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La percezione nella filosofia moderna riguarda l'organizzazione e l'interpretazione dei dati sensibili coscienti, di quelli provenienti dall'esterno e di quelli che si originano dalla nostra sensibilità interna, che portino, tramite un'esperienza complessa, alla conoscenza di un oggetto mentale o fisico, distinto dal soggetto percipiente. [1]

Secondo Cartesio (1596-1650) bisogna distinguere le percezioni causate dall'anima, che sono quelle determinate dalla volontà, dall'immaginazione e dal pensiero per cui proviamo sentimenti (come gioia, collera ecc.), e quelle che provengono dal corpo, che a loro volta si distinguono in

  • quelle provocate dai corpi esterni, cioè «quando riportiamo la percezione a cose fuori di noi»,
  • quelle causate dal nostro stesso corpo (come le sensazioni di fame, sete ecc.) [2] [3]

John Locke (1632-1704) intende la percezione nel significato più generico di quella attività mentale che ci permette di riferire una molteplicità di dati sensibili a un oggetto esterno a noi. La conoscenza risulta quindi come «la percezione delle connessioni e dell'accordo o disaccordo (rifiuto) di ogni possibile idea». [4]

Per Leibniz (1646-1716) la percezione è intesa nel senso cartesiano di idea, cioè «qualcosa che è nella mente» distinguendola dal nuovo concetto da lui introdotto di appercezione usato per definire la "percezione della percezione", ossia la percezione massima perché situata al più alto livello di autocoscienza. È soltanto negli organismi superiori, però, e in particolare nell'uomo, che le percezioni giungono a diventare coscienti, cioè ad essere appercepite: l'uomo infatti riesce a coglierle unitariamente nella loro molteplicità, sommandole e componendole in una visione sintetica, come fossero tessere di un mosaico. In ciò consiste propriamente l'appercezione, che significa in definitiva "accorgersi"; ad esempio: il rumore del mare è il risultato del rumore delle piccole onde che essendo piccole percezioni noi assimiliamo inconsciamente fino a sviluppare la "percezione della percezione".

«La percezione della luce o del colore, della quale abbiamo appercezione, è composta da una quantità di piccole percezioni, delle quali non abbiamo appercezione; ed un suono del quale abbiamo percezione, ma al quale non poniamo attenzione, diventa appercepibile con una piccola addizione o incremento. Infatti se ciò che precede non producesse nulla sull'anima, anche questo piccolo incremento non produrrebbe nulla e la totalità neppure.[5]»

Per George Berkeley (1685-1753) tutta la realtà si risolve nella percezione senza la quale non si avrebbe conoscenza delle cose: «esse est percepi» per cui della realtà possiamo affermare che è percepita ma non che esista in se stessa:

«Ma, oltre a tutta quella infinita varietà di idee o oggetti di conoscenza, c’è parimenti qualcosa che li conosce o percepisce ed esercita operazioni molteplici relativamente a essi, come volere, immaginare, ricordare. Questo essere attivo, percipiente, è ciò che io chiamo mente, spirito, anima, o me stesso. Con le quali parole io non denoto alcuna delle mie idee, ma una cosa completamente distinta da esse, nella quale esse esistono o, il che è la stessa cosa, dalla quale esse sono percepite; poiché l’esistenza di un’idea consiste nell'essere percepita. [6]»

David Hume (1711-1776) afferma che la percezione è «tutto ciò che può essere presente nella mente sia che esercitiamo i nostri sensi, sia che siamo mossi dalle passioni o che esercitiamo il pensiero e la riflessione.» [7].

Thomas Reid (1710-1796) confutando nell'opera Ricerca dello spirito umano secondo i princìpi del senso comune (1765), la teoria risalente a Cartesio, Locke e Hume che sosteneva che l'oggetto immediato della conoscenza umana non sono le cose, bensì le idee, ha distinto la percezione dalla sensazione caratterizzando quest'ultima come l'apprensione cosciente di dati sensibili. Quelle percezioni che il "senso comune" riconosce come vere, quel sentimento, cioè, per il quale tutti credono nella reale esistenza delle cose e del proprio io, rende impossibile il dubbio cartesiano.

La percezione è un'attività complessa che elabora una molteplicità di sensazioni e che si conclude con un giudizio riferito a un oggetto. Questo aspetto della percezione sarà al centro della gnoseologia di Immanuel Kant (1724-1804) che identifica la percezione con l'intuizione intesa come risultato dell'elaborazione dei dati sensibili secondo giudizi a priori.

