nominato precedentemente nunzio apostolico in Francia; l'esperienza diplomatica in Belgio lasciò al monsignor Pecci una particolare predilezione per il mondo francofono, la cui stampa egli leggeva regolarmente[7]. Tuttavia il suo sostegno all'episcopato belga, che si trovava in conflitto col governo in merito all'istruzione giovanile, gli causò la richiesta alla Santa Sede di allontanamento da parte di re Leopoldo I, che naturalmente dovette essere accettata[8]. Il 19 gennaio 1846 fu nominato arcivescovo ad personam di Perugia a causa del decesso di monsignor Carlo Filesio Cittadini, vescovo di Perugia.

Arcivescovo di PerugiaModifica

Proprio nei giorni in cui avvenniva il passaggio di monsignor Pecci dalla nunziatura belga alla guida della Chiesa perugina, moriva papa Gregorio XVI e iniziava il lungo papato di Pio IX; un pontificato destinato a creare non pochi grattacapi a monsignor Pecci, il quale, soprattutto con il cardinal segretario di Stato Giacomo Antonelli, non riuscì a stabilire mai un rapporto di autentica cooperazione. Nella città umbra Pecci restò dal 1846 al 1877, ossia per più di trent'anni, nonostante in quel periodo fosse stato nominato cardinale[9][10].

In questi anni, nonostante i difficili rapporti col nuovo Stato italiano, realizzò nel territorio diocesano oltre cinquanta chiese (dette chiese Leonine) e altri edifici. Monsignor Pecci dovette affrontare situazioni poco gradevoli nella sua diocesi, dove ambienti ostili alla Chiesa iniziavano a formarsi; iniziarono a sorgere, infatti, nuclei massonici, gruppi liberali favorevoli al regime costituzionale e all'unificazione nazionale, associazioni mazziniane e anticlericali. Egli evitò di ricorrere ad atteggiamenti duri e repressivi e adottò un'azione pastorale prevalentemente versa ad operare su un piano religioso, evitando di misurarsi sul campo politico; voleva rispondere ai bisogni religiosi dei fedeli e voleva preparare un clero in grado di fronteggiare i vari compiti che i mutamenti sociali e politici dettavano. In una allocuzione dell'11 settembre 1853, egli non nascose la presenza nella sua diocesi di un "indifferentismo nelle cose religiose e negl'interessi spirituali", della "inosservanza dei giorni festivi", della "nausea ed infrequenza ai Sacramenti", della "licenza del vivere e immoralità"[11].Per porre rimedio a questi problemi occorreva, a suo avviso, un clero adeguatamente preparato.

Sin dai primi anni del suo episcopato presso la capitale umbra, monsignor Pecci ebbe particolarmente a cuore i problemi della cultura del clero, giudicando necessaria la formazione non soltanto religiosa ma anche scientifica, storica e filosofica dei presbiteri della diocesi. Ebbe una particolare dedizione nei confronti del seminario, infatti rivide i programmi di studio, ispirandosi anche all'esperienza che maturò come nunzio apostolico in Belgio. Pur di ampliare i vani del seminario, si privò anche di una parte dell'episcopio e seguì di persona la vita quotidiana dei seminaristi. Nel 1866 pubblicò anche un'istruzione sulla condotta del clero negli attuali tempi, nella quale si invitavano i sacerdoti ad "uno studio sodo, meditato ed assiduo"[12][3].

Oltre a prestare particolari attenzioni all'educazione del presbiterio ed alla cura pastorale dei fedeli, dovette far fronte ad alcune situazioni amministrative; in particolare dovette tener testa all'inefficienza e alla corruzione di cui si resero protagonisti i tanti delegati pontifici che si avvicendarono in quegli anni nell'amministrazione della città: si alternarono otto delegati in soli quattordici anni, la maggior parte dei quali, se non si tiene conto dei futuri cardinali Consolini e Randi, furono non capaci di gestire l'amministrazione di Perugia con integrità morale e rettitudine. Il vescovo di Perugia dovette misurarsi con "una serie di delegati pontifici l'un più dell'altro di cortissimo intelletto, sospettosi di tutto e di tutti, noncuranti all'estremo del Vescovo e dei suoi avvisi"[13]. Monsignor Pecci diresse al cardinal segretario di Stato Antonelli aspre lettere di denuncia circa le mancanze amministrative della diocesi perugina. Tuttavia l'inefficace gestione pontificia finì per consolidare, soprattutto nel capoluogo umbro, le correnti liberali e massoniche, e l'adesione alla causa nazionale e alla politica del Piemonte. Nel giugno 1859, tutte queste componenti finirono per convergere, in violenti e cruenti combattimenti, noti come le "stragi di Perugia": il 14 giugno i gruppi liberali, i quali erano sostenuti da gran parte della popolazione studentesca perugina, si alzarono contro le autorità pontificie, dando vita ad un governo provvisorio che rimase in carica una sola settimana, dato che le truppe pontificie, riorganizzatesi, riconquistarono la città il 20 giugno dopo violenti scontri. Il vescovo Pecci, pur non nascondendo la sua soddisfazione per il ritorno del governo pontificio a Perugia, non mancò di lamentare la severità di alcuni provvedimenti presi, soprattutto circa la decisione di chiudere l'Università al fine di punire gli studenti che parteciparono all'insurrezione. Egli invano cercò di ottenere un atteggiamento più indulgente da Roma, tenendo conto che la causa dell'insurrezione andava ricercata anche nella cattiva amministrazione della città. Il governo pontificio era destinato ad avere vita breve a Perugia, infatti il 14 settembre 1860, l'esercito piemontese, guidato dal generale Fanti, conquistò la città perugina e il plebiscito del 4 novembre si pronunciò a favore dell'annessione al Regno dei Savoia[3].

CardinalatoModifica

Fu creato cardinale da Pio IX nel concistoro del 19 dicembre 1853.

