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La partenza dei romani dalla Britannia (Inghilterra, Scozia meridionale e Galles) fu completata nel 410. L'archeologia parla di una grossa decadenza negli ultimi decenni del IV secolo. Il dominio romano sulla Britannia si può però considerare concluso già dal 407, anno in cui Costantino III fu acclamato imperatore dalle legioni stanziate in Britannia, attraversando poi la Manica con l'esercito. In questo modo l'isola restò completamente indifesa. E nel 410 l'imperatore d'Occidente Onorio scrisse agli abitanti della Britannia che da quel momento avrebbero dovuto badare da soli a loro stessi e alla propria difesa.

Contesto storicoModifica

Alla fine del IV-inizio V secolo, l'Impero romano non riusciva più a difendersi efficacemente dalle rivolte interne e dalle minacce esterne poste dalle tribù di Germani ai confini dell'Impero. Questa situazione e le sue conseguenze determinarono la separazione della Britannia dal resto dell'Impero.

Alla fine del IV secolo, l'Impero era controllato dai membri della dinastia teodosiana fondata dall'Imperatore romano Teodosio I. Tale famiglia conservò il controllo dell'Impero fino al 455 formando alleanze con matrimoni con altre dinastie e allo stesso tempo impegnandosi in lotte intestine contro usurpatori che tentavano di detronizzare la dinastia regnante con una propria. Queste lotte intestine esaurirono le risorse militari e civili dell'Impero.

I rapporti dell'Impero con i Germani erano talvolta ostili, altre volte cooperativi, ma alla fine si rivelarono fatali, in quanto l'Impero fu incapace di impedire a queste tribù di assumere un ruolo dominante nei rapporti. A partire dal tardo IV secolo, le forze militari dell'Impero romano d'Occidente erano dominate da truppe germaniche, e Germani romanizzati giocavano un ruolo significativo nella politica interna romana. Le tribù germaniche ad est dell'Impero erano in grado di approfittare dell'indebolimento dell'Impero, sia per espandersi in territorio romano sia per spostare il loro intero popolo in terre una volta considerate esclusivamente romane.

CronologiaModifica

383–388Modifica

Nel 383, il generale romano all'epoca assegnato alla Britannia, Magno Massimo, si rivoltò usurpando la porpora,[1] e invadendo la Gallia con le sue truppe. Uccise l'Imperatore d'Occidente Graziano e governò la Gallia e la Britannia come Augusto. Il 383 è l'ultima data in cui è attestata la presenza romana al nord e all'ovest della Britannia,[2] forse ad eccezione di assegnamenti di truppe alla torre sulla Holyhead Mountain in Anglesey e in postazioni costiere occidentali come Lancaster. Questi avamposti potrebbero essere resistiti fino agli anni 390, ma erano una presenza molto minore.[3]

Le monete datate a più tardi del 383 sono state rinvenute durante scavi lungo il Vallo di Adriano, suggerendo che le truppe non furono tolte dal presidio di tale vallo, come una volta si riteneva[4] o, se lo furono, ritornarono presto a presidiarlo dopo che Massimo ottenne il controllo sulla Gallia. Nel De Excidio et Conquestu Britanniae, scritto nel 540 ca., Gildas attribuisce la responsabilità di un esodo di truppe e di ufficiali civili dalla Britannia a Massimo, affermando che abbandonò l'isola non solo con tutte le sue truppe, ma anche con tutte le sue bande armate, i governatori, e con il fiore della giovinezza, per non fare mai più ritorno.[5]

Le incursioni di Sassoni, Pitti, e Scoti d'Irlanda erano già in corso fin dal tardo IV secolo, ma questi aumentarono di intensità intorno al 383. Si verificarono inoltre insediamenti permanenti a larga scala di Irlandesi lungo le coste del Galles in circostanze non chiare.[6][7][8][9] Massimo condusse delle campagne in Britannia contro Pitti e Scoti,[10][11] con storici in disaccordo se ciò avvenne nel 382 o nel 384 (ovvero, se le campagne avvennero prima o dopo l'usurpazione del 383).

