Partito Socialista Rivoluzionario (Russia)

Partito Socialista Rivoluzionario
Партия социалистов-революционеров
Partija socialistov-revoljucionerov
SR (and Revolyutsionnaya Mysl') electoral symbol, November 1917 election.svg
LeaderViktor Černov
StatoRSFS Russa RSFS Russa
Fondazione1902
Dissoluzione1940
IdeologiaSocialismo rivoluzionario
Populismo russo
Ruralismo
Federalismo
CollocazioneSinistra
Affiliazione internazionaleSeconda Internazionale
Manifesto elettorale del Partito Socialista Rivoluzionario, 1917. Nella didascalia in rosso si legge "партия соц-рев" (in russo), abbreviazione per Partito dei Socialisti Rivoluzionari

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Il Partito Socialista Rivoluzionario (PSR o SR, in russo: Партия социалистов-революционеров, ПСР, эсеры?) fu un partito politico russo attivo all'inizio del XX secolo.

StoriaModifica

Prima della Rivoluzione del 1917Modifica

Il Partito Socialista Rivoluzionario nacque nel 1902 dalla Unione Settentrionale dei Socialisti Rivoluzionari (fondata nel 1896), riunendo numerosi gruppi socialisti rivoluzionari locali che si erano formati nell'ultimo decennio dell'Ottocento, in particolare il Partito dei Lavoratori per la Liberazione Politica della Russia creato da Ekaterina Breško-Breškovskaja e Grigorij Geršuni nel 1899. Viktor Černov, editore del primo organo del partito, Revoljucionnaja Rossija (Russia rivoluzionaria), emerse come il principale teorico della formazione. Tra gli altri periodici del partito si ricordano Znamia Truda (Bandiera del Lavoro), Delo Naroda (Causa del Popolo), e Volja Naroda (Volere del Popolo). Geršuni, Breškovskaja, Andrej Argunov (1866-1939), Nikolaj Avsent'ev, Michail Goc (1866-1906), Mark Natanson (1850/51-1919), Vadim Rudnev (1874-1940), Nikolaj Rusanov (1859-1939) e Boris Savinkov furono alcuni dei principali esponenti del partito.

Il programma del PSR era sia socialista democratico che socialista agrario e conquistò grande successo tra i piccoli contadini della Russia rurale che appoggiavano in particolare il programma di socializzazione delle terre contrapposto al programma bolscevico di nazionalizzazione delle terre. La piattaforma politica del partito socialista rivoluzionario differiva da quella del Partito Operaio Socialdemocratico Russo — di obbedienza sia bolscevica che menscevica — per il fatto che il marxismo non era considerato l'ideologia ufficiale del partito, pur costituendo un riferimento importante per molti dei suoi capi. Il PSR sosteneva che i contadini, più che i proletari industriali, avrebbero costituito in Russia la classe rivoluzionaria.

 
Kamf un kemfer - un pamphlet in yiddish pubblicato dal ramo del PSR in esilio a Londra nel 1904.

Il PSR nacque direttamente dai narodniki, cioè dal movimento populista russo. Con lo sviluppo economico russo degli anni novanta dell'Ottocento, esso cercò di allargare il proprio consenso per attrarre i sempre più numerosi lavoratori urbani al loro programma tradizionalmente rivolto ai contadini. L'intenzione era quella di allargare il concetto di popolo così da comprendere tutti gli elementi della società che si opponevano al regime zarista.

Il PSR svolse un ruolo attivo nella rivoluzione russa del 1905 e nei soviet di Mosca e San Pietroburgo. Nonostante il partito avesse ufficialmente boicottato la prima Duma nel 1906, 34 socialisti rivoluzionari vennero eletti, mentre 37 lo sarebbero stati nella seconda Duma nel 1907; il partito boicottò anche la terza (1907) e la quarta Duma (1912).

