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Passaggio in India (film)

film del 1984 diretto da David Lean
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il romanzo originale, vedi Passaggio in India (romanzo).
Passaggio in India
Passaggio India.jpg
Judy Davis in una scena del film
Titolo originaleA Passage to India
Paese di produzioneStati Uniti d'America, Regno Unito
Anno1984
Durata163 min
Generedrammatico
RegiaDavid Lean
SoggettoE.M. Forster
SceneggiaturaDavid Lean
ProduttoreJohn Brabourne, Richard Goodwin
FotografiaErnest Day
MontaggioDavid Lean
Effetti specialiRobin Browne
MusicheMaurice Jarre
ScenografiaJohn Box, Leslie Tomkins, Cliff Robinson, Herbert Westbrook, Ram Yedekar, Hugh Scaife
CostumiJudy Moorcroft
TruccoJill Carpenter, Eric Allwright
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Passaggio in India (A Passage to India) è un film del 1984 diretto da David Lean.

Il film è ispirato all'omonimo romanzo dello scrittore inglese Edward Morgan Forster[1]

TramaModifica

Nei primi anni del novecento, la signora Moore, un'anziana donna inglese, compie un viaggio in India con la giovane Adela Quested, fidanzata del figlio Ronny, magistrato civile nella città indiana di Chandrapore. Durante il viaggio fanno la conoscenza di Turton, massimo rappresentante della corona britannica a Chandrapore. Appena arrivata, la signora Moore conosce in una moschea il dottor Aziz, giovane medico indiano musulmano, già vedovo con due figli, che prova sentimenti di ammirazione e invidia per gli inglesi.

La signora Moore e miss Quested sono invece desiderose di capire l'India e la sua civiltà, e l'occasione di farlo viene loro offerta dalla conoscenza di Godbole, un professore di filosofia induista, e di Richard Fielding, direttore di un college governativo della città, amico dei due, anticonformista, di idee avanzate e aperto nei confronti della cultura indiana.

Il dottor Aziz, che vuol far conoscere alle due inglesi le bellezze del suo paese, le invita a visitare le grotte di Marabar, la cui particolarità è quella di essere buie e di produrre un'eco impressionante. È lo stesso dottor Aziz, esaltato dalla sua presunta amicizia con gli inglesi, ad impegnare tutte le sue risorse per organizzare la gita.

La signora Moore, affaticata dal lungo cammino e impressionata dall'oscurità e dalla rimbombante eco delle grotte, preferisce fermarsi all'aperto e riposarsi, mentre Adela ed Aziz proseguono la visita salendo fino alle grotte più alte con la guida. Mentre il medico si ferma all'esterno a fumare, la giovane inglese si avventura in una grotta; poco dopo Aziz ritorna e si mette a cercare miss Quested. Quando Aziz la chiama dall'ingresso della grotta dove è Adela, quest'ultima non risponde.

Dei sassi rotolano giù dal pendio; Adela, con il vestito in disordine, corre lungo la discesa, ferendosi con le sterpaglie, mentre Aziz esce agitato da una grotta; Adela, giunta alla strada sottostante, viene raccolta dall'auto della signora Callendar, moglie del maggiore medico inglese, che aveva accompagnato Fielding alle grotte.

Aziz, sconcertato dalla fuga di miss Quested, finisce per rientrare in treno a Chandrapore insieme a Fielding, ma giunto alla stazione, viene arrestato, nonostante le proteste di Fielding. Alla stazione c'è anche Turton, che informa Fielding che miss Quested ha accusato Aziz di aver tentato di violentarla nelle grotte. L'arresto di Aziz sotto l'accusa di stupro di una donna inglese si trasforma subito in un caso politico che scatena proteste di massa contro la dominazione inglese e al tempo stesso la reazione difensiva dei residenti inglesi; fa eccezione Fielding che prende le difese di Aziz.