Nel 388, Massimo condusse il suo esercito in Italia attraversando le Alpi, nel tentativo di espandere la sua zona di influenza all'interno dell'Impero romano. Il tentativo, tuttavia, fallì quando fu sconfitto in Pannonia nella Battaglia della Sava (nella moderna Croazia) e nella Battaglia di Poetovio (a Ptuj nella moderna Slovenia). Fu quindi giustiziato per ordine di Teodosio.[12]

389–406Modifica

 
Una mappa della Britannia nel 410 ca. mostrando fortezze e strade romane, oltre alle diverse native tribù britanniche.

Giustiziato Massimo, la Britannia tornò sotto il controllo dell'Imperatore d'Occidente Valentiniano II fino al 392, quando l'usurpatore Eugenio usurpò la porpora in Occidente, riuscendo ad uccidere Valentiniano e sopravvivendo fino al 394 quando fu sconfitto e ucciso da Teodosio, che così riunificò Occidente ed Oriente per l'ultima volta. Spentosi Teodosio nel 395, gli succedette in Occidente il figlio undicenne Onorio. Il potere effettivo dietro il trono, tuttavia, era detenuto dal generale Stilicone, il genero del fratello di Teodosio e il suocero di Onorio.

La Britannia, nel frattempo, stava soffrendo le incursioni di Scoti, Sassoni, e Pitti e, tra il 396 e il 398, Stilicone ordinò una campagna contro i Pitti,[13] probabilmente una campagna navale volta a porre fine alle loro incursioni portate dal mare alla costa orientale della Britannia.[14] Potrebbe anche aver ordinato la conduzione di campagne contro Scoti e Sassoni nello stesso periodo,[15] ma in ogni modo questa potrebbe essere stata l'ultima campagna condotta dai Romani in Britannia di cui resta traccia.[16]

Nel 401 o nel 402 Stilicone affrontò la guerra contro il re visigoto Alarico e, nel 405/406, l'invasione dei Goti di Radagaiso. Necessitando di ulteriori truppe per respingere gli invasori della penisola italiana, sguarnì di truppe il Vallo di Adriano per l'ultima volta.[15][17][18] Il 402 è la datazione più tarda di ogni moneta romana trovata in grandi quantità in Britannia, suggerendo che o Stilicone ritirò le rimanenti truppe dalla Britannia, o che l'Impero non poteva più pagare le truppe ancora lì presenti.[19] Nel frattempo Pitti, Sassoni e Scoti continuarono le loro incursioni, aumentate di intensità. Nel 405, per esempio, si narra che Niall dei nove ostaggi avesse saccheggiato la costa meridionale della Britannia.[20]

407–410Modifica

Nell'ultimo giorno del dicembre 406 Alani, Vandali, e Suebi attraversarono il Reno cominciando a devastare tutta la Gallia senza trovare opposizione.[20][21]

Poiché gli invasori non trovarono opposizione, le truppe romane che erano rimaste in Britannia temettero che gli invasori della Gallia potessero attraversare il Canale della Manica per invadere anche la Bretagna, e si rivoltarono all'autorità imperiale – un'azione forse agevolata da ritardi nella paga che creò malcontenti nell’Esercito Romano in Britannia.[3] Il loro intento era scegliere un Comandante che avrebbe respinto le minacce ma le loro prime due scelte, gli usurpatori Marco e Graziano, non soddisfecero le loro aspettative e furono uccisi; la loro terza scelta fu il soldato Costantino III.[22]

 
Moneta di Costantino III.

Nel 407 l'usurpatore Costantino III raccolse le rimanenti truppe in Britannia, le condusse attraversando il Canale in Gallia, ottenne sostegni qui, e sottrasse al controllo di Onorio Gallia e Britannia.[20] L'Impero romano in Italia era preoccupato a respingere l'invasione dei Visigoti ed era incapace di intervenire in Gallia, dando a Costantino l'opportunità di espandere la sua sfera di influenza sottraendo al controllo di Onorio anche la Spagna.[23][24]

