Perla Martinelli

esperantista italiana

Perla Martinelli (30 giugno 1938) è una giornalista ed esperantista italiana naturalizzata svizzera.

BiografiaModifica

Appreso l'Esperanto nel 1953, si è laureata in lingue e letterature moderne presso l'Università degli Studi di Genova discutendo la tesi Edmond Privat: vivo kaj verkaro (Edmond Privat: vita e opera)[1].

Dal 1972 ha collaborato al circolo letterario La Patrolo (La pattuglia) fino al suo scioglimento, avvenuto nel 1979 per dare vita alla nuova casa editrice multimediale Kooperativo de Literatura Foiro (sigla: "LF-koop"), della quale è tuttora pubblicista e direttrice artistica. Dal 1980 è stata capo-redattrice della rivista omonima Literatura Foiro (Fiera letteraria) fino al 1997, quando ha assunto la redazione in capo del bimestrale Heroldo de Esperanto (Araldo dell'Esperanto) per cinquanta numeri. Dal 2002 è ritornata alla redazione di Heroldo de Esperanto per tre anni, coadiuvata da Marie-France Conde Rey. Dal 2006 è stata capo-redattrice della nuova rivista Femina (Femminile), cessata nel 2015, pur continuando ad essere responsabile della pagina culturale di Heroldo de Esperanto. Contribuisce tuttora alle due riviste rimaste con molti articoli sia originali che tradotti[1].

Membro dell'Akademio de Esperanto (Accademia dell'Esperanto)[2] dal 1989 al 2013, ne è stata segretaria generale dal 1995 al 1998, finora l'unica donna ad avere svolto un incarico dirigenziale in seno all'Accademia. È stata presidentessa della "Svisa Esperanto-Societo" (Società esperantista svizzera) dal 1994 al 1997; del "Kultura Centro Esperantista" (Centro culturale esperantista), sempre in Svizzera, dal 2009 al 2011 e dal 2018 ad oggi, e della "Kooperativo de Literatura Foiro" dal 2015 al 2017.[senza fonte]

Con il marito Giorgio Silfer (nome d'arte di Valerio Ari)[3] ha partecipato alla creazione di diverse iniziative importanti, tra cui nel 1991 la fondazione dell'Esperanta PEN-Centro (PEN Club Esperanto), che nel 1993 ha ottenuto l'ingresso nel PEN Club International, grazie anche al contributo di Mario Luzi, allora presidente della sezione italiana del Club. Nel 1996 la coppia ha tradotto in Esperanto la Dichiarazione Universale dei Diritti Linguistici[4]. Nel 2001 è stata eletta al Senato dell'Esperanta Civito/Civitas Esperantica (Cittadinanza esperantista), poi rieletta nel 2006[5].

OpereModifica

Oltre alla succitata tesi di laurea di argomento esperantista, in seguito tradotta e pubblicata[6], e ai numerosi articoli scritti o tradotti per le tre riviste citate, l'autrice ha contribuito all'edizione in Esperanto di La scoperta de l'America (sic) di Cesare Pascarella[7]; e, in collaborazione con Gaston Waringhien, ha tradotto le prime Tre giornate del Decameron di Giovanni Boccaccio[8][9][10].

Per la revisione del 2002 del Plena Ilustrita Vortaro de Esperanto, il più completo dizionario monolingue di esperanto (16.780 radici e 46.890 unità lessicali)[11], ha collaborato alla voce Literaturo (Letteratura), e ha raccolto e ordinato la lista delle abbreviazioni[1].

NoteModifica

  1. ^ a b c Carlo Minnaja, Contributi lombardi alla letteratura esperanto, pp. 3-4-5 [1]
  2. ^ Sito dell'"Akademio de Esperanto"
  3. ^ Si tratta del suo secondo marito. Il primo marito fu il dirigente e scrittore esperantista Aldo de' Giorgi.
  4. ^ (EO) Giorgio Silfer, Postparolo, Universala deklaracio pri lingvaj rajtoj, La Chaux-de-Fonds, LF-Koop, 2001
  5. ^ Perla Martinelli e il marito Giorgio Silfer, in quanto aderenti alle idee raumiste proprie della Civitas Esperantica, sono stati presi di mira dallo scrittore esperantista spagnolo Jorge Camacho nel suo racconto satirico La majstro kaj Martinelli (Il maestro e Martinelli) del 1993, il cui titolo è una parodia del romanzo Il maestro e Margherita di Bulgakov. Giorgio Silfer sarebbe "il maestro", e Perla Martinelli sarebbe "Margherita", giocando sull'identità dell'inizio dei due nomi.
  6. ^ Perla Martinelli, Edmond Privat: l'uomo e l'opera, Milano, Centro italiano di interlinguistica, 2004
  7. ^ Cesare Pascarella, La malkovro de Ameriko, trad. di Gaudenzio Pisoni, La Chaux-de-Fonds, LF-koop, 1992
  8. ^ Giovanni Boccaccio, Dekamerono. Unuaj tri tagoj, traduzione e cura di Perla Martinelli e Gaston Wahringien, introduzione di Mario Luzi, Prilly, LF-koop, 1995
  9. ^ La traduzione delle altre sette giornate non fu eseguita a causa della morte di Waringhien nel 1991
  10. ^ Carlo Minnaja, Un secolo di traduzioni letterarie in esperanto 1905-2005, p. 71 [2]
  11. ^ AA.VV., Nova Plena Ilustrita Vortaro, SAT, 2002

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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