La concezione kantiana della percezione come attività della coscienza si tradurrà nell'idealismo hegeliano nell'abbandono di ogni riferimento alla materialità sensibile facendo della percezione e del suo oggetto un'attività del tutto rapportabile al pensiero.

L'interpretazione fenomenologica della percezione proseguirà su questa strada dell'abbandono di ogni riferimento alla materialità dei dati sensibili per cui per Franz Brentano (1838-1917) la percezione coincide con l'espressione di un giudizio o con la credenza e per Edmund Husserl (1859-1938) la percezione si differenzia dagli altri atti della coscienza perché consente di "afferrare" l'oggetto. Con Maurice Merleau-Ponty (1908-1961), la percezione va riferita interamente al corpo, dove si mescolano dati materiali e spirituali in un intreccio che supera ogni dualismo di tipo cartesiano. [8]

NoteModifica

  1. ^ Dizionario di filosofia Treccani, 2009
  2. ^ R. Descartes, Le passioni dell’anima, artt. XXVII-XXIX; XXXIXXXII; XXIV-XXXVI; XL-XLI, in Opere filosofiche, a cura di E. Lojacono, Torino, Utet, 1994, vol. II, pp. 611-616; 618
  3. ^ Elisa Angelini,Le idee e le cose. La teoria della percezione di Descartes, ETS, Collana: Philosophica, 2007
  4. ^ J.Locke, Saggio sull'intelletto umano, cap.IV
  5. ^ G. W. Leibniz, Scritti filosofici, UTET, Torino, 1967, vol. II, pagg. 257-258
  6. ^ George Berkeley, Trattato sui principi della conoscenza umana, Laterza 1984 § 2
  7. ^ David Hume, Trattato sulla natura umana (in Maurizio Pancaldi, Maurizio Villani, La biblioteca filosofica: 100 grandi opere dall'antichità ai giorni nostri, Hoepli Editore, 2015 cap.47)
  8. ^ Maurice Merleau-Ponty, Fenomenologia della percezione, Trad. A. Bonomi, Bompiani 2003

BibliografiaModifica

  • Jeffrey Barnouw, Propositional Perception. Phantasia, Predication, and Sign in Plato, Aristotle and the Stoics, Lanham, University Press of America, 2002.
  • Georges Dicker, Perceptual Knowledge. An Analytical and Historical Study, Dordrecht, Reidel, 1980.
  • Stephen Everson, Aristotle on Perception, New York, Oxford University Press, 1997.
  • D. W. Hamlyn, Sensation and Perception. A History of the Philosophy of Perception, Londra, Routledge & Kegan Paul, 1961.
  • Simo Knuuttila, Pekka Kärkkäinen (eds.), Theories of Perception in Medieval and Early Modern Philosophy, Dordrecht, Springer, 2008.
  • Anthony J. Lisska, Aquinas’ Theory of Perception. An Analytic Reconstruction, New York, Oxford University Press, 2016.
  • Mohan Matthen (ed.), The Oxford Handbook of Philodsophy of Perception, New York, Oxford University Press, 2015.
  • Theo C. Meyering, Historical Roots of Cognitive Science. The Rise of a Cognitive Theory of Perception from Antiquity to the Nineteenth Century, Dordrecht, Kluwer, 1989.
  • Maria Teresa Monti (a cura di), Teorie della visione e problemi di percezione visiva nell'età moderna, Milano, Franco Angeli, 1995.
  • Alfredo Paternoster, Il filosofo e i sensi. Introduzione alla filosofia della percezione, Roma, Carocci, 2007.
  • Maria Michela Sassi, Le teorie della percezione in Democrito, Firenze, La Nuova Italia, 1978.
  • José Filipe Silva, Mikko Yrjönsuuri (eds.) Active Perception in the History of Philosophy. From Plato to Modern Philosophy, Dordrect, Springer, 2014.
  • Leen Spruit, Species intelligibilis. From Perception to Knowledge
    • Primo Volume: Classical Roots and Medieval Discussions, Leiden, Brill, 1994.
    • Secondo Volume: Renaissance Controversies, Later Scholasticism and the Elimination of the Intelligible Species in Modern Philosophy, Leiden, Bril, 1995.
  • John William Yolton, Perceptual Acquaintance from Descartes to Reid, Minneapolis, University of Minnesota Press, 1984.
  • John William Yolton, Perception and Reality. A History from Descartes to Kant, Ithaca, Cornell University Press, 1996.

Collegamenti esterniModifica

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