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Pecorino (vitigno)
Vitigno Pecorino di Arquata del Tronto - Grappoli d'uva.jpg
Grappoli d'uva Pecorino
Dettagli
Sinonimicitati nel corpo dell'articolo
Paese di origineItalia Italia
Colorebacca bianca
Italia Italia
Regioni di coltivazioneMarche
Umbria
Abruzzo
Basilicata
DOCGOffida
DOCAbruzzo
Colli Maceratesi
Controguerra
Falerio
Terre Tollesi o Tollum
http://catalogoviti.politicheagricole.it/result.php?codice=184
Bolletino Ampelografico. Tabella della provincia di Ascoli con analisi del vitigno eseguite il 14 novembre 1875
Pianta di Pecorino coltivata ad Arquata del Tronto

Il pecorino è un vitigno a bacca bianca impiegato esclusivamente per la vinificazione[1] diffuso nelle Marche, in Abruzzo e, in misura minore, in Lazio e Umbria[2]. Il vitigno è iscritto con DM del 25.05.1970 al Catalogo Nazionale delle Varietà che identifica il territorio delle province di Ascoli Piceno, Macerata ed Ancona come raccomandato alla coltivazione.[3].

Oltre ad essere utilizzato per la produzione dell'omonimo vino, concorre alla formazione del vino DOCG Offida e di diversi vini DOC fra cui il Falerio dei Colli Ascolani[4]. La superficie coltivata, in ascesa dagli anni 2000, ha toccato nel 2010 i 1114 ettari[1].

Indice

StoriaModifica

L'origine di questo vitigno è stata oggetto di dibattiti e convegni a livello locale a partire dagli anni 2000.[5][6][7] La sua coltivazione è ampiamente documentata a partire dalla seconda metà dell'Ottocento,[8][9][10] ed è generalmente considerato un'antica varietà originaria dell'area dei Monti Sibillini.[11] L'enologo Alberto Mazzoni, riprendendo da Molon, delinea le sue caratteristiche come quelle una varietà «di antica coltivazione» delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria «ritenuto comunque un vitigno italico di origine marchigiana».[12].

La storia documentale, fino ad ora emersa dalle scritture archivistiche, giunge dall'anno 1526 contenuta negli Statuti di Norcia dove si legge la citazione di «vigne de pecurino»:

«Che chi ha vigne degano piantare lu canneto
«Item statuimo et ordinamo che per havere abundantia de pali per mantinire le vigne delli homini della terra de Norsia, suo contado, et districto, tucti et singoli homini della dicta terra et suo districtio che hanno le vigne de pecurino nel dicto districto sieno tenuti et degano, per fino ad dui anni da numerarse dal dì della publicatione dello presente statuto, piantare et ponere nelle loro vigne o possessioni admino mezo staro de canne et epse da poi continuamente mantenere ad pena de cento soldi per ciaschuno che contrafarà. Et che nullo nelle dicte canne o canniti dega dare danno ad pena de dece soldi per ciascuna fiata. Et che ciascuno iurato sia tenuto repportare quilli che daranno damno nelle dicte canne pena de soldi dece

(Statuti di Norcia, Liber Tertius, Rubrica CXII)

Questa norma obbligava chiunque fosse proprietario di un vigneto di pecorino nella Terra di Norcia e suo Contado e Distretto a dover piantare un canneto per impiegare le canne come sostegni adatti a sorreggere i filari. Inoltre prevedeva la pena di 10 soldi per chiunque procurasse danno ai vigneti, specificando che ogni testimone era tenuto a dare informazioni su coloro che avessero procurato la rovina delle canne a pena di 10 soldi. La statuizione aveva validità sull'intero territorio sottoposto alla giurisdizione norcina che all'epoca comprendeva anche la Terra d'Arquata e le sue ville. Quest'ultime costituivano l'unica annessione alla città umbra dall'anno 1497.[13][14]

Nel XIX secolo, con la sistematizzazione dell'ampelografia viene redatto il primo bollettino esaustivo delle varietà di vitigni della penisola, pubblicato nel 1876 dal Ministero d'Agricoltura, Industria e Commercio, che rende noti i risultati dell'analisi eseguita nel 1875 ; i comuni che segnalano la presenza di vitigni pecorini sul proprio territorio sono molti, distribuiti fra le province di Pesaro, Ancona, Macerata e Teramo.[15] Nella provincia di Ascoli Piceno, attualmente area di maggior produzione, il vitigno non è citato fra le varietà maggiormente diffuse.[16] Tuttavia, la denominazione di un vitigno pecorino bianco si trova nella tabella della provincia di Ascoli dove sono riportate le notizie del cultivar descritto come: «uva di montagna favorita dal signor conte Adriano Gallo»,[17] membro della commissione ampelografica di Ascoli Piceno.[18]

Nel corso del XX secolo la sua coltivazione si ridusse ad aree molto limitate, quali la valle di Arquata del Tronto e le zone pedemontane della provincia di Macerata[12].