Il terrorismo, sia politico che agrario, era centrale nella strategia del PSR verso la rivoluzione. L'"Organizzazione di Combattimento del SR" (OCSR), responsabile di attentati contro gli ufficiali di governo, fu fondato e, in origine, guidato da Geršuni, operò separatamente dal partito per non mettere in pericolo la sua azione politica. Gli agenti dell'OCSR assassinarono: due Ministri degli Interni, Dmitrij Sipjagin e Vjačeslav Pleve, uccisi rispettivamente da Stepan Balmašëv e da Egor Sozonov, il granduca Sergej Aleksandrovič, colpito a morte da Ivan Kaljaev, il governatore di Ufa Nikolaj Bogdanovič (1856-1903), eliminato da Egor Dulebov (1883/84-1908),[1] e alcuni altri ufficiali di alto grado, senza contare i numerosi tentativi falliti.

Nel 1903 Geršuni fu tradito dal suo vice, Evno Azef, un agente della polizia segreta Ochrana, arrestato e accusato di terrorismo. Azef divenne il nuovo leader dell'OCSR, e continuò a lavorare sia per l'OCSR che per l'Ochrana, orchestrando simultaneamente attacchi terroristici e tradimenti dei suoi compagni. Boris Savinkov ordì molte delle operazioni in campo, tra cui, il 6 maggio 1906, il tentato omicidio dell'ammiraglio Fëdor Dubasov (1845-1912), che sopravvisse all'attacco,[2] reo di aver prima represso le insurrezioni contadine nelle province ucraine e poi, nel dicembre 1905, la rivolta di Mosca.[3]

Alla fine del 1908 un narodnik e cacciatore di spie russo, Vladimir Burcev (1862-1942), avanzò il dubbio che Azef fosse una spia della polizia. Il Comitato Centrale del partito reagì sdegnato e preparò un tribunale per processare Burcev per diffamazione. Quando Azef fu messo di fronte all'evidenza al processo e venne accusato, fuggì e lasciò il partito nello scompiglio. Il Comitato Centrale del partito, composto soprattutto da uomini vicini ad Azef, fu costretto a dimettersi. Molte organizzazioni regionali, già indebolite dalla sconfitta della rivoluzione del 1905, collassarono o divennero inattive. Il tentativo di Savinkov di ricostruire l'OCSR fallì e terminò nel 1911.

La Rivoluzione del febbraio 1917Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Rivoluzione russa.

La Rivoluzione di febbraio permise al Partito Socialista Rivoluzionario di svolgere un ruolo politico maggiore, con la partecipazione di uno dei suoi membri, Aleksandr Kerenskij, al governo provvisorio del marzo 1917 di impronta liberale, e infine divenendo primo ministro nella coalizione socialista-liberale al governo nel luglio 1917. Il PSR si divise tra coloro che sostenevano il Governo Provvisorio e coloro che appoggiavano i bolscevichi ed erano favorevoli ad una rivoluzione comunista. I simpatizzanti dei bolscevichi divennero noti come socialisti rivoluzionari di sinistra e uscirono dal partito che mantenne il nome "SR".[4] Le principali ragioni della scissione furono la guerra e la redistribuzione delle terre. L'ala sinistra, guidata da Marija Spiridonova, riteneva che la Russia avrebbe dovuto ritirarsi immediatamente, ed era delusa dal governo provvisorio che intendeva rinviare la questione dell'assegnazione delle terre fino a dopo la convocazione dell'Assemblea Costituente, anziché confiscare immediatamente i latifondi ai grandi proprietari per redistribuirli ai piccoli contadini.

Al secondo congresso dei Soviet, il 25 ottobre 1917, quando con la rivoluzione d'ottobre i bolscevichi proclamarono la deposizione del governo provvisorio di Kerenskij, la scissione del Partito Socialista Rivoluzionario divenne irreversibile. L'ala sinistra rimase al congresso e alcuni suoi esponenti vennero eletti nell'esecutivo permanente VTsIK (anche se all'inizio rifiutarono di associarsi al governo bolscevico), mentre il resto del partito e gli alleati menscevichi abbandonarono il congresso. Alla fine di novembre, la sinistra social-rivoluzionaria si unì al governo bolscevico.

