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Le perifrasi sono figure retoriche che possono essere usate nel linguaggio di tutti i giorni per evitare una ripetizione ravvicinata dello stesso termine, per rendere meglio comprensibile un concetto complicato dal punto di vista tecnico, oppure per evitare termini che possono essere percepiti come non rispettosi (eufemismi), ma anche per dare varie sfumature all'oggetto (per es. un tono celebrativo o ridicolizzante).

Esempi:

  • «andò a ricevere il premio di consolazione della sua carità»: eufemismo per dire "morì male" (Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi);
  • «ed elli avea del cul fatto trombetta»: per indicare una flatulenza (Dante Alighieri, Inf. XXI, 139);
  • «'l tristo sacco / che merda fa di quel che si trangugia»: per indicare lo stomaco in maniera dispregiativa e triviale (Dante Alighieri, Inf. XXVIII, 26-27);
  • «re de l'universo»: per indicare Dio (Dante Alighieri, Inf. V, 91);
  • «La gloria di colui che tutto move»: per indicare Dio (Dante Alighieri, Par. I, 1);
  • «Quae quoniam rerum natura sola gubernas» ("Poiché tu sola governi la natura delle cose"): per indicare Venere (Lucrezio, De rerum natura, Libro I).

La maggior parte di queste figure retoriche si trovano nell'epica greca e latina. Molto spesso vengono utilizzate per tramite degli eroi omerici quali, ad esempio, Ulisse, Achille, Ettore, Priamo.

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