Dimenticato durante la fase di rinnovamento dei vigneti, avvenuta negli anni ’70, era rimasto confinato nei vecchi impianti delle zone pedemontane di Ascoli Piceno e Macerata ed è stato riscoperto[1] negli anni ottanta nella frazione di Pescara del Tronto, dove si trovavano antichi vigneti sopravvissuti alla fillossera.[19] È stato reintrodotto a partire dal 1984 nella provincia di Ascoli Piceno ed in diverse località marchigiane ed abruzzesi[20].

Zone di coltivazioneModifica

La sua coltivazione è diffusa maggiormente nelle Marche ed in Abruzzo e, in misura minore, nel Lazio ed Umbria[21]. La superficie coltivata, in ascesa dagli anni 2000, ha toccato nel 2010 i 1114 ettari.[1] Dai dati del 5º censimento Nazionale dell'Agricoltura emerge che la sua presenza e la sua coltivazione sono maggiormente concentrate nella regione Marche, in particolare in provincia di Ascoli Piceno.[12].

Caratteristiche morfologicheModifica

Scheda ampelograficaModifica

Come riportato nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite, per la descrizione di questa varietà di vitigno sono stati osservati due cloni esistenti:

Le loro caratteristiche sono state confrontate con quelle riscontrate su piante di viti coltivate in provincia di Ancona e dell'Aquila.[1]

  • «Germogliamento: il germoglio di 10-20 cm mostra un apice: a ventaglio, setoloso, verde giallastro. Foglioline apicali (dalla 1ª alla 3ª): leggermente a gronda, glabre, verde sfumate di marrone, cordiformi, seno peziolare a V. Foglioline basali (dalla 4ª in poi): a coppa, glabre, verde, orbicolari, seno peziolare a U. Asse del germoglio: glabro, verde o leggermente striato marrone, eretto.[1] Germoglio alla fioritura si diversifica per le foglioline basali: distese, glabre, verde, orbicolari, seno peziolare a U, e pr l'asse del germoglio: glabro, verde o leggermente striato di marrone, ricurvo».[1]
  • «Fioritura: l'infiorescenza è di media grandezza, cilindrica, racimoli e fiori semiserrati, peduncolo verde, sfumato di marrone alla base. Il fiore ha una forma a bottone fiorale: piccolo, rotondeggiante, corolla verde con apertura regolare; fiore aperto: ermafrodita regolare, autofertile.»[1]
  • «Invaiatura: la maturazione dei frutti è contraddistinta da un cambiamento di colore, che dal verde originario va gradatamente verso il verde-giallastro.»
  • «Maturazione dell'uva: precoce, «i grappoli si conservano a lungo sulla pianta, ma non distaccati.»

Caratteristiche varietaliModifica

Le caratteristiche varietali come riportate nella scheda ampelografica nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite:[1]

  • « Foglia: di media grandezza o meno, orbicolare, intera o trilobata; seno peziolare a lira chiuso e anche con bordi sovrapposti; seni laterali superiori a V aperti o semi-chiusi, poco profondi; seni laterali inferiori mancanti o appena accennati. Pagina superiore glabra, verde carico; pagina inferiore glabra; lembo leggermente a gronda, con superficie leggermente bollosa; lobi ondulati con angoli terminali alla sommità generalmente retti. Nervatura principale sulla pagina inferiore verde o leggermente sfumata di rosa, glabra. Dentatura mediamente regolare, in 1, 2 o 3 serie, con denti di media grandezza, a margini parte rettilinei, parte leggermente concavi, a base stretta.»
  • «Grappolo: di media grandezza o quasi piccolo, cilindrico o cilindro-conico, alcune volte alato, semi-serrato o semi-spargolo per leggera colatura; peduncolo di media lunghezza o quasi lungo, esile, semi-legnoso; pedicello di media lunghezza, esile, verde; cercine mediamente evidente, di media grossezza, verde; pennello piccolo, verde-giallastro.»
  • «Acino: medio o quasi piccolo, sferico; buccia sottile e mediamente consistente, giallastra, alcune volte screziata di marrone, mediamente pruinosa; ombelico appena evidente; polpa sciolta e a sapore semplice; separazione dell'acino dal pedicello mediamente resistente.»
  • «Picciolo: lungo, di media grossezza, rotondeggiante, verde sfumato di rosa pallido, glabro.»
  • «Colorazione: autunnale delle foglie: la colorazione sfuma dal verde al giallo.»

