Permettete signora che ami vostra figlia?

film del 1974 diretto da Gian Luigi Polidoro
Permettete signora che ami vostra figlia?
Permette signora che ami film.PNG
Ugo Tognazzi in una scena del film
Lingua originaleitaliano
Paese di produzioneItalia, Francia
Anno1974
Durata102 min
Generecommedia
RegiaGian Luigi Polidoro
SoggettoGian Luigi Polidoro
SceneggiaturaRafael Azcona, Leo Benvenuti, Piero De Bernardi, Gian Luigi Polidoro
ProduttoreCarlo Ponti
Casa di produzioneAquarius Films
FotografiaMario Vulpiani
MontaggioAntonio Siciliano
MusicheCarlo Rustichelli
Interpreti e personaggi

Permettete signora che ami vostra figlia? è un film del 1974 diretto da Gian Luigi Polidoro.

TramaModifica

Gino Pistone, capocomico di una compagnia teatrale, ottiene scarsi risultati di pubblico. Nella speranza di raggiungere il successo, scrive un dramma tratto dalla storia d'amore fra Benito Mussolini e Clara Petacci. L'attore, che interpreta la parte del Duce, entra sempre di più nel personaggio, a tal punto da indentificarsi in lui.

ProduzioneModifica

RipreseModifica

Alcune scene sono state girate nel Teatro Comunale di Bagnacavallo.[1] Gli interni, invece, vennero ricreati negli studi De Paolis di Roma.[2]

DistribuzioneModifica

TitoloModifica

Il titolo del film si riferisce ad un fatto storico realmente accaduto. Mussolini, intenzionato a sposare Claretta, chiese il consenso alla madre con le seguenti parole: «Permette signora che ami vostra figlia?»

Data di uscitaModifica

La pellicola è stata distribuita nelle sale cinematografiche italiane il 13 aprile 1974.[3]

AccoglienzaModifica

CriticaModifica

Paolo Mereghetti recensisce il film come un'opera «pasticciata (...) con alcuni spunti divertenti nella loro assurdità, grazie alle doti di Tognazzi».[4]

NoteModifica

  1. ^ Permettete, signora, che ami vostra figlia? di Gian Luigi Polidoro, su comune.bagnacavallo.ra.it. URL consultato il 15 aprile 2021.
  2. ^ Filming, su imdb.com. URL consultato il 15 aprile 2021.
  3. ^ Release info, su imdb.com. URL consultato il 15 aprile 2021.
  4. ^ Paolo Mereghetti, Il Mereghetti, Milano, Baldini+Castoldi, 2014, p.2850

Collegamenti esterniModifica

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