Dopo la Rivoluzione d'ottobreModifica

Il Partito Socialista Rivoluzionario perse così il potere in seguito alla Rivoluzione d'ottobre. Tuttavia, nelle elezioni per l'Assemblea costituente, originariamente indette dal Governo provissorio, si dimostrò il partito più popolare del Paese, ottenendo il 57% dei voti contro solo il 25% dei bolscevichi. Quando però i bolscevichi sciolsero l'assemblea, i Socialisti Rivoluzionari divennero una forza politica minoritaria. I socialisti rivoluzionari di sinistra divennero gli alleati in coalizione con i bolscevichi nel governo dei soviet, anche se rassegnarono le dimissioni in seguito alla firma del Trattato di Brest-Litovsk. Alcuni socialisti-rivoluzionari, come Jakov Bljumkin (1898-1929), si unirono al Partito Comunista. Insoddisfatti dal Trattato di Brest-Litovsk, alcuni socialisti-rivoluzionari assassinarono l'ambasciatore tedesco in URSS, il Conte Wilhelm Mirbach.

Nel 1918 tentarono una Terza Rivoluzione Russa, che fallì portando all'arresto, detenzione, esilio ed esecuzione di capi e militanti del partito. In risposta, alcuni membri del PSR tornarono di nuovo alla violenza. Un ex-PSR, Fanja Kaplan, tentò di assassinare Lenin il 30 agosto 1918. Molti socialisti rivoluzionari combatterono con i bianchi e i verdi nella Guerra Civile Russa a fianco di alcuni menscevichi e altri socialisti moderati. La maggiore rivolta contro i bolscevichi fu guidata da un SR, Aleksandr Antonov. Alcuni socialisti rivoluzionari di sinistra però divennero parte integrante del Partito Comunista dell'Unione Sovietica. Dal 1923 il partito ha aderito all'Unione dei Partiti Socialisti per l'Azione Internazionale, nota anche come Internazionale di Vienna, confluendo poi insieme ad essa, formata da varie formazioni socialdemocratiche di sinistra, nella Seconda Internazionale, dove i socialrivoluzionari russi furono attivi fino all'interruzione delle attività dell'Internazionale nel 1940.

Programma politicoModifica

  • Abolizione delle distinzioni e dei privilegi di casta; piena libertà di coscienza e di parola, di stampa, di riunione e di associazione; libertà di sciopero; inviolabilità della persona e del domicilio; trasferimento del potere legislativo alle istituzioni rappresentative popolari, da eleggersi tramite il diritto elettorale esteso a tutti i cittadini, senza distinzione di sesso, di religione, di nazionalità, sulla base del suffragio diretto, a scrutinio segreto.
  • Creazione, su questa base, di una repubblica democratica con larga autonomia delle regioni e delle comunità tanto urbane che rurali; possibilità di una larga applicazione dei rapporti federativi tra le differenti nazionalità e riconoscimento del loro diritto imprescrittibile all'autodeterminazione.
  • Indipendenza del potere giudiziario.
  • Responsabilità dei pubblici funzionari di ogni grado di fronte al popolo.
  • Ampia legislatura industriale a tutela della vita, della salute e dell'indipendenza degli operai, giornata lavorativa di otto ore, o anche meno; abolizione delle imposte indirette sui beni di prima necessità; tassazione progressiva sul reddito della proprietà fondiaria e immobiliare.
  • Soppressione dell'esercito permanente e trasformazione di esso in una milizia popolare.[5]

Il programma contemplava la necessità della propaganda tra gli studenti e nell'ambiente operaio, data l'arretratezza dei contadini, ma non riconoscevano al proletariato la funzione egemonica assegnatogli dal marxismo, sottolineando l'identità di interessi fra tutte le classi lavoratrici.[6]