Circa la questione nazionale il cardinale Pecci non manifesò mai particolari simpatie per le istanze patriottiche presenti in molti settori della Chiesa italiana. Riteneva che il potere temporale fosse un'esigenza necessaria per consentire alla Chiesa il libero esercizio della sua funzione spirituale. Nella pastorale del 12 febbraio 1860, dal titolo "Il dominio temporale della S. Sede", disapprovò con fermezza l'idea di voler fare "suddito di una potenza terrena il Sommo Sacerdote della Chiesa cattolica". Nell'ottobre 1860, quando il ministro Marco Minghetti invitò i vescovi del Regno a manifestare la propria adesione al nuovo regime politico, il cardinale Pecci volle indirizzare, a nome di tutto l'episcopato umbro, una lettera a papa Pio IX per riaffermare l'esigenza per la Chiesa cattolica dell'esercizio del potere temporale. Scrisse anche alcune lettere a Vittorio Emanuele II protestando fermamente per l'introduzione nelle nuove provincie dell'Umbria del matrimonio civile e per l'espulsione degli eremiti camaldolesi di Montecorona. Cionondimeno, queste proteste non furono mai poste con toni particolarmente aspri ed il suo comportamento non fu mai provocatorio o smodato, bensì equilibrato e moderato, tanto che, quando nel 1869 Vittorio Emanuele si recò in visita a Perugia il 30 gennaio 1869, il cardinal Pecci volle inviargli una lettera nella quale affermava che "non avrebbe esitato di porgere senza indugio un riverente omaggio" alla persona del re, se non lo avessero trattenuto "le attuali condizioni e attinenze fra Chiesa e Governo" e "la sua vacillante salute". Non mancava di manifestare, comunque, il suo "profondo ossequio" al sovrano[14].

Si diceva del monsignor Pecci che fosse un uomo "di un valore indiscutibile, di una grande forza di volontà e di una rara severità nell'esercizio delle sue funzioni", aggiungendo che si trattava di "uno di quei preti che si devono stimare ed ammirare, un uomo di grandi vedute politiche e di scienza più grande ancora"[15]. Del resto, monsignor Pecci non aveva mai mancato di assumere posizioni autonome nei confronti di alcuni aspetti della politica di papa Pio IX. In particolare giudicò inopportuna l'adesione nel 1848 alla causa italiana e altrettanto intempestivo il successivo disimpegno. Non manifesò la sua convinzione piena circa la proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione. Riguardo al Sillabo aveva sostenuto, in sintonia con il vescovo di Orléans, monsignor Dupanloup, che le varie proposizioni del documento potevano essere interpretate correttamente solo se inserite nel loro contesto storico. Infine, in seno al concilio Vaticano I, assunse una posizione di equilibrio tra le correnti ultramontane e il gruppo degli antinfallibilisti. Pur riconoscendo e votando per l'infallibilità papale, riteneva necessario riconoscere maggiore dignità e autorità al corpo episcopale[3].

Dopo circa trent'anni di permanenza nella diocesi di Perugia, maturò il bisogno di traseferirsi. Il 3 ottobre 1874 scrisse al cardinale Prospero Caterini, prefetto della Sacra Congregazione del Concilio (oggi convertita nella Congregazione per il clero): "veggendo ogni giorno più deperire la mia vacillante salute, sento anche venir meno le forze a sostenere il peso di questa vasta diocesi che alla meglio ho servito da circa trent'anni". Manifestava il desiderio di ottenere una sede suburbicaria, la quale avrebbe alleviato le sue debolezze[16]. Il cardinale Pecci dovette attendere ancora alcuni anni prima di vedere esaudito il suo desiderio. Il 22 aprile 1877, scrivendo al cardinale Giovanni Simeoni, nominato nuovo segretario di Stato dopo la morte del cardinale Antonelli, avvenuta il 3 novembre 1876, chiedeva che il pontefice avesse "in qualche considerazione" la sua persona "dopo trentadue anni di esercizio episcopale" e "ventiquattro nel Sacro Collegio". Egli desiderava una "posizione meno travagliosa ed un clima meno aspro specialmente nei mesi invernali"[17] e chiedeva di essere trasferito a Roma, mantenendo tuttavia la guida della diocesi, che veniva affidata ad un vescovo ausiliare. La risposta del cardinale Simeoni fu incoraggiante: su proposta dello stesso cardinal Pecci, a guida della Chiesa perugina, in qualità di vescovo ausiliare, venne nominato il suo provicario generale monsignor Laurenzi. Il 4 giugno 1877 papa Pio IX lo autorizzò a risiedere a Roma e il 21 settembre del medesimo anno lo nominò camerlengo di Santa Romana Chiesa[3].

Il conclave del 1878Modifica

 
Papa Leone XIII appena eletto
 Lo stesso argomento in dettaglio: Conclave del 1878.

Alla morte di Pio IX, avvenuta il 7 febbraio 1878, la diplomazia europea non mancò di esercitare una significativa pressione sul collegio cardinalizio al fine di indirizzarlo verso una scelta moderata, che avrebbe dovuto stemperare gli atteggiamenti intransigenti che avevano segnato gli ultimi anni del pontificato di Pio IX. Sin dalla prima votazione al conclave, apertosi il 18 febbraio, emerse un chiaro orientamento a favore del cardinal Pecci. La sua candidatura era sostenuta principalmente dal cardinale Bartolini, dal cardinale Manning e dall'arcivescovo di Lovanio, cardinal Dechamps. I governi francese, spagnolo e autro-ungarico imposero veti significativi sulla candidatura del cardinale Bilio. In particolare il ministro degli esteri francese Waddington non mancò, tramite il vescovo di Orléans, monsignor Dupanloup, di sostenere la candidatura del cardinal Pecci[3].

Il cardinale Pecci fu eletto sommo pontefice, il primo dopo la fine del millenario potere temporale dei papi, il 20 febbraio 1878, dopo un conclave di soli due giorni, al terzo scrutinio, con quarantaquattro voti a favore.