Ancora prima dell'inizio del processo, la signora Moore decide di lasciare l'India e tornare in Inghilterra, dove tuttavia non arriverà mai: muore durante il viaggio in nave. Durante il processo, miss Quested viene presa dai dubbi e finisce per ritirare l'accusa, scagionando Aziz che viene scarcerato e portato in trionfo dai suoi connazionali, che vedono in lui un martire dell'imperialismo inglese. Adela, per lo scandalo sopravvenuto alla sua ritrattazione, viene invece emarginata dagli inglesi: resta solo Fielding a prendersi cura di lei. Aziz, interrotto ogni rapporto con gli inglesi, si trasferisce nella regione del Kashmir; solo alcuni anni dopo viene raggiunto da Fielding che nel frattempo ha sposato Stella Moore, figlia di Mrs Moore, con i quali alla fine il medico si riconcilierà..

Adela, tornata in Inghilterra, legge una lettera di Aziz, in cui il medico la ringrazia per aver ritrattato le accuse contro di lui e di aver così evitato la prigione.

L'indeterminazioneModifica

Uno degli aspetti più singolari del romanzo di Forster è l'indeterminazione, il senso di non definito che si accentra proprio sull'episodio centrale del libro: il presunto tentato stupro nelle grotte di Marabar. In effetti lo scrittore chiariscee quanto è realmente successo nelle grotte: nel romanzo vi è uno stacco tra il prima e il dopo che lascia aperta la porta a ogni interpretazione.

Nel romanzo, ma non nel film, dopo il processo vi è una discussione senza conclusione sul tema "che cosa è successo realmente nelle grotte?".
Le stesse domande si posero i critici del libro. Adela ha sognato a occhi aperti? È stata la guida a entrare nella grotta? O realmente Aziz si è lasciato andare a qualche approccio? O è stato Aziz ad avere un'allucinazione che ha trasmesso ad Adela?

Lo stesso Forster a questa domanda rivoltagli da un critico rispose in modo quanto mai ambiguo: «Nelle grotte c'è o un uomo o il soprannaturale o un'allucinazione. Se lo dico diventa, qualsiasi sia la risposta, un libro differente. ... Non è una filosofia dell'estetica. È un espediente che ho ritenuto giustificato perché il mio vero tema era l'India».

Qualche critico arrivò a parlare di principio di indeterminazione applicato alla letteratura.

Questa indeterminazione è presente anche nel film, anzi è rafforzata: infatti tra il prima e il dopo c'è uno stacco netto che lo spettatore può interpretare come vuole; osservando attentamente la scena si ha anzi la precisa sensazione che Aziz sia effettivamente entrato nella grotta di Adela.

E riflettono questa indefinitezza di fondo le frasi di Adela durante il processo: «Credo che sia stata in parte colpa mia.», di Fielding quando accoglie Adela dopo il processo: «Che cosa vi ha indotto a formulare un'accusa così grave e poi a ritirarla? ... Lo avete fatto per pietà? ... Può essere stata un'allucinazione?» e la replica finale di Adela «Pensavo che voleste dire che io avevo visto un fantasma.»

Insomma, come scrisse Giovanni Grazzini nella sua recensione del film sul Corriere della Sera: «Nessuno saprà dire se Aziz abbia davvero tentato di stuprarla o se la donna, reduce dall'aver visto certi antichi bassorilievi erotici e un branco di scimmie, sia stata vittima di un'allucinazione.»[2]

Sempre secondo Grazzini nel film appare più evidente come il regista sia più netto nel suo giudizio volendo dare della figura di Adela quella di una cultura europea lontana ed estranea a quella orientale indiana che quasi travolge mentalmente la giovane sensibile e sovreccitata.[2] «Edward M. Forster ha descritto in Passaggio in India situazioni sia di xenofobia reciproca fra Indiani colonizzati e Inglesi colonizzatori che situazioni in cui l'ambivalenza, la mescolanza di attrazione e repulsione reciproca, non potevano essere più evidenti.»[3] La stessa morte di Mrs Moore viene interpretata come una conseguenza di quella cultura indiana così sconvolgente che affascina, come nella scena notturna dell'incontro con Aziz, ma che può anche mortalmente travolgere come accadrà nello scontro con l'imperialismo inglese che ne uscirà sconfitto.

