Parliament

gruppo musicale statunitense
Parliament
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George Clinton (2009)
Paese d'origineStati Uniti Stati Uniti
GenereFunk
Funk rock
Periodo di attività musicale1970 – 1980
EtichettaCasablanca, Invictus

I Parliament sono stati un gruppo musicale statunitense, considerati fra le formazioni più innovative del funk e fra i massimi ispiratori dell'hip hop.[1] Essi vengono considerati, assieme ai Funkadelic (che erano in realtà composti dagli stessi musicisti), la principale formazione P-Funk, stile contaminato da James Brown, Sly Stone, dal sound della Tamla Motown e al rock degli MC5 e degli Stooges.[2][3]

StoriaModifica

Originariamente conosciuti come Parliaments, un gruppo doo-wop degli anni sessanta fondato da George Clinton, i Parliament esordirono con l'album Osmium del 1970, segnato dal caratteristico sound del produttore Bernie Worrell e da cui fu estratto il singolo Breakdown, che raggiunse il trentesimo posto delle classifiche.[4] Nel 1972 entrò nell'organico il bassista Bootsy Collins, che aveva già collaborato con i J.B.'s di James Brown.[4] I Parliament pubblicarono i primi dischi di successo a partire dalla metà degli anni settanta fra cui i singoli Up for the Down Stroke (1974) e Chocolate City, giunti rispettivamente al decimo e al ventiquattresimo posto della classifica R&B.[4] Il seguente Mothership Connection (1975) è considerato uno dei capolavori del gruppo e contiene svariati brani considerati classici del genere funk fra cui la title track, P. Funk (Wants to Get Funked Up) e Tear the Roof off the Sucker (Give Up the Funk).[4] L'album Funkentelechy Vs. the Placebo Syndrome (1977) fu il primo album del collettivo a raggiungere il primo posto in classifica.[4] Poco più tardi, nel 1978, la band riuscì nuovamente raggiungere il primo posto delle classifiche R&B con i singoli Flash Light e Aqua Boogie (A Psychoalphadiscobetabioaquadoloop).[5] La band è inoltre celebre per i concerti esuberanti e colmi di riferimenti all'afrofuturismo come quelli che tenne durante il P-Funk Earth Tour. Alcune registrazioni dell'evento sono documentate su Live: P-Funk Earth Tour (1977).[1] Il gruppo si sciolse nel 1980 dopo la pubblicazione dell'album Trombipulation.[2]

Nel 2018, i Parliament pubblicarono, durante una reunion temporanea, l'album Medicaid Fraud Dogg, pubblicato solamente in formato digitale.[6]

FormazioneModifica

DiscografiaModifica

Album in studioModifica

Album dal vivoModifica

AntologieModifica

  • 1984 – Parliament's Greatest Hits
  • 1991 – The Best Nonstop Mix Compilation
  • 1993 – Tear the Roof Off 1974-1980
  • 1994 – Greatest Hits 1972-1993
  • 1995 – The Best of Parliament: Give Up the Funk
  • 1995 – First Thangs
  • 1996 – Rhenium
  • 1997 – The Early Years
  • 1999 – 12" Collection & More
  • 2000 – 20th Century Masters - The Millennium Collection: The Best of Parliament
  • 2000 – Get Funked Up: The Ultimate Collection
  • 2005 – Gold
  • 2007 – The Casablanca Years: 1974–1980

SingoliModifica

  • 1971 – Breakdown
  • 1974 – Up for the Down Stroke
  • 1974 – Testify
  • 1975 – Chocolate City
  • 1975 – Ride On
  • 1976 – P. Funk (Wants to Get Funked Up)
  • 1976 – Tear the Roof off the Sucker (Give Up the Funk)
  • 1976 – Mothership Connection (Star Child)
  • 1976 – Do That Stuff
  • 1977 – Dr. Funkenstein
  • 1977 – Fantasy Is Reality
  • 1977 – Bop Gun (Endangered Species)
  • 1978 – Flash Light
  • 1978 – Funkentelechy
  • 1978 – Aqua Boogie (A Psychoalphadiscobetabioaquadoloop)
  • 1979 – Rumpofsteelskin
  • 1979 – Party People
  • 1980 – Theme from the Black Hole
  • 1980 – The Big Bang Theory
  • 1980 – Agony of DeFeet
  • 2018 – I'm Gon Make U Sick O'Me

NoteModifica

  1. ^ a b Eddy Cilía, Federico Guglielmi, Rock 500 dischi fondamentali, Giunti, 2002.
  2. ^ a b (EN) George Clinton, Parliament, Funkadelic, Bernie Worrell, su scaruffi.com. URL consultato il 27 febbraio 2020.
  3. ^ Ezio Guatamacchi, La storia del rock: Con la prefazione di Renzo Arbore, Hoepli, 2014, capitolo 10.
  4. ^ a b c d e (EN) Parliament, su allmusic.com. URL consultato il 28 febbraio 2020.
  5. ^ (EN) George Clinton, su georgeclinton.com. URL consultato il 28 febbraio 2020.
  6. ^ George Clinton rientra in Parlamento, su giornaledellamusica.it. URL consultato il 27 febbraio 2020.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN148850890 · ISNI (EN0000 0001 0944 655X · LCCN (ENn79116157 · BNF (FRcb13961537b (data) · WorldCat Identities (ENlccn-n79116157
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