Il pontificatoModifica

Blasonatura dello stemma

"D'azzurro, al cipresso piantato su una pianura, il tutto di verde, alla fascia d'argento attraversante, accompagnata nel cantone destro del capo da una stella cometa d'oro disposta in banda e in punta da due gigli del medesimo."

La sua salute cagionevole lasciava presagire un pontificato di transizione. Esso si sarebbe rivelato invece addirittura il terzo per durata all'epoca[18] (essendo il secondo quello di Pio IX, pontefice che regnò dal 1846 al 1878, e considerando anche quello di san Pietro) e, solo nel 2004, è stato superato da quello di papa Giovanni Paolo II[19].

La scelta del nome Leone (in omaggio a papa Leone XII che ammirò molto in gioventù) costituì un primo segno che il nuovo pontefice intendeva perseguire un mutamento nell'impostazione del papato rispetto al proprio predecessore.

 
Papa Leone XIII dopo la sua incoronazione

L'incoronazione di Leone XIII ebbe luogo nella Cappella Sistina il 3 marzo 1878.

Attività diplomaticaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa cattolica alla fine del XIX secolo.

Il pontificato di Leone XIII s'inserì in un'epoca di progressiva laicizzazione della società. Tale circostanza comportò una serie di tensioni fra la Santa Sede e i vari governi. Papa Leone XIII seppe fare opera di mediazione tra le istanze legate alla modernità e la posizione intransigente presa dal suo predecessore papa Pio IX. In Italia egli proseguì tuttavia la ferma opposizione al Regno d'Italia, mantenendo il Non expedit e impedendo dunque la partecipazione dei cattolici italiani alle elezioni e, in generale, alla vita politica dello Stato.

In seguito alla proposta di un Comitato internazionale composto da grandi personalità[20], rappresentative degli ambienti culturali e politici europei, si pianificò l'iniziativa della erezione di un monumento a Giordano Bruno in Roma. In reazione alla netta opposizione della Santa Sede, nel gennaio del 1888 si organizzarono manifestazioni a favore del monumento da parte degli studenti romani, represse dalla polizia con scontri e arresti, sino ad arrivare alla chiusura dell'Università di Roma. In seguito alle elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale di Roma del giugno 1888, i liberali ottennero la maggioranza grazie al sostegno nei confronti dell'iniziativa, e nel dicembre il nuovo Consiglio concesse lo spazio di Campo de' Fiori[21] per l'erezione del monumento, ottenendo anche l'approvazione del capo del governo Francesco Crispi[22]. Leone XIII, rinunciando a lasciare Roma, come in realtà aveva minacciato, rimase tutto il giorno in digiuno e in raccoglimento davanti alla statua di san Pietro.

 
Fotografia di Leone XIII scattata intorno al 1898

Quindi il 30 giugno 1889 pronunciò una solenne allocuzione di condanna e di protesta per l'oltraggio che affermava di avere subito, denunciando la "lotta a oltranza contro la religione cattolica" da parte di un mondo moderno ostile alla Chiesa e a Dio. Quanto a Bruno, l'allocuzione papale confermava in pieno la legittimità della condanna e del rogo: "non possedeva un sapere scientifico rilevante" mentre aveva avuto "stravaganze di debolezza e corruzione"[22]. La celebrazione del 9 giugno 1889 apparve un evento di portata europea: i sentimenti a favore della libertà scientifica e contro l'oscurantismo religioso vennero espressi in una imponente manifestazione. L'oratore ufficiale, Giovanni Bovio, disse che il papa soffriva di più le celebrazioni di quella giornata che la perdita dello Stato della Chiesa[23].

Nel 1896 inviò un breve apostolico di apprezzamento e sostegno al Congresso antimassonico internazionale di Trento.

In Germania, con una serie di concessioni a Bismarck Leone XIII seppe - opponendosi anche al Partito cattolico tedesco, la Zentrumspartei – porre termine alla Kulturkampf. Pure in Francia – suscitando anche lì il malcontento dei settori cattolici più conservatori – invitò i cattolici al rappacificamento con la Terza Repubblica, malgrado quest'ultima, governata da maggioranze viepiù radicali e anticlericali, avviasse un programma di progressiva secolarizzazione delle istituzioni, a iniziare dal settore scolastico. Tale evoluzione sfociò, nel 1905, dopo la morte di Leone XIII, nella separazione tra Stato e Chiesa.

Maggior successo ebbe la politica del pontefice nelle controversie aperte con la Svizzera e con i Paesi dell'America Latina. Vi furono i primi contatti con gli Stati Uniti d'America e con la Russia e pure le relazioni con il Regno Unito e la Spagna migliorarono. La statura internazionale del Papa – pur non raggiungendo il livello di coinvolgimento politico e di influenza a cui Leone XIII mirava – si accrebbe anche grazie alla mediazione che egli svolse sia nel conflitto delle Isole Caroline sia per la guerra ispano-americana del 1898.

 
Un ritratto di papa Leone XIII

Attività pastoraleModifica

«Principalissimo poi tra questi doveri è dare a ciascuno il giusto salario. Il determinarlo secondo giustizia dipende da molte considerazioni, ma in generale si ricordino i datori di lavoro che le leggi umane non permettono di opprimere per utile proprio i bisognosi e gli infelici, e di trafficare sulla miseria del prossimo. Defraudare poi il dovuto salario è colpa così enorme che grida vendetta al cospetto di Dio.»

(Papa Leone XIII, Rerum Novarum, XVII)

Nella sua enciclica Immortale Dei del 1885 affrontò il problema del ruolo dei cattolici negli stati moderni, negando il conflitto tra scienza e religione nell'Aeterni Patris del 1879. La sua enciclica Rerum Novarum, pubblicata nel 1891, è considerata il testo fondativo della moderna dottrina sociale cristiana. La Rerum Novarum affronta il problema dei diritti e dei doveri del capitale e del lavoro, cercando di mediare tra le posizioni di orientamento socialista e rivoluzionario e quelle proprie del liberismo economico di impronta capitalista, inaugurando una riflessione sui problemi del lavoro nel mondo moderno successivamente ripresa e approfondita nel 1931 dalla Quadragesimo Anno di papa Pio XI, dalla Mater et Magistra di papa Giovanni XXIII del 1961, dalla Populorum progressio di papa Paolo VI del 1967 e, più di recente, (1991), dalla Centesimus Annus di papa Giovanni Paolo II. Il pontefice si schiera per la collaborazione fra le classi:

«Come nel corpo umano le diverse membra s'integrano fra loro e determinano quelle relazioni armoniose che giustamente viene chiamata simmetria, allo stesso modo la natura esige che nella società le classi s'integrino fra loro realizzando, con la loro collaborazione mutua, un giusto equilibrio.»