CriticaModifica

Il film[4] è una critica dolce-amara del colonialismo imperialistico inglese. Il personaggio principale, il dottor Aziz, apparentemente evoluto alla superiore cultura inglese, è un bravo medico, veste all'occidentale, ammira ingenuamente i costumi e le tradizioni britanniche. Accetta la visione inglese dell'inferiorità storica e razziale degli indiani e rispetta la separazione imposta dai colonizzatori. La conoscenza, amicizia e reciproca stima con l'evoluto direttore del college, ma soprattutto l'incontro notturno, casuale e quasi onirico con l'anziana signora inglese, Mrs Moore, gli fanno credere di poter condividere la sua umanità con quella dei colonizzatori. L'equivoco si chiarisce con l'episodio della gita alle grotte dell'eco; l'accusa di stupro da parte della giovane inglese, Miss Quested, e il successivo processo che si conclude con l'assoluzione fanno aprire gli occhi al protagonista, che acquista con dolore e rabbia coscienza del divario incolmabile che separa i due popoli. Qui appare una sottintesa notazione dell'autore del film che nella scena del tribunale vuole evidentemente mettere in risalto un aspetto positivo del colonialismo inglese: il fatto cioè che la primitiva India ha comunque avuto in dono il civile sistema legislativo inglese. Il giudice è infatti un indiano che è comunque, sia pure in un'atmosfera ridicola all'interno e all'esterno del tribunale, rispettato come depositario della legge britannica persino dai razzisti inglesi.

La sensazione di fine di un'epoca, sia storica che personale, rappresentata dal giovane medico, è tangibile e suggestiva anche se la critica ha messo in rilievo la sua recitazione eccessiva nei toni come pure ha giudicato l'interpretazione di Alec Guinness del filosofo indiano quasi ridotta a una macchietta.[2]

Su tutto il film aleggia poi il clima magico dell'India misteriosa e sensuale che sovrasta e disorienta il sensibile sentimento femminile delle due protagoniste: la giovane e l'anziana, che ne sono quasi fisicamente travolte. È il segno della profonda diversità delle due culture che non potranno mai assimilarsi come vuole indicare la scena finale del ritorno della coppia Fielding-Moore dal dr. Aziz. I due, insieme ai saluti, portano la notizia dell'imminente arrivo di un figliolo. Il dottore, si congratula freddamente con loro poiché, sia pure con rimpianto, non accetta più la loro amicizia. Ormai ha riconosciuto ed accettato la sua diversità culturale e non riesce più a vedere negli inglesi un modello per la sua maturazione e crescita spirituale. Ma nel suo animo, non sa neppure lui perché, rimarrà sempre il profondo affetto che lo legava alla "vecchia signora": «Ella non aveva testimoniato per lui, non era nemmeno andata a trovarlo in prigione, e tuttavia gli era entrata in fondo al cuore, e lui l'adorava sempre».(dal romanzo omonimo di E.M.Forster). Forse è l'"affetto" dell'indiano ormai libero nei confronti della "vecchia signora" Inghilterra.

RiconoscimentiModifica

NoteModifica

  1. ^ Finché visse Forster negò il consenso a portare il romanzo sullo schermo probabilmente ritenendo che la versione cinematografica sarebbe stata troppo edulcorata rispetto alla rappresentazione sarcastica degli inglesi, raffigurati nel romanzo come campioni dell'ipocrisia postvittoriana e del razzismo imperialista.
  2. ^ a b c Critica del film ad opera di Giovanni Grazzini, in Corriere della Sera, 29 settembre 1985 (archiviato dall'url originale il 12 febbraio 2009).
  3. ^ Simonetta Tabboni, Xenofobia (XML), su treccani.it, Enciclopedia Treccani.
  4. ^ Il Morandini. Dizionario dei film 2007, Zanichelli, ISBN 978-8880332718.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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