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Marionetta di Peppe Nappa

Peppe Nappa, o Beppe Nappa, è una maschera siciliana della commedia dell'arte.

Indice

StoriaModifica

Affermatosi in Sicilia nel XVI secolo con la nascita della commedia dell'arte, come molte maschere carnevalesche (Arlecchino e Pulcinella per esempio) deriva dalla tipizzazione di maschere del teatro comico romano. Tra le scenette più remote in cui risulta questo personaggio vi sono il Lazzo del lavaggio dei vestiti (datato Napoli, 1610) e il Lazzo dello svenimento per sonno (Parigi, 1688)[1].

CaratteristicheModifica

Beffardo, pigro, ma capace di insospettabili salti e danze acrobatiche, goloso ed insaziabile, ricopre abitualmente nelle trame il ruolo del servitore. Ama stare in cucina, o ronzarvi intorno, annusandone deliziato i profumi, e cibo e vino sono la sua passione.

Il costume è composto da una casacca e dei calzoni verdi, entrambi molto ampi e troppo lunghi, ed un cappellino di feltro bianco o verde su una calotta bianca. Il suo nome deriva da nappa, cioè "toppa" in siciliano[2].

Personaggio del Carnevale di SciaccaModifica

 
Rogo di Beppe Nappa, carnevale di Sciacca 2015
 
Carro di Peppe Nappa, carnevale di Sciacca 2016

Peppe Nappa fu adottato da Sciacca come maschera del suo antichissimo carnevale negli anni '50 per volontà del senatore Giuseppe Molinari.

Sin da allora la maschera simbolo del carnevale di Sciacca, viene rappresentato su un carro allegorico fuori concorso e apre annualmente la sfilata carnascialesca, diventando simbolicamente sindaco della città durante i giorni di festa.

Nell'ultimo trentennio, è particolarità del carro la distribuzione al popolo di salsicce alla brace, caramelle, vino e spremute di arance del luogo. Il destino del carro è, secondo anche una credenza pagana, il rogo di questi al centro della piazza intorno al popolo, che balla sulle note dell'inno e Peppi N'ppa.

NoteModifica

  1. ^ Salvatore Mugno, Peppe Nappa. Maschera e caratteri storici dei siciliani, Trapani, Di Girolamo Editore, 2010, pp. 11-12
  2. ^ Maurice Sand, Alexandre Manceau, Masques et bouffons (comédie italienne), pag. 280

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