 
Papa Leone XIII in sedia gestatoria

Fu particolarmente attivo dal punto di vista dell'insegnamento, fondando istituti di filosofia e università curate da religiosi e da laici. Si aprì al laicato universitario, grazie alle numerose accademie presenti all'epoca, in particolare a Siena, dove operò lo scolarca presidente Girolamo Benvoglienti, e a Lucca. Furono proprio le raccomandazioni dei vescovi Filippo Sardi (3 agosto 1789 – 8 marzo 1826)[24] e Giuseppe II De Nobili (3 luglio 1826 – 29 marzo 1836)[25] a permettere il lavoro degli accademici coadiutori dell'enciclica della modernità, ovvero la Rerum Novarum, i filomati di Lucca, presieduti da Luigi Fornaciari. Tra le università vanno ricordate quelle cattoliche che, in diverse città (Lovanio, Washington), operarono per la proliferazione della filosofia, della teologia e dell'arte. Leone XIII inoltre aprì agli studiosi parte dell'Archivio segreto vaticano.

Importante anche l'incentivo ad alcune cause di beatificazione e canonizzazione; ad esempio fu lui a canonizzare Chiara da Montefalco e a ordinare, il 19 dicembre 1878, la riapertura del processo di canonizzazione di Camilla da Varano, ossia la beata Battista, processo che peraltro giungerà a conclusione solo nell'ottobre 2010 ad opera di papa Benedetto XVI.

Visioni misticheModifica

Nel 1884 Leone XIII ebbe una visione mistica che lo impressionò vivamente. La mattina del 13 ottobre, durante una celebrazione nella Cappella Paolina, assunse un atteggiamento fuor dal comune: parve improvvisamente immobilizzato per qualche minuto, dopo di che, con aspetto provato, rientrò prontamente nel suo studio. I presenti lo temettero vittima d'un malore ma poco dopo egli convocò il responsabile della Congregazione dei Riti e affidandogli il manoscritto d'una preghiera appena compiuta gliene comandò l'inserimento nell'ambito del Rituale Romano. La preghiera è una elaborata invocazione all'Arcangelo Michele a difesa da qualche azione incombente del Diavolo "...Michael arcangele, defende nos in proelio, contra nequitias et insidias diaboli esto praesidium...". Orazione rimasta nella comune liturgia, poi rimossa dalle innovative disposizioni del Concilio Vaticano II.

A seguito dello scandalo a sfondo sessuale coinvolgente diversi membri dell'episcopato e del clero, papa Francesco[26] ha chiesto ai fedeli di tutto il mondo di recitare quotidianamente per tutto il mese di ottobre il Santo Rosario alla Beata Vergine Maria - unitamente al digiuno e alla penitenza come già richiesto nella "Lettera al Popolo di Dio" del 20 agosto 2018[27] - per la protezione della Chiesa da Satana, il "Grande Accusatore", concludendolo con l'antica preghiera "Sub Tuum Praesidium" dedicata alla Vergine e con la preghiera a San Michele Arcangelo. Inoltre diversi vescovi nel mondo hanno chiesto, senza successo, la reintroduzione della preghiera a San Michele alla fine di ogni messa.

 
Statua di Leone XIII nella Chiesa Collegiata di Carpineto Romano

Il mistero di quanto accadde quel giorno fu svelato dal cardinale Pietro Boetto che ne ricevette confidenza dal confessore personale di Leone XIII e dal cardinale Giovan Battista Nasalli Rocca. Tale resoconto pubblico avvenne solo nel 1946[28]. In sintesi, il papa aveva narrato la scena d'una terrificante fuoriuscita di demoni dalla superficie terrestre spaccata, i quali dopo tanti procurati disastri giungevano alle soglie della Basilica di San Pietro provocandone quasi il crollo, ma a fermare la loro malefica impresa discese l'Arcangelo Michele che facilmente sconfisse l'infernale schiera; di seguito aveva udito voci soprannaturali che preludevano l'avverarsi della minaccia entro un periodo temporale equivalente a qualche altro pontificato. Il pericolo sarebbe stato rappresentato sia dalla nazione russa che da un'aggressione contro la Chiesa, allo scopo di testarne fede e tenuta, operata da Satana a cui Dio concedeva un secolo di libertà d'azione.

Sebbene sia inconsueto nella cronaca ecclesiastica dei pontificati questo tipo di visioni, peraltro qui acclarata da fonti attendibili e con la conseguenza d'una scrittura a scopo liturgico (la preghiera succitata), l'evento è in sintonia con un apocalittico respiro religioso che aleggiava all'epoca, pur favorito da dichiarate apparizioni mariane, e che non è escluso abbia coinvolto emotivamente l'allora papa. Infatti già all'inizio del suo ministero sembra gli fosse stata recapitata una presunta lettera di Bernadette Soubirous, la veggente di Lourdes, che induceva presentimenti inquietanti. Tale missiva fu rinvenuta tra gli archivi vaticani nel 1997 dal prelato francese A.La Grande. Sulla sua autenticità persistono dubbi ma è comunque probabile che il papa la ricevette[29].

La portata dell'esperienza mistica avuta da Leone XIII sulla pastorale prettamente religiosa è certa dal momento che per la relativa sua "...preghiera esorcistica..."[30] prescrisse la recita in ginocchio al termine d'ogni messa e in ogni comunità ecclesiale del mondo. Ne è ipotizzabile il peso sulla sua seguente ispirazione extra-liturgica in quanto l'anno successivo iniziò a manifestare una più comprensiva attenzione per il neonato Stato italiano unitario e per le condizioni economico-sociali delle categorie lavoratrici più umili. In sintesi, dopo il 1884 si ravvisa un nuovo impulso del suo pontificato e c'è chi considera quella visione escatologica una delle sue molle.

Vita privata nel pontificatoModifica

 
Fotogramma di Sua Santità papa Leone XIII, pellicola del 1896 che ritrae Leone XIII girata «da un operatore dei fratelli Lumière, nel 1896, una settimana appena dopo dalla prima, storica proiezione parigina.» Oltre ad essere il primo filmato in cui compare un papa, è anche la più antica pellicola italiana di cui sia nota l'esistenza.[31]

Anche dopo aver passato i novant'anni d'età, Leone XIII continuò assiduamente lo studio della lingua latina, che padroneggiava con competenza ed eleganza, come dimostra il riconosciuto pregio letterario d'impronta classicista delle sue encicliche. Sempre in latino egli era solito scrivere liriche, essenzialmente in distico: non di rado, colto da insonnia, si levava nottetempo dal letto per mettersi alla scrivania (avendo cura di non far rumore per non svegliare il fidato cameriere Pio Centra che dormiva in anticamera) e scrivere i versi che aveva formato nella propria mente[32].

Papa Pecci era inoltre dantista appassionato, vantando una conoscenza mnemonica accurata e puntuale della Divina Commedia, e assiduo lettore di giornali e riviste, soprattutto di area francofona (abitudine acquisita nel corso del suo mandato di nunzio in Belgio)[32].

Il suo stile di vita era all'insegna della semplicità e della frugalità: come riferito da fonti interne al Vaticano, il pontefice dormiva poche ore per notte (complici anche le succitate insonnie), si levava prima delle ore 6 del mattino e - dopo una breve funzione religiosa nella cappella privata - si metteva subito al lavoro. Era poi solito compiere lunghe passeggiate nei Giardini Vaticani e nel tempo libero uccellava presso un roccolo fatto piantare su sua specifica richiesta, retaggio della sua passione giovanile per la caccia; quando però riusciva a far cadere uccelli in trappola nelle reti, li liberava delicatamente, li accarezzava e quindi li lasciava volar via. Altrettanto faceva con le tortore che gli venivano offerte dai fedeli come simbolo nelle funzioni di beatificazione e di canonizzazione[32][33].

Per lungo tempo rifiutò di servirsi di stufe o caloriferi nei propri appartamenti, tenendo soltanto il tradizionale braciere ciociaro in mezzo alla camera da letto. Probabilmente la bassa temperatura ambientale domestica nelle giornate più rigide fu tra le concause di alcuni raffreddori da lui contratti, che l'opinione pubblica riteneva erroneamente sintomi di malattie più gravi. Solo negli ultimi anni di vita, cedendo all'insistenza dell'archiatra dr. Giuseppe Lapponi, papa Pecci acconsentì a dotare le proprie residenze di moderni sistemi di riscaldamento (e a dormire qualche ora in più)[32][33].

Il pontefice era inoltre parco di cibo e bevande: secondo le fonti del tempo il suo regime nutritivo era basato su caffè, latte vaccino e caprino (quest'ultimo munto dagli ovini donatigli dai concittadini di Carpineto Romano), qualche tazzina di brodo ristretto, molti tuorli d'uovo sbattuti con un po' di marsala, poca frutta, un'aletta di pollo al mattino e un mezzo petto alla sera. Ai pasti accompagnava giornalmente due dita di vino di Bordeaux fornitogli appositamente da un convento della Borgogna[32][33].

 
Manifesto promozionale del vino Mariani con il ritratto di Leone XIII.

Tra i suoi pochi vizi vi erano il tabacco da fiuto, che assumeva solo privatamente e mai in presenza di estranei (sebbene talora qualche granellino di polvere gli cadesse sulla veste talare bianca, lasciando intuire l'abitudine)[32][33] e il vino Mariani, del quale fu convinto bevitore: giudicandone particolarmente salutari e tonificanti gli effetti, concedette alla ditta produttrice l'uso della propria effigie come testimonial per manifesti e inserzioni pubblicitarie[34]. La passione per questa bevanda, all'epoca considerata alla stregua di un medicinale (e successivamente tolta dal commercio allorché si prese coscienza dei rischi legati ai preparati a base di coca), era del resto condivisa internazionalmente da vari altri personaggi celebri[35]: tra i suoi consumatori vi furono anche un altro papa (Pio X), vari monarchi, politici e nobili (dallo zar di Russia al principe di Galles, passando per il presidente statunitense William McKinley) e un migliaio di altri personaggi pubblici (quali Sarah Bernhardt, J. J. Thomson, Émile Zola e l'autore dell'Inno e Marcia Pontificale Charles Gounod)[36].

Anche in età avanzata la sua memoria rimase straordinariamente lucida: ricordava infatti tutti i più piccoli incidenti della sua vita giovanile e dell'adolescenza, nonché le più svariate letture fatte sia di recente che nel più lontano passato. Usava inoltre dialogare assiduamente con persone più anziane di lui, onde conoscerne le abitudini di vita al fine di conformarvisi[32].

Le difficoltà di movimento legate all'anzianità lo obbligarono progressivamente a servirsi di un bastone da passeggio per deambulare; tuttavia quando scorgeva da lontano una persona estranea alla famiglia pontificia faceva ogni sforzo per camminare senza l'aiuto del bastone, facendolo passare con disinvoltura da una mano all'altra[32].

Tra il 1896 e il 1903 divenne inoltre il primo pontefice romano ad essere filmato e audioregistrato. Nel primo caso, dinnanzi alla cinepresa di Vittorio Calcina, impartì la prima benedizione "mediatica" nella storia della Santa Sede[37]; nel secondo, pochi mesi prima di morire, il 5 febbraio 1903, la sua voce venne incisa su un cilindro fonografico (Bettini Phonogramme-B mx 1-D) mentre declamava l'Ave Maria in latino e la formula di benedizione apostolica[33].

La notevole longevità di papa Pecci risultò sorprendente per il tempo: al momento della sua elezione egli era infatti apparso anziano, stanco e malaticcio, in particolare per il tremore alla mano cagionatogli da un salasso mal fatto. Leone XIII stesso, ironizzando sulla propria infermità, aveva confidato a stretto giro ai propri collaboratori di presagire una breve durata del proprio ministero (con susseguente necessità di allestire un nuovo conclave in tempi ristretti). Allorché però divenne evidente che tale predizione non si sarebbe verificata, nella famiglia pontificia si diffuse una battuta di segno opposto:

«Credevamo di eleggere un Santo Padre, abbiamo eletto un Padre Eterno[38]»

La morteModifica

 
La salma di Leone XIII esposta nella Cappella del Santissimo Sacramento nella Basilica Vaticana

Dopo una lunghissima agonia, Leone XIII morì il 20 luglio 1903 alle ore 16, dopo 25 anni, 5 mesi e 5 giorni di pontificato.

La Domenica del Corriere del 26 luglio del 1903 scrisse:

«La storia ricorderà a lungo la lotta che il pontefice sostenne con la morte, quantunque tutti prevedessero che in causa della tarda, eccezionale età egli non potesse giacere a lungo malato. Dal 5 luglio i fedeli s'attendevano ogni mattina l'annuncio del decesso. I romani accorrevano in piazza San Pietro per osservare la finestra della camera da letto e trarre oroscopi dalla durata del tempo che rimaneva aperta per il cambio d'aria, ma ognuno apprendeva tosto con lieto stupore che l'illustre infermo aveva ricevuto i suoi cardinali, s'era occupato delle faccende relative al governo della Chiesa, era passato dal letto su la poltrona e persino aveva all'indomani dell'estrema unzione corretto le bozze della sua ultima poesia in latino. Con l'ostinazione dei fanciulli e dei vecchi vigorosi, Leone XIII si è spesso ribellato alle ingiunzioni dei suoi medici, a dir la verità senza immediato suo danno.»

 
La tomba monumentale di Leone XIII nella Basilica di San Giovanni in Laterano

Leone XIII fu sepolto nella Basilica di San Giovanni in Laterano.

Il conclave successivo alla sua morte fu più breve di quanto comunemente previsto: iniziò la sera del 31 luglio 1903 e terminò il 4 agosto. Fra i 62 cardinali convenuti, le tendenze erano due: continuare la politica del pontefice scomparso (con colui che era stato accanto al papa come segretario di Stato, Mariano Rampolla del Tindaro), o cambiare rotta. E a sorpresa (anche per influenze esterne) venne eletto il cardinale Giuseppe Sarto, Patriarca di Venezia, che prenderà il nome di Pio X.

Ha detenuto per ben 117 anni, 1 mese e 15 giorni lo speciale record di pontefice più longevo della storia, essendo deceduto a ben 93 anni d’età (escluso il caso di papa Agatone, secondo la tradizione morto a 106 anni). Tale record venne poi superato il 4 settembre 2020 dal papa emerito Benedetto XVI; ciò nonostante rimane comunque il pontefice più anziano deceduto in carica poiché Joseph Ratzinger ha rinunciato al ministero petrino.

Concistori per la creazione di nuovi cardinaliModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Concistori di papa Leone XIII.

Papa Leone XIII durante il suo pontificato ha creato 147 cardinali nel corso di 27 distinti concistori.

Beatificazioni e canonizzazioni del pontificatoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Beatificazioni per pontificato § Pontificato di Leone XIII (1878-1903) e Canonizzazioni per pontificato § Pontificato di Leone XIII.

Encicliche del pontificatoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Lista di encicliche § Leone XIII (1878–1903).
 
Ritratto di papa Leone XIII di Philip de László, 1900

Papa Leone XIII scrisse moltissime encicliche nel suo lungo pontificato. Il sito ufficiale del Vaticano ne censisce ben 86[39].

Alcune tra le principali encicliche:

