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I tre amori (Himeros, Eros, e Pothos) con Penia, Peito e Afrodite.

Penìa è la dea, nonché la personificazione della povertà e del bisogno, nella mitologia greca. Si sposò con Poro al compleanno di Afrodite e fu la madre di Eros, il dio dell'amore. Aveva inoltre due sorelle Amechania e Ptocheia.

Indice

Rappresentazione generaleModifica

Penia (Povertà) veniva considerata una femmina, in contrasto con Pluto (Ricchezza) che era maschio. Essa è ritratta come una donna vecchia e brutta, in costante bisogno del denaro e di un riparo. Spesso appare in contemporanea alla presenza del suo opposto Pluto, dio della ricchezza, come nel "Simposio" di Platone e in "Pluto" di Aristofane.

TestimonianzeModifica

Penia nel corso dei secoli è stata citata da molteplici antichi scrittori greci come Alceo (Frammento 364), Teognide (Frammenti 1; 267, 351, 649), Aristofane (Pluto; 414), Plutarco (Vita di Temistocle), Lucio Flavio Filostrato (Vita di Apollonio) e Erodoto.

SimposioModifica

Nel Simposio di Platone il giorno in cui nacque Afrodite sull'Olimpo si dava una grande festa nella quale erano presenti tutti gli dei ad eccezione di Penia che, non avendo degli abiti adatti, non venne invitata. La stessa si presentò ugualmente alla festa seppure senza entrarci nella speranza che qualche Dio le gettasse un avanzo. Uno degli dei, Poro, Dio degli espedienti o dell'arte di arrangiarsi, avendo bevuto troppo nettare si senti male e volle uscire all'aperto ma non fece nemmeno in tempo ad uscire che svenne ai piedi di Penia. Lei era la più povera, lui era il più furbo. La naturale unione è proprio quella della povertà con l'arte di arrangiarsi. Penia si sdraiò accanto a Poro e dalla loro unione nacque un bambino: Eros (Amore).

Socrate lo descrive così: "Amore non è né bello né delicato come pensano molti ma ha somiglianze della madre è duro scalzo peregrino usa dormir nudo per terra e con la miseria sempre in casa. Come suo padre invece insidiatore dei ricchi coraggioso audace risoluto sempre pronto ad escogitare nuovi trucchi per sopravvivere e inventore di trappole (...) ". Per Socrate quindi l'amore è figlio della povertà.

NoteModifica


Collegamenti esterniModifica

  • Tanogabo, su tanogabo.it. URL consultato il 5 febbraio 2013 (archiviato dall'url originale il 28 gennaio 2013).
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