Tuttavia, la propaganda doveva servire solo ad avviare i contatti con i vari strati sociali e, quando questo fine fosse stato raggiunto, occorreva passare alla lotta frontale contro l'autocrazia, rispondendo alla violenza governativa con l'eliminazione dei suoi elementi più dannosi e influenti, per costringere il potere alla resa.[7]

NoteModifica

  1. ^ Bogdanovič fu ucciso perché a Zlatoust il 26 marzo 1903, nel corso di una manifestazione pacifica che chiedeva il rilascio dei minatori arrestati qualche giorno prima per aver rivendicato migliori condizioni di lavoro, aveva ordinato ai soldati di sparare sulla folla, causando un centinaio di vittime. Cfr. Valdo Zilli, La rivoluzione russa del 1905. La formazione dei partiti politici (1881-1904), Napoli, Istituto italiano per gli studi storici, 1963, p. 455.
  2. ^ Ettore Cinnella, 1905. La vera rivoluzione russa, Pisa-Cagliari, Della Porta Editori, 2008, p. 351.
  3. ^ E. Cinnella, 1905. La vera rivoluzione russa, pp. 333-334.
  4. ^ I socialrivoluzionari di sinistra e i bolscevichi si riferirono al partito SR principale come "Partito Socialista Rivoluzionario di Destra" laddove i socialisti rivoluzionari si riferivano al loro partito semplicemente come "SR" e riservavano il termine "SR di Destra" per la fazione di Destra del partito guidata dalla Breškovskaja e da Avksentev. Seguendo questo schema, le autorità sovietiche chiamarono il processo contro il Comitato Centrale del SR nel 1922 "Processo contro i Socialisti Rivoluzionari di Destra". Gli emigrati russi e la maggior parte degli storici occidentali usarono "SR" per descrivere il partito principale mentre gli storici sovietici usarono il termine "SR di Destra" fino alla caduta del comunismo e al crollo dell'URSS.
  5. ^ Valdo Zilli, ,La rivoluzione russa del 1905. La formazione dei partiti politici (1881-1904), p.293.
  6. ^ Valdo Zilli, La rivoluzione russa del 1905. La formazione dei partiti politici (1881-1904), p. 296.
  7. ^ Valdo Zilli, La rivoluzione russa del 1905. La formazione dei partiti politici (1881-1904), p. 296.

BibliografiaModifica

  • Anna Geifman. Entangled in Terror: The Azef Affair and the Russian Revolution, Wilmington, Scholarly Resources Inc., 2000, 247 pp. ISBN 0-8420-2651-7 ISBN 0-8420-2650-9
  • Manfred Hildermeier. The Russian Socialist Revolutionary Party Before the First World War, 1978, 2000.
  • Hannu Immonen. The Agrarian Program of the Russian Socialist Revolutionary Party, 1900–1911, 1988
  • Michael Melancon. The Socialist Revolutionaries and the Russian Anti-War Movement, 1914–1917, 1990 (also various articles by the same author)
  • Maureen Perrie. The Agrarian Policy of the Russian Socialist-Revolutionary Party from its Origins through the Revolution of 1905–07, 1976.
  • Oliver Radkey. The Agrarian Foes of Bolshevism: Promise and Default of the Russian Socialist Revolutionaries, February to October 1917, 1958.
  • Oliver Radkey. The Sickle Under the Hammer: The Russian Socialist Revolutionaries in the Early Months of Soviet Rule, 1963.
  • Christopher Rice. Russian Workers and the Socialist Revolutionary Party Through the Revolution of 1905–07, 1988
  • Nurit Schleifman. Undercover Agents in the Russian Revolutionary Movement, SR Party 1902–1914, 1988
  • MI Leonov and KN Morozov (works in Russian)

Voci correlateModifica

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