  • Inscrutabili Dei Consilio (1878): in essa il papa denuncia i mali sociali del suo tempo, che a suo avviso derivano dal disprezzo con il quale da più parti viene ripudiata l'autorità della Chiesa, madre di civiltà, che tanto ha giovato nei secoli all'intera umanità ed in modo particolare all'Italia e a Roma. Il pontefice dunque reclama rispetto e libertà per la Santa Sede ed esalta il Sacramento del matrimonio e i valori della famiglia.
  • Quod Apostolici Muneris (1878): è la prima enciclica di un papa di carattere sociale.
  • Aeterni Patris (1879): con questa enciclica Leone XIII vuole rilanciare la filosofia tomista, reputata la più adeguata per la riforma di una società in via di secolarizzazione, e la più congeniale al messaggio cristiano.
  • Arcanum Divinae (1880): è la prima enciclica di un papa dedicata al tema della famiglia e del matrimonio cristiano. In difesa della famiglia, insidiata da rinascenti errori, il pontefice esalta il valore del matrimonio, elevato da Gesù alla dignità di sacramento. Ricordata l'origine del matrimonio e le successive aberranti degenerazioni della poligamia, Leone XIII riafferma gli scopi e la disciplina delle nozze cristiane; condanna il matrimonio civile e il divorzio; riafferma l'esclusivo potere legislativo e giudiziario della Chiesa in materia di vincolo nuziale.
  • Sancta Dei Civitas (1880): enciclica sull'attività missionaria.
  • Diuturnum Illud (1881): la Chiesa non fa preferenza di regime politico, purché esso rispetti il diritto di Dio. Attraverso un modo di elezione non si dà la potestà (che viene solo da Dio), ma si stabilisce soltanto chi debba essere colui che la detiene.
  • Supremi Apostolatus Officio (1883) ("Dall'ufficio del Supremo Apostolato"): in questa enciclica viene decretato che la solennità della Madonna del Rosario sia celebrata con speciale devozione in tutto il mondo cattolico, e che dal primo giorno del mese di ottobre sino al due del successivo novembre in tutte le Chiese parrocchiali del mondo si recitino almeno cinque decine del Rosario, con l'aggiunta delle Litanie Lauretane.
  • Humanum genus (1884): l'enciclica considera la fine del XIX secolo un'era pericolosa per i cristiani e condanna la massoneria, così come una serie di pratiche connesse con la massoneria, compreso il naturalismo, come la sovranità popolare, che non riconosce Dio e l'idea che lo stato dovrebbe essere "senza Dio", il comunismo e il socialismo dell'epoca definiti come "una or l'altra di quelle capitali dottrine, in cui il veleno degli errori massonici pareva che fosse più intimamente penetrato"
  • Immortale Dei (1885): Leone XIII si chiede: se tra i liberali alcuni dicono che l'uomo è in dipendenza da Dio a livello personale, perché questo non deve essere valido anche per un'intera società? Certo il problema è anche in quale religione riconoscersi: ed è chiarissimo, afferma il papa, che la vera religione è quella cattolica, in posizione chiaramente antiliberale. Quest'argomento è così sintetizzabile: la sovranità di Dio si estende dal singolo all'intera società. La religione ha a che fare col bene comune. Una società bene organizzata deve tendere al bene comune, e in questo bene comune rientra la pratica della religione con il compimento dei doveri verso Dio. Uno Stato non può non favorire anche la religione. In questo caso prevale un'accezione platonica del bene comune, mentre oggi il bene comune viene portato a livello sociale-economico.[40]
  •  
    Leone XIII nel 1887
    Libertas (1888): la separazione fra Chiesa e Stato è inaccettabile perché irragionevole, in quanto l'individuo singolo è in sé religioso, e non si vede perché non debba esserlo un'intera società. Leone XIII contrasta alcuni di quelli che oggi sono definiti diritti umani in nome dei "diritti di Dio": l'uomo è libero di avere il diritto di non credere, ma –secondo Leone XIII– c'è anche un diritto di Dio ad essere adorato. E questo diritto è prevalente su quello di qualsiasi uomo. È questo il cuore di tutta l'impostazione di Leone XIII.
  • Dall'alto dell'Apostolico Seggio (1890): rivela l'esistenza di un piano delle «sette che diconsi massoniche», «invasate dallo spirito di satana», che abbraccia molteplici obbiettivi fra i quali quello della distruzione della Chiesa Cattolica. Il riferimento è inerente a un piano «che si svolge ora in Italia, specialmente nella parte che tocca la Chiesa e la religione cattolica; collo scopo finale e notorio di ridurla, se fosse possibile, al niente».[41]

Con la sensibilità odierna non si può parlare di un diritto di Dio, se non in senso molto analogico: i diritti umani vengono riconosciuti e tutelati dalla legge perché possono essere violati e messi in difficoltà, ma nel caso di Dio non si può dire assolutamente questo. Leone XIII risente ancora di un'impostazione differente, in cui la società è in relazione a Dio. L'idea gelasiana di Leone XIII tenta di oltrepassare –senza riuscirci– l'ormai avvenuta divisione totale fra Stato e Chiesa. Ormai bisognerà accettare quel che è accaduto, cercando di assicurare la libertà reciproca delle due parti.

Nella Libertas, la separazione fra Chiesa e Stato viene considerata inaccettabile perché l'intera società dev'essere considerata religiosa come il singolo uomo (estensione dei diritti di Dio alla società) e, inoltre, perché la religione dev'essere considerata come un bene comune della società.

Leone XIII comincia a distinguere sulla libertà di coscienza. Il concetto positivo è "fare tutto quel che piace". Quello negativo sta nel non subire impedimenti per scegliere la propria religione dentro uno Stato laico: questa libertà si può tollerare in base alla distinzione fra tesi e ipotesi. Non è conforme a verità e giustizia dare a tutti la libertà religiosa, ma viene tollerata tale situazione per via dei tempi gravi che si percorrono, e in ragione della tutela del bene comune.[42]

Motu proprio del pontificatoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Lista di motu proprio § Leone XIII (1878-1903).

Genealogia episcopale e successione apostolicaModifica

 
Fotografia di profilo di Leone XIII

La genealogia episcopale è:

La successione apostolica è:

OnorificenzeModifica

Onorificenze della Santa SedeModifica

Il papa è sovrano degli ordini pontifici della Santa Sede mentre il Gran magistero delle singole onorificenze può essere mantenuto direttamente dal pontefice o concesso a una persona di fiducia, solitamente un cardinale.

  Sovrano dell'Ordine supremo del Cristo
— 1878-1903
  Sovrano dell'Ordine di San Silvestro e della Milizia Aurata
— 1878-1903
  Sovrano dell'Ordine Piano
— 1878-1903
  Sovrano dell'Ordine di San Gregorio Magno
— 1878-1903

Onorificenze straniereModifica

  Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo (Belgio)
— [43]