Attitudini enologicheModifica

Qui si definiscono le caratteristiche dei vini prodotti con il vitigno e quali tipologie di vino ne ottimizzano le qualità

Vini ricavatiModifica

Per le sue caratteristiche enologiche è utilizzato:

  • Solo in purezza (100% uve Pecorino) per l'omonimo vino.
  • Con aggiunta di altre uve concorre alla formazione dei vini:
    • DOCG: Offida Pecorino (Pecorino minimo 85%);
    • DOC: Abruzzo, Colli Maceratesi, Controguerra, Falerio;
    • IGT: Allerona, Basilicata, Bettona, Cannara, Civitella d'Agliano, Colli Aprutini, Colli Cimini, Colli del Sangro, Colline Frentane, Colline Pescaresi, Colline Teatine, Del Vastese o Histonium, Frusinate o del Frusinate, Lazio, Marche, Narni, Spello, Terre Aquilane o Terre de l'Aquila, Terre di Chieti, Umbria.[22][23]

SinonimiModifica

I sinonimi indicati dal Ministero delle politiche agricole sono suddivisi per provincia di appartenza:[1]

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i j A. Ciardi, Registro Nazionale delle Varietà di Vite, su catalogoviti.politicheagricole.it. URL consultato il 26 febbraio 2017.
  2. ^ Aragona 2014
  3. ^ I VITIGNI MARCHIGIANI ‹ Alberto Mazzoni, su www.albertomazzoni.it. URL consultato il 5 aprile 2017.
  4. ^ Pollini 2010
  5. ^ Spoletonline.com | 'Il pecorino: un vitigno tra i monti dell'Umbria e le colline delle Marche', convegno a La Spina di Campello, su www.spoletonline.com. URL consultato il 7 febbraio 2019.
  6. ^ 01 Aprile 2014, Vino, verticale di tre annate il pecorino in purezza esalta, su Il Centro. URL consultato il 7 febbraio 2019.
  7. ^ Gli stati generali dell’uva pecorino, su Acquabuona Rivista enologica online, 14 luglio 2011. URL consultato il 7 febbraio 2019.
  8. ^ Vitigni: radici piantate in terra Picena. URL consultato il 5 aprile 2017.
  9. ^ Esposizione 1872
  10. ^ Bollettino 1876
  11. ^ (EN) J. Robinson, J. Harding e J. Vouillamoz, Wine Grapes: A complete guide to 1,368 vine varieties, including their origins and flavours, p. 1408. URL consultato il 29 marzo 2017.
  12. ^ a b c I VITIGNI MARCHIGIANI ‹ Alberto Mazzoni, su www.albertomazzoni.it. URL consultato il 5 aprile 2017.
  13. ^ AA. VV., Conoscere l'Archivio di Norcia, Vol. II, Norcia ed Arquata del Tronto, Norcia, Comune di Norcia Assessorato Affari Generali, 1997. pag. 15.
  14. ^ Arquata si affrancò dalla dipendenza norcina, il 14 marzo 1584, quando papa Gregorio XIII estinse il vicariato arquatano goduto da Norcia. Tornò sotto la giurisdizione umbra nel 1606 con il dispositivo della sentenza emessa dal cardinale Pietro Aldobrandini che restituì a Norcia la commenda di Arquata. AA. VV., Conoscere l'Archivio di Norcia, Vol. II, Norcia ed Arquata del Tronto, Norcia, Comune di Norcia Assessorato Affari Generali, 1997. pag. 17.
  15. ^ Bolletino Ampelografico, Ministero, 1876. URL consultato il 7 febbraio 2019.
  16. ^ Bolletino Ampelografico, Ministero, 1876, p. 458. URL consultato il 7 febbraio 2019.
  17. ^ Adriano Gallo dei conti di Amandola era proprietario di immobili e terreni coltivati a vigneto nel comprensorio di Arquata del Tronto. Archivio privato dei conti Gallo di Amandola - Secoli XVI-XX (PDF), su archivi-sias.it. URL consultato il …….febbraio 2019.
  18. ^ Bullettino ampelografico, Fascicolo I, anno 1875, pp. 6, 660, su books.google.it. URL consultato il 7 febbraio 2019.
  19. ^ Valentina Trenta, “Quel vitigno delle zone terremotate”- di Maura Firmani, su L'Eco del Vettore, 13 ottobre 2016. URL consultato il 5 aprile 2017 (archiviato dall'url originale il 6 aprile 2017).
  20. ^ Robinson 2013
  21. ^ Aragona 2014
  22. ^ catalogoviti.politicheagricole.it, http://catalogoviti.politicheagricole.it/result.php?codice=184. URL consultato il 7 febbraio 2019.
  23. ^ Pollini 2010

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica