Parva naturalia
AutoreAristotele
1ª ed. originaleIV secolo a.C.
Generetrattati
Lingua originalegreco antico

Parva naturalia è il titolo convenzionale usato da Egidio Romano per un corpus minore di opere di Aristotele.

Si tratta di un gruppo di opere che discutono di fenomeni naturali che coinvolgono il corpo e l'anima dell'essere umano, in 8 trattati (i numeri si riferiscono all'edizione di riferimento di August Immanuel Bekker), fortemente connessi al De anima, che sarebbe una sorta di loro perfezionamento. Alcune edizioni aggiungono il testo spurio De spiritu[1].

De Sensu et SensibilibusModifica

Aristotele analizza[2] la percezione sensibile e i suoi oggetti, criticando le teorie formulate da Empedocle, Platone e Democrito riguardo alla vista. Tuttavia, l'autore non esamina tutti e cinque i sensi, escludendo l'udito e il tatto, ma concentrandosi in modo particolare sull'olfatto.

De Memoria et ReminiscentiaModifica

L'opera[3] si inserisce all’interno del dibattito con Platone e la medicina ippocratica contemporanea. A differenza degli altri trattati, più concentrati sugli aspetti fisiologici, nel De memoria l’aspetto teoretico è predominante, in quanto viene messa in primo piano la definizione formale di memoriaː Aristotele, infatti, si interroga su quale sia la definizione, dunque l’essenza della memoria, per quale motivo avviene e a quale parte dell’anima appartiene.

De Longitudine et Brevitate VitaeModifica

I due trattati[4] e De Juventute et Senectute[5] sono connessi, in quanto sono un'analisi sulla biologia e la fisiologia della durata media della vita delle varie specie vegetali e animali.

De Somno et VigiliaModifica

Aristotele descrive [6] il sonno, che ha luogo a causa di un uso eccessivo dei sensi o della digestione, quindi è vitale per il corpo. Mentre una persona dorme, le attività critiche, che includono pensare, sentire, ricordare e ricordare, non funzionano come durante la veglia. Poiché una persona non riesce a percepire durante il sonno, non può avere desiderio, che è il risultato della sensazione.

Tuttavia, i sensi sono in grado di funzionare durante il sonno, anche se in modo diverso, a meno che non siano stanchi.

De Insomniis e De Divinatione per SomnumModifica

I sogni[7] non implicano effettivamente il rilevamento di uno stimolo. Nei sogni, la sensazione è ancora coinvolta, ma in modo alterato. Aristotele spiega che quando una persona fissa uno stimolo in movimento come le onde in uno specchio d'acqua, e poi distoglie lo sguardo, la prossima cosa che guarda sembra avere un moto ondoso. Quando una persona percepisce uno stimolo e lo stimolo non è più al centro della sua attenzione, lascia un'impressione.

Poiché una persona che dorme è in uno stato suggestionabile e incapace di formulare giudizi, viene facilmente ingannata da ciò che appare nei suoi sogni, come una persona infatuata. Questo porta la persona a credere che il sogno sia reale, anche quando i sogni risultano assurdi in natura [8].

NoteModifica

  1. ^ Pp. 481a-486b - Περὶ πνεύματος.
  2. ^ Περὶ αἰσθήσεως καὶ αἰσθητῶν, 436a-449a.
  3. ^ Περὶ μνήμης καὶ ἀναμνήσεως, 449b-453a.
  4. ^ Περὶ μακροβιότητος καὶ βραχυβιότητος, 464b-467a.
  5. ^ Περὶ νεότητος καὶ γήρως, καὶ ζωῆς καὶ θανάτου, καὶ ἀναπνοῆς, 467b-480b.
  6. ^ Περὶ ὕπνου καὶ ἐγρηγόρσεως, 453b-458a.
  7. ^ Περὶ ἐνυπνίων, 458a-462a.
  8. ^ Come spiegato in Περὶ τῆς καθ᾽ ὕπνον μαντικῆς, 462b-464a.

BibliografiaModifica

  • I piccoli trattati naturali, a cura di Renato Laurenti, Bari, Laterza, 1971
  • L'anima e il corpo. Parva naturalia, a cura di Andrea L. Carbone, Milano, Bompiani, 2002 ISBN 884529207X
  • Il sonno e i sogni, a cura di Luciana Repici, Venezia, Marsilio, 2003 ISBN 8831782193
  • Parva naturalia, a cura di Paolo Cosenza, 3 voll., Napoli, Loffredo, 2013 ISBN 9788875646134