NoteModifica

  1. ^ James Martin Miller (1908). "The life of Pope Leo XIII: containing a full and authentic account of the illustrious pontiff's life and work", su archive.org.
  2. ^ LEONE XIII, papa di Francesco Malgeri - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 64 (2005), su treccani.it.
  3. ^ a b c d e f g LEONE XIII di Francesco Malgeri - Enciclopedia dei Papi (2000), su treccani.it.
  4. ^ Alcune fonti (si veda, ad esempio, il sito Catholic Hierarchy e la biografia su papa Pecci dal titolo "Il giubileo sacerdotale del S.P. Leone XIII: periodico mensuale, Volumi 1-3") riportano che la data della nomina ad arcivescovo di Damiata fu pubblicata durante il concistoro del 27 gennaio 1843, mentre altre (si veda l’Annuario pontificio del 1877) riportano la data del 17 gennaio 1843. La data più attendibile è da considerarsi il 27 gennaio 1843.
  5. ^ Il giubileo sacerdotale del S.P. Leone XIII, su google.it.
  6. ^ Annuaire pontifical catholique / fondateur Mgr A. Battandier; [continuateur le P. Eutrope Chardavoine] (1902), su gallica.bnf.fr.
  7. ^ Anche una volta divenuto papa, non ritenne lesivo della propria dignità il rilasciare interviste alla stampa, precisamente nel febbraio 1892 al Petit Journal e nel marzo 1899 al giornale parigino Le Figaro
  8. ^ John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 736
  9. ^ Si dice perché fosse considerato un ribelle dal potente cardinal Antonelli
  10. ^ John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 737
  11. ^ Allocuzione pastorale recitata nella Chiesa Cattedrale di S. Lorenzo di Perugia nella domenica 11 settembre 1853, nell'apertura della 2ª visita pastorale (Perugia 1853, pp. 5-11)
  12. ^ G. Pecci, Scelta di atti episcopali, Roma 1879, p. 109.
  13. ^ E. Soderini, I, p. 177.
  14. ^ E. Soderini, I, pp. 183-84.
  15. ^ cfr. ibid., pp. 185-86.
  16. ^ O. Cavalleri, pp. 234-35.
  17. ^ ibid., p. 217.
  18. ^ Dopo san Pietro (34 anni) e Pio IX (31 anni, 7 mesi, 22 giorni)
  19. ^ È il papa più longevo della storia essendo deceduto a 93 anni compiuti, circa un anno in più di Celestino III (secondo papa dell'elenco per longevità), due anni in più di Giovanni XXII e di Gregorio XII (rispettivamente terzo e quarto in tale graduatoria) e sei anni circa in più di Clemente XII (quinto dell'elenco), anche se una leggenda narra che papa Agatone sia stato eletto a 103 anni e sia morto a 106
  20. ^ Tra le quali figurano Ernest Renan, Victor Hugo, Herbert Spencer, Marco Minghetti, Silvio Spaventa
  21. ^ Mauro Bocci, Storia dei papi, Gherardo Casini Editore, p. 332, ISBN 978-88-6410-002-9.
  22. ^ a b Ermanno Rea, La fabbrica dell'obbedienza, Feltrinelli, Milano, 2011
  23. ^ Owen Chadwick, Società e pensiero laico, SEI, Torino, 1989
  24. ^ Arcidiocesi di Lucca, su diocesilucca.it. URL consultato il 17 febbraio 2016.
  25. ^ Arcidiocesi di Lucca, su diocesilucca.it. URL consultato il 17 febbraio 2016.
  26. ^ Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede, su press.vatican.va. URL consultato il 30 settembre 2018.
  27. ^ Lettera del Santo Padre al Popolo di Dio (20 agosto 2018) | Francesco, su w2.vatican.va. URL consultato il 30 settembre 2018.
  28. ^ Vedi pure G:B. Nasalli Rocca, Lettera pastorale per la Quaresima, Bologna, 1946.
  29. ^ L'intero episodio della visione, con relative considerazioni e correlati storici, è riportato dall'archeologo, e collaboratore presso il dipartimento di Scienze dell'Antichità dell'Università di Roma "La Sapienza", Leandro Sperduti in Storia Segreta Del Papato, cap. X: Il Novecento. Il papato e le terribili profezie del nuovo secolo, pp. 282-284. Newton Compton editori, 2017.
  30. ^ Leandro Sperduti, op.cit., p. 283. Riferimento a episodio e preghiera fu pubblicato anche nel 1955 (p. 58) nella rivista ecclesiastica Ephemerides Liturgicae, fondata nel 1887.
  31. ^ Piero Schiavazzi, Andate in tutto il mondo: i vaticanisti italiani raccontano Giovanni Paolo II, EDB, 2004 p.580
  32. ^ a b c d e f g h Leone XIII nell’intimità - La Domenica del Corriere n. 11, 19 marzo 1899
  33. ^ a b c d e Curiosità su compare Gioacchino - museolareggiadeivolsci.it
  34. ^ Papa Leone XIII e il “Vizietto” della...Coca Pilloledistoria.it
  35. ^ Il vino alla che piaceva a papi e re intravino.com
  36. ^ Supplementi al Dizionario di Chimica e Chimica Industriale, su minerva.unito.it. URL consultato il 14 luglio 2020 (archiviato dall'url originale il 6 giugno 2009).
  37. ^ Filmoteca vaticana Archiviato il 24 dicembre 2012 in Internet Archive.
  38. ^ L'Italia del XX secolo, I volume, 1899-1908, Rizzoli 1977, pag. 109
  39. ^ Encicliche | LEONE XIII, su vatican.va. URL consultato il 28 agosto 2021.
  40. ^ Immortale Dei
  41. ^ Lettera enciclica "Dall'alto dell'apostolico seggio", su w2.vatican.va, 15 ottobre 1890.
  42. ^ Libertas enciclica (1888)
  43. ^ vedi qui

BibliografiaModifica

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  • Leone XIII, Inimica vis. La Chiesa cattolica contro la massoneria, a cura di A. Morganti, Il Cerchio 2006
  • Gabriele Della Balda (a cura di), Leone XIII. Il Papa, guardia inflessibile del passato, che ha accennato l'avvenire al mondo. Documenti scelti del pontificato (1878-1903), Graphe.it edizioni, Perugia 2010. ISBN 978-88-89840-59-7.
  • G. Zizola, I papi del XX e XXI secolo. Da Leone XIII a Benedetto XVI, Newton Compton 2005
  • O. Moretti Taeti, Aneddoti della vita di S. S. Leone XIII, Casa Editrice della Rassegna Nazionale 1904
  • R. Murri, La Rerum novarum e Leone XIII, Quattroventi 1991
  • AA. VV., Leone XIII e il cammino ecumenico, Nova Millennium Romae 2007
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  • S. Picciaredda & V. Alberti, Il mondo di Leone XIII d'incontro della chiesa con il XX secolo, Fondazione Liberal 2006
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