Nel 409 il controllo dei suoi domini da parte di Costantino III cominciò a vacillare. Parte delle sue forze militari si trovavano in Spagna, e non potevano quindi intervenire in Gallia, mentre alcune di quelle in Gallia furono volte contro di lui da generali lealisti romani. I Germani che risiedevano a ovest del Reno insorsero contro di lui, forse incoraggiati da lealisti romani,[25][26] mentre quelli che risiedevano a est del fiume, invasero la Gallia.[27] La Britannia, rimasta senza truppe e colpita da devastanti incursioni sassoni nel 408 e nel 409, osservava la situazione in Gallia con rinnovato allarme. Forse, percependo che Costantino non avrebbe inviato loro rinforzi per respingere le incursioni, sia i Romano-Britanni che gli abitanti della Gallia nord-occidentale espulsero i magistrati di Costantino nel 409 o nel 410.[28][29][30] Lo storico bizantino Zosimo (floruit 490–510) ascrisse esplicitamente a Costantino ogni responsabilità per l'espulsione, sostenendo che, non ricevendo aiuti da Costantino III per respingere le incursioni dei Sassoni, i Britanni e gli abitanti della Gallia nord-occidentale furono ridotti a tale stato miserevole da costringerli a rivoltarsi all'Impero romano, rigettare il diritto romano, ritornare ai loro costumi nativi, e armarsi da sé per respingere da soli le incursioni.[31]

Poco tempo dopo Onorio inviò lettere alle città della Britannia autorizzandoli a provvedere per sé stesse. La lettera è comunemente nota come Rescritto di Onorio, una caratterizzazione che presume che le lettere furono inviate come risposta (quindi, un rescritto) a una corrispondenza. Il protocollo stabiliva che Onorio dovesse indirizzare le lettere agli ufficiali imperiali, e il fatto che non lo fece implica che le città della Britannia fossero ora l'autorità romana più alta rimanente sull'isola.[32]

Il fatto che Gildas, indipendentemente da Zosimo, preserva il messaggio (se non le parole esatte) del Rescritto, conferisce credibilità al resoconto di Zosimo.[33] Inoltre, Onorio aveva incoraggiato altri provinciali a provvedere da sé alla propria difesa in situazioni simili, ulteriormente corroborando l'asserzione che incoraggiò i Romano-britanni a fare lo stesso.[34]

All'epoca in cui fu redatto il Rescritto, Onorio era rinserrato nella sua nuova capitale, Ravenna, essendo incapace di impedire ai Visigoti di attuare il Sacco di Roma (410).[32] Non era certamente in grado di offrire assistenza ai romano-britanni. Quanto a Costantino III, nel 411 fu ucciso, con i suoi seguaci, dai generali di Onorio, in particolare Flavio Costanzo.[35]

Variazioni interpretativeModifica

Lo storico Theodor Mommsen (Britain, 1885) scrisse che "Non fu la Britannia ad abbandonare Roma, ma Roma che abbandonò la Britannia ...", sostenendo che le priorità di Roma ora erano altrove. [36] La sua posizione ricevette il sostegno di diversi storici nel corso del tempo.

Michael Jones (The End of Roman Britain, 1998) assunse la posizione opposta, sostenendo che fosse stata la Britannia ad abbandonare Roma, affermando che le numerose usurpazioni in Britannia combinate con la cattiva amministrazione spinse i Romano-Britanni a rivoltarsi.

I progressi nella ricerca storica e specialmente archeologica potrebbero aver reso obsoleti molti studi storici.

ControversieModifica

Per quanto riguarda gli eventi del 409 e 410 quando i Romano-Britanni espulsero i magistrati romani e inviarono una richiesta di aiuto a Onorio, Michael Jones (The End of Roman Britain, 1998) propose di invertire la cronologia dei fatti, suggerendo che prima i Britanni si appellarono a Roma per aiuto e solo successivamente, quando compresero che non sarebbe arrivato alcun aiuto, espulsero gli ufficiali romani e cominciarono a governarsi da sé.[37]

Secondo diversi studiosi moderni, il Rescritto di Onorio non sarebbe stato indirizzato alle città della Britannia, bensì alle città del Bruzio (la "punta" dell'Italia, moderna Calabria).[38][39][40] Secondo i suddetti storici, la fonte (Zosimo) o un copista commise un errore, scrivendo Brettania quando intendeva scrivere Brettia, facendo notare che il brano che contiene il Rescritto parla invece degli avvenimenti dell'Italia settentrionale.

Le critiche alla teoria secondo cui il Rescritto era rivolto agli abitanti del Bruzio invece che a quelli della Britannia variano da chi ignora la proposta,[41] a chi semplicemente fa notare che è una congettura non verificabile,[42] a chi invece argomenta in modo dettagliato contro la teoria (per esempio, 'Perché Onorio avrebbe scritto alle città del Bruzio invece che al governatore provinciale?', e 'perché un affare riguardante la distante Italia meridionale appartiene a un brano sull'Italia settentrionale più di un affare riguardante la distante Britannia?').[43][44] La teoria contraddice, secondo alcuni studiosi, il resoconto di Gildas, che fornisce un sostegno indipendente alla tesi secondo cui il rescritto era indirizzato alla Britannia ripetendo l'essenza del resoconto di Zosimo e applicandolo esplicitamente alla Britannia.[33]

E. A. Thompson ("Britain, A.D. 406–410", in Britannia, 8 (1977), pp. 303–318), per spiegare l'espulsione dei magistrati e l'appello di aiuto a Roma, ha proposto che in Britannia sarebbe scoppiata una rivolta ad opera di contadini dissidenti simili ai Bagaudi di Gallia, che sarebbero i responsabili dell'espulsione degli ufficiali romani, costringendo la classe di proprietari terrieri di rivolgersi a Roma per aiuto.[45] Le fonti, tuttavia, non provano in modo certo la tesi di Thompson: tra i libri che menzionano tale tesi vi è Celtic Culture (2005) di Koch, che cita la traduzione di Thompson di Zosimo e afferma "la rivolta in Britannia potrebbe aver coinvolto bagaudi o ribelli contadini come accaduto in Armorica, ma questo non è certo."[46]

NoteModifica

  1. ^ Snyder,  pp. 13, An Age of Tyrants. Snyder cita Zosimo 4.35.2-6 e 37.1-3, e Orosio (7.34.9-10), con quest'ultimo che sostenne che Massimo era un usurpatore controvoglia.
  2. ^ Frere,  pp. 354, Britannia, The End of Roman Britain. Specificamente, Frere si riferisce al Galles, i Pennini occidentali, e alla fortezza di Deva; suggerisce inoltre che lo stesso si può dire per la Britannia a nord del Vallo di Adriano, riferendosi alle terre dei Damnonii, Votadini, e dei Novantae.
  3. ^ a b Higham,  pp. 75, Rome, Britain and the Anglo-Saxons, "Britain Without Rome".
  4. ^ Frere,  pp. 354, Britannia, The End of Roman Britain. Frere nota che il rinvenimento di monete datate a dopo il 383 suggerisce che Massimo non sguarnì il Vallo di truppe.
  5. ^ Giles,  pp. 13, The Works of Gildas, The History, ch. 14
  6. ^ Laing,  pp. 93, Early Celtic Britain and Ireland, Wales and the Isle of Man.
  7. ^ Mollie Miller, Date-Guessing and Dyfed, in Studia Celtica (Cardiff, University of Wales), vol. 12, 1977, pp. 33–61.
  8. ^ Bruce Coplestone-Crow, The Dual Nature of Irish Colonization of Dyfed in the Dark Ages, in Studia Celtica (Cardiff, University of Wales), vol. 16, 1981, pp. 1–24.
  9. ^ Kuno Meyer, Early Relations Between Gael and Brython, in E. Vincent Evans (a cura di), Transactions of the Honourable Society of Cymmrodorion (London, Honourable Society of Cymmrodorion), Session 1895–1896, I, 1896, pp. 55–86.
  10. ^ Mattingly,  pp. 232, An Imperial Possession. La Cronaca Gallica del 452 fornisce come data il 382/383.
  11. ^ Frere,  pp. 354, In "Britannia, The End of Roman Britain," Frere suggerisce che Massimo sarebbe ritornato in Britannia nel 384, dopo essere divenuto Augusto, per condurre campagne contro Scoti e Pitti.
  12. ^ Snyder,  pp. 13, Age of Tyrants. Snyder cita Sozomeno 7.13, ed Orosio 7.35.3-4.
  13. ^ Snyder,  pp. 62, The Britons. Secondo l'autore, la campagna avvenne nel 398. Stilicone stesso era impegnato a sopprimere una rivolta in Africa in quel periodo.
  14. ^ Frere,  pp. 355, Britannia, "The End of Roman Britain".
  15. ^ a b Jones,  pp. 307, An Atlas of Roman Britain.
  16. ^ Mattingly,  pp. 238, An Imperial Possession.
  17. ^ Snyder,  pp. 62–63, The Britons. Stilicone aveva ordinato di costruire nuove fortificazioni in Britannia prima di rimuovere le truppe.
  18. ^ Snyder,  pp. 18, An Age of Tyrants. Snyder nota che il resoconto spesso confuso di Gildas dell'abbandono dei Romani della Britannia potrebbe contenere riferimenti alle azioni di Stilicone in Britannia. In De Excidio, capitoli 16-18, parla di campagne contro Scoti, Sassoni e Pitti, per poi erroneamente scrivere che fu in quel periodo che fu costruito il Vallo di Adriano, costruzione seguita dal ritiro delle truppe dalla Britannia.
  19. ^ Snyder,  pp. 18, An Age of Tyrants.
  20. ^ a b c Frere,  pp. 357, Britannia.
  21. ^ Snyder,  pp. 18, Age of Tyrants.
  22. ^ Snyder,  pp. 19, Age of Tyrants.
  23. ^ Frere,  pp. 358, Britannia.
  24. ^ Snyder,  pp. 19–20, Age of Tyrants.
  25. ^ Snyder,  pp. 79, The Britons.
  26. ^ Higham,  pp. 72, Rome, Britain and the Anglo-Saxons, "Britain Without Rome".
  27. ^ Snyder,  pp. 20–21, Age of Tyrants.
  28. ^ Frere,  pp. 358–359, Britannia.
  29. ^ Snyder,  pp. 20, Age of Tyrants.
  30. ^ Higham,  pp. 71–72, Rome, Britain and the Anglo-Saxons, "Britain Without Rome".
  31. ^ Snyder,  pp. 22, An Age of Tyrants.
  32. ^ a b Snyder,  pp. 21, Age of Tyrants.
  33. ^ a b Snyder,  pp. 18, Age of Tyrants. Gildas (De Excidio, 18.1) scrisse "I Romani quindi informarono la nostra nazione che essi non sarebbero più tornati [in Britannia] per condurre tali spedizioni portatrici di guai [a difesa dei Britanni]... Quindi, i Britanni rimasero soli, impararono ad usare le armi, combatterono con coraggio, e difesero con tutte le loro forze la loro terra."
  34. ^ Higham,  pp. 73, Rome, Britain and the Anglo-Saxons, "Britain Without Rome". Higham cita "(Cod. Theod. VII.xiii. 16–17)" e nota che i parenti di Onorio in Spagna avevano tentato di fare precisamente lo stesso nella loro lotta contro Costantino III.
  35. ^ Snyder,  pp. 21–22, Age of Tyrants.
  36. ^ Theodor Mommsen, Britain, in William P. (translator) Dickson (a cura di), The Provinces of the Roman Empire (New York, Charles Scribner's Sons), I, 1887, p. 211.
  37. ^ Snyder,  pp. 25, Age of Tyrants.
  38. ^ Birley, Anthony (2005) The Roman Government of Britain. Oxford: Oxford University Press ISBN 0-19-925237-8, pp. 461–463
  39. ^ Halsall, Guy Barbarian migrations and the Roman West, 376-568 Cambridge University Press; illustrated edition edition (20 Dec 2007) ISBN 978-0-521-43491-1 pp.217-218
  40. ^ Discussione in Martin Millett, The Romanization of Britain, (Cambridge: Cambridge University Press, 1990) e in Philip Bartholomew 'Fifth-Century Facts' Britannia vol. 13, 1982 p. 260
  41. ^ Frere,  pp. 359, Britannia, "The End of Roman Britain".
  42. ^ Higham,  pp. 73, Rome, Britain and the Anglo-Saxons, "Britain Without Rome".
  43. ^ Snyder,  pp. 24, Age of Tyrants.
  44. ^ Alex Woolf, The Britons: from Romans to Barbarians, in Hans Werner Goetz, Jörg Jarnut e Walter Pohl (a cura di), Regna and Gentes (Brill), 2003, pp. 346–347, ISBN 90-04-12524-8.. Woolf cita l'argomentazione di E. A. Thompson senza schierarvisi a favore o contro, sostenendo che la teoria non è né provabile né confutabile.
  45. ^ Snyder,  pp. 22, Age of Tyrants.
  46. ^ John T. Koch (a cura di), Civitas, in Celtic Culture: A Historical Encyclopedia (ABL-CLIO), 2006, pp. 450–451, ISBN 978-1-85109-440-0.

BibliografiaModifica

Fonti primarie